Versiaku n°85
Di geometrie
Ripide vette i tetti
Stringono case!
Di geometrie
Ripide vette i tetti
Stringono case!
Devo dirlo o rischio di scoppiare: provo un disgusto profondo verso certi personaggi che si pavoneggiano sui social come se sapessero tutto, mentre nella realtà sembrano inconsapevoli come insetti attratti dalla luce di una trappola.
Provo rabbia, lo ammetto, e mi sento anche in colpa per questo. Perché credo nella libertà, anche per chi la usa male o parla solo per impulso, senza pensiero. Eppure, ogni volta che li ascolto proclamare con arroganza la propria ignoranza, una parte di me vorrebbe scuoterli con forza, come se servisse a svegliarli.
Il peggio è che questi atteggiamenti non sono solo irritanti: sono pericolosi. Perché un regime non arriva più coi carri armati: basta l’indifferenza, la divisione, l’egoismo e la rabbia mal direzionata. E noi ci stiamo cadendo dentro, passo dopo passo, mentre loro ridono.
Il senso di colpa nasce proprio da qui: sapere che vanno difesi anche loro, anche se stanno contribuendo — inconsapevolmente — a distruggere lo spazio in cui quella stessa libertà può esistere.
Le festività natalizie e il Capodanno sono momenti di gioia e riflessione, ma spesso diventano una scena di ipocrisia. Il Natale, che una volta era una celebrazione religiosa, è ora dominato dal consumismo. Durante le settimane prima del 25 dicembre, si sente la pressione di comprare regali e decorazioni, con famiglie che si indebitano per dimostrare affetto attraverso oggetti materiali. Questo spirito di consumismo fa perdere di vista il vero significato di connessione umana. Anche le riunioni familiari, che dovrebbero essere un momento di gioia, spesso sono segnate da tensioni e falsi sorrisi. Il Capodanno, invece, è una celebrazione di illusioni, dove ci si promette cambiamenti e felicità, ma spesso si rimane delusi. Le feste diventano occasioni per mostrare una facciata di felicità, mentre si affrontano aspettative irrealistiche. La vera magia dei festeggiamenti sta nella connessione autentica con le persone e nella ricerca di pace interiore. Il regalo migliore è vivere questi momenti con sincerità, riportando significato a Natale e Capodanno, lontano dall’ipocrisia attuale.
Ogni tanto qualcosa dentro si ferma e il pensiero torna ai luoghi della memoria. Tornano piccoli flash di tutte le cose che ho vissuto, i posti che ho visitato, i panorami, i musei, i libri che ho letto, la musica e tutta la bellezza che ho cercato, o che ho trovato per caso. Per il valore di queste cose provo un grande senso di gratitudine. Anche il dolore e le delusioni hanno contribuito a farmi capire che se sai interiorizzare la grazia e la bellezza, la vita vale il doppio.
Scende l’inverno, con passo di neve,
e il mondo si fa quiete e silenzioso,
ogni ramo si curva, mesto e lieve,
sotto un cielo d’argento, nebuloso.
Il vento racconta storie dimenticate,
tra i fumi lenti di case addormentate,
e il tempo, come ghiaccio, si rallenta
nel cuore delle ore senza fretta.
Nel bianco si nasconde un mistero:
la vita che riposa sotto il gelo,
il seme che nel buio aspetta intero
la promessa del sole e del suo cielo.
Negli ultimi tempi mi capita spesso di vedere sui social post di giovani che, con apparente fierezza, mostrano un’ignoranza profonda su storia e politica recente. Allo stesso tempo, però, esibiscono una sorta di nostalgia per ideali o simboli che non hanno mai davvero conosciuto. Una nostalgia vuota, priva di esperienza e comprensione.
Questa tendenza mi fa riflettere su come il confronto politico tra destra e sinistra si sia trasformato. Il terreno dello scontro non è più l’economia: da decenni la sinistra ha abbandonato quella battaglia, accettando senza reagire il predominio del neoliberismo iniziato negli anni ’80 con Reagan e Thatcher. La logica del profitto privato e delle perdite pubbliche è diventata normale, la corruzione è sistemica e la concorrenza è solo un’illusione. Dopo la crisi del 2009, quel fronte è stato chiuso, sconfitto e dimenticato.
Oggi, lo scontro si è spostato su temi sociali e culturali. La destra non parla più di economia, ma si concentra su diritti civili, sessualità, alimentazione, ecologia… in una guerra simbolica dove ogni scelta è una reazione all’altra parte. Se la sinistra promuove una causa, la destra la combatte a prescindere. Non c’è più un progetto: solo provocazione, solo contrapposizione.
Questo arretramento culturale su libertà e diritti dovrebbe preoccupare tutti. E forse, in modo confuso, anche chi dice di rimpiangere “Silvio” lo percepisce: almeno in quel periodo, pur con tutti i suoi limiti, la politica conservatrice non metteva apertamente in discussione le libertà fondamentali.
Brucia la notte
Su un fondo di nebbia
Si accalcano sogni
Una delle questioni peggiori della vita, dei rapporti e delle cose, almeno per me, è il non riuscire a comprenderne il funzionamento.
Posso pensare mille modi, costruire mille castelli, fare mille progetti ma, prima, debbo conoscere la struttura base, lo scheletro. Debbo prima capire bene se, il mio pensare, il mio costruire e il mio fare, ha un senso.
Non che tutto lo debba avere ci mancherebbe, ma che almeno non sia tempo perso e che almeno abbia un filo di valore.
Si potrebbe obbiettare che i tre elementi: vita, rapporti e cose, sono elementi distinti e quindi ci si deve rapportare in maniera diversa, ed è vero ma, per la legge di interconnessione, tutto è legato e quindi tutto ha un senso di funzionamento.
Uscire dalle abitudini della quotidianità che la vita, a volte crea, è un’impresa difficile. Col passare del tempo nascono tanti piccoli fili sottili e resistenti come ragnatele che, a loro volta, creano un’impalcatura, uno scheletro, dal quale è difficile uscire. Ogni giorno, si sente quasi il dovere e l’obbligo di comportarsi al medesimo modo, seguendo il medesimo percorso e adottando le medesime azioni. Forse si chiama “aspettativa”, questa architettura fatta di gesti, questa abitudine fatta di comportamenti uguali. E nasce quasi spontaneo il tangibile desiderio di uscire da questo binario, il voler trovare quel qualcosa che dia una sterzata alla quotidianità ormai stantia. E il desiderio si sa, è illuminazione.
Azzurro il cielo
Resta tra fumo e nebbia
L’ultimo tetto