La cultura digitale

La cultura digitale non riguarda soltanto l’uso di computer, smartphone o internet. È l’insieme di comportamenti, valori, linguaggi e pratiche che si sono sviluppati grazie alle tecnologie digitali e che influenzano il modo in cui viviamo, lavoriamo, apprendiamo e ci relazioniamo con gli altri.

Una riflessione importante riguarda il fatto che il digitale ha ampliato enormemente l’accesso alle informazioni e alla comunicazione. Oggi è possibile apprendere nuove competenze, collaborare con persone in tutto il mondo e partecipare a comunità che condividono interessi comuni. Questo ha favorito una maggiore diffusione della conoscenza e nuove opportunità di crescita personale e professionale.

Allo stesso tempo, la cultura digitale pone delle sfide. L’abbondanza di informazioni rende necessario sviluppare un forte senso critico per distinguere fonti affidabili da contenuti fuorvianti o falsi. Inoltre, la continua connessione può influire sulla capacità di concentrazione, sulla gestione del tempo e sulla qualità delle relazioni umane, quando la comunicazione virtuale sostituisce completamente il contatto diretto.

Un altro aspetto centrale è la responsabilità. Essere cittadini digitali significa rispettare la privacy propria e altrui, utilizzare un linguaggio corretto online e comprendere le conseguenze delle proprie azioni nello spazio digitale. Ogni contenuto pubblicato può avere un impatto reale sulla vita delle persone e sulla società.

Infine, la cultura digitale ci invita a riflettere sul rapporto tra tecnologia e umanità. Gli strumenti digitali sono potenti mezzi per migliorare la vita, ma non possono sostituire valori come l’empatia, il dialogo e il pensiero critico. La vera sfida non è adattarsi passivamente alla tecnologia, ma imparare a usarla in modo consapevole, etico e creativo, affinché contribuisca al benessere individuale e collettivo.

In conclusione: la cultura digitale rappresenta una delle trasformazioni più significative del nostro tempo. Comprenderla significa non solo acquisire competenze tecniche, ma anche sviluppare la capacità di utilizzare la tecnologia con responsabilità, spirito critico e attenzione ai valori umani.

Martin Parr

ITALY. Pisa. The Leaning Tower of Pisa. From ‘Small World’. 1990.

Nato nel 1952 a Epsom, nel Surrey, Martin Parr studia fotografia al Politecnico di Manchester (1970-73) e conquista una rapida fama vincendo per tre volte consecutive, alla fine degli anni Settanta, il premio dell’Arts Council della Gran Bretagna.
Per mantenersi nella sua carriera di fotografo freelance tiene diversi corsi come insegnante nel periodo compreso tra il 1975 e i primi anni Novanta.
Dopo questa data, e dopo aver suscitato dibattiti molto accesi per lo stile provocatorio della sua fotografia, diventa membro di Magnum Photos nel 1994.
Il suo lavoro viene raccolto in una serie di mostre organizzate in diversi musei e gallerie tra Europa e Stati Uniti; attualmente le sue fotografie fanno parte del patrimonio permanente di molte importanti collezioni pubbliche e private.
Negli ultimi anni Martin Parr, autore prolifico che trova il suo ambito espressivo più consono nella realizzazione di libri, ha continuato a fotografare, su assignment o seguendo progetti personali, soprattutto a colori in medio formato, senza però limitarsi a questo mezzo, ma sperimentando anche il “fill in flash” e la macchina 35mm con flash ad anello. Il suo soggetto preferito continua a essere lo studio della ritualità collettiva (come, per esempio, il turismo di massa) o la crisi di valori della piccola e media borghesia, che coglie in lapidarie, ironiche e graffianti immagini, piene di sense of humour tipicamente britannico, tra documentazione e studio sociologico.
Oltre alla fotografia, ha girato una serie di film documentari e una serie per la televisione: Think of England.

Ha pubblicato molti libri; tra cui: Bad Weather (1982); A Fair Day (1984); The Last Resort (1986); One Day Trip (1989); The Cost of Living (1989); Home and Abroad (1993); Bored Couples (1993); From A to B (1994); Small World (1995); Common Sense (1999); Boring Postcards (1999); Martin Parr Autoportrait (2000); Think of England (2000); Martin Parr (2002), Fashion Magazine (2005).

Il sito Magnum Photos Independent

Pref

Le parole, sui muri dello street artist Pref, non si limitano a comunicare: si comportano come materia viva. Si piegano, si annodano, si rincorrono fino a perdere la loro forma abituale e costringere chi guarda leggere davvero. Artista britannico cresciuto nel Nord-Ovest di Londra, Pref è oggi una figura di riferimento nei graffiti e nel muralismo tipografico. Da oltre vent’anni lavora su frasi comuni, modi di dire e frammenti autobiografici che diventano strutture visive complesse. Il testo non è mai solo testo: è un campo di tensione tra ciò che dice e ciò che mostra. Il suo lavoro si muove con naturalezza tra strada e spazio espositivo. Nei muri urbani le parole dialogano con l’architettura, sfruttando superfici e volumi; in galleria si condensano in composizioni più controllate, spesso in bianco e nero, dove il gioco ottico si fa ancora più serrato. In entrambi i casi, l’interesse rimane lo stesso: mettere in discussione il modo in cui usiamo e percepiamo il linguaggio. Pref continua così a esplorare il potenziale nascosto delle parole più ordinarie, trasformandole in immagini da decifrare, dove leggere diventa un atto attivo e consapevole.

StudioMuralsWalls

Stuart Franklin

Nato a Londra nel 1956, Stuart Franklin si laurea in fotografia al West Surrey College of Art and Design e consegue la laurea e il dottorato di ricerca in geografia all’Universita di Oxford.
Negli anni Ottanta lavora come corrispondente per l’agenzia Sygma a Parigi, prima di entrare in contatto con Magnum Photos di cui diventa membro nel 1989.
Vince il World Press Photo con la foto dell’uomo che, da solo, fronteggia i carri armati sulla Piazza Tienanmen di Pechino (1989), il premio Tom Hopkinson per il fotogiornalismo e il premio Christian Aid per la fotografia umanitaria per il suo lavoro sulla carestia del Sahel (1984-85).
Fin dagli anni Novanta collabora intensamente con il National Geographic Magazine, con lunghi reportage dedicati soprattutto agli aspetti sociali legati ai temi della natura e viaggiando tra America del Centro e del Sud, Cina, Sudest asiatico ed Europa, dove recentemente ha completato un lavoro sull’Unificazione Europea.
Ha pubblicato nel 1990 Tiananmen Square; nel 1999 || tempo degli alberi, un saggio fotografico che esamina la relazione esistente oggi tra società e natura. La città dinamica, il suo ultimo volume (2003), esamina l’evoluzione e la vita quotidiana delle città.
Attualmente Stuart Franklin sta lavorando a due nuovi progetti, sulla globalizzazione in Africa e sulla grande tradizione marinara inglese (Sea Fever uscirà in libreria in Gran Bretagna il 21 ottobre 2005).

Il Sito Magnum PhotosArtsy

Larry Towell

Larry Towell è nato in Canada nel 1953, in una grande famiglia contadina.
Studente di Arti visive alla York University di Toronto (1972-1976), parte in seguito per un lungo periodo come volontario a Calcutta.
Qui comincia a fotografare e scrivere intomo a una serie di problemi sociali. Al suo ritorno, sostiene economicamente la famiglia insegnando musica popolare e nel 1984 comincia a lavorare come fotografo e scrittore freelance su argomenti come povertà, esilio, ribellione dei contadini e completando progetti sul Nicaragua, i familiari degli “scomparsi” in Guatemala, i reduci del Vietnam tornati a ricostruire il Paese nel dopoguerra ecc… Nel 1988 diventa nominee di Magnum Photos e nel 1993 membro effettivo.
Nel 1996 completa un progetto basato su dieci anni di reportage in Salvador e realizza, al contempo, un vasto lavoro sulla comunità migrante dei Mennoniti in Messico. Nel 1997 è la volta di un reportage sui palestinesi.
Attualmente sta completando un reportage sulla sua famiglia e la casa dove vive, nella parte più rurale dell’Ontario.
Ha esposto in diverse mostre e i suoi reportage sono apparsi su molte riviste interazionali. Ha ricevuto numerosi premi tra cui diversi World Press Photo, “Pictures of the Year”, i premi intitolati a Eugene Smith, Oskar Bamak, Ernst Haas, Roloff Beny, Alfred Eisenstaedt e il premio Hasselblad.
Ha vinto nel 2003 la prima edizione del premio Henri Cartier-Bresson che gli ha permesso di completare il lavoro sulla Palestina, raccolto nel 2005 in un libro e una mostra.
Ha pubblicato, tra l’altro Burning Cadillacs (1983); Gifts of War (1988); Somoza’s Last Stand (1990); House on Ninth Stree (1994); El Salvador (1997); Then Palestine (1998); The Mennonites (2000); No Man’s Land (2005).

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Manuali di istruzioni e guide tecniche da scaricare in italiano gratis

Conservare i tanti manuali di istruzione cartacei dei tanti prodotti elettronici che vengono acquistati è sempre piuttosto noioso, senza contare poi che, molto spesso, diventano introvabili proprio nei momenti in cui servono.
Il mondo digitale, fortunatamente, ci viene in soccorso. Esistono infatti veri e propri archivi, biblioteche digitali immense che raccolgono milioni di manuali d’uso in formato PDF, rendendoli accessibili gratuitamente a chiunque. Trovare queste risorse richiede però un metodo, sapendo dove cercare e quali strumenti usare, specialmente quando si cerca la versione in italiano. La strategia vincente è bilanciare la ricerca sulla fonte ufficiale del produttore con l’uso sapiente di questi archivi di terze parti.

Il sito ManualsLib è senza dubbio il riferimento principale in questo settore, vantando una raccolta che supera i nove milioni di file PDF di oltre 140.000 marchi differenti.
Lo stesso approccio è utilizzato da altri archivi, come il molto ampio PDF-MANUALS.com, che si concentra su un catalogo vastissimo di user guides e service manuals (manuali di servizio, essenziali per la riparazione) di migliaia di brand.
ManualsOnline: Si distingue per l’approccio community-driven, dove anche gli utenti possono contribuire caricando le proprie guide, rendendolo potenzialmente utile per prodotti più vecchi o di nicchia.
ManyManuals: Con oltre un milione e mezzo di user guides, questo archivio si concentra molto sui grandi marchi di elettronica ed elettrodomestici. Pur avendo una versione italiana, è sempre consigliabile ricercare nel database internazionale per massimizzare le possibilità di trovare il documento.
Il sito iFixit è noto a livello internazionale non tanto per i manuali d’uso, ma per le sue guide dettagliate, illustrate passo dopo passo con fotografie, su come smontare e riparare praticamente qualsiasi cosa. Non è un archivio di manuali ufficiali, ma un wiki di riparazione collaborativo, che supporta attivamente il movimento del “Right to Repair” (Diritto alla Riparazione).
Un’altra risorsa significativa è Manuals+. Questo archivio offre centinaia di migliaia di manuali, ma il vero vantaggio è il suo Deep Search, che consente di cercare non solo per titolo o modello, ma all’interno del testo dei PDF. Questo è fondamentale per chi ha un problema specifico, ad esempio un codice di errore (spesso l’unica cosa che appare su un display) o il nome di una singola parte che necessita di sostituzione.
ManualeDuso.it: Simile a ManualsLib per l’interfaccia, questo sito si concentra su un catalogo più mirato al mercato italiano. Nonostante la dimensione ridotta, costituisce una chance importante per trovare rapidamente la versione tradotta senza dover ricorrere a servizi di traduzione automatica.
Il portale schede-tecniche.it è un progetto nato a giugno 2015, partendo dall’idea di condividere gratuitamente schede tecniche e manuali d’uso di caldaie, condizionatori, scaldabagni, radiatori, pompe, bruciatori, serramenti, termoventilatori, termoconvettori e altri prodotti per il riscaldamento ed il raffrescamento. L’obiettivo era quello di mettere a disposizione sia del professionista che del privato uno strumento che permettesse di recuperare schede tecniche e/o manuali uso andati perduti o non facilmente reperibili.

(via | navigaweb)

Gueorgui Pinkhassov

Nato a Mosca nel 1952, sin dai tempi della scuola si interessa di fotografia e dal 1969 al 1971 studia cinematografia all’istituto di cinematografia di Mosca (VGIK).
Tra il 1971 e il 1980 lavora per la società cinematografica Mostilm come cameraman, poi come fotografo.
Nel suo lavoro, ha sempre cercato di trovare spazio per la creatività e la ricerca. Il regista Andrej Tarkovskij lo nota e lo invita a scattare fotografie, in parallelo con il fotografo di scena, sul set del film Stalker.
Nel 1978, Gueorgui Pinkhassov viene accolto nella Associazione moscovita degli artisti grafici, e questo gli consente di partecipare liberamente a molte mostre.
Nel 1985 si trasferisce a Parigi. Nel 1988 entra alla Magnum Photos. Lavora intensamente per i periodici, documentando i più importanti avvenimenti dell’epoca: il terremoto in Armenia, gli eventi in Lituania, il colpo di stato a Mosca e l’attualità in Mongolia, Indonesia, Africa ecc. Riviste come The New York Times Magazine, GEO, Independent, Figaro Magazine gli commissionano molti reportage in tutto il mondo.
Gueorgui Pinkhassov ha partecipato a una serie di programmi culturali realizzati da diverse istituzioni pubbliche e private, da case editrici e dalla stessa Magnum Photos.
Il suo lavoro ha prodotto una serie di mostre, collettive e personali. Il suo ultimo volume, Sightwalk (1998) racconta, in venticinque immagini a colori, come lui ha visto la città di Tokyo.

Magnum PhotosFotografiaartisticaThestreetrover

Come appariva Pompei poche ore prima della sua distruzione: una ricostruzione

Per quanto celebrata dagli storici, esaminata attentamente dagli archeologi e frequentata dai turisti, Pompei non è un’eccezione, nemmeno per il destino di essere stata sepolta dalla cenere del Vesuvio nell’anno 76, come accadde anche alla vicina città di Ercolano. Piuttosto, è la pura normalità di quella città romana di provincia di medie dimensioni che oggi apprezziamo di più, inavvertitamente preservata com’era da quel disastro vulcanico. Il nuovo video di Lost in Time qui sotto, ricostruisce Pompei come doveva apparire alla fine dei suoi giorni, esaminando ogni dettaglio, dalle sue case agli acquedotti, dal foro alla basilica, dagli impianti di produzione di vino e profumi all’arena dei gladiatori.

Non sorprende che l’Anfiteatro di Pompei sia molto più piccolo del Colosseo. Ma in realtà fu costruito 140 anni prima, in un’epoca in cui i leader locali di tutto l’impero cominciavano già a ritenere che ogni città romana che si rispetti dovesse avere una propria sede per spettacoli che prevedessero combattimenti corpo a corpo, prove atletiche, animali esotici e persino esecuzioni pubbliche.

Mentre il video mostra il tour di una Pompei ancora fiorente, fa un conto alla rovescia fino all’eruzione del Vesuvio, durata circa due giorni. “Perché la gente non ha lasciato la città?”, chiede il narratore. “Gli storici sostengono che circa 2.000 persone persero la vita a Pompei quel giorno, il che significa che circa 10.000 riuscirono a fuggire”. È agli scritti di uno di questi fuggitivi, Plinio il Giovane, che dobbiamo gran parte di ciò che sappiamo sull’esperienza della catastrofe stessa – e a secoli di analisi dalla sua riscoperta come sito archeologico che abbiamo il tipo di conoscenza del luogo che serve per una ricostruzione come questa. Questi sforzi hanno alimentato la nostra comprensione della vita nel mondo antico nel suo complesso, poiché nell’aldilà, Pompei è diventata non solo una città romana di provincia di medie dimensioni, ma  la città romana di provincia di medie dimensioni.

Segnali #23

Suoni Il video a colori di Bob Dylan che suona “Mr. Tambourine Man” al Newport Folk Festival del 1964.
Fu al Newport Folk Festival del 1965 che Bob Dylan, con la sua celebre “svolta elettrica”, alienò alcuni seguaci della scena folk in cui era cresciuto, ma anche creando un precedente per il tipo di adattamento musicale rapido e mutevole che ha mantenuto fino agli ottant’anni. Al Newport Folk Festival del 1964, tuttavia, tutto questo era nel futuro. Eppure, anche allora, il giovane Dylan non si tirò indietro nel fare scelte controverse. Prendiamo, ad esempio, la scelta di suonare “Mr. Tambourine Man”, una canzone che – per quanto evocativa della metà degli anni Sessanta ascoltata oggi – difficilmente sarebbe stata abbastanza attuale da soddisfare le aspettative degli appassionati di folk che consideravano l’attualità della musica il suo principale punto di forza. Qui il filmato originale in bianco e nero.

Visioni – Il fotografo paesaggista Daniel Řeřicha: la luce dà vita alla fotografia.
Daniel Řeřicha è un fotografo attivo dal 2004. Grazie alla vicinanza dei Monti Metalliferi centrali della Boemia e della Svizzera boemo-sassone, è molto legato alla natura e ai viaggi. Lavora con una reflex digitale CANON e preferisce le lunghezze focali ampie, che danno l’opportunità di lavorare con il primo piano della foto esattamente secondo le sue idee. Si considera un fotografo paesaggista e fino a poco tempo fa il suo campo principale era la fotografia a colori. Ultimamente, tuttavia, ha iniziato a preferire sempre di più le immagini minimaliste in bianco e nero di paesaggi o architetture, che lo affascinano sempre di più. Su 1X e il suo sito.

DintorniVirtual Window: la finestra digitale su i panorami mondiali.
Quasi duecento webcam dislocate in molte città e luoghi sparse nel mondo.
Le città come le viviamo oggi: viste attraverso schermi, mappe, immagini satellitari, social. La virtual vision riflette questo sguardo, dove l’esperienza urbana è già filtrata prima ancora dello scatto.

Feedboard

Questa piattaforma innovativa consente agli utenti di integrare perfettamente più feed e presentarli in colonne ben organizzate, offrendo una panoramica completa e approfondita dei vari flussi di informazioni.
In sostanza, la funzionalità di Feedboard ruota attorno al fornire agli utenti una visione completa del loro panorama di contenuti digitali. Consentendo l’aggregazione di feed su diverse piattaforme, gli utenti possono creare una dashboard personalizzata in base ai loro interessi e preferenze. Questo approccio personalizzato non solo migliora l’esperienza utente, ma facilita anche un consumo efficiente delle informazioni, riunendo tutto sotto un unico tetto virtuale.

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