Creazione di messaggi autodistruttivi

Per vari motivi si può avere la necessità di scambiarsi indirizzi postali, di posta elettronica, numeri di telefono e molto altro. Insomma dovete inviare un messaggio importante ad una persona ma non dovrebbe esser visto da altri.

Privnote utilizza il protocollo HTTPS grazie al quale, la trasmissione dei dati, avviene in modalità criptata ed autenticata quindi non intercettabile da terzi.

L’utilizzo di Privnote è molto semplice e veloce, infatti dovrete solamente scrivere il messaggio da inviare nella casella di testo e premere il tasto Create note.
Per mettere al sicuro tutti i vostri dati sarà necessario collegarsi al sito ufficiale di privnote, un servizio web disponibile gratuitamente e che non richiede nessuna registrazione.

Che cosa permette di fare Privnote? Semplicemente di mettere al sicuro i vostri dati, creando dei messaggi in grado di autodistruggersi.

Password manager o gestore di password

Nel post “Come migliorare la propria sicurezza online“, ho accennato alla Password manager come una protezione avanzata anti-phishing, anti-malware e anti-spam.

Cos’è e come funziona un password manager

Sono programmi e app che archiviano in modo sicuro e crittografato le credenziali (username e password) di accesso ai servizi web (e non solo) in una sorta di cassaforte (“Vault”) virtuale, rendendola disponibile all’utente quando ne ha bisogno.
In poche e povere parole, la Password manager è una “cassaforte” personale privata che contiene tutte le password (ma anche dati personali ecc. ecc.). Questa cassaforte si apre con una sola password (che deve essere abbastanza complessa) la quale si deve obbligatoriamente o per forza ricordare.
Questi servizi si possono usare in diversi modi: via browser, con estensione dello stesso e con applicazione desktop e mobile.
Per una ulteriore sicurezza è consigliabile usare le app e non il browser, in quanto le app sono “sicuramente” accessibili ai soli possessori del Vault, mentre i browser/link e le estensioni, teoricamente, anche se cosa assai difficile, possono essere attaccate da hackers.

I portali che offrono questi servizi sono molti, basta scrivere in qualsiasi motore di ricerca “Password manager o gestore di password” e vi verrà restituita una lista.

Personalmente uso il servizio offerto da Bitwarden per due motivi: perché è un gestore di password open-source, è considerato estremamente sicuro da migliaia di esperti di sicurezza in tutto il mondo in quanto hanno rivisto indipendentemente ogni parte del suo codice sorgente e perché la versione gratuita è pressoché completa e capiente per un utilizzatore privato.

Scaricare quasi 1000 opere di Van Gogh in alta definizione

Il sito del Van Gogh Museum di Amsterdam mette a disposizione per il download decine di opere dell’artista olandese

La grande arte di Vincent van Gogh trasformata in digitale. Il Van Gogh Museum di Amsterdam, la struttura museale dedicata al grande artista olandese, che ospita ogni anno oltre 2 milioni di visitatori, ha deciso di aprire sul proprio sito una galleria virtuale con le opere custodite al suo interno. Tutte dotate di scheda con storia, informazioni e curiosità, certo, ma soprattutto scaricabili in tre diverse dimensioni: small, medium e large.

Troviamo così disponibili per il download numerosi autoritratti del pittore, tra cui il famosissimo Autoritratto con cappello di feltro dipinto nel 1887, ma anche i suoi Girasoli, La Camera di Vincent ad Arles e i Mangiatori di patate. Un totale di quasi mille opere, 986 per la precisione, tra cui dipinti, disegni e bozzetti, di cui trovate una piccola anticipazione nella nostra gallery. Le immagini in questione sono per lo più utilizzabili privatamente, ma circa 200 di quelle caricate sul portale del museo consentono un pieno uso anche sul fronte commerciale.

Link al Van Gogh Museum

Classical Music Only

Chi ama la musica classica non può non aggiungere ai suoi preferiti Classical Music Only. Questo sito permette di scoprire e ascoltare la migliore musica classica. Leggere elenchi di consigli e di altre informazioni, ascoltare i brani classici a lunghezza intera, organizzati per epoca, compositore e stile. Chiedere e creare discussioni, scrivere recensioni e avviare dibattiti.
Insomma Classical Music Only è un sito di musica classica assai completo e interessante sia per chi è avvezzo o è a digiuno della musica classica.

Link a Classical Music Only

Etica digitale

Mai come in questo periodo di AI (Intelligenza artificiale), di Privacy, di algoritmi e Trackers (Traccimento delle attività) c’è bisogno di Etica, di etica digitale.

Sebbene il progresso tecnico sia stato spesso promotore di benessere ed emancipazione per le nostre società, ha mostrato di portare con sé numerosi rischi connessi al suo sviluppo.

Il digitale non fa eccezione: le tecnologie disponibili possono fare la differenza nel migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, eppure ci troviamo nella situazione paradossale di vivere in una società all’apice del proprio progresso scientifico e tecnologico, ma ancora alle prese con enormi e diffuse problematiche legate alla disonestà, ingiustizia, immoralità e oppressione.

L’etica dei dati ha a che fare con la Privacy, l’identità digitale, con la fiducia e la trasparenza nel loro utilizzo. Per gli algoritmi di Machine learning, ad esempio, che imparano dai dati, è fondamentale la qualità dei dati, e lo sarà ancora di più in futuro.

Bisogna tenere presente che i dati degli algoritmi riflettono solo ciò che può essere misurato, quantificato, tracciato. Gli algoritmi non sono perfetti, e hanno un impatto enorme sulla società, potranno avere sviluppi sociali enormi, in tema di sicurezza, Privacy, salute, giustizia, politica, mercati, Shopping, e molto altro ancora.

E quindi?

L’etica digitale rappresenta un lavoro di ricerca dell’equilibrio che manca tra tecnologia, essere umano, sostenibilità ambientale, economica e sociale del sistema in cui viviamo.

A tal proposito esistono gruppi di volontari indipendenti di ragazzi e ragazze con l’intento di riportare la persona e i diritti al centro del dibattito tecnologico.
Questi gruppi si occupano di divulgazione e ricerca in ambito filosofico e digitale, tra la stesura di articoli, un percorso sulla privacy e incontri faccia a faccia.

Qui elencati alcuni progetti italiani:
Etica Digitale
Ippolita
Cisti
Autodifesa Digitale

Come migliorare la propria sicurezza online

Password

Le password sono destinate a sparire, per fortuna. E’ ancora presto ma i sistemi di autenticazione senza password stanno finalmente muovendo i primi passi. A questo proposito, nel recente passato Google, Apple e Microsoft hanno stretto un accordo per l’interoperabilità dei sistemi che non richiedono più la password: oggi si può finalmente parlare di passkey, il nuovo standard di autenticazione disponibile su Windows, Mac, Android e iOS, che consente di proteggersi maniera efficace dalla minaccia del phishing.

Usare dati usa e getta (email temporanee)

Come già visto, i principali rischi online si annoverano con le fughe dei dati. Quest’ultimi vengono sottratti nella maggior parte dei casi da social, fornitori di servizi Internet e compagnie assicuratrici. Per limitare i danni il consiglio, è di usare meno dati sensibili quando ci si iscrive a un nuovo sito, sfruttando alcuni servizi che permettono di impiegare email e numeri di telefono usa e getta per completare l’iscrizione di un nuovo account o ricevere il messaggio di conferma sul telefono. (Prossimamente un post su i migliori servizi da usare)

Allontanarsi dai social network

Quante volte alla radio o in televisione viene trasmessa la notizia di questo o quell’altro personaggio famoso che abbandona i social per qualche tempo perché stufo delle continue campagne di odio alimentate dagli utenti? Ecco, è importante sapere che non solo si è costretti a fronteggiare l’odio di tanti utenti, ma anche problemi di natura tecnica che possono mettere a repentaglio i propri dati sensibili. Il consiglio è di allontanarsi dai social o in alternativa migrare ad altre piattaforme più sicure come Telegram e Mastodon. (Post su Mastodon qui)

Interrompere il doomscrolling

Un’altra sana abitudine è di smettere di fare doomscrolling, cioè smettere di controllare notizie sui siti web o post sui social all’infinito. Se i propri figli trascorrono troppo tempo sui social, esistono degli strumenti come Kaspersky Safe Kids, che permettono di impostare dei limiti di tempo per stare davanti allo schermo del telefono o del tablet, oltre a bloccare l’accesso a contenuti pericolosi o inappropriati e monitorare la posizione dei propri figli tramite GPS.

Mantenere lavoro e vita privata separati famiglia

Il lavoro non dovrebbe mai interferire con il tempo dedicato alla famiglia e agli amici. Allo stesso modo, le faccende domestiche non dovrebbero essere fonte di distrazione durante l’orario di lavoro. Seguendo questa buona abitudine si trarrà un grosso vantaggio anche sul fronte della sicurezza informatica, in quanto non si mischieranno più le informazioni lavorative con le informazioni personali, restituendo allo stesso modo maggiore fiducia all’azienda o al datore di lavoro presso cui si lavora.

Aggiornare (Password manager)

Tra le sue funzionalità si annoverano gli aggiornamenti automatici delle app ormai obsolete, un password manager (Prossimamente un post su i migliori servizi da usare), una protezione avanzata anti-phishing, anti-malware e anti-spam, più la correzione automatica delle impostazioni insicure del sistema operativo Windows.

Promuovere la buona pratica del riuso

Riusogreen è un progetto di Sostenibilità Ambientale nato per promuovere e favorire la buona pratica del riuso. In modo semplice e del tutto gratuito, con Riusogreen si può contribuire a dare una mano all’ambiente esclusivamente regalando oggetti che non si utilizza più.

Per questo il sito offre una piattaforma di pubblicazione di annunci gratuiti ed un archivio per dar loro consultazione.

Link al sito: Riusogreen

Tim Berners-Lee e il web (#2/2)

Ma il web è buono o cattivo?

C’è chi dice che può essere usato per gli scopi più malvagi.
Per scaricare immagini orribili e oscene o istruzioni per fabbricare bombe.
Altri però raccontano come si sono salvati, trovando nel web informazioni sulla malattia rara di cui soffrivano.
Dobbiamo sempre ricordare che ogni cosa importante e potente può essere usata per il bene o per il male.
La dinamite può aprire tunnel nelle montagne o trasformarsi in un missile terribile.
I motori possono far andare un’ambulanza ma anche un carro armato.
L’energia atomica può essere impiegata per le bombe o per trarne energia elettrica.
Quindi ciò che sarà di internet dipende soltanto da noi.
Il web è uno strumento per comunicare.
Grazie alla rete possiamo conoscere gli altri, capire davvero che cosa dicono e da dove vengono.
Internet può aiutare le gente a comprendersi.
Pensate alle cose brutte che sono successe tra le persone che conoscete.
Quasi tutte sono accadute per scarsa comprensione degli altri.
Anche le guerre scoppiano così.
Usiamo la rete per creare cose nuove ed entusiasmanti.
Usiamo il web per far conoscere le persone tra di loro.

(Tim Berners-Lee)

La nascita del web non è avvenuta in un lampo ma piuttosto in un percorso abbastanza lungo. Tim Berners-Lee fa risalire la data fin dal 1980, quando lavorava al Cern di Ginevra, quando stava costruendo un programma che serviva a tenere traccia del complesso di relazioni fra persone, idee, progetti e computer di quella straordinaria comunità di scienziati. Era solo ad uso personale. Poi nel 1989 scrisse un memo ai suoi capi, un memo storico anche se allora non poteva saperlo. Proponeva di creare uno spazio comune dove mettere le informazioni a disposizione di tutti: lo chiamò il Web. L’idea era avere una rete dove chiunque potesse facilmente avere accesso a qualunque informazione, e dove aggiungere informazioni fosse altrettanto facile. Nel 1991 già funzionava fra gli scienziati e iniziò a diffonderlo nel resto del mondo. Sono passati trent’anni e si può dire che ha avuto un certo successo…

Per difendere l’apertura del Web, spesso si dice: è una piattaforma per l’innovazione. Difficile dirlo a chi pensa che Internet serva solo a mandare mail o aggiornare lo status su Facebook.
A tal proposito va detto che quando la gente manda una mail o sta in un social network, spesso ha uno scopo creativo. L’idea del Web, quello che sta dietro tutto, è che se una persona ha una mezza buona idea e l’altra metà sta nella testa di un altro, il Web è il connettore che permette alle due metà del cerchio di unirsi. L’idea è una rete da tessere.

“È un’arma di costruzione di massa.”
Bella definizione. Questa è l’innovazione del Web. Non tutte le tecnologie portano innovazione. Una tecnologia può essere di ‘fondamenta’ o di ‘soffitto’. La prima è la base che supporterà sviluppi sempre più importanti. L’altra no: è progettata per creare un valore immediato e quindi denaro al suo fornitore. Il Web è una tecnologia ‘fondamentale’.

A che punto è arrivata la campagna per liberare i dati pubblici?
I dati che il governo ha nei suoi archivi sono una risorsa preziosa per migliorarci la vita. Sapere, ad esempio, se un certo treno è in funzione e sta viaggiando, quali strade hanno delle buche, dove si trova la posta più vicina, il numero di crimini commessi in una determinata area del Paese, dove sono custoditi i piani di emergenza anti-alluvione… Essere in possesso di questo tipo di informazioni può far prendere decisioni migliori. E poi, c’è la trasparenza, che alcuni mettono al primo posto. In Gran Bretagna sta diventando normale che i dati relativi alla spesa pubblica siano “aperti”. Il Web è il luogo dove tutti possono verificare come vengono spesi i soldi dei cittadini.

Nel novembre del 2011, Riccardo Luna intervistò Tim Berners-Lee, fra le varie domande ne ho estrapolate due:

Dopo 20 anni, il Web è diventato quello che aveva immaginato?

“Sono molto contento della quantità incredibile di cose successe, ma purtroppo non vedo tanta gente che usa il Web in modo efficace per realizzare nuove idee. Internet è nato come piattaforma per lavorare insieme, e invece quasi tutti si limitano a usarlo per leggere e basta. Evidentemente gli strumenti di collaborazione che abbiamo non sono ancora adeguati”.

Dice “ancora” perché sta lavorando a un progetto di questo tipo?

“Sì, sono entusiasta di progettare, tra le altre cose, strumenti per il Web semantico che si basano sul concetto di dati collegati fra loro. Il Web semantico riguarda i dati, mentre i motori di ricerca lavorano con documenti ipertestuali. La sfida dei motori di ricerca è stata di cercare di creare una struttura dove non c’era alcuna struttura, tentando di infondere ordine e significato laddove non vi erano né ordine né significato; mentre con i dati l’ordine e il significato ci sono già. Quando si dispone di dati in un archivio, essi sono già ben ordinati e ben strutturati e hanno un significato molto più definito di gran parte dei contenuti presenti sul Web. Adesso finalmente sempre più persone stanno capendo il valore dei “linked open data”. Sarà così il nuovo Web e sarà più intelligente”.

Tim Berners-Lee e il web (#1/2)

“Sul Web dovremmo essere in grado non solo di trovare ogni tipo di documento, ma anche di crearne, e facilmente. Non solo di seguire i link, ma di crearli, tra ogni genere di media. Non solo di interagire con gli altri, ma di creare con gli altri. L’intercreatività vuol dire fare insieme cose o risolvere insieme problemi. Se l’interattività non significa soltanto stare seduti passivamente davanti a uno schermo, allora l’intercreatività non significa solo starsene seduti di fronte a qualcosa di interattivo“.

Queste sono le parole di Tim Berners-Lee, l’inventore del w.w.w. ovvero del web.

Tim Berners-Lee è un grande uomo. Avrebbe potuto diventare miliardario, brevettando la sua invenzione, trasformato un protocollo in un’azienda e adesso – probabilmente – si troverebbe nell’elenco delle persone più ricche del mondo assieme al coetaneo Bill Gates. E invece, nel 1994, decise letteralmente di donare al mondo la sua invenzione: il World Wide Web, e da oltre trent’anni si prodiga a difesa della libertà della rete, a cui ha dedicato la sua vita senza mai cercare di lucrarci sopra.

Laureato in Fisica all’università di Oxford nel 1976, nel 1980 si unisce al Cern in qualità di consulente, ma abbandona la posizione solo un anno dopo per dirigere la società tecnologica Image Computer Systems. Ritornerà sui suoi passi pochi anni dopo, nel 1984, per iniziare a lavorare proprio al Cern sull’ipertesto: lo strumento che permette di collegare via internet documenti differenti tramite un link. È la base fondante del web, ma all’epoca l’obiettivo di Berners-Lee è soltanto quello di permettere ai ricercatori di condividere più facilmente le loro informazioni.

Il 6 agosto 1991, conclusa la ricerca, introduce al mondo la sua creazione e mostra il primo, rudimentale, sito internet della storia, dove lui stesso – con linguaggio un po’ ampolloso – spiega che cosa sia ciò che ha appena battezzato World Wide Web: “Un’iniziativa di reperimento di informazioni ipermediali ad ampia area con l’obiettivo di fornire un accesso universale a un vasto universo di documenti”. Quel giorno, nasce il web. Ma nessuno sembra essere particolarmente interessato.

A guardarlo oggi, a oltre trent’anni di distanza, non passa in realtà molto tempo prima che questo strumento inizi a diffondersi. Già nel 1994 nascono sul web Amazon e Yahoo. Nel 1995 è la volta di eBay. Inizia a montare la febbre del web e di internet che culminerà nella celeberrima “dot-com bubble” del 2000. I soldi girano in maniera vorticosa attorno al web, che all’epoca era considerato un far west selvaggio, preda di speculazioni feroci e le cui potenzialità concrete erano ancora tutte da dimostrare (un po’ come avviene oggi con il mondo delle criptovalute e del web3, se vogliamo).

Da questo fiume di soldi che vanno e vengono, Tim Berners-Lee si tiene come sempre distante.

Il ruolo di Tim Berners-Lee diventa col tempo quello di “padre nobile”: nel 1994 fonda il World Wide Web Consortium (W3C), un ente non governativo che ha lo scopo di stabilire e diffondere standard tecnici comuni per la creazione di siti web, browser e altri strumenti online, preservando l’interoperabilità del web. Con la diffusione di internet ai quattro angoli del pianeta, a preoccupare Berners-Lee – anzi: Sir Berners-Lee, visto che è stato nominato baronetto dalla Regina Elisabetta nel 2004 – è invece il crescente divario digitale tra le popolazioni e il fatto che ancora oggi miliardi di persone siano tagliate fuori da uno strumento che nel frattempo è diventato essenziale. A questo scopo, nel 2008 fonda la World Wide Web Foundation, che promuove l’utilizzo equo di internet, la net neutrality (ovvero l’impossibilità per i provider di dare priorità ad alcuni servizi online a scapito di altri) e altro ancora.

Quella di Tim Berners-Lee è quindi un’invenzione rivoluzionaria, che ha portato la rete nelle case di tutti e ha contribuito a plasmare il mondo degli ultimi tre decenni. Un’infrastruttura che è oggi utilizzata da circa 4,5 miliardi di persone nel mondo.

Già nel 2011, aveva però chiaramente individuato i rischi nascosti nella diffusione del web, in un’epoca in cui, invece, si tendeva a tesserne lodi acritiche e a pensare che avrebbe diffuso la democrazia in tutto il mondo. Si era reso conto che nessuno stava tenendo posizioni moderate. Erano tutti veementi e arrabbiati. Potrebbe essere il caso che, con la rapidità delle comunicazioni, le opinioni ragionate non si propaghino. Questi strumenti accelerano le emozioni delle persone. In più, vedevano emergere sette religiose e teorici del complotto. Ciò che al mondo ha iniziato a diventare sempre più chiaro a partire, più o meno, dal 2016, agli occhi di Berners-Lee era già evidente.

Qualche anno fa, il 2 ottobre 2018 Tim Berners-Lee rende noto alla stampa di aver iniziato un nuovo progetto al fine di riportare il World Wide Web a come era stato ideato nel 1989. Nasce così l’idea di Solid che ha l’obiettivo di creare una rete decentralizzata e libera, priva di business (Berners è contro il salvataggio dei dati dell’utente da parte delle aziende).
Oggi, a quasi 70 anni, è in prima linea per difendere il web. Anzi, per crearne una nuova versione libera dalle maglie commerciale e in cui il potere torni in mano agli utenti (ma senza sfruttare gli strumenti speculativi della blockchain e delle criptovalute). (Continua)