Ci sono ancora

Sento ancora palpabili le cicatrici passate, ci sono ancora.
Affetti feriti, responsabilità mancate, molte volute.
Avevo sperato in un disegno nuovo della realtà, in una forza che intervenisse a cambiare le cose con naturalezza e decisione, allo stesso tempo.
Invece, ci sono ancora.
Sono presenti e non le so gestire o meglio rimuovere.
Tornano casualmente e lievemente si insinuano nelle pieghe del pensiero, senza regole ma avvertibili, ci sono ancora.
Sono una regola e pertanto so gestirla ma vorrei tanto diventasse una eccezione, e non ci fosse più.

Funzionamento

Una delle questioni peggiori della vita, dei rapporti e delle cose, almeno per me, è il non riuscire a comprenderne il funzionamento.
Posso pensare mille modi, costruire mille castelli, fare mille progetti ma, prima, debbo conoscere la struttura base, lo scheletro. Debbo prima capire bene se, il mio pensare, il mio costruire e il mio fare, ha un senso.
Non che tutto lo debba avere ci mancherebbe, ma che almeno non sia tempo perso e che almeno abbia un filo di valore.
Si potrebbe obbiettare che i tre elementi: vita, rapporti e cose, sono elementi distinti e quindi ci si deve rapportare in maniera diversa, ed è vero ma, per la legge di interconnessione, tutto è legato e quindi tutto ha un senso di funzionamento.

Poesia & Poesie

La poesia è… tante cose. Non basterebbe la lunghezza di un post per scrivere tutti gli aggettivi che una poesia può avere, che una poesia può essere. Per brevità, sono pienamente consapevole che la poesia è tutto perché tutto può stare dentro in una poesia.
Personalmente amo la poesia che riesce ad arrivare alla parte più profonda, nella sensibilità che si nasconde per carattere o per paura.
Personalmente amo la poesia che arricchisce, che può rendere migliore qualche momento, che può essere spunto di riflessione su se stessi e sul mondo.
Personalmente amo la poesia che sa rendere la vita un posto migliore, più accogliente.

Libri soli

Capita, mi capita, quando acquisto entusiasta un libro, parto sparato a leggerlo e poi, con lo scorrere delle pagine, comincio ad arrancare, come se dovessi salire una  ripida salita. Il fiato corto prende il sopravvento e quasi con vergogna, si girano le spalle, si chiude il libro, e senza esser visti da nessuno, almeno questa è la speranza che campeggia a chiare lettere nella mente, con mestizia, si abbandona.

Gioia e passione

Molti sono i gesti, i rituali che creano piacere alla nostra quotidianità. Prepararsi un caffè appena svegli al mattino, accarezzare il cane che dimostra la sua gioia nel vederti, scambiare dei pensieri con qualcuno cui si vuole bene, andare al mercato per vedere i colori delle bancherelle, comprare una piantina di basilico che sprigiona profumo d’estate, fare una passeggiata in mezzo al bosco… innumerevoli e diversificati sono i nostri gesti, le nostre passioni, a cui nessuno è dato giudicare. Per questo è importante cercare la gioia con passione instancabile.
La gioia, tanto più profonda della felicità, la passione, tanto più nutriente dell’eccitazione.

Respiri

Ogni respiro ha i suoi dettagli, fatto di profumi, di pieghe, di gioie e dolori.
Dettagli minuscoli a volte impercettibili a volte opprimenti.
Li stringo forte in un angolo della mente, un modo per catalogarli, estrarli ed ammirarli al momento del bisogno.
L’album è pieno di respiri. Catalogati in ordine sparso, uno per ogni emozione, gioia e sofferenza. Uno per ogni momento.

Stima

Il valore che diamo a una persona è dato dalla stima che riponiamo su di essa.

Questa stima si forma dal modo di interagire con lei e da ciò che riceviamo. Ossia, da come questa persona reagisce ai nostri stimoli e da cosa decide di restituire, di aggiungere, di elaborare e passarci, in un interscambio che arricchisce entrambi.
Stima è riconoscere in questa persona integrità, sincerità, coerenza, capacità e la solidità che permette alla fiducia di radicarsi, nei giorni, nelle settimane e nei mesi.
Stima è “dare un valore”, un valore che sia al di sopra della media, per un modo di comportarsi, per un’integrità caratteriale, per determinati talenti da cui possiamo attingere e a cui possiamo anche contribuire, quando la fiducia è stata cementata.

La perdita della stima in una persona è molto vicina all’esperienza del tradimento. Un passo doloroso da superare è uno stupore freddo: l’incapacità di riconoscere quella persona per quella che ci si era manifestata, per quella che fino a poco prima credevamo essere.
Perdere la stima significa ritrovarsi soli in un’ attività, in un sentimento, in un qualsivoglia genere di scambio, quando prima si era in due e si producevano flusso energetico e valore, scambio umano e creazione – su diversi livelli.
Un’esperienza del genere può causare un collasso nervoso e nel peggiore dei casi andare anche a far tremare le fondamenta nella nostra scala di valori e dei nostri punti di riferimento. Con ricadute sulla stessa fiducia che riponiamo o riponevano in noi, per esserci “causati” un’esperienza del genere.

In questi mesi ho perso la stima in tante persone e questo fa male.

Un leggero vento

L’erba del prato mossa da un leggero vento, mi porta a pensare alle montagne che ho vissuto questa estate. La montagna dona tantissimo; è affascinante, profonda, emozionante, sa offrirci sensazioni, profumi e colori. Ognuno può viverla come crede, come desidera. Le opportunità non mancano. La montagna riesce a mettere in luce i nostri limiti, le nostre forze, le nostre debolezze. Quell’avanzare verso la meta, il tremore dei muscoli stremati e il sudore che dopo un attimo si trasforma in gelo, sulla schiena, sono sensazioni uniche. I panorami incantevoli, le nuvole bianche, incantano la vista e sgombrano la mente. La libertà, riecheggia come un grido nell’aria.

Ironia

C’è una cosa che mi accompagna da sempre o meglio dalla mia adolescenza, e questa cosa si chiama ironia. E’ meravigliosa l’ironia, in ogni contesto, si, anche in quelli più seri, difficili, perché ironia non vuol dire non dare la giusta importanza alle situazioni, sottovalutare i problemi, bensì cercare di affrontarli con la testa appena più leggera e con più forza. Poi c’è l’intolleranza verso di essa, che francamente non comprendo e che in pochi casi, per fortuna, mi ha creato alcune antipatie.
L’ironia non è mai derisione nei confronti di qualcuno e se la si scambia per ciò, o la battuta non era ironica e allora parliamo di altro, o semplicemente, non la si è compresa.

Prigione

Fuori nubi sottili, settembrine, dentro mura dense, solide. Non soffro di ‘prigionia’ anzi, con il verde che circonda la casa, le opportunità di aria e natura non mancano, ma la scorgo negli occhi incrociati di anonimi passanti e un po’ mi rattrista. Basterebbe poco per aver gioia della vita; i raggi di sole che avvisano l’inizio del giorno, il profumo del sugo che arriva dalla cucina, la telefonata inaspettata di una persona cara e soprattutto sopra ogni cosa, il saper di stare in salute. Troppe volte ci si dimentica di quando poco basti far sorridere i nostri occhi, farli evadere da quella ‘prigione’ che è dentro la nostra mente.

Il silenzio

Abituati al rumore assordante della città, al vociferare continuo nelle vie, nei negozi, negli uffici, al parlare per riempire i momenti in convivialità e condivisione, ci dimentichiamo molto sesso dell’importanza del silenzio. Eppure il silenzio è un’altra forma di linguaggio, quella più intima e vera. Solo nel silenzio i filtri scompaiono, i pensieri sono nudi e senza condizionamenti. Il silenzio è il miglior compagno, il nostro vero e sincero amico a cui possiamo confidare tutto anche quello che facciamo fatica dire a noi stessi.

La storia

Ho studiato poco la storia purtroppo. Negli anni di scuola dove sicuramente si aveva modo, tempo e opportunità di farlo, ho preferito dell’altro. Mi sono rifatto in parte negli anni successivi, forse perché non ero costretto, forse perché la maturità mi ha permesso di capire quanto sia importante per capire il nostro presente. Studiare la storia, che poi ognuno cercherà di vendervela come più gli aggrada, serve a non dimenticare quello che è stato fatto a causa del pensiero che c’era in quel momento. Questo serve o meglio dovrebbe servire, il condizionale è d’obbligo, per non rifare gli errori che sono stati fatti ma, il condizionale purtroppo la vince, eccome! In questo ultimo ventennio si è assistito ad un ritorno al “pensiero passato”, ad una certa nostalgia di “socialità” per non usare il termine “regime” che bene non fa, anzi, ci riporta indietro invece che in avanti. Tutto questo a causa di quel “condizionale” che non riusciamo non solo a demolire ma a volte neanche a scalfiggere. E allora verrebbe da pensare “a cosa serve studiare la storia?” Resto dell’opinione che invece è importante studiare la storia se non altro per quelli che credono nel futuro, per quelli che credono nella libertà, per quelli che credono nell’uomo e nella natura. E io credo in questo.

Emozioni

Si dovrebbe trascorrere ogni giorno emozionandosi almeno un po’, cercando la bellezza nei fiori, nella poesia, nella musica, parlando con gli animali,  con i vecchi.

Bisognerebbe capire che la vita senza emozioni conta poco, che le emozioni sono la parte migliore della nostra quotidianità, che danno un senso alla vita.

Converrebbe imparare che solo una vita vissuta così è una vita che è valsa la pena di vivere. E alla fine dei nostri giorni i rimorsi non avranno avuto spazio.

Imparare

Impari con fatica e umiltà che la vita altro non è che un’alternarsi di gioie e dolori. Un susseguirsi di tante piccole vite, vissute un giorno alla volta.

Impari che la vita è osservare un tramonto, stringere la mano a un malato, lo scodinzolare del tuo cane quando ti vede, il pianto incompreso di un neonato, il sorriso sincero del tuo amore, la speranza di una guarigione. 

Impari a vivere ogni giorno ringraziando la vita.

Lava

Da tempo ormai, l’area amichevole di cui si è riempita di volta in volta nel corso degli anni, la mia vita, ha smesso di alimentarsi. Chi ho abbandonato, chi è rimasto distante, chi è scomparso e chi ho semplicemente smesso di sentire. Tutti nel contenitore affezione, nel reparto dispensa.
Non so cosa, non so come, non ho risposte o meglio non le cerco. L’abitudine, questa conosciuta amica-nemica, ormai da tempo, ha preso il sopravvento sulla gestione quotidiana della condivisione fisica, affettiva, amichevole
Quando un “lamento” non viene cancellato con un’azione “fisica”, rimane sommerso ma vivo e come la lava di un vulcano, è probabile che ogni tanto erutti.    

Sento

Sento diminuire il bisogno di contatto umano,
quel poco che avverto si esaurisce con i contatti virtuali.

Sento il desidero di distanze maggiori,
pace e luoghi tranquilli.
La montagna. Il bosco.

Sento il timore di non essere più in grado di vivere
in quella che un tempo era definita normalità.

Sento che l’isolamento, superato il dolore
e lo smarrimento iniziale,
sia la forma più estrema di libertà,
almeno mentale.

Ipersensibilità

Non so se sia l’età, anche se la saggezza dovrebbe rafforzare il sistema limbico non indebolirlo, fatto sta che, da qualche anno indiscutibilmente, mi accorgo di emozionarmi con estrema facilità. Davanti a visioni, azioni contrapposte come violenze o gentilezze, cattiverie o benevolenze, mi ritrovo fragile fino al punto di raggiungere il pianto con molta facilità. Non mi vergogno di esprimere questo sentimento che per molti sembrerà segno di debolezza. A onor del vero la cosa mi imbarazza non poco e preferirei non succedesse ma non ci posso far niente. Da quando ho un cane poi, davanti a soprusi, cattiverie e qualsiasi negatività su animali, su tutti gli animali, sono costretto a cambiare visione per evitare un grande malessere che mi porta solo disagio, sofferenza e inquietudine.
Quello che mi fa specie, e ritorno alle prime righe del post, è che qualche anno fa, la ragione la razionalità mi portava a discernere i fatti e le azioni con più logica, senza scendere in commozione.
Di tutto questo mi domando il perché.

Io non so scrivere

Io non so scrivere, sto imparando a scrivere.
E’ sempre stato un mio grande desiderio scrivere ma, per una serie di “ma”, esclusivamente di mia responsabilità, non l’ho mai messo in pratica. Solo una quindicina di anni fa ho cominciato con la musica.
Grande appassionato, da oltre cinquant’anni, mi sono detto: “Perché non scrivere qualche recensione? Ascolto dischi da sempre, la musica è il mio interesse e piacere primario, desidero imparare a scrivere, quale occasione migliore?”
Con tutte le imperfezioni che un incompetente manifesta come errori grammaticali, ortografici e lessicali, cominciai, consapevole del fatto che ci mettevo il cuore e che l’unica cosa che a me interessava era trasmettere le sensazioni e le emozioni che un disco mi infondeva, al di la dell’inesperienza giornalistica che a me certamente faceva difetto.
Ho scritto qualche centinaio di recensioni e un po’ alla volta le sto riversando in questo neonato blog personale.
Da pochi mesi mi sono avventato nella composizione di qualche haiku e di qualche prosa, senza particolare ambizione poetica. Sono per me semplici pensieri articolati in forma, un modo come un altro per tener uno “scripta manent” in una “mens sana”.

Il meno peggio

Non mi occupo attivamente di politica ma da uomo e cittadino mentalmente attivo sono attento a quello che mi succede intorno.
Per esperienza quasi cinquantennale, posso ma è opinione generale, tranquillamente affermare che non c’è mai stata un’opposizione che affermasse qualcosa di positivo al governo di turno.

Facile stare all’opposizione e pontificare su cosa si sarebbe dovuto o non dovuto fare.”

Mi viene quindi spontaneo pensare come sarebbe andata la prima fase dell’epidemia se al governo ci fossero stati Salvini, Meloni e company.
Al solo pensiero delle decine e decine di dichiarazioni del “capitano” e dei suoi lacchè di corte, rabbrividisco.
Ne ricordo alcuni: il virus non esiste, sono gli extracomunitari che lo portano sulle nostre terre, il virus che poi esiste ma è clinicamente morto, sul “riapriamo tutto”, sulle mascherine che non servono, sulla dittatura sanitaria ecc. ecc.

Con il seno di poi, nonostante che degli errori non siano mancati, ancora una volta mi appello alla regola del meno peggio. Della serie: “meglio questa realtà zoppicante, che un futuro che poteva essere disastroso.”

Ad maiora!

Oggi si celebra la Resistenza

Resistenza indica una forma di opposizione attiva alle aggressioni, proprio come quella messa in campo dai partigiani.

Nell’ultimo decennio si è assistito a un rafforzamento di formazioni politiche di estrema destra e fascistoidi. Peggio ancora, i loro obiettivi e le pratiche politiche dell’estrema destra hanno contaminato molte delle forze parlamentari e istituzionali che si definiscono antifasciste.
C’è ancora un fascismo, non necessariamente identico a quello del passato, ma c’è.

Oggi tutti i partiti di centrosinistra trovano una propria identità in opposizione all’estrema destra. Ma fanno molta più fatica a darsi un’identità in modo attivo, riconoscendosi in obiettivi comuni e in una visione di futuro, diventando infine complici degli stessi partiti fascistoidi di cui si dichiarano avversari.

È necessario ricordare quindi che l’antifascismo è una parola che indica una forma di opposizione attiva, proprio come quella dei partigiani, che si celebra il 25 aprile.

Resistenza significa sostenere e contribuire in ogni modo possibile, anche solo con parole di sostegno esplicito e pubbliche, di stare dalla parte dei deboli, di chi soffre, di chiede aiuto.

Resistenza significa scendere in piazza per ricordare i 40 mila partigiani morti combattendo armi in pugno il regime nazifascista, caduti provando a costruire per l’Italia un futuro di libertà.

Buon 25 aprile