Respect – Aretha Franklin (1967)

Respect è uno dei brani simbolo della musica soul e, nella versione di Aretha Franklin, è diventato molto più di una semplice canzone d’amore.
Pubblicata nell’aprile del 1967 nell’album I Never Loved a Man the Way I Love You, “Respect” era stata scritta e incisa due anni prima da Otis Redding. Aretha Franklin la trasforma completamente, cambiandone prospettiva, ritmo e significato.

La struttura è apparentemente semplice, ma l’arrangiamento è esplosivo: piano, chitarra, basso, batteria, fiati e cori costruiscono un groove serrato, sul quale la voce di Aretha domina con una forza quasi fisica. Celeberrimi sono gli interventi vocali “R-E-S-P-E-C-T” e “sock it to me”, che nella sua versione assumono una funzione quasi percussiva.
Ma è soprattutto la voce a fare la differenza. Aretha passa dal canto morbido alla potenza del gospel, alternando controllo, improvvisazione e urgenza emotiva. Ogni frase sembra diventare una richiesta, un’affermazione, infine una rivendicazione.

Il testo parla di una relazione sentimentale, ma nel 1967 “Respect” acquistò inevitabilmente una dimensione sociale più ampia: divenne un inno associato sia alla lotta per i diritti civili degli afroamericani sia alla crescente affermazione delle donne. Aretha, però, non trasforma mai il brano in un manifesto astratto: il suo punto di partenza rimane personale, concreto, quasi domestico. È proprio questa immediatezza a renderlo universale.
Musicalmente, la registrazione è un perfetto incontro tra soul, R&B e gospel. L’energia della sezione ritmica e dei fiati sostiene una performance vocale che sembra continuamente sul punto di esplodere, senza mai perdere il controllo.

“Respect” è il momento in cui Aretha Franklin smette semplicemente di interpretare una canzone e la fa diventare sua. Da quel momento, la parola respect non è più soltanto una richiesta: è una dichiarazione di dignità.
Un classico assoluto del soul, ancora oggi immediato, potente e sorprendentemente moderno.

Art Farmer

Il 21 agosto 1928 a Council Bluffs, nell’Iowa, nasce il trombettista e flicornista Art Farmer. Registrato all’anagrafe con il nome di Arthur Stewart Farmer è il fratello gemello del bassista Addison.

Art Farmer è noto per il suo stile elegante e lirico, che ha influenzato generazioni di musicisti jazz. Farmer è considerato uno dei trombettisti più versatili e sofisticati della sua epoca. Iniziò a suonare la tromba e il flicorno da giovane e si trasferì a Los Angeles negli anni ’40, dove iniziò a collaborare con musicisti come Wardell Gray, Dexter Gordon e Charles Mingus. Negli anni ’50 si trasferì a New York, dove divenne parte integrante della scena hard bop.
Farmer è noto anche per essere stato uno dei primi a suonare il flicorno soprano, uno strumento simile al flicorno ma con un timbro ancora più caldo e dolce.
Il suo stile era caratterizzato da un suono morbido e vellutato, una grande sensibilità melodica e un fraseggio sofisticato. Farmer è stato un maestro nell’equilibrio tra tecnica e lirismo, capace di fondere influenze bebop, hard bop e cool jazz in modo unico.
Durante la sua carriera, Farmer visse a lungo anche in Europa, dove continuò a esibirsi e registrare con successo. Morì nel 1999 a causa di una crisi cardiaca, lasciando un’eredità musicale duratura e rispettata.

Tony Fruscella

Il 14 agosto 1969 muore a soli quarantadue anni il trombettista Tony Fruscella, considerato una delle grandi promesse del bop.

Tony Fruscella è noto per il suo stile lirico e introspettivo, spesso paragonato a quello di Chet Baker per la sensibilità e il tono delicato.
Fruscella ha fatto parte della scena jazz newyorkese negli anni ’40 e ’50, collaborando con musicisti come Lester Young, Charlie Parker e Stan Getz. Tuttavia, ha registrato relativamente poco durante la sua carriera, e questo ha contribuito al suo status di figura di culto piuttosto che di celebrità mainstream.
Il suo album più famoso è “Tony Fruscella”, pubblicato dalla Atlantic Records nel 1955. Questo disco è considerato una gemma del cool jazz e rappresenta al meglio il suo approccio melodico e intimo alla tromba.
La sua carriera è stata segnata da problemi personali e da difficoltà legate all’abuso di sostanze, che hanno limitato il suo potenziale artistico e la sua esposizione nel mondo del jazz. Nonostante ciò, il suo lavoro continua a essere apprezzato dagli appassionati di jazz per la sua autenticità e profondità espressiva.

Herb Flemming

Il 5 aprile 1898 nasce a Honolulu, nelle Hawaii, il trombonista Herb Flemming, registrato all’anagrafe con il nome di Niccolaiih El Michelle.
Herb Flemming è un musicista jazz noto per uno stile essenziale e profondamente radicato nella tradizione afroamericana, capace di dialogare con il linguaggio contemporaneo. Cresciuto musicalmente ascoltando i grandi maestri del jazz classico e moderno, ha sviluppato un approccio che unisce rigore formale e libertà espressiva, ponendo al centro l’improvvisazione come strumento narrativo.
Nel corso della sua carriera, Flemming si è distinto per una ricerca sonora attenta alle dinamiche del gruppo e alla qualità del fraseggio, privilegiando un jazz fatto di ascolto reciproco, spazi e tensioni sottili. Ha collaborato con numerosi musicisti della scena jazz, partecipando a festival, rassegne e sessioni live in cui il dialogo musicale diventa esperienza condivisa.
La sua musica rifugge l’eccesso virtuosistico per concentrarsi su atmosfera, ritmo e profondità emotiva, restituendo un jazz sobrio ma incisivo, capace di raccontare storie senza bisogno di parole. Oggi Herb Flemming è considerato una voce coerente e riconoscibile, apprezzata per autenticità e fedeltà allo spirito originario del jazz.

Aretha Franklin

«Dal 1967 al 1970», scrive Russell Gersten, «Aretha fu l’artista di colore più importante della scena pop, raggiunse vendite fenomenali per quegli anni, cantò in ogni luogo, dall’Apollo al Lincoln Center, meritandosi addirittura la copertina di “Time”». Era lei a impersonare la nuova cultura afroamericana che si andava affermando, con un prorompente desiderio di libertà e d’uguaglianza, ma anche con una sfrenata voglia di comunicazione. Aretha Franklin è stata una delle grandi cantanti del secolo americano, una stella della soul music, ma anche una regina del pop, una voce «divina» e tecnicamente sbalorditiva, soprattutto nell’appoggio ritmico della voce.
Incise il suo primo disco a quattordici anni, come artista gospel, ma fu il solito John Hammond a scoprirla e a portarla a incidere per la Columbia, per tutta la prima metà degli anni Sessanta, senza però far emergere il vero talento della cantante, la sua naturalezza nell’affrontare i temi della musica nera, spostandola anzi verso un campo pop che la Franklin avrebbe padroneggiato solo più tardi.
Fu all’Atlantic che Aretha riuscì a liberare la sua passione, a mettere a fuoco uno stile che aveva la straordinaria caratteristica di essere meravigliosamente melodico e al tempo stesso violento, vibrante, con vertiginosi cambi di registro e punte liriche di ineguagliabile intensità, fortemente emotive e brutalmente fisiche. Anima e corpo, body and soul, questo era il segreto di Aretha Franklin e dei suoi maggiori successi, dal suo primo singolo per la Atlantic, I Never Loved a Man the Way I Love You, all’incredibile traduzione soul di un brano scritto da Carole King (You Make Me Feel Like) A Natural Woman.
Fu Jerry Wexler a capire che Aretha, nel 1966, aveva bisogno di libertà creativa e di fiducia, per poter offrire il meglio di sé. Come puntualmente avvenne. Negli anni d’oro della sua carriera, mise in luce qualità che poche altre grandi cantanti prima di lei avevano espresso, che hanno aperto la strada, e non solo nel campo del soul o della musica nera, a intere generazioni di vocaliste. Grazie al lavoro svolto con la Atlantic, la Franklin iniziò a realizzare dei veri e propri album, non solo delle collezioni di singoli, offrendo al soul una possibilità di maggiore respiro che fino ad allora il genere non conosceva. « Alla fine degli anni Sessanta», ricorda Richie Unterberger, «Aretha Franklin diventò una delle più grandi stelle internazionali del pop, molti videro in lei un simbolo dell’America nera… e le classifiche riflettevano il successo in maniera impressionante: dieci singoli nella Top Ten in soli diciotto mesi, tra il 1967 e il 1968, e una larghissima serie di medi successi nei cinque anni successivi».

Walter Fuller

Walter “Rosetta” Fuller (15 febbraio 1910 – 20 aprile 2003) è stato un trombettista e cantante jazz americano originario di Dyersburg, Tennessee. Iniziò a suonare il mellofono da bambino, poi si specializzò nella tromba. Da adolescente suonò in spettacoli itineranti e negli anni ‘20 suonò con Sammy Stewart. Nel 1930 si trasferì a Chicago, collaborando con Irene Eadie e il suo gruppo, per poi legarsi a lungo all’orchestra di Earl Hines dal 1931 al 1937 e successivamente dal 1938 al 1940. Fu anche parte dell’ensemble di Horace Henderson.
Nel 1940 formò la propria band, esibendosi in locali come il Grand Terrace di Chicago e il Radio Room di Los Angeles. Tra i suoi musicisti collaboratori ci furono riconosciuti nomi come Gene Ammons e Omer Simeon. Fu soprannominato “Rosetta” grazie al suo canto nella registrazione della composizione “Rosetta” di Hines nel 1934, che divenne anche il tema della band. Oltre al contributo musicale, Fuller fu un pioniere nei diritti civili per i musicisti neri di San Diego, dove portò lo stile jazz di Chicago.
La sua carriera musicale durò diversi decenni e influenzò la scena jazz della Costa Ovest degli Stati Uniti.

Clare Fischer, il pianista che mescola jazz e classica

Il 22 ottobre 1928 a Durand, nel Michigan, nasce il pianista, organista, compositore e arrangiatore Clare Fischer. Pianista e direttore d’orchestra statunitense, noto per la sua versatilità e per l’abilità nel fondere jazz, musica classica, ritmi latini e brasiliani. La sua carriera, durata oltre sei decenni, ha influenzato profondamente il panorama musicale internazionale.
Nato a Durand, Michigan, Fischer si laureò in composizione alla Michigan State University. Negli anni ‘50, divenne pianista e arrangiatore per il gruppo vocale The Hi-Lo’s, esperienza che influenzò profondamente il suo stile armonico. Negli anni ’60, collaborò con artisti come Donald Byrd e Dizzy Gillespie, e si distinse per le sue registrazioni di jazz latino e bossa nova, tra cui il brano “Morning”, considerato un classico del Latin Jazz.
Negli anni ‘70, fondò il gruppo “Salsa Picante”, con cui vinse un Grammy Award nel 1981 per l’album 2+2. Parallelamente, intraprese una carriera come arrangiatore per artisti pop e R&B, collaborando con Prince, Paul McCartney, Michael Jackson, Chaka Khan e molti altri.
Fischer era noto per la sua capacità di integrare elementi di jazz, musica classica e ritmi latini. Le sue composizioni, come “Pensativa” e “Morning”, sono diventate standard del jazz. Il suo lavoro ha influenzato numerosi musicisti, tra cui Herbie Hancock, che lo ha citato come una delle sue principali influenze armoniche.
Durante la sua carriera, Fischer ricevette undici nomination ai Grammy Awards, vincendone due: uno nel 1981 per l’album 2+2 e uno postumo nel 2013 per Music for Strings, Percussion and the Rest. 

Open Flames – Same Time Next Year (2025)

La band alt-rock di Londra The Open Flames ha finalmente lanciato il suo attesissimo album di debutto, “Same Time Next Year”, un disco pieno di energia grezza, narrazione letteraria e dinamiche texture sonore. Alimentato dal lancio dei loro singoli nel 2024 Drop a Coin ed Eat Alone, l’album consolida il posto della band nel panorama alt-rock, offrendo un viaggio audace ed emotivamente carico attraverso suoni ed esperienze. Spaziando dal groove ispirato a Dungeons & Dragons alla furia in stile primi Replacements di Lockdown, Same Time Next Year offre un esaltante mix di rock anthemico e riflessione intima. Al centro di tutto c’è il lirismo roco ma poetico di David Eastman, che lui e la co-cantante Paige Brubeck danno vita attraverso vivide narrazioni guidate dai personaggi. La narrazione cinematografica della band è esaltata dalla batteria fragorosa di Evan Sult, dalle linee di basso fluide e inventive di Brubeck e Len Bendel e da un’intera gamma di toni di chitarra distorti e intrisi di feedback. L’album trae ispirazione dalla grandiosa arena-rock dei R.E.M., dalla grinta viscerale della chitarra di Neil Young e dallo spirito punk rauco degli X, il tutto mantenendo un tocco moderno e distinto.

Ascolta il disco

Ella Fitzgerald Sings Cream’s “Sunshine of Your Love” (1969)

Nel 1969, Ella Fitzgerald pubblicò Sunshine of Your Love, un album dal vivo registrato al Venetian Room del The Fairmont San Francisco. Registrato dal produttore musicale Norman Granz, l’album conteneva canzoni pop contemporanee che mostravano la capacità di Fitzgerald di trascendere gli standard jazz. Prendiamo, ad esempio, una versione di Hey Jude dei Beatles e Sunshine of Your Love dei Cream. Qui sotto si puo’ ascoltare come suonava l’originale (registrato nel 1967) nelle mani di Jack Bruce, Ginger Baker ed Eric Clapton, e poi sperimentare la versione inaspettata di Ella qui sopra. È una bella giustapposizione.

Aretha Franklyn: Regina dell’R&B… e non solo

Aretha Franklin, nata il 25 marzo 1942 a Memphis, Tennessee, è stata una delle voci più potenti e influenti della storia della musica, conosciuta come la Regina del Soul. La sua carriera ha attraversato oltre cinque decenni, durante i quali ha lasciato un’impronta indelebile nel soul, R&B, gospel e pop. Dotata di una voce unica per potenza e profondità emotiva, ha saputo trasmettere messaggi di amore, lotta e emancipazione attraverso la sua musica.
Aretha Franklin crebbe in un ambiente profondamente legato alla musica e alla religione. Suo padre, il reverendo C.L. Franklin, era un predicatore famoso e la giovane Aretha imparò a cantare nel coro della chiesa battista dove suo padre era pastore, a Detroit. Già da bambina, mostrò un talento eccezionale per il canto e per il pianoforte.
A soli 18 anni, firmò il suo primo contratto discografico con la Columbia Records, ma i suoi primi lavori non riuscirono a catturare pienamente la sua essenza musicale. Solo quando passò alla Atlantic Records nel 1966, sotto la guida del produttore Jerry Wexler, la sua carriera esplose. Qui iniziò a fondere il gospel delle sue radici con il soul e l’R&B, creando un sound che sarebbe diventato leggendario.
Il vero successo arrivò nel 1967 con l’uscita del singolo “Respect”, una cover del brano di Otis Redding. La versione di Aretha Franklin trasformò il pezzo in un inno per i movimenti dei diritti civili e delle donne, incarnando il grido di lotta per l’uguaglianza e l’emancipazione. Con “Respect”, Aretha conquistò il pubblico e ricevette i primi di una lunga serie di premi.
La sua capacità di esprimere emozioni profonde attraverso la voce, che oscillava tra il dolce e il graffiante, la rese una delle cantanti più rispettate e amate a livello globale. Ha vinto 18 Grammy Awards durante la sua carriera e ha venduto milioni di dischi in tutto il mondo.
Oltre alla sua straordinaria carriera musicale, Aretha Franklin fu una figura chiave nei movimenti per i diritti civili negli Stati Uniti. Amica personale di Martin Luther King Jr., cantò spesso durante eventi legati alla causa e sostenne finanziariamente il movimento. Il suo canto e la sua immagine rappresentavano la forza e la resilienza della comunità afroamericana, soprattutto in un’epoca di grande divisione e ingiustizia razziale.
Nel corso della sua carriera, Aretha Franklin ricevette innumerevoli onorificenze. È stata la prima donna a essere inserita nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1987, un riconoscimento che confermava la sua importanza nella storia della musica rock e soul. Ha cantato per tre presidenti degli Stati Uniti, inclusa la storica esibizione durante l’insediamento di Barack Obama nel 2009.
Negli ultimi anni, pur avendo ridotto le sue esibizioni dal vivo, Aretha ha continuato a essere una presenza venerata nella musica. Il suo ultimo album, “A Brand New Me” (2017), includeva nuovi arrangiamenti orchestrali di alcuni dei suoi più grandi successi.
Aretha Franklin morì il 16 agosto 2018 a Detroit a causa di un cancro al pancreas. La sua morte suscitò un’ondata di tributi da tutto il mondo, sottolineando quanto fosse amata non solo per la sua voce incredibile, ma anche per il suo impegno umano e sociale.
Aretha Franklin rimane una delle figure più importanti nella storia della musica. La sua capacità di trascendere generi, di usare la sua voce per parlare a generazioni diverse e di rappresentare le lotte per l’uguaglianza e i diritti civili l’ha resa un’icona universale. La sua musica continua a ispirare artisti di ogni genere, e la sua voce – autentica, potente e carica di emozioni – è eternamente scolpita nella storia della musica.