At Budokan (1978)
Bob Dylan at Budokan è un album live registrato durante le due date di Tokyo dell’artista al Nippon Budokan Hall il 28 febbraio e il 1° marzo 1978, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1978 e poi diffuso in tutto il mondo nel 1979 da Columbia Records.
L’album raccoglie 22 brani tratti da quei due concerti, con un sound più “arrangiato” rispetto alle versioni in studio, grazie all’uso di una big band e voci femminili in sottofondo. Associato al Bob Dylan World Tour 1978, è il suo primo vero tour mondiale dopo anni di assenza dai palchi internazionali.
Nell’album compaiono sia grandi classici (Blowin’ in the Wind, The Times They Are a‑Changin’, Like a Rolling Stone) sia pezzi più recenti del periodo, tutti riarrangiati in chiave più teatrale e spettacolare. Dylan è accompagnato da una band solida: Billy Cross (chitarra), Ian Wallace (batteria), Alan Pasqua (tastiere), Rob Stoner (basso), David Mansfield (pedal steel, mandolino, ecc.) e un quartetto di coriste.
Nel 2023 è uscito il cofanetto The Complete Budokan 1978, che include i due show interi (36 tracce “inedite” in precedenza) e rimasterizzazioni più fedeli del doppio LP originale. Esiste anche una versione economica, Another Budokan 1978, centrata solo su brani estratti da quei materiali, pensata per introdurre il suono di Dylan in tour giapponese senza acquistare il cofanetto completo.
Se vuoi, posso elencarti brano per brano la tracklist di Bob Dylan at Budokan oppure suggerirti quali canzoni meritano più l’ascolto in questa versione “Budokan”.
L’album Bob Dylan at Budokan (1978) ha diviso fan e critica soprattutto perché suona molto diverso dall’idea che molti si erano fatti di Dylan “live”: più studiato, più “pop” e meno spontaneo del solito.
Molti fedelissimi si aspettavano versioni “intime” e fedeli agli album originali, invece trovano brani rifatti con grandi arrangiamenti da big band, cori femminili e un sound quasi da spettacolo teatrale.
Alcuni fan lo hanno visto come una “vendita” dello spirito folk‑rock dylaniano, più orientato al pubblico generalista e al grande palco che a quell’aura underground e politica che aveva fatto nascere la sua leggenda.
La stampa discografica ha lodato la qualità esecutiva e la potenza scenica, ma criticato il grado di “arrangiamento”: era come se Dylan avesse “rivestito” le sue canzoni con un’atmosfera da mega‑show, perdendo parte del loro carattere crudo.
In seguito, però, molti critici hanno rivalutato il disco come documento importante del suo World Tour 1978, uno dei primi tour davvero globali dopo anni di assenza, e come prova di quanto Dylan fosse capace di reinventare il suo repertorio in modo spettacolare.
In sintesi, il disco divide perché è troppo “spettacolare” e “lucida” per i puristi di Dylan, ma troppo “pop” e poco “rock grezzo” per chi lo associa solo al folk‑rock anni ’60.
