Prospettive

A volte concentriamo le nostre forze nel vedere la parte buia, concentriamo i nostri pensieri sulla negatività, su ciò che sembra impossibile poter cambiare.
In determinati momenti della nostra vita prevale il nero, ma se ci fermassimo un solo attimo a guardare quello spiraglio di luce che si intravede alla fine del cammino, se iniziassimo ad apprezzare le piccole cose e a far caso ai momenti che ci hanno reso felici, che ci hanno rubato un sorriso, tutto cambierebbe in base alla nuova prospettiva.
Tutto cambia in base alla prospettiva.

Un altro anno

Ogni anno di questo periodo faccio due conti. Faccio due conti sull’età, sugli anni che inesorabilmente aumentano sulla tabella cronologica del pianeta terra e sulla quella anagrafica.

Contando i miei anni mi rendo conto che sono molti meno quelli che mi mancano da vivere di quelli già vissuti. Presa questa coscienza, inevitabilmente sorgono riflessioni sul domani prossimo.

Scremare, scremare, scremare il superfluo, gli orpelli, l’insignificante.

Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute. Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità. Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi, gli screditori e quelli che si appropriano dei risultati altrui.

Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana. Che sappia sorridere dei propri errori. Che non si gonfi di vittorie. Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo. Che non sfugga alle proprie responsabilità. Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.

L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta. Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone… Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.

Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.

Buon Anno!

E’ consuetudine in questo periodo dell’anno, stilare una lista di buoni propositi.
Anche se l’esperienza insegna che a volte i buoni propositi diventano delusioni, non bisogna per questo demordere e perdere la speranza.
Ben vengano quindi i nuovi propositi purché non rimangono tali.
Non credo che le cose vadano come devono andare. Opporre resistenza a quello che riteniamo sbagliato e favorire quello a cui crediamo, è la cosa giusta da fare.
Impariamo a comprendere ciò che ha senso mantenere nella vita e ciò che invece bisogna avere il coraggio di lasciar andare.
Provarci davvero, che solo l’intenzione chissà perché, non basta.
Vi auguro di trovare il coraggio di guardare sempre avanti, lasciando dietro ciò che evidentemente non aveva valore.

Vi mando il mio più sincero Auguro di “Buon Anno” a tutti voi passanti di questo blog.

Quest’anno

A una certa età, si crede di aver imparato abbastanza dalla vita. Si crede che le esperienze vissute siano state più che sufficienti da aver formato una barriera protettiva contro gli imprevisti. Non è così.
Quando succedono eventi che non conoscevi, sei costretto ad affrontare le nuove realtà. Devi imparare a fronteggiare i nuovi avvenimenti. Se poi, le avversità riguardano la salute, concepire nuove condizioni è ancora più impegnativo.
Quest’anno ho imparato che non bisogna mai arrendersi, che bisogna continuare a correre, bisogna essere straordinari, coraggiosi, sognatori.
Quest’anno ho capito di essere più forte di quanto pensassi, perché ho continuato… Ho continuato a fare errori, ad avere speranza, a piangere, a sorridere, ad arrabbiarmi e a gioire.
Quest’anno sta per finire, un altro anno pieno di insegnamenti.
Si perché: “non si finisce mai d’imparare”.

Ciao duemilaventidue e… grazie!

Destino e Karma

Questo frammento di Haruki Murakami tratto da Kafka sulla spiaggia è di una bellezza e profondità sorprendente:

“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo.

Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.

Quando lo lessi per la prima volta, inevitabilmente pensai al karma. Il karma nel buddismo equivale al destino per le religioni occidentali, il cattolicesimo in primis ma con una grande differenza, che nel cattolicesimo è già deciso e già segnato e l’uomo impotente, accetta passivamente il presente e il futuro. Nel buddismo il karma è legato a doppio filo con la legge di causa/effetto e l’uomo è l’unico artefice del suo presente e del suo futuro. Il karma a differenza del destino è modificabile con le “cause”, cause positive effetti positivi, cause negative effetti negativi. Le cause sono visibili con le azioni e invisibili con i pensieri, entrambi contribuiscono agli effetti che a loro volta possono essere visibili e invisibili.

Nella vita possiamo trovare “una tempesta di sabbia” (momento infelice e doloroso) nella nostra “direzione del percorso” (periodo, quotidianità) e “per evitarlo cambiamo l’andatura” (spostiamo il problema) ma “il vento cambia andatura, per seguirti meglio” (il problema rimane comunque), “allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo.” (il problema è parte di noi).

Questo si ripete infinite volte” (inerzia, incomprensione), “Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano” (karma – azioni e pensieri passati), “indipendente da te” (karma ereditato), “È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu” (karma personale), “Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento” (agire, mettere l’azione), “chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia” (decidere che il problema possiamo risolverlo noi e nessun altro al nostro posto).

E quì si apre un grande capitolo dove la fede ha un ruolo centrale ma questo è un altro discorso…

Non è certo una novità affermare che Murakami è un grande scrittore, a molti potrà non piacere ma che il suo stile sia facilmente accessibile è un dato di fatto. Ed è anche per questo che io lo reputo un grande.

Desiderio

Uscire dalle abitudini della quotidianità che la vita, a volte crea, è un’impresa difficile. Col passare del tempo nascono tanti piccoli fili sottili e resistenti come ragnatele che, a loro volta, creano un’impalcatura, uno scheletro, dal quale è difficile uscire. Ogni giorno, si sente quasi il dovere e l’obbligo di comportarsi al medesimo modo, seguendo il medesimo percorso e adottando le medesime azioni. Forse si chiama “aspettativa”, questa architettura fatta di gesti, questa abitudine fatta di comportamenti uguali. E nasce quasi spontaneo il tangibile desiderio di uscire da questo binario, il voler trovare quel qualcosa che dia una sterzata alla quotidianità ormai stantia. E il desiderio si sa, è illuminazione.

Social e Mastodon

La vita vera è nei luoghi aperti, nei posti di aggregazione, nei centri di cultura, negli spazi comuni. La vita vera è quando vedi la gente nei suoi occhi, quando gli parli e senti che ti ascoltano, quando gli stringi la mano e senti il calore. I social quindi poco hanno a che fare con tutto questo ma, se sappiamo usare questo “ma” anche i social possono essere e diventare utili. Quando avviene uno scambio, di idee, di suggerimenti. Quando avviene una crescita, di valore, di cultura, di pace, anche social possono diventare valore aggiunto, alla nostra quotidianità, al nostro essere, alla nostra vita.

Questo è il pensiero che ho scritto ed è presente nel mio sito per presentare alcuni social che frequento/avo.
In queste ultime settimane, anche se sono iscritto da quasi due anni, è aumentata la mia presenza su Mastodon a discapito di Twitter e Facebook.

Mastodon non è un social commerciale, non ci sono quindi padroni, non ha algoritmi, non ci sono tracker e tutela completamente la Privacy. Vive grazie ai suoi iscritti che lo mantengono grazie alle donazioni. Donazioni che servono esclusivamente per il pagamento dei server, visto che tutti gli amministratori e moderatori, prestano la propria opera e il proprio tempo a titolo gratuito.

Queste caratteristiche hanno lo scopo primario e unico, di rendere questo social uno spazio dove vige una regola fondamentale: educazione e rispetto. Una semplice prescrizione che evita gli insulti, le diatribe e tutto quello che ne consegue.

Mastodon non è di proprietà di un miliardario, non vende i dati dei propri utenti e non ha pubblicità. E’ un social nelle mani delle persone e viene quindi supportato dagli stessi utenti.

Naturalmente questo è possibile grazie alla moderazione degli amministratori che supportati dagli stessi iscritti rendono questo “ambiente” sano e piacevole da frequentare.

L’illogica percentuale

Argomento del giorno: aumento delle pensioni causa inflazione.

Non discuto sulla pensione in quanto tale, uno prende mensilmente quanto ha versato negli anni passati. Giusto, nessuno può obbiettare.

Prendi 500€ al mese; hai versato poco, prendi 2000€ al mese; hai versato molto. Giusto, nessuno può obbiettare.

Il fatto però che gli aumenti seguano una logica di percentuale è un’azione da incompetenti, ignoranti e altri aggettivi che per educazione non esplicito ma credetemi sono molti.

Credo non serva spiegare che l’inflazione è una situazione finanziaria che riguarda tutti, tutti! Chi ha pensioni basse e chi no, in quanto tutti e ripeto tutti, bisognano di mangiare, di pagare le bollette ecc. ecc.

Allora, il governo ha decretato che dal prossimo 1° gennaio, causa aumento inflazionistico ci sarà un aumento pensionistico del 7/8%, in base al reddito (pensione mensile).
Mediamente così distribuiti:

Chi prende una pensione di 500€ mensili, avrà 35€ (circa) di aumento.
Chi prende una pensione di 2000€ mensili, avrà tre volte tanto.

Faccio un esempio.
A fronte di un aumento dell’inflazione; alimenti, bollette, ecc. ecc. il caro vita sale di 50€ mensili. Cosa succede? Succede questo:

chi prende 500€ al mese, si trova con >> + 35€ dall’inps – 50€ inflazione = 15€ da sborsare mensilmente, per far fronte alle spese.

chi prende 2000€ al mese, non ci rimette nulla, ma, non bastasse, si trova con >> + 105€ dall’inps – 50€ inflazione = 55€ in più nella pensione. Sigh!

Allora, mi domando e dico: ci vuole un genio per capire che ancora una volta si avvantaggia chi ha redditi più alti a sfavore di quelli più bassi? Ci vuole un genio per capire che bastava un aumento uguale senza distinzione per tutti? O se proprio vogliamo essere persone ragionevoli, compresivi, altruisti, sarebbe il caso di avvantaggiare i più bisognosi?

Mi sembra talmente semplice e banale che quasi mi vergogno di averlo pensato e poi… scritto.

Anfratti

Parlare sempre di attualità. Perché parlare di ciò che è inattuale e sfugge al tempo per farsi universale presente, è davvero difficile.

Scrivere d’amore, di morte, della vita in generale, dei sentimenti e di come e cosa siamo fatti è compito impervio. Lì si vede la capacità del linguaggio.

La lunga meditazione in vita che permette di astrarsi da ciò che possediamo per scomporci in piccoli anfratti di pensiero che come mosaico illustrano la vita.

Blog

Volendo identificare questo mio blog come un luogo fisico me lo immagino come una piccola calda baita di montagna, rigorosamente costruita in legno, riscaldata con la legna che brucia nel caminetto, con un bel tetto aguzzo, pronto ad accogliere grosse quantità di neve senza minacciare le fondamenta. Poi all’esterno, un infinito lembo di terra verde, prato, fiori e abeti alti e scuri a proteggere e a stimolare questo mio, immaginario rifugio.

Felicità

Quante volte abbiamo pensato che la vita non è mai come la si vuole, come l’abbiamo immaginata?

Le cose che abbiamo desiderato, chissà perché stavano sempre altrove, da un’altra parte. La felicità, decisamente sopravvalutata, viveva in un posto sconosciuto, che non esiste sulle mappe, sempre in ritardo con la vita.

Ho usato volutamente il plurale e il passato perché si sa, tutti più o meno ci siamo passati.

Ma poi l’età, si l’età, e con essa le esperienze, ci cambiano e cambiando ci aiutano a capire.

Lei, la felicità, sta sempre lì al suo posto, possiamo anche trovarla a volte, se siamo capaci, ma non possiamo trattenerla a lungo. È preziosa perché ci sfiora solo qualche istante. Ma in quel tempo così piccolo la vita vale il doppio.

In città

Dopo più di quarant’anni, quella appena passata è stata la prima estate trascorsa in città. Non per scelta ma per causa di forza maggiore. Per questo motivo ho avuto modo di girare ed esplorare angoli nascosti, poco conosciuti al passaggio urbano, non che ce ne fossero poi tanti, ma qualcosina si.

Un territorio lo si può esplorare in vari modi. Ho voluto per la prima volta “viverlo” come mai prima. Concentrandomi bene, assaporando gli odori, osservando le pietre, arricchendolo di piccoli dettagli che lo rendono unico. Si perché ogni città è unica, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Ho attraversato vie, strade e piazze, cercando di sprofondare nei pensieri più profondi della mente, respirando piano e a passo lento. Lentissimo anzi, come se avessi un grosso masso ai piedi. Una marcia lenta per non consumare energia utile all’osservazione.

La valenza di un territorio varia in base alla stagione, alla temperatura e all’ora del giorno in cui ci si trova ad annusare la vita. Aggiungendo persino, in base allo stato d’animo con cui, si è disposti ad accoglierlo. Va da se che questi elementi non hanno certo favorito queste passeggiate urbane.

Nonostante tutto, questo luogo che credevo di avere in mano da molto tempo è riuscito a regalarmi nuovi visi, nuove panchine, nuove attività, nuovi profumi. Il valore aggiunto dato da queste nuove conoscenze, da queste nuove emozioni, è stato di gran lunga superiore.

Di montagna

Quest’anno, dopo molti, non ho vissuto la montagna.
La montagna è maestra di vita. Gioia, fatica e sudore ne aumentano la sua bellezza, dove ogni passo e una conquista fatta di umiltà e sacrificio.

Da frequentatore ‘dolce’ delle camminate e dei sentieri, non faccio scalate o cose particolarmente impegnative.

Mi basta uscire, aprire gli occhi, e riempirmi di emozioni. Mi inebrio alla sola visione di un bosco, di un fiore, di una cima, dell’odore dell’erba appena tagliata o della pioggia che cade benefica.

Non ho sofferto molto di questa mancanza, la mia mente era altrove. Più che altro era il pensiero di non poterci tornare che mi assillava.

Ma, è solo questione di tempo. Dopo la pioggia esce sempre il sole.

Il Kintsugi

Il Kintsugi o la tecnica della riparazione.
Quest’arte giapponese di riparare le tazze e/o altri oggetti in ceramica incollandone i pezzi e ricoprendo le linee di rottura con polvere d’oro, è una bellissima metafora che poi diventa arte e tecnica e ci insegna una profonda verità: la riparazione è possibile.
Noi occidentali ci dimentichiamo troppo spesso che le “fratture” della vita possono essere riparate, vediamo solo il lato negativo: “una rottura rimane tale, con la sua cicatrice, la sua ferita e a volte la sua vergogna”.
Il Kintsugi supera questa barriera, va oltre e non bastasse la migliora. La riparazione dell’oggetto effettuata con oro, migliora la frattura, rendendo l’oggetto più pregiato di prima.
L’oggetto rotto non può tornare ad essere quello di prima, la rottura è un dato che non può essere cancellato. Questo dato negativo però, attraverso un lavoro, quello del Kintsugi appunto, trasforma il dato negativo in positivo.
L’arte di abbracciare il danno, di non vergognarsi delle ferite, è la delicata lezione simbolica suggerita dall’antica arte giapponese del Kintsugi. La riparazione del Kintsugi non nasconde le linee di rottura, anzi le evidenzia, ma ricoprendole d’oro le trasvaluta in una nuova e più elevata sintesi.
Molti sono i paralleli suggestivi che suggerisce il Kintsugi: non buttare quello che si rompe, la rottura non ne rappresenta più la fine, le sue fratture diventano trame preziose, si deve tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna.
Nella vita di ognuno di noi, forse, si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa.
È l’essenza della resilienza.

Desideri e felicità

La vita dovrebbe essere come la si desidera, dovrebbe essere felice. Desideri e felicità vanno a braccetto.

“I desideri terreni sono illuminazione” insegna il Buddismo.

Anche se alcune scuole tradizionali sottolineano la necessità di eliminare i desideri e liberarsi da tutti gli attaccamenti, questo non vale per la filosofia Buddista di Nichiren Daishonin.

Gli attaccamenti dopo tutto sono sentimenti umani, e i desideri sono un aspetto della vita indispensabile. Per esempio, il desiderio di proteggere se stessi e i propri cari ha ispirato una vasta gamma di miglioramenti io sociali e il desiderio di comprendere il ruolo dell’umanità nel cosmo ha guidato allo sviluppo della filosofia, della letteratura e del pensiero religioso. In questo senso, eliminare i desideri non è possibile e nemmeno, di fatto, desiderabile. Se si fosse completamente liberi dal desiderio, si finirebbe per minare la propria voglia di vivere sia individuale che collettiva.

Gli insegnamenti di Nichiren sottolineano la trasformazione, piuttosto che la soppressione dei desideri. I desideri e gli attaccamenti sono visti come il combustibile della ricerca della felicità.

L’approccio di Nichiren ha l’effetto di rendere il Buddismo praticabile da tutti, anche da chi invece di ritirarsi in meditazione desidera continuare ad avere un ruolo attivo nel mondo. Le aspirazioni, i sogni e le frustrazioni della vita quotidiana secondo Nichiren sono il “carburante” del processo di Illuminazione.

Per chi vive in realtà stressanti e sempre mutevoli, i problemi non sono più ostacoli ma stimoli per la pratica buddista, più efficaci di un obiettivo astratto di “illuminazione” che si raggiunge attraverso il distacco da tutti i desideri e attaccamenti. Superare i problemi, realizzare sogni e obiettivi a lungo serbati nel cuore, questo è il tipo di vita quotidiana da cui deriva il senso di realizzazione e di felicità. È importante non separarsi dagli attaccamenti ma comprenderli e, in definitiva, servirsene.

A volte

Perché a volte si preferisce scrivere, leggere, o persino lavorare, (e preciso, a volte) alle persone? Perché la passione che metti nelle cose, il valore che dai loro, i sacrifici che fai per loro, le cose, li ricambiano sempre – o quasi – in maniera sorprendentemente proporzionale. A differenza dalle persone, a volte. Le cose sembrano avere occhi più “giusti” di quelli con cui le persone guardano, ma spesso neanche ti riescono a vedere, pur pensando di averti.

Mezz’ora

A volte la vita ci riserva sorprese che neanche minimamente si immagina.

Nel giro di mezz’ora, quello che stavi vivendo, la vita quotidiana con le sue abitudini, i suoi gesti e le sue passioni, cambiano improvvisamente i loro decorso. Arriva una mazzata che cambia il futuro che fino mezz’ora prima sembrava inconfutabile. Un futuro pensato e pianificato con entusiasmo su cose che ti piacciono particolarmente, su cui miravi le energie, per la gioia della mente e del corpo.

In mezz’ora passi dal mondo di *Umanità, al mondo di **Inferno.

Quello che avevi programmato: le vacanze estive, le nuotate al mare e le salite in montagna, gli allenamenti fit con gli amici e con la natura, il taglio della siepe e tutto quello che la quotidianità ti riserva, che ti piace e che soprattutto desideri fare, volano via. Alt, stop!

Il motore umano ti informa (ma non ti avvisa) che ha bisogno di manutenzione e che devi metterti “calmo”, che non devi superare certi limiti, insomma che devi stare tranquillo, usare la marcia lenta, senza accelerare, senza pressare.

Solo dopo qualche giorno da quella fatidica mezz’ora, razionalmente realizzi che sei stato fortunato, si perché quel motore non avvisandoti di aver bisogno di cura, potrebbe ingrippare e molte volte senza possibilità di risoluzione.

E’ la fortuna l’unico senso che puoi dare quando ti arriva una botta improvvisa, quella che ti fa vedere il bicchiere mezzo pieno, quella che ti da la forza e la speranza.

Da oggi, la quotidianità, la vita, prenderà una piega diversa. Bisognerà reinventarsi con cose nuove, situazioni e frequentazioni diverse. E per quelle conosciute che rimarranno ancora attive, usare la marcia lenta.

*Mondo di Umanità (definita anche Tranquillità). È una condizione vitale, che può scivolare con facilità nei mondi più bassi. In genere in questo stato ci comportiamo in modo umano, rimaniamo estremamente vulnerabili alle forti influenze esterne

**Mondo di Inferno. È la condizione di sofferenza (a volte disperazione) in cui abbiamo la percezione di non essere liberi di agire; è caratterizzata dall’impulso di distruggere noi stessi e tutto ciò che ci circonda.

America!

Il diritto dei cittadini americani a possedere armi da fuoco è sancito dal Secondo Emendamento della Costituzione. Quello che recita: “Una milizia ben organizzata è necessaria alla sicurezza di uno Stato libero e dunque il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere violato”. Ratificato il 15 dicembre 1791, si 1791 sottolineo!
Davvero parliamo di un diritto inviolabile per una società civile e moderna?
E quasi dimenticavo, in alcuni stati poi, per chi compie gesti folli come certe stragi, c’è quell’altrettanto civilissima pena esemplare: la pena di morte!
E tutto si risolve in un meraviglioso farwest!

È libero un Paese che boccia il Ddl Zan?

“Mi domando come possa considerarsi libero un Paese in cui la libertà è garantita nella sua totalità per alcuni e centellinata per altri”.

Così Emma Ruzzon, rappresentante degli studenti dell’Università di Padova, durante la cerimonia per gli 800 anni dalla fondazione dell’Ateneo, alla presenza del presidente della Repubblia Sergio Mattarella e della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Un Paese, ha aggiunto Ruzzon

“In cui i senatori della Repubblica possono permettersi di applaudire pubblicamente l’affossamento di un disegno di legge che, pur in minima parte, mirava a tutelare la libertà di esistere di persone, cittadini, di uno Stato che continua a chiudere gli occhi davanti alla sue evidente transfobia, mentre conta il più alto tasso di omicidi di persone trans in Europa”.

La rappresentante degli studenti si è poi rivolta alle istituzioni.

“Non chiedete a noi di avere coraggio, abbiate voi il coraggio di guardare davvero al futuro, di chiederci come stiamo. Abbiate il coraggio di ascoltarci”, ha concluso.

Credo che, a queste parole della studentessa, ci sia ben poco a aggiungere.
E va bene… lo stato vaticano in casa, la chiesa cattolica, i bigotti, i retrogradi di ogni ordine e grado, e sappiamo che sono tanti in questa italiota ma è ora di finirla con il medioevo.

Purtroppo l’Italia è un paese libero nella misura in cui i suoi abitanti sono in grado di esercitare l’elettorato attivo in maniera consapevole. Se continuano a preferire i bigotti ai politici laici, le cose si metteranno sempre peggio.

Educazione

Qualche mese fa mi hanno colpito le parole di Antonio Albanese:

“Mi preoccupano l’egoismo e la stupidità, l’individualismo menefreghista. Si sta perdendo il rispetto, la gentilezza, il valore dei rapporti veri. Parlo delle piccole cose. Un esaurimento nervoso non arriva per una notizia, ma da una somma.
Se butti un mozzicone per terra o nel posto sbagliato, stai facendo un danno non solo agli altri, all’ambiente, ma anche a te stesso. La città è anche tua.
Bisogna ripartire dai fondamentali. Pratico e ho insegnato ai miei figli gentilezza, garbo, rispetto. Serve più serenità, saper individuare a chi credere per non farsi travolgere dalla centrifuga: fermarsi, capire cosa ci è finito dentro.
Bisogna ascoltarsi, sentirsi di più.”

C’è poco da aggiungere a questo pensiero.

Vivo quotidianamente questa problematica incivile e incolpare solo i giovani sarebbe riduttivo. Che siano i maggiori responsabili è vero. La poca maturità non da diritto al menefreghismo e allora? Educazione. Si, sempre questa piccola grande parolina: “Educazione”.
L’educazione è fondamentale nell’età della crescita, nei passaggi cruciali della vita, quando si inizia a guardare il mondo fuori con i propri occhi, non quelli della famiglia.
Educazione però è una parola che, nel nostro paese ha più il sapore di normativa, regole, giudizio, “qualcosa cui obbedire”, qualcosa da dover diventare.
E questo è un grosso ostacolo.