Forte aprile 2023

Il 17 di questo mese, Forte ha compiuto tre anni.

Senza ripetere pensieri già scritti in passato (qui aveva dieci mesi) e (qui ne aveva diciassette) mi limito a riconfermare quanto sia sconfinato l’amore reciproco.

Nella bilancia dei pro e contro, per quanto possa sembrare un’analisi fredda, egoistica e materiale, il piatto del pro pesa di gran lunga di più.

Prima del suo arrivo fantasticavo con la mente a viaggi dentro e fuori i confini nazionali ma il suo “entry” ha smorzato questo entusiasmo, ripagando questa mancanza con sguardi carichi di una tenerezza disarmante.

Non riesco minimamente a immaginare di depositarlo in una pensione o presso un dogsitter, credo che dopo qualche ora mi scoppierebbe il cuore. E proprio per questo motivo, qualsiasi allontanamento da casa per diverse ore avviene in sua presenza.

Gli animali e in special modo i cani, hanno un’infinità di superpoteri che li rendono speciali e che ci riempiono di motivi per amarli con grande intensità. Se facciamo una lista di tutti i modi in cui ci sorprendono, non smettiamo più di sorridere.

Amare un animale vuol dire lasciarci stupire, ad esempio, dalla sua capacità di predire il futuro o di sentire che stiamo arrivando a casa; dalla sua “vista a raggi X” con cui ottiene tutto quello che vuole, dalla sua empatia, dalla sua capacità di entrare in sintonia con il nostro stato emotivo e di offrirci conforto ed energia.

La verità è che poche cose sono paragonabili al dolore di lasciarli soli in casa quando andiamo via. I loro occhi imploranti ci colmano di dolore, ma la loro allegria al ritorno ci inonda di felicità.

Gli animali sono indubbiamente i migliori terapisti per molti di noi. La loro nobiltà e bontà non hanno limiti. Si potrebbe dire che finché non si ama un animale, una parte dell’anima è dormiente. Esiste, nella nostra anima, una parte riservata ad amare un animale, alla possibilità di godere del suo amore incondizionato e delle sue lezioni.

Infanzia e Vecchiaia

Marguerite Yourcenar in Archivi del Nord scrive:

«Più invecchio anch’io più mi accorgo che l’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi in cui ci è dato vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita. […] Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito. E tutto l’intervallo sembra un vano tumulto, un’agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perché si è dovuto passare»

Mi è venuto incontro questo scritto della Yourcenar e, come spesso accade, mi ha piacevolmente sorpreso.

Sorprendere è meravigliarsi, stupirsi, prendere cognizione improvvisa di un proprio atto impensato, inconsueto ed è quello che mi è successo dopo averlo letto.

L’infanzia e la vecchiaia sono i due limiti estremi della vita, se si elimina quello che sta in mezzo i due estremi si “toccano”, si parlano, si capiscono.

La curiosità dei bambini e la saggezza degli anziani; l’irrefrenabilità dei primi e la tranquillità dei secondi; la voglia di imparare e di scoprire e di provare che caratterizzano l’infanzia e la capacità di trasmettere, di guidare e di consigliare della vecchiaia.

Infanzia e Vecchiaia, quindi, collaborano per una qualità della vita che non ha tempo, che non ha età. Perché ogni momento, ogni periodo è quello giusto per essere felici e per puntare in alto o almeno verso qualcosa: le persone anziane insegnano questo ai bambini e facendolo, lo ricordano a se stesse.

Un altro anno

Ogni anno di questo periodo faccio due conti. Faccio due conti sull’età, sugli anni che inesorabilmente aumentano sulla tabella cronologica del pianeta terra e sulla quella anagrafica.

Contando i miei anni mi rendo conto che sono molti meno quelli che mi mancano da vivere di quelli già vissuti. Presa questa coscienza, inevitabilmente sorgono riflessioni sul domani prossimo.

Scremare, scremare, scremare il superfluo, gli orpelli, l’insignificante.

Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute. Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità. Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi, gli screditori e quelli che si appropriano dei risultati altrui.

Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana. Che sappia sorridere dei propri errori. Che non si gonfi di vittorie. Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo. Che non sfugga alle proprie responsabilità. Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.

L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta. Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone… Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.

Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.

Buon Anno!

E’ consuetudine in questo periodo dell’anno, stilare una lista di buoni propositi.
Anche se l’esperienza insegna che a volte i buoni propositi diventano delusioni, non bisogna per questo demordere e perdere la speranza.
Ben vengano quindi i nuovi propositi purché non rimangono tali.
Non credo che le cose vadano come devono andare. Opporre resistenza a quello che riteniamo sbagliato e favorire quello a cui crediamo, è la cosa giusta da fare.
Impariamo a comprendere ciò che ha senso mantenere nella vita e ciò che invece bisogna avere il coraggio di lasciar andare.
Provarci davvero, che solo l’intenzione chissà perché, non basta.
Vi auguro di trovare il coraggio di guardare sempre avanti, lasciando dietro ciò che evidentemente non aveva valore.

Vi mando il mio più sincero Auguro di “Buon Anno” a tutti voi passanti di questo blog.

Quest’anno

A una certa età, si crede di aver imparato abbastanza dalla vita. Si crede che le esperienze vissute siano state più che sufficienti da aver formato una barriera protettiva contro gli imprevisti. Non è così.
Quando succedono eventi che non conoscevi, sei costretto ad affrontare le nuove realtà. Devi imparare a fronteggiare i nuovi avvenimenti. Se poi, le avversità riguardano la salute, concepire nuove condizioni è ancora più impegnativo.
Quest’anno ho imparato che non bisogna mai arrendersi, che bisogna continuare a correre, bisogna essere straordinari, coraggiosi, sognatori.
Quest’anno ho capito di essere più forte di quanto pensassi, perché ho continuato… Ho continuato a fare errori, ad avere speranza, a piangere, a sorridere, ad arrabbiarmi e a gioire.
Quest’anno sta per finire, un altro anno pieno di insegnamenti.
Si perché: “non si finisce mai d’imparare”.

Ciao duemilaventidue e… grazie!

Destino e Karma

Questo frammento di Haruki Murakami tratto da Kafka sulla spiaggia è di una bellezza e profondità sorprendente:

“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo.

Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.

Quando lo lessi per la prima volta, inevitabilmente pensai al karma. Il karma nel buddismo equivale al destino per le religioni occidentali, il cattolicesimo in primis ma con una grande differenza, che nel cattolicesimo è già deciso e già segnato e l’uomo impotente, accetta passivamente il presente e il futuro. Nel buddismo il karma è legato a doppio filo con la legge di causa/effetto e l’uomo è l’unico artefice del suo presente e del suo futuro. Il karma a differenza del destino è modificabile con le “cause”, cause positive effetti positivi, cause negative effetti negativi. Le cause sono visibili con le azioni e invisibili con i pensieri, entrambi contribuiscono agli effetti che a loro volta possono essere visibili e invisibili.

Nella vita possiamo trovare “una tempesta di sabbia” (momento infelice e doloroso) nella nostra “direzione del percorso” (periodo, quotidianità) e “per evitarlo cambiamo l’andatura” (spostiamo il problema) ma “il vento cambia andatura, per seguirti meglio” (il problema rimane comunque), “allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo.” (il problema è parte di noi).

Questo si ripete infinite volte” (inerzia, incomprensione), “Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano” (karma – azioni e pensieri passati), “indipendente da te” (karma ereditato), “È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu” (karma personale), “Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento” (agire, mettere l’azione), “chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia” (decidere che il problema possiamo risolverlo noi e nessun altro al nostro posto).

E quì si apre un grande capitolo dove la fede ha un ruolo centrale ma questo è un altro discorso…

Non è certo una novità affermare che Murakami è un grande scrittore, a molti potrà non piacere ma che il suo stile sia facilmente accessibile è un dato di fatto. Ed è anche per questo che io lo reputo un grande.

Blog

Volendo identificare questo mio blog come un luogo fisico me lo immagino come una piccola calda baita di montagna, rigorosamente costruita in legno, riscaldata con la legna che brucia nel caminetto, con un bel tetto aguzzo, pronto ad accogliere grosse quantità di neve senza minacciare le fondamenta. Poi all’esterno, un infinito lembo di terra verde, prato, fiori e abeti alti e scuri a proteggere e a stimolare questo mio, immaginario rifugio.

Felicità

Quante volte abbiamo pensato che la vita non è mai come la si vuole, come l’abbiamo immaginata?

Le cose che abbiamo desiderato, chissà perché stavano sempre altrove, da un’altra parte. La felicità, decisamente sopravvalutata, viveva in un posto sconosciuto, che non esiste sulle mappe, sempre in ritardo con la vita.

Ho usato volutamente il plurale e il passato perché si sa, tutti più o meno ci siamo passati.

Ma poi l’età, si l’età, e con essa le esperienze, ci cambiano e cambiando ci aiutano a capire.

Lei, la felicità, sta sempre lì al suo posto, possiamo anche trovarla a volte, se siamo capaci, ma non possiamo trattenerla a lungo. È preziosa perché ci sfiora solo qualche istante. Ma in quel tempo così piccolo la vita vale il doppio.

Sedici ottobre

Tre mesi fa accennavo in questo post, della situazione che si era venuta a creare dopo un esame fatto quasi per caso. Non avevo infatti nessun sintomo e solo per precauzione o meglio per prevenzione ho voluto fare un elettrocardiogramma, era il sette di luglio.

Stavo non bene ma benissimo, facevo un’attività fisica che mi piaceva tantissimo; il Fitwalking, ero felice anche in previsione delle prossime vacanze montane che avrebbero preso inizio quindici giorni dopo.

Il medico esamista mi invita a fare una ecocardio in quanto sembra dal referto ci sia il cuore un po’ “ingrossato” ma non mi da premura, con calma. Conoscendo i tempi biblici per gli appuntamenti medici decido di telefonare subito convinto che ci sarebbero voluti mesi. Vengo informato della possibilità dell’ecocardiogramma per l’undici luglio, quattro giorni dopo, impensabile!

L’esito dell’eco non è confortante e il medico esamista lo è ancor di meno, paragonando numericamente il suo grado di empatia da uno a dieci il suo è zero. Ma vabbè, dicono sia bravo e questo lo salva. Ci sono seri problemi mi informa, e se fossi in lei mi dice, non aspetterei tanto per esami più approfonditi.
Mi crolla il mondo addosso.

Mancavano una decina di giorni alle tanto attese vacanze e questa sentenza medica non ha certo favorito il mio umore ma tant’è la salute è al primo posto ed è la cosa più importante.

Nonostante il periodo estivo feriale, in previsione di ulteriori esami e nelle condizioni psicologiche non serene, decido di disdire la prenotazione montana e per la prima volta in 43 anni rinuncio alle vacanze.

Il quattro agosto mi sottopongo all’esame di TAC il quale conferma gli stessi dati della eco e quindi: alcune placche coronariche e una dilatazione aortica borderline, per fortuna però la valvola è tricuspide e questo migliora la situazione.

Il medico con il quale sono in contatto mi rasserena informandomi che anche le coronarie sembrano meno pericolose di quanto ha sentenziato la ecocardio, ma mi invita allo stesso tempo di fare una coronarografia in modo da mettere completamente in luce la situazione reale del mio cuore.

La coronarografia infatti è l’esame (invasivo) più completo e veritiero, che con certezza, a differenza degli esami precedentemente eseguiti, dice tutto sulla situazione cardiaca.

I tempi per questo esame, visto anche il periodo agostano, si aggirano a non meno di un mese, un mese e mezzo. Avrei potuto quindi approfittare per un breve periodo di vacanza ma, e per l’umore e per gli sforzi, a tal proposito già dall’undici luglio avevo smesso con il Fitwalking proprio evitare problemi, decido di trascorrere il periodo estivo a casa, rinunciando a malincuore alla montagna.

Ma non è stata un’estate cittadina da dimenticare anzi, è trascorsa bene senza particolari slanci diversivi ma con profonda serenità e consapevolezza. Ho confidenziato con la mia città, passeggiando con il mio cane Forte e mia moglie, in parchi e boschi presenti in grande quantità nell’area in cui vivo.

Il cinque ottobre vengo ricoverato per la coronarografia e il sei mi fanno l’esame. Già durante l’esame vengo informato che le placche non hanno lesionato le coronarie e sono in posizioni non pericolose, ed è quindi da escludere interventi di “pulizia” e riparazione. Il referto confermerà quanto detto e non bastasse, decreta che la dilatazione aortica è inferiore di ben quattro millimetri a quanto stabilito dalla eco e dalla TAC, mettendomi in condizioni se non normali sicuramente non borderline.

E’ stato un giorno felice il sei ottobre, da scrivere sul calendario ed è per questo che lo scrivo qui sul blog. Ma non ci si rende subito conto, si ha bisogno di metabolizzare per diventare veramente consapevoli.

Questo periodo è stato importante per questi motivi e a distanza di dieci giorni, ancora una volta, mi rendo conto di quanto importante sia la salute. E’ vero, è la solita banalità ma è la banalità più importante che esista.

In città

Dopo più di quarant’anni, quella appena passata è stata la prima estate trascorsa in città. Non per scelta ma per causa di forza maggiore. Per questo motivo ho avuto modo di girare ed esplorare angoli nascosti, poco conosciuti al passaggio urbano, non che ce ne fossero poi tanti, ma qualcosina si.

Un territorio lo si può esplorare in vari modi. Ho voluto per la prima volta “viverlo” come mai prima. Concentrandomi bene, assaporando gli odori, osservando le pietre, arricchendolo di piccoli dettagli che lo rendono unico. Si perché ogni città è unica, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Ho attraversato vie, strade e piazze, cercando di sprofondare nei pensieri più profondi della mente, respirando piano e a passo lento. Lentissimo anzi, come se avessi un grosso masso ai piedi. Una marcia lenta per non consumare energia utile all’osservazione.

La valenza di un territorio varia in base alla stagione, alla temperatura e all’ora del giorno in cui ci si trova ad annusare la vita. Aggiungendo persino, in base allo stato d’animo con cui, si è disposti ad accoglierlo. Va da se che questi elementi non hanno certo favorito queste passeggiate urbane.

Nonostante tutto, questo luogo che credevo di avere in mano da molto tempo è riuscito a regalarmi nuovi visi, nuove panchine, nuove attività, nuovi profumi. Il valore aggiunto dato da queste nuove conoscenze, da queste nuove emozioni, è stato di gran lunga superiore.