In città

Dopo più di quarant’anni, quella appena passata è stata la prima estate trascorsa in città. Non per scelta ma per causa di forza maggiore. Per questo motivo ho avuto modo di girare ed esplorare angoli nascosti, poco conosciuti al passaggio urbano, non che ce ne fossero poi tanti, ma qualcosina si.

Un territorio lo si può esplorare in vari modi. Ho voluto per la prima volta “viverlo” come mai prima. Concentrandomi bene, assaporando gli odori, osservando le pietre, arricchendolo di piccoli dettagli che lo rendono unico. Si perché ogni città è unica, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Ho attraversato vie, strade e piazze, cercando di sprofondare nei pensieri più profondi della mente, respirando piano e a passo lento. Lentissimo anzi, come se avessi un grosso masso ai piedi. Una marcia lenta per non consumare energia utile all’osservazione.

La valenza di un territorio varia in base alla stagione, alla temperatura e all’ora del giorno in cui ci si trova ad annusare la vita. Aggiungendo persino, in base allo stato d’animo con cui, si è disposti ad accoglierlo. Va da se che questi elementi non hanno certo favorito queste passeggiate urbane.

Nonostante tutto, questo luogo che credevo di avere in mano da molto tempo è riuscito a regalarmi nuovi visi, nuove panchine, nuove attività, nuovi profumi. Il valore aggiunto dato da queste nuove conoscenze, da queste nuove emozioni, è stato di gran lunga superiore.

Di montagna

Quest’anno, dopo molti, non ho vissuto la montagna.
La montagna è maestra di vita. Gioia, fatica e sudore ne aumentano la sua bellezza, dove ogni passo e una conquista fatta di umiltà e sacrificio.

Da frequentatore ‘dolce’ delle camminate e dei sentieri, non faccio scalate o cose particolarmente impegnative.

Mi basta uscire, aprire gli occhi, e riempirmi di emozioni. Mi inebrio alla sola visione di un bosco, di un fiore, di una cima, dell’odore dell’erba appena tagliata o della pioggia che cade benefica.

Non ho sofferto molto di questa mancanza, la mia mente era altrove. Più che altro era il pensiero di non poterci tornare che mi assillava.

Ma, è solo questione di tempo. Dopo la pioggia esce sempre il sole.

Il Kintsugi

Il Kintsugi o la tecnica della riparazione.
Quest’arte giapponese di riparare le tazze e/o altri oggetti in ceramica incollandone i pezzi e ricoprendo le linee di rottura con polvere d’oro, è una bellissima metafora che poi diventa arte e tecnica e ci insegna una profonda verità: la riparazione è possibile.
Noi occidentali ci dimentichiamo troppo spesso che le “fratture” della vita possono essere riparate, vediamo solo il lato negativo: “una rottura rimane tale, con la sua cicatrice, la sua ferita e a volte la sua vergogna”.
Il Kintsugi supera questa barriera, va oltre e non bastasse la migliora. La riparazione dell’oggetto effettuata con oro, migliora la frattura, rendendo l’oggetto più pregiato di prima.
L’oggetto rotto non può tornare ad essere quello di prima, la rottura è un dato che non può essere cancellato. Questo dato negativo però, attraverso un lavoro, quello del Kintsugi appunto, trasforma il dato negativo in positivo.
L’arte di abbracciare il danno, di non vergognarsi delle ferite, è la delicata lezione simbolica suggerita dall’antica arte giapponese del Kintsugi. La riparazione del Kintsugi non nasconde le linee di rottura, anzi le evidenzia, ma ricoprendole d’oro le trasvaluta in una nuova e più elevata sintesi.
Molti sono i paralleli suggestivi che suggerisce il Kintsugi: non buttare quello che si rompe, la rottura non ne rappresenta più la fine, le sue fratture diventano trame preziose, si deve tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna.
Nella vita di ognuno di noi, forse, si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa.
È l’essenza della resilienza.

Desideri e felicità

La vita dovrebbe essere come la si desidera, dovrebbe essere felice. Desideri e felicità vanno a braccetto.

“I desideri terreni sono illuminazione” insegna il Buddismo.

Anche se alcune scuole tradizionali sottolineano la necessità di eliminare i desideri e liberarsi da tutti gli attaccamenti, questo non vale per la filosofia Buddista di Nichiren Daishonin.

Gli attaccamenti dopo tutto sono sentimenti umani, e i desideri sono un aspetto della vita indispensabile. Per esempio, il desiderio di proteggere se stessi e i propri cari ha ispirato una vasta gamma di miglioramenti io sociali e il desiderio di comprendere il ruolo dell’umanità nel cosmo ha guidato allo sviluppo della filosofia, della letteratura e del pensiero religioso. In questo senso, eliminare i desideri non è possibile e nemmeno, di fatto, desiderabile. Se si fosse completamente liberi dal desiderio, si finirebbe per minare la propria voglia di vivere sia individuale che collettiva.

Gli insegnamenti di Nichiren sottolineano la trasformazione, piuttosto che la soppressione dei desideri. I desideri e gli attaccamenti sono visti come il combustibile della ricerca della felicità.

L’approccio di Nichiren ha l’effetto di rendere il Buddismo praticabile da tutti, anche da chi invece di ritirarsi in meditazione desidera continuare ad avere un ruolo attivo nel mondo. Le aspirazioni, i sogni e le frustrazioni della vita quotidiana secondo Nichiren sono il “carburante” del processo di Illuminazione.

Per chi vive in realtà stressanti e sempre mutevoli, i problemi non sono più ostacoli ma stimoli per la pratica buddista, più efficaci di un obiettivo astratto di “illuminazione” che si raggiunge attraverso il distacco da tutti i desideri e attaccamenti. Superare i problemi, realizzare sogni e obiettivi a lungo serbati nel cuore, questo è il tipo di vita quotidiana da cui deriva il senso di realizzazione e di felicità. È importante non separarsi dagli attaccamenti ma comprenderli e, in definitiva, servirsene.

A volte

Perché a volte si preferisce scrivere, leggere, o persino lavorare, (e preciso, a volte) alle persone? Perché la passione che metti nelle cose, il valore che dai loro, i sacrifici che fai per loro, le cose, li ricambiano sempre – o quasi – in maniera sorprendentemente proporzionale. A differenza dalle persone, a volte. Le cose sembrano avere occhi più “giusti” di quelli con cui le persone guardano, ma spesso neanche ti riescono a vedere, pur pensando di averti.

Mezz’ora

A volte la vita ci riserva sorprese che neanche minimamente si immagina.

Nel giro di mezz’ora, quello che stavi vivendo, la vita quotidiana con le sue abitudini, i suoi gesti e le sue passioni, cambiano improvvisamente i loro decorso. Arriva una mazzata che cambia il futuro che fino mezz’ora prima sembrava inconfutabile. Un futuro pensato e pianificato con entusiasmo su cose che ti piacciono particolarmente, su cui miravi le energie, per la gioia della mente e del corpo.

In mezz’ora passi dal mondo di *Umanità, al mondo di **Inferno.

Quello che avevi programmato: le vacanze estive, le nuotate al mare e le salite in montagna, gli allenamenti fit con gli amici e con la natura, il taglio della siepe e tutto quello che la quotidianità ti riserva, che ti piace e che soprattutto desideri fare, volano via. Alt, stop!

Il motore umano ti informa (ma non ti avvisa) che ha bisogno di manutenzione e che devi metterti “calmo”, che non devi superare certi limiti, insomma che devi stare tranquillo, usare la marcia lenta, senza accelerare, senza pressare.

Solo dopo qualche giorno da quella fatidica mezz’ora, razionalmente realizzi che sei stato fortunato, si perché quel motore non avvisandoti di aver bisogno di cura, potrebbe ingrippare e molte volte senza possibilità di risoluzione.

E’ la fortuna l’unico senso che puoi dare quando ti arriva una botta improvvisa, quella che ti fa vedere il bicchiere mezzo pieno, quella che ti da la forza e la speranza.

Da oggi, la quotidianità, la vita, prenderà una piega diversa. Bisognerà reinventarsi con cose nuove, situazioni e frequentazioni diverse. E per quelle conosciute che rimarranno ancora attive, usare la marcia lenta.

*Mondo di Umanità (definita anche Tranquillità). È una condizione vitale, che può scivolare con facilità nei mondi più bassi. In genere in questo stato ci comportiamo in modo umano, rimaniamo estremamente vulnerabili alle forti influenze esterne

**Mondo di Inferno. È la condizione di sofferenza (a volte disperazione) in cui abbiamo la percezione di non essere liberi di agire; è caratterizzata dall’impulso di distruggere noi stessi e tutto ciò che ci circonda.

America!

Il diritto dei cittadini americani a possedere armi da fuoco è sancito dal Secondo Emendamento della Costituzione. Quello che recita: “Una milizia ben organizzata è necessaria alla sicurezza di uno Stato libero e dunque il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere violato”. Ratificato il 15 dicembre 1791, si 1791 sottolineo!
Davvero parliamo di un diritto inviolabile per una società civile e moderna?
E quasi dimenticavo, in alcuni stati poi, per chi compie gesti folli come certe stragi, c’è quell’altrettanto civilissima pena esemplare: la pena di morte!
E tutto si risolve in un meraviglioso farwest!

È libero un Paese che boccia il Ddl Zan?

“Mi domando come possa considerarsi libero un Paese in cui la libertà è garantita nella sua totalità per alcuni e centellinata per altri”.

Così Emma Ruzzon, rappresentante degli studenti dell’Università di Padova, durante la cerimonia per gli 800 anni dalla fondazione dell’Ateneo, alla presenza del presidente della Repubblia Sergio Mattarella e della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Un Paese, ha aggiunto Ruzzon

“In cui i senatori della Repubblica possono permettersi di applaudire pubblicamente l’affossamento di un disegno di legge che, pur in minima parte, mirava a tutelare la libertà di esistere di persone, cittadini, di uno Stato che continua a chiudere gli occhi davanti alla sue evidente transfobia, mentre conta il più alto tasso di omicidi di persone trans in Europa”.

La rappresentante degli studenti si è poi rivolta alle istituzioni.

“Non chiedete a noi di avere coraggio, abbiate voi il coraggio di guardare davvero al futuro, di chiederci come stiamo. Abbiate il coraggio di ascoltarci”, ha concluso.

Credo che, a queste parole della studentessa, ci sia ben poco a aggiungere.
E va bene… lo stato vaticano in casa, la chiesa cattolica, i bigotti, i retrogradi di ogni ordine e grado, e sappiamo che sono tanti in questa italiota ma è ora di finirla con il medioevo.

Purtroppo l’Italia è un paese libero nella misura in cui i suoi abitanti sono in grado di esercitare l’elettorato attivo in maniera consapevole. Se continuano a preferire i bigotti ai politici laici, le cose si metteranno sempre peggio.

Educazione

Qualche mese fa mi hanno colpito le parole di Antonio Albanese:

“Mi preoccupano l’egoismo e la stupidità, l’individualismo menefreghista. Si sta perdendo il rispetto, la gentilezza, il valore dei rapporti veri. Parlo delle piccole cose. Un esaurimento nervoso non arriva per una notizia, ma da una somma.
Se butti un mozzicone per terra o nel posto sbagliato, stai facendo un danno non solo agli altri, all’ambiente, ma anche a te stesso. La città è anche tua.
Bisogna ripartire dai fondamentali. Pratico e ho insegnato ai miei figli gentilezza, garbo, rispetto. Serve più serenità, saper individuare a chi credere per non farsi travolgere dalla centrifuga: fermarsi, capire cosa ci è finito dentro.
Bisogna ascoltarsi, sentirsi di più.”

C’è poco da aggiungere a questo pensiero.

Vivo quotidianamente questa problematica incivile e incolpare solo i giovani sarebbe riduttivo. Che siano i maggiori responsabili è vero. La poca maturità non da diritto al menefreghismo e allora? Educazione. Si, sempre questa piccola grande parolina: “Educazione”.
L’educazione è fondamentale nell’età della crescita, nei passaggi cruciali della vita, quando si inizia a guardare il mondo fuori con i propri occhi, non quelli della famiglia.
Educazione però è una parola che, nel nostro paese ha più il sapore di normativa, regole, giudizio, “qualcosa cui obbedire”, qualcosa da dover diventare.
E questo è un grosso ostacolo.

Blog & Bloggers

Premessa

Molti sono i ricordi e molti sono stati i bei momenti ma per fortuna non mi creano tristezze o rimpianti.
Credo nella legge di “causa/effetto” e quindi mi sento e sono responsabile di questo presente perché io stesso in parte l’ho creato.

Il web

Abito il web fin dalla sua nascita ma ho aperto il mio primo blog, inteso come “diario personale”, nel 2006. Prima li frequentavo soltanto.

La piattaforma Splinder, nata nel 2001, è stata una delle prime che ho seguito e, aggiungo, senza paura di smentita anche quella più vera. Più vera perché su Splinder si condividevano quasi esclusivamente i pensieri personali, una comunità fatta da individui che amavano esprimersi scrivendo di se stessi e di quello che gli accadeva attorno. Un vero e proprio diario personale digitale condiviso.

Sul web però tutto corre veloce e se non c’è riscontro in termini numerici e di conseguenza monetari si è destinati a scomparire, questo succede anche con le aziende nella vita reale.

La nascita delle due piattaforme Blogger (poi Blogspot) e WordPress, nella seconda metà degli anni duemila, misero in crisi Splinder, dettando la sua definitiva chiusura dieci anni dopo, nel 2011.

Blogspot

Per facilità d’uso scelsi la piattaforma di Google, era più immediata, semplice e, a quanto si diceva, meno snob di WordPress. Aleggiava il pensiero che sulla seconda ci fossero solo scrittori affermati e gente preparata nello scrivere, in blogspot invece, c’erano persone più comuni, semplici, senza smanie letterarie.

Ammetto che dopo pochi mesi che avevo aperto il blog, instaurai dei bellissimi rapporti con questa comunità. Ogni qualvolta qualcuno della cerchia pubblicava un post, veniva commentato da tutti gli altri, instaurando così una confidenza che, se pur virtuale, era sincera.

Questa confidenza amichevole virtuale proprio perché sincera, un po’ alla volta si tramutò anche in reale, ed è questo il ricordo più bello di quei tempi. Si fece in modo di incontrarsi “dal vivo” e fu emozionante, anche una volta a cena a casa mia fu molto divertente.

Grazie ai blog quindi, alcune amicizie virtuali diventarono reali, cosa pretendere di più?

I Social

Sempre nella seconda metà degli anni duemila nacquero però anche i social network, Twitter e Facebook in primis ma non solo, Meemi il social italiano fece la sua comparsa.

(Su quest’ultimo farò un post a parte, visto che è stato molto importante nella mia vita “social”)

L’evento dei social misero in crisi i neonati blog o almeno una grossa fetta di loro.

Nei social, molto più effimeri e semplici da usare anche per gli “analfabeti digitali”, si potevano condividere anche le “cazzate” mentre un blog richiede comunque un impegno più profondo, nella cura, nell’esprimersi e nella condivisione.

Nelle seconda metà degli anni duemiladieci lentamente e inesorabilmente, molti blog chiusero le pubblicazioni e portò gli stessi amministratori per la maggior parte nei social.

Va sottolineato, sia chiaro, che la crisi del blog in favore del social non è stato totale, molti controcorrente, per libera e fondata scelta, hanno continuato la pubblicazione nel blog, alcuni condividendoli nei social e altri ignorandoli proprio.

Vent’anni dopo

Dopo un ventennio dalla nascita dei blog, la sua crisi in favore dei social, aleggia nell’aria una sofferenza in quest’ultimi.

Le fake news, l’arroganza, la mancanza di sincera condivisione e soprattutto l’intimità assente nel social, sta dando forza al blog. Un ritorno ad una condivisione più umana, confidenziale, meno appariscente, lontana dai riflettori, alimenta questo desiderio di ritorno.

Parallelo

Il parallelo con il “Vinile/CD” mi viene spontaneo.

Quando nacquero i CD negli anni ottanta, misero in seria crisi i vinili, fino alla scelta di non produrli da parte delle case discografiche e diventando quasi esclusivamente supporti per soli collezionisti.

Uno zoccolo duro di appassionati, come per il blog, rimase vivo, finché un ventennio dopo lentamente le case ripresero la loro pubblicazione, riprese la produzione dei supporti fonografici e pian piano il vinile si ritaglio la fetta di mercato sempre più grande arrivando negli anni duemila a superare (in america) quella del CD.

E chi l’avrebbe mai detto?

Futuro

Non sono un grande esperto e nemmeno un indovino ma da frequentatore dell’universo web qualche presentimento ce l’ho. Probabilmente questa mia sensazione è più che altro un augurio, è frutto di un reale desiderio di ritorno a una dimensione più umana, fatta di strette di mano, pacche sulla spalla, suggerimenti fraterni e condivisioni delle nostre passioni.

Vi pare poco?

Non scommetto sul futuro, a onor del vero, mi interessa anche poco. Per quanto mi riguarda sono tornato qui su WordPress in maniera assidua e continua per i motivi sopra descritti, da due anni, e come me altri, alcuni anche blogger storici.

Se questa mia sensazione avrà riscontro ne sarò MOLTO felice, se non l’avrà sarò felice lo stesso.

Ad Maiora

Guerre, sfollati e il sasso nell’acqua

Per scelta in questo spazio condivido le mie passioni: la musica, le foto e qualche scritto qua e là. Non per questo esulo dai fatti del mondo anzi, a onor del vero sono sempre presente su quello che mi succede attorno e molte volte mi trovo incredulo, impotente e… disarmato.
Non saranno certo le canzoni che ascolto e le fotografie che faccio a farmi sentire meglio ma in parte mi concedono qualche spiraglio di benessere.

Un benessere circoscritto, fatto di momenti, di ore, perché poi, la realtà dei fatti che succedono, sia essi personali o mai come adesso “sociali”, riportano i nostri pensieri nell’angolo buio della nostra mente.

Nel mondo, solo tra quelle più grosse, si parla di almeno venti guerre attive, ma quello che sta accadendo alle porte d’Europa attira tutte le attenzioni, forse perché le potenze in scena sono quelle che potrebbero davvero scatenare l’armageddon atomico: solo questo dovrebbe far gridare alla pace.

Se tutti gli sfollati costituissero uno stato, questo sarebbe per numero di popolazione il ventesimo al mondo, con circa lo stesso numero di abitanti dell’Italia e la Romania messi insieme.
Nel mondo sono oltre 82 milioni le persone in fuga da guerre devastanti guerre dimenticate, catastrofi climatiche, discriminazioni.

Ogni paese, ogni persona, ha la sua idea di risoluzione per arrivare alla pace ma finché questa idea non sarà comune, i tempi e i modi accontenteranno e allo stesso tempo scontenteranno una parte di essi.

Rimango sempre dell’idea che, l’aforisma del sasso nell’acqua rimanga la soluzione migliore, la più profonda, la più utile e vera.

“Un sasso gettato nell’acqua genera una serie di cerchi, sempre più grandi. Occorre lanciare il sasso perché le cose accadano, fai qualcosa”.

La motivazione porta all’azione, spinge al fare: se non si getta un sasso nello stagno, l’acqua non fa i cerchi. Stare fermi ed attendere il movimento dell’acqua, significa perdere le opportunità che la vita ogni giorno ci prospetta. Innanzi ad uno specchio di acqua immobile, lanciamo un sasso, anche più di uno, fino a quando il moto dell’acqua non riflette la sagoma dei nostri sogni. Occorre lanciare il sasso perché le cose accadano.

Maggiore è il desiderio di raggiungere lo scopo più forte sarà l’energia impressa nel gesto e il numero di cerchi che si verranno a formare fino a quando non toccheranno la riva più lontana.

Ogni persona, dal suo osservatorio privilegiato, lancerà il sasso in ragione del peso che è in grado di sopportare e della forza che è in grado di imprimere nel lancio in quel preciso istante del tempo.

Per lanciare un sasso serve la motivazione, avere analizzato il contesto e avere chiaro l’obiettivo. Il successo transita da lì. La motivazione deriva dal latino movere, che significa spinta all’azione. Se le persone rimangono sedute e non decidono di alzarsi dopo aver terminato il pranzo, non spingono se stesse verso il cambiamento, togliendo l’opportunità al cameriere di bandire la tavola per il convivio successivo.

La pace inizia prima di tutto nella nostra famiglia e poi via via nel nostro condominio, nella nostra via, nel nostro paese, fino ad arrivare alle altre nazioni. Solo così avremmo delle fondamenta solide, solo così si arriverà ad una vera pace, altrimenti il processo per la pace sarà sempre fragile.

Se dopo due guerre mondiali e innumerevoli conflitti che attanagliano l’umanità da secoli, nel duemilaventidue esistono ancora delle guerre vuol dire che l’uomo continua a sbagliare. Basta leggere la storia per capire, per ricordarci che non abbiamo ancora capito nulla.

Quotidianità

Inizio la giornata mettendo il caffè sul fuoco e mentre aspetto che dal beccuccio esca quel concentrato dal colore nero, pianifico delle cose da fare. Nulla di particolarmente importante; portare fuori il cane, fare due spese e mettere un po’ di ordine nello studio. Mentre sorseggio il caffè, rigorosamente molto caldo, sorrido sulle battute di Dose e Presta e penso che anche nella quotidianità delle cose, dove l’abitudine è sicurezza e serenità, c’è del bello, una piacevole conquista. A pochi mesi dalla fine della fase lavorativa, comincio ad assaporare uno dei lati apprezzabili della pensione: la mente sgombra da incombenze. Non ci si abitua subito a questa soave realtà, ma credetemi, se la si sa gestire con sobrietà e una bellissima esperienza.

Marzo 2022

Le parole si trovano a fatica in quest’ora del mondo così oscura.
Tuttavia, mentre follia e insipienza governano l’umanità, il regno naturale cammina piano, ma inesorabile, verso il risveglio.
Qui, in questo angolino di mondo, le gemme si ingrossano e il ciliegio partorisce i primi fiori divini.
C’è molta sete, sete di pioggia, sete di uomini e donne diversi. C’è fame di vita, di vita rinnovata, semplice, vera e libera. C’è tanto bisogno di coscienza, di etica e di serenità.

Io sto con i civili

Criticare la Nato va bene, sono sempre stato contro la Nato, detesto la Nato, le sue guerre, la sua assurda pretesa di esportare la democrazia massacrando civili. Ma criticare la Nato non mi porterà mai a essere dalla parte di un dittatore guerrafondaio. Non starò mai con uno che ha sempre calpestato i diritti umani, con un oscurantismo omofobo, con uno che gioca in modo cinico e spietato con la vita delle persone per la sua sete di potere. Tanta gente giustifica Putin. Io no. Non lo farò mai. Non credo alla favola di “Putin liberatore”, che circola negli ambienti sovranisti e rossobruni, come non ho mai creduto alla bugia propagandistica della Nato “esportatrice di democrazia”. Sto con i civili colpiti dalla guerra. Sono contro il militarismo e tutti gli autoritarismi.

Errori

Molte volte penso al passato e agli errori fatti.

Gli errori, come dicono gli psicologi e i saggi, non fanno solo male ma sono anche un’opportunità. Per questo non vanno demonizzati ma accettati come ingredienti necessari, e spesso preziosi, di ogni esperienza. Gli errori permettono infatti di sperimentare, di esplorare le varie possibilità, fino a individuare la decisione migliore.

La verità è che non siamo mai pronti né abbastanza sicuri di nulla. Si prova, si sbaglia, si soffre e si spera di crescere.

Alla mia non più tenera età, non posso che confermare questa tesi.

Gli errori sono serviti, servono, sono esperienze. Se ne prende atto, gli si accetta.
La vita richiede molta pratica.

Ci sono ancora

Sento ancora palpabili le cicatrici passate, ci sono ancora.
Affetti feriti, responsabilità mancate, molte volute.
Avevo sperato in un disegno nuovo della realtà, in una forza che intervenisse a cambiare le cose con naturalezza e decisione, allo stesso tempo.
Invece, ci sono ancora.
Sono presenti e non le so gestire o meglio rimuovere.
Tornano casualmente e lievemente si insinuano nelle pieghe del pensiero, senza regole ma avvertibili, ci sono ancora.
Sono una regola e pertanto so gestirla ma vorrei tanto diventasse una eccezione, e non ci fosse più.

Funzionamento

Una delle questioni peggiori della vita, dei rapporti e delle cose, almeno per me, è il non riuscire a comprenderne il funzionamento.
Posso pensare mille modi, costruire mille castelli, fare mille progetti ma, prima, debbo conoscere la struttura base, lo scheletro. Debbo prima capire bene se, il mio pensare, il mio costruire e il mio fare, ha un senso.
Non che tutto lo debba avere ci mancherebbe, ma che almeno non sia tempo perso e che almeno abbia un filo di valore.
Si potrebbe obbiettare che i tre elementi: vita, rapporti e cose, sono elementi distinti e quindi ci si deve rapportare in maniera diversa, ed è vero ma, per la legge di interconnessione, tutto è legato e quindi tutto ha un senso di funzionamento.

Poesia & Poesie

La poesia è… tante cose. Non basterebbe la lunghezza di un post per scrivere tutti gli aggettivi che una poesia può avere, che una poesia può essere. Per brevità, sono pienamente consapevole che la poesia è tutto perché tutto può stare dentro in una poesia.
Personalmente amo la poesia che riesce ad arrivare alla parte più profonda, nella sensibilità che si nasconde per carattere o per paura.
Personalmente amo la poesia che arricchisce, che può rendere migliore qualche momento, che può essere spunto di riflessione su se stessi e sul mondo.
Personalmente amo la poesia che sa rendere la vita un posto migliore, più accogliente.