Social e Mastodon

La vita vera è nei luoghi aperti, nei posti di aggregazione, nei centri di cultura, negli spazi comuni. La vita vera è quando vedi la gente nei suoi occhi, quando gli parli e senti che ti ascoltano, quando gli stringi la mano e senti il calore. I social quindi poco hanno a che fare con tutto questo ma, se sappiamo usare questo “ma” anche i social possono essere e diventare utili. Quando avviene uno scambio, di idee, di suggerimenti. Quando avviene una crescita, di valore, di cultura, di pace, anche social possono diventare valore aggiunto, alla nostra quotidianità, al nostro essere, alla nostra vita.

Questo è il pensiero che ho scritto ed è presente nel mio sito per presentare alcuni social che frequento/avo.
In queste ultime settimane, anche se sono iscritto da quasi due anni, è aumentata la mia presenza su Mastodon a discapito di Twitter e Facebook.

Mastodon non è un social commerciale, non ci sono quindi padroni, non ha algoritmi, non ci sono tracker e tutela completamente la Privacy. Vive grazie ai suoi iscritti che lo mantengono grazie alle donazioni. Donazioni che servono esclusivamente per il pagamento dei server, visto che tutti gli amministratori e moderatori, prestano la propria opera e il proprio tempo a titolo gratuito.

Queste caratteristiche hanno lo scopo primario e unico, di rendere questo social uno spazio dove vige una regola fondamentale: educazione e rispetto. Una semplice prescrizione che evita gli insulti, le diatribe e tutto quello che ne consegue.

Mastodon non è di proprietà di un miliardario, non vende i dati dei propri utenti e non ha pubblicità. E’ un social nelle mani delle persone e viene quindi supportato dagli stessi utenti.

Naturalmente questo è possibile grazie alla moderazione degli amministratori che supportati dagli stessi iscritti rendono questo “ambiente” sano e piacevole da frequentare.

L’illogica percentuale

Argomento del giorno: aumento delle pensioni causa inflazione.

Non discuto sulla pensione in quanto tale, uno prende mensilmente quanto ha versato negli anni passati. Giusto, nessuno può obbiettare.

Prendi 500€ al mese; hai versato poco, prendi 2000€ al mese; hai versato molto. Giusto, nessuno può obbiettare.

Il fatto però che gli aumenti seguano una logica di percentuale è un’azione da incompetenti, ignoranti e altri aggettivi che per educazione non esplicito ma credetemi sono molti.

Credo non serva spiegare che l’inflazione è una situazione finanziaria che riguarda tutti, tutti! Chi ha pensioni basse e chi no, in quanto tutti e ripeto tutti, bisognano di mangiare, di pagare le bollette ecc. ecc.

Allora, il governo ha decretato che dal prossimo 1° gennaio, causa aumento inflazionistico ci sarà un aumento pensionistico del 7/8%, in base al reddito (pensione mensile).
Mediamente così distribuiti:

Chi prende una pensione di 500€ mensili, avrà 35€ (circa) di aumento.
Chi prende una pensione di 2000€ mensili, avrà tre volte tanto.

Faccio un esempio.
A fronte di un aumento dell’inflazione; alimenti, bollette, ecc. ecc. il caro vita sale di 50€ mensili. Cosa succede? Succede questo:

chi prende 500€ al mese, si trova con >> + 35€ dall’inps – 50€ inflazione = 15€ da sborsare mensilmente, per far fronte alle spese.

chi prende 2000€ al mese, non ci rimette nulla, ma, non bastasse, si trova con >> + 105€ dall’inps – 50€ inflazione = 55€ in più nella pensione. Sigh!

Allora, mi domando e dico: ci vuole un genio per capire che ancora una volta si avvantaggia chi ha redditi più alti a sfavore di quelli più bassi? Ci vuole un genio per capire che bastava un aumento uguale senza distinzione per tutti? O se proprio vogliamo essere persone ragionevoli, compresivi, altruisti, sarebbe il caso di avvantaggiare i più bisognosi?

Mi sembra talmente semplice e banale che quasi mi vergogno di averlo pensato e poi… scritto.

Anfratti

Parlare sempre di attualità. Perché parlare di ciò che è inattuale e sfugge al tempo per farsi universale presente, è davvero difficile.

Scrivere d’amore, di morte, della vita in generale, dei sentimenti e di come e cosa siamo fatti è compito impervio. Lì si vede la capacità del linguaggio.

La lunga meditazione in vita che permette di astrarsi da ciò che possediamo per scomporci in piccoli anfratti di pensiero che come mosaico illustrano la vita.

Vuoti

Appare la nebbia
senz’aria e senza vita.

Le storie finiscono
dove le parole sono morte.

I pensieri cercano
uno spazio vivo.

Blog

Volendo identificare questo mio blog come un luogo fisico me lo immagino come una piccola calda baita di montagna, rigorosamente costruita in legno, riscaldata con la legna che brucia nel caminetto, con un bel tetto aguzzo, pronto ad accogliere grosse quantità di neve senza minacciare le fondamenta. Poi all’esterno, un infinito lembo di terra verde, prato, fiori e abeti alti e scuri a proteggere e a stimolare questo mio, immaginario rifugio.

Felicità

Quante volte abbiamo pensato che la vita non è mai come la si vuole, come l’abbiamo immaginata?

Le cose che abbiamo desiderato, chissà perché stavano sempre altrove, da un’altra parte. La felicità, decisamente sopravvalutata, viveva in un posto sconosciuto, che non esiste sulle mappe, sempre in ritardo con la vita.

Ho usato volutamente il plurale e il passato perché si sa, tutti più o meno ci siamo passati.

Ma poi l’età, si l’età, e con essa le esperienze, ci cambiano e cambiando ci aiutano a capire.

Lei, la felicità, sta sempre lì al suo posto, possiamo anche trovarla a volte, se siamo capaci, ma non possiamo trattenerla a lungo. È preziosa perché ci sfiora solo qualche istante. Ma in quel tempo così piccolo la vita vale il doppio.

Sedici ottobre

Tre mesi fa accennavo in questo post, della situazione che si era venuta a creare dopo un esame fatto quasi per caso. Non avevo infatti nessun sintomo e solo per precauzione o meglio per prevenzione ho voluto fare un elettrocardiogramma, era il sette di luglio.

Stavo non bene ma benissimo, facevo un’attività fisica che mi piaceva tantissimo; il Fitwalking, ero felice anche in previsione delle prossime vacanze montane che avrebbero preso inizio quindici giorni dopo.

Il medico esamista mi invita a fare una ecocardio in quanto sembra dal referto ci sia il cuore un po’ “ingrossato” ma non mi da premura, con calma. Conoscendo i tempi biblici per gli appuntamenti medici decido di telefonare subito convinto che ci sarebbero voluti mesi. Vengo informato della possibilità dell’ecocardiogramma per l’undici luglio, quattro giorni dopo, impensabile!

L’esito dell’eco non è confortante e il medico esamista lo è ancor di meno, paragonando numericamente il suo grado di empatia da uno a dieci il suo è zero. Ma vabbè, dicono sia bravo e questo lo salva. Ci sono seri problemi mi informa, e se fossi in lei mi dice, non aspetterei tanto per esami più approfonditi.
Mi crolla il mondo addosso.

Mancavano una decina di giorni alle tanto attese vacanze e questa sentenza medica non ha certo favorito il mio umore ma tant’è la salute è al primo posto ed è la cosa più importante.

Nonostante il periodo estivo feriale, in previsione di ulteriori esami e nelle condizioni psicologiche non serene, decido di disdire la prenotazione montana e per la prima volta in 43 anni rinuncio alle vacanze.

Il quattro agosto mi sottopongo all’esame di TAC il quale conferma gli stessi dati della eco e quindi: alcune placche coronariche e una dilatazione aortica borderline, per fortuna però la valvola è tricuspide e questo migliora la situazione.

Il medico con il quale sono in contatto mi rasserena informandomi che anche le coronarie sembrano meno pericolose di quanto ha sentenziato la ecocardio, ma mi invita allo stesso tempo di fare una coronarografia in modo da mettere completamente in luce la situazione reale del mio cuore.

La coronarografia infatti è l’esame (invasivo) più completo e veritiero, che con certezza, a differenza degli esami precedentemente eseguiti, dice tutto sulla situazione cardiaca.

I tempi per questo esame, visto anche il periodo agostano, si aggirano a non meno di un mese, un mese e mezzo. Avrei potuto quindi approfittare per un breve periodo di vacanza ma, e per l’umore e per gli sforzi, a tal proposito già dall’undici luglio avevo smesso con il Fitwalking proprio evitare problemi, decido di trascorrere il periodo estivo a casa, rinunciando a malincuore alla montagna.

Ma non è stata un’estate cittadina da dimenticare anzi, è trascorsa bene senza particolari slanci diversivi ma con profonda serenità e consapevolezza. Ho confidenziato con la mia città, passeggiando con il mio cane Forte e mia moglie, in parchi e boschi presenti in grande quantità nell’area in cui vivo.

Il cinque ottobre vengo ricoverato per la coronarografia e il sei mi fanno l’esame. Già durante l’esame vengo informato che le placche non hanno lesionato le coronarie e sono in posizioni non pericolose, ed è quindi da escludere interventi di “pulizia” e riparazione. Il referto confermerà quanto detto e non bastasse, decreta che la dilatazione aortica è inferiore di ben quattro millimetri a quanto stabilito dalla eco e dalla TAC, mettendomi in condizioni se non normali sicuramente non borderline.

E’ stato un giorno felice il sei ottobre, da scrivere sul calendario ed è per questo che lo scrivo qui sul blog. Ma non ci si rende subito conto, si ha bisogno di metabolizzare per diventare veramente consapevoli.

Questo periodo è stato importante per questi motivi e a distanza di dieci giorni, ancora una volta, mi rendo conto di quanto importante sia la salute. E’ vero, è la solita banalità ma è la banalità più importante che esista.

Arterie

L’ammassarsi senza respiro,
nelle arterie di questa vita,
raccontare di effetti e azioni e
creature sfuggenti,
che mettono fra i denti una tale
quantità di schegge taglienti,
da sembrare impossibile
una ricomposizione.

In città

Dopo più di quarant’anni, quella appena passata è stata la prima estate trascorsa in città. Non per scelta ma per causa di forza maggiore. Per questo motivo ho avuto modo di girare ed esplorare angoli nascosti, poco conosciuti al passaggio urbano, non che ce ne fossero poi tanti, ma qualcosina si.

Un territorio lo si può esplorare in vari modi. Ho voluto per la prima volta “viverlo” come mai prima. Concentrandomi bene, assaporando gli odori, osservando le pietre, arricchendolo di piccoli dettagli che lo rendono unico. Si perché ogni città è unica, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Ho attraversato vie, strade e piazze, cercando di sprofondare nei pensieri più profondi della mente, respirando piano e a passo lento. Lentissimo anzi, come se avessi un grosso masso ai piedi. Una marcia lenta per non consumare energia utile all’osservazione.

La valenza di un territorio varia in base alla stagione, alla temperatura e all’ora del giorno in cui ci si trova ad annusare la vita. Aggiungendo persino, in base allo stato d’animo con cui, si è disposti ad accoglierlo. Va da se che questi elementi non hanno certo favorito queste passeggiate urbane.

Nonostante tutto, questo luogo che credevo di avere in mano da molto tempo è riuscito a regalarmi nuovi visi, nuove panchine, nuove attività, nuovi profumi. Il valore aggiunto dato da queste nuove conoscenze, da queste nuove emozioni, è stato di gran lunga superiore.

Di montagna

Quest’anno, dopo molti, non ho vissuto la montagna.
La montagna è maestra di vita. Gioia, fatica e sudore ne aumentano la sua bellezza, dove ogni passo e una conquista fatta di umiltà e sacrificio.

Da frequentatore ‘dolce’ delle camminate e dei sentieri, non faccio scalate o cose particolarmente impegnative.

Mi basta uscire, aprire gli occhi, e riempirmi di emozioni. Mi inebrio alla sola visione di un bosco, di un fiore, di una cima, dell’odore dell’erba appena tagliata o della pioggia che cade benefica.

Non ho sofferto molto di questa mancanza, la mia mente era altrove. Più che altro era il pensiero di non poterci tornare che mi assillava.

Ma, è solo questione di tempo. Dopo la pioggia esce sempre il sole.

Il Kintsugi

Il Kintsugi o la tecnica della riparazione.
Quest’arte giapponese di riparare le tazze e/o altri oggetti in ceramica incollandone i pezzi e ricoprendo le linee di rottura con polvere d’oro, è una bellissima metafora che poi diventa arte e tecnica e ci insegna una profonda verità: la riparazione è possibile.
Noi occidentali ci dimentichiamo troppo spesso che le “fratture” della vita possono essere riparate, vediamo solo il lato negativo: “una rottura rimane tale, con la sua cicatrice, la sua ferita e a volte la sua vergogna”.
Il Kintsugi supera questa barriera, va oltre e non bastasse la migliora. La riparazione dell’oggetto effettuata con oro, migliora la frattura, rendendo l’oggetto più pregiato di prima.
L’oggetto rotto non può tornare ad essere quello di prima, la rottura è un dato che non può essere cancellato. Questo dato negativo però, attraverso un lavoro, quello del Kintsugi appunto, trasforma il dato negativo in positivo.
L’arte di abbracciare il danno, di non vergognarsi delle ferite, è la delicata lezione simbolica suggerita dall’antica arte giapponese del Kintsugi. La riparazione del Kintsugi non nasconde le linee di rottura, anzi le evidenzia, ma ricoprendole d’oro le trasvaluta in una nuova e più elevata sintesi.
Molti sono i paralleli suggestivi che suggerisce il Kintsugi: non buttare quello che si rompe, la rottura non ne rappresenta più la fine, le sue fratture diventano trame preziose, si deve tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna.
Nella vita di ognuno di noi, forse, si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa.
È l’essenza della resilienza.

Anestetizzante

Il sabotaggio
sottile di se stessi,
protegge la memoria.

Non elimina nulla, ma schiarisce,
anestetizza, sbiadisce le cose
che fanno più male.


Dev’essere quella cosa
che chiamano difesa, o forse l’arte
di sopravvivere a se stessi.

Desideri e felicità

La vita dovrebbe essere come la si desidera, dovrebbe essere felice. Desideri e felicità vanno a braccetto.

“I desideri terreni sono illuminazione” insegna il Buddismo.

Anche se alcune scuole tradizionali sottolineano la necessità di eliminare i desideri e liberarsi da tutti gli attaccamenti, questo non vale per la filosofia Buddista di Nichiren Daishonin.

Gli attaccamenti dopo tutto sono sentimenti umani, e i desideri sono un aspetto della vita indispensabile. Per esempio, il desiderio di proteggere se stessi e i propri cari ha ispirato una vasta gamma di miglioramenti io sociali e il desiderio di comprendere il ruolo dell’umanità nel cosmo ha guidato allo sviluppo della filosofia, della letteratura e del pensiero religioso. In questo senso, eliminare i desideri non è possibile e nemmeno, di fatto, desiderabile. Se si fosse completamente liberi dal desiderio, si finirebbe per minare la propria voglia di vivere sia individuale che collettiva.

Gli insegnamenti di Nichiren sottolineano la trasformazione, piuttosto che la soppressione dei desideri. I desideri e gli attaccamenti sono visti come il combustibile della ricerca della felicità.

L’approccio di Nichiren ha l’effetto di rendere il Buddismo praticabile da tutti, anche da chi invece di ritirarsi in meditazione desidera continuare ad avere un ruolo attivo nel mondo. Le aspirazioni, i sogni e le frustrazioni della vita quotidiana secondo Nichiren sono il “carburante” del processo di Illuminazione.

Per chi vive in realtà stressanti e sempre mutevoli, i problemi non sono più ostacoli ma stimoli per la pratica buddista, più efficaci di un obiettivo astratto di “illuminazione” che si raggiunge attraverso il distacco da tutti i desideri e attaccamenti. Superare i problemi, realizzare sogni e obiettivi a lungo serbati nel cuore, questo è il tipo di vita quotidiana da cui deriva il senso di realizzazione e di felicità. È importante non separarsi dagli attaccamenti ma comprenderli e, in definitiva, servirsene.

Distanze

Ogni tanto si sparisce,
non si riesce a fingere
di essere felici.


Come il sole,
si prendono le distanze
dalle stelle.


Si finisce per brillare,
dove nessun occhio
a modo di guardare.

Ci si allontana
gettandosi nel gelo
delle nostre solitudini.