Felicità

Quante volte abbiamo pensato che la vita non è mai come la si vuole, come l’abbiamo immaginata?

Le cose che abbiamo desiderato, chissà perché stavano sempre altrove, da un’altra parte. La felicità, decisamente sopravvalutata, viveva in un posto sconosciuto, che non esiste sulle mappe, sempre in ritardo con la vita.

Ho usato volutamente il plurale e il passato perché si sa, tutti più o meno ci siamo passati.

Ma poi l’età, si l’età, e con essa le esperienze, ci cambiano e cambiando ci aiutano a capire.

Lei, la felicità, sta sempre lì al suo posto, possiamo anche trovarla a volte, se siamo capaci, ma non possiamo trattenerla a lungo. È preziosa perché ci sfiora solo qualche istante. Ma in quel tempo così piccolo la vita vale il doppio.

Sedici ottobre

Tre mesi fa accennavo in questo post, della situazione che si era venuta a creare dopo un esame fatto quasi per caso. Non avevo infatti nessun sintomo e solo per precauzione o meglio per prevenzione ho voluto fare un elettrocardiogramma, era il sette di luglio.

Stavo non bene ma benissimo, facevo un’attività fisica che mi piaceva tantissimo; il Fitwalking, ero felice anche in previsione delle prossime vacanze montane che avrebbero preso inizio quindici giorni dopo.

Il medico esamista mi invita a fare una ecocardio in quanto sembra dal referto ci sia il cuore un po’ “ingrossato” ma non mi da premura, con calma. Conoscendo i tempi biblici per gli appuntamenti medici decido di telefonare subito convinto che ci sarebbero voluti mesi. Vengo informato della possibilità dell’ecocardiogramma per l’undici luglio, quattro giorni dopo, impensabile!

L’esito dell’eco non è confortante e il medico esamista lo è ancor di meno, paragonando numericamente il suo grado di empatia da uno a dieci il suo è zero. Ma vabbè, dicono sia bravo e questo lo salva. Ci sono seri problemi mi informa, e se fossi in lei mi dice, non aspetterei tanto per esami più approfonditi.
Mi crolla il mondo addosso.

Mancavano una decina di giorni alle tanto attese vacanze e questa sentenza medica non ha certo favorito il mio umore ma tant’è la salute è al primo posto ed è la cosa più importante.

Nonostante il periodo estivo feriale, in previsione di ulteriori esami e nelle condizioni psicologiche non serene, decido di disdire la prenotazione montana e per la prima volta in 43 anni rinuncio alle vacanze.

Il quattro agosto mi sottopongo all’esame di TAC il quale conferma gli stessi dati della eco e quindi: alcune placche coronariche e una dilatazione aortica borderline, per fortuna però la valvola è tricuspide e questo migliora la situazione.

Il medico con il quale sono in contatto mi rasserena informandomi che anche le coronarie sembrano meno pericolose di quanto ha sentenziato la ecocardio, ma mi invita allo stesso tempo di fare una coronarografia in modo da mettere completamente in luce la situazione reale del mio cuore.

La coronarografia infatti è l’esame (invasivo) più completo e veritiero, che con certezza, a differenza degli esami precedentemente eseguiti, dice tutto sulla situazione cardiaca.

I tempi per questo esame, visto anche il periodo agostano, si aggirano a non meno di un mese, un mese e mezzo. Avrei potuto quindi approfittare per un breve periodo di vacanza ma, e per l’umore e per gli sforzi, a tal proposito già dall’undici luglio avevo smesso con il Fitwalking proprio evitare problemi, decido di trascorrere il periodo estivo a casa, rinunciando a malincuore alla montagna.

Ma non è stata un’estate cittadina da dimenticare anzi, è trascorsa bene senza particolari slanci diversivi ma con profonda serenità e consapevolezza. Ho confidenziato con la mia città, passeggiando con il mio cane Forte e mia moglie, in parchi e boschi presenti in grande quantità nell’area in cui vivo.

Il cinque ottobre vengo ricoverato per la coronarografia e il sei mi fanno l’esame. Già durante l’esame vengo informato che le placche non hanno lesionato le coronarie e sono in posizioni non pericolose, ed è quindi da escludere interventi di “pulizia” e riparazione. Il referto confermerà quanto detto e non bastasse, decreta che la dilatazione aortica è inferiore di ben quattro millimetri a quanto stabilito dalla eco e dalla TAC, mettendomi in condizioni se non normali sicuramente non borderline.

E’ stato un giorno felice il sei ottobre, da scrivere sul calendario ed è per questo che lo scrivo qui sul blog. Ma non ci si rende subito conto, si ha bisogno di metabolizzare per diventare veramente consapevoli.

Questo periodo è stato importante per questi motivi e a distanza di dieci giorni, ancora una volta, mi rendo conto di quanto importante sia la salute. E’ vero, è la solita banalità ma è la banalità più importante che esista.

Arterie

L’ammassarsi senza respiro,
nelle arterie di questa vita,
raccontare di effetti e azioni e
creature sfuggenti,
che mettono fra i denti una tale
quantità di schegge taglienti,
da sembrare impossibile
una ricomposizione.

In città

Dopo più di quarant’anni, quella appena passata è stata la prima estate trascorsa in città. Non per scelta ma per causa di forza maggiore. Per questo motivo ho avuto modo di girare ed esplorare angoli nascosti, poco conosciuti al passaggio urbano, non che ce ne fossero poi tanti, ma qualcosina si.

Un territorio lo si può esplorare in vari modi. Ho voluto per la prima volta “viverlo” come mai prima. Concentrandomi bene, assaporando gli odori, osservando le pietre, arricchendolo di piccoli dettagli che lo rendono unico. Si perché ogni città è unica, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Ho attraversato vie, strade e piazze, cercando di sprofondare nei pensieri più profondi della mente, respirando piano e a passo lento. Lentissimo anzi, come se avessi un grosso masso ai piedi. Una marcia lenta per non consumare energia utile all’osservazione.

La valenza di un territorio varia in base alla stagione, alla temperatura e all’ora del giorno in cui ci si trova ad annusare la vita. Aggiungendo persino, in base allo stato d’animo con cui, si è disposti ad accoglierlo. Va da se che questi elementi non hanno certo favorito queste passeggiate urbane.

Nonostante tutto, questo luogo che credevo di avere in mano da molto tempo è riuscito a regalarmi nuovi visi, nuove panchine, nuove attività, nuovi profumi. Il valore aggiunto dato da queste nuove conoscenze, da queste nuove emozioni, è stato di gran lunga superiore.

Di montagna

Quest’anno, dopo molti, non ho vissuto la montagna.
La montagna è maestra di vita. Gioia, fatica e sudore ne aumentano la sua bellezza, dove ogni passo e una conquista fatta di umiltà e sacrificio.

Da frequentatore ‘dolce’ delle camminate e dei sentieri, non faccio scalate o cose particolarmente impegnative.

Mi basta uscire, aprire gli occhi, e riempirmi di emozioni. Mi inebrio alla sola visione di un bosco, di un fiore, di una cima, dell’odore dell’erba appena tagliata o della pioggia che cade benefica.

Non ho sofferto molto di questa mancanza, la mia mente era altrove. Più che altro era il pensiero di non poterci tornare che mi assillava.

Ma, è solo questione di tempo. Dopo la pioggia esce sempre il sole.

Il Kintsugi

Il Kintsugi o la tecnica della riparazione.
Quest’arte giapponese di riparare le tazze e/o altri oggetti in ceramica incollandone i pezzi e ricoprendo le linee di rottura con polvere d’oro, è una bellissima metafora che poi diventa arte e tecnica e ci insegna una profonda verità: la riparazione è possibile.
Noi occidentali ci dimentichiamo troppo spesso che le “fratture” della vita possono essere riparate, vediamo solo il lato negativo: “una rottura rimane tale, con la sua cicatrice, la sua ferita e a volte la sua vergogna”.
Il Kintsugi supera questa barriera, va oltre e non bastasse la migliora. La riparazione dell’oggetto effettuata con oro, migliora la frattura, rendendo l’oggetto più pregiato di prima.
L’oggetto rotto non può tornare ad essere quello di prima, la rottura è un dato che non può essere cancellato. Questo dato negativo però, attraverso un lavoro, quello del Kintsugi appunto, trasforma il dato negativo in positivo.
L’arte di abbracciare il danno, di non vergognarsi delle ferite, è la delicata lezione simbolica suggerita dall’antica arte giapponese del Kintsugi. La riparazione del Kintsugi non nasconde le linee di rottura, anzi le evidenzia, ma ricoprendole d’oro le trasvaluta in una nuova e più elevata sintesi.
Molti sono i paralleli suggestivi che suggerisce il Kintsugi: non buttare quello che si rompe, la rottura non ne rappresenta più la fine, le sue fratture diventano trame preziose, si deve tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna.
Nella vita di ognuno di noi, forse, si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa.
È l’essenza della resilienza.

Anestetizzante

Il sabotaggio
sottile di se stessi,
protegge la memoria.

Non elimina nulla, ma schiarisce,
anestetizza, sbiadisce le cose
che fanno più male.


Dev’essere quella cosa
che chiamano difesa, o forse l’arte
di sopravvivere a se stessi.

Desideri e felicità

La vita dovrebbe essere come la si desidera, dovrebbe essere felice. Desideri e felicità vanno a braccetto.

“I desideri terreni sono illuminazione” insegna il Buddismo.

Anche se alcune scuole tradizionali sottolineano la necessità di eliminare i desideri e liberarsi da tutti gli attaccamenti, questo non vale per la filosofia Buddista di Nichiren Daishonin.

Gli attaccamenti dopo tutto sono sentimenti umani, e i desideri sono un aspetto della vita indispensabile. Per esempio, il desiderio di proteggere se stessi e i propri cari ha ispirato una vasta gamma di miglioramenti io sociali e il desiderio di comprendere il ruolo dell’umanità nel cosmo ha guidato allo sviluppo della filosofia, della letteratura e del pensiero religioso. In questo senso, eliminare i desideri non è possibile e nemmeno, di fatto, desiderabile. Se si fosse completamente liberi dal desiderio, si finirebbe per minare la propria voglia di vivere sia individuale che collettiva.

Gli insegnamenti di Nichiren sottolineano la trasformazione, piuttosto che la soppressione dei desideri. I desideri e gli attaccamenti sono visti come il combustibile della ricerca della felicità.

L’approccio di Nichiren ha l’effetto di rendere il Buddismo praticabile da tutti, anche da chi invece di ritirarsi in meditazione desidera continuare ad avere un ruolo attivo nel mondo. Le aspirazioni, i sogni e le frustrazioni della vita quotidiana secondo Nichiren sono il “carburante” del processo di Illuminazione.

Per chi vive in realtà stressanti e sempre mutevoli, i problemi non sono più ostacoli ma stimoli per la pratica buddista, più efficaci di un obiettivo astratto di “illuminazione” che si raggiunge attraverso il distacco da tutti i desideri e attaccamenti. Superare i problemi, realizzare sogni e obiettivi a lungo serbati nel cuore, questo è il tipo di vita quotidiana da cui deriva il senso di realizzazione e di felicità. È importante non separarsi dagli attaccamenti ma comprenderli e, in definitiva, servirsene.

Distanze

Ogni tanto si sparisce,
non si riesce a fingere
di essere felici.


Come il sole,
si prendono le distanze
dalle stelle.


Si finisce per brillare,
dove nessun occhio
a modo di guardare.

Ci si allontana
gettandosi nel gelo
delle nostre solitudini.

A volte

Perché a volte si preferisce scrivere, leggere, o persino lavorare, (e preciso, a volte) alle persone? Perché la passione che metti nelle cose, il valore che dai loro, i sacrifici che fai per loro, le cose, li ricambiano sempre – o quasi – in maniera sorprendentemente proporzionale. A differenza dalle persone, a volte. Le cose sembrano avere occhi più “giusti” di quelli con cui le persone guardano, ma spesso neanche ti riescono a vedere, pur pensando di averti.

Mezz’ora

A volte la vita ci riserva sorprese che neanche minimamente si immagina.

Nel giro di mezz’ora, quello che stavi vivendo, la vita quotidiana con le sue abitudini, i suoi gesti e le sue passioni, cambiano improvvisamente i loro decorso. Arriva una mazzata che cambia il futuro che fino mezz’ora prima sembrava inconfutabile. Un futuro pensato e pianificato con entusiasmo su cose che ti piacciono particolarmente, su cui miravi le energie, per la gioia della mente e del corpo.

In mezz’ora passi dal mondo di *Umanità, al mondo di **Inferno.

Quello che avevi programmato: le vacanze estive, le nuotate al mare e le salite in montagna, gli allenamenti fit con gli amici e con la natura, il taglio della siepe e tutto quello che la quotidianità ti riserva, che ti piace e che soprattutto desideri fare, volano via. Alt, stop!

Il motore umano ti informa (ma non ti avvisa) che ha bisogno di manutenzione e che devi metterti “calmo”, che non devi superare certi limiti, insomma che devi stare tranquillo, usare la marcia lenta, senza accelerare, senza pressare.

Solo dopo qualche giorno da quella fatidica mezz’ora, razionalmente realizzi che sei stato fortunato, si perché quel motore non avvisandoti di aver bisogno di cura, potrebbe ingrippare e molte volte senza possibilità di risoluzione.

E’ la fortuna l’unico senso che puoi dare quando ti arriva una botta improvvisa, quella che ti fa vedere il bicchiere mezzo pieno, quella che ti da la forza e la speranza.

Da oggi, la quotidianità, la vita, prenderà una piega diversa. Bisognerà reinventarsi con cose nuove, situazioni e frequentazioni diverse. E per quelle conosciute che rimarranno ancora attive, usare la marcia lenta.

*Mondo di Umanità (definita anche Tranquillità). È una condizione vitale, che può scivolare con facilità nei mondi più bassi. In genere in questo stato ci comportiamo in modo umano, rimaniamo estremamente vulnerabili alle forti influenze esterne

**Mondo di Inferno. È la condizione di sofferenza (a volte disperazione) in cui abbiamo la percezione di non essere liberi di agire; è caratterizzata dall’impulso di distruggere noi stessi e tutto ciò che ci circonda.

Habitat

Non dubitavo
ci fossi ancora.
Da qualche parte.
Nel muschio, forse.
Ma ognuno ha l’habitat
che l’anima sceglie,
costruendolo.
Un punto di partenza
per la condivisione.

Quote #10

E poi la vita ci insegna che l’ansia per le cose che non si possono cambiare o controllare è una sofferenza inutile quanto dannosa. Sottrae energia al presente e nega una visione positiva del futuro. Bisogna provare a combatterla con ogni mezzo possibile.