Big Thief – Double Infinity (2025)

C’è un silenzioso massimalismo che permea ogni decisione nell’ultimo album del trio indie-folk Big Thief. Potrebbero sembrare caratteristiche contrapposte, ma è esattamente così che si percepisce. Una strumentazione acustica concreta decora gli arrangiamenti in modo estremamente dettagliato; un’umanità pittoresca si intreccia con il pensiero filosofico.

Persino il titolo dell’album, Double Infinity, sembra deliberatamente attenuato: il limite inesprimibile dato ai confini spaziali, rende la natura infinita dell’esistenza più contenuta e gestibile.  Il sesto album del gruppo arriva tre anni dopo il doppio LP del 2022, Dragon New Warm Mountain I Believe In You. A metà della sua durata, Double Infinity appare in qualche modo più grandioso: illuminato, ma in ogni momento ancorato all’esperienza umana.

Non esiste distanza maggiore di quella tra l’individuo e l’universo nel suo complesso, e l’unico modo per riconciliarla è non smettere mai di cercare un significato superiore nel disordine della vita. Questa spinta a confrontarsi con l’eterna incomprensibilità dell’universo distilla il significato dell’essere umano: una specie cosmicamente microscopica, che ama, soffre e ha la fortuna di creare musica su questo argomento.

Tra i più bei dischi del 2025.

Robert Plant – Saving Grace (2025)

Chiunque si sia sorpreso quando l’ex frontman hard-rock dei Zeppelin e artista solista di lunga data Robert Plant si è tuffato nel folk/country/blues americano in due album premiati con Alison Krauss e uno con la Band of Joy, rimarrà ancora più sorpreso da questo progetto in lavorazione da sei anni.

Invece di attingere a una vena americana, però, ha spostato la sua base oltreoceano per unirsi al gruppo folk acustico britannico (principalmente) “Saving Grace”. Come Krauss, Plant condivide la voce con la cantante Suzi Dian. I quattro musicisti di ‘Saving Grace’ (batteria, due chitarre e violoncello …nessun basso) stendono un letto generalmente sottile di musica per archi mentre Plant e Dian si occupano delle delicate voci in dieci cover, spesso interpretate in modo radicale e per lo più oscure. Plant e Dian si alternano come voci soliste in armonie incantevoli e portentose e ballate malinconiche.

Plant pioniere del rock, che ora ha 77 anni e continua a spingersi oltre i limiti, musicalmente e, in modo sorprendente, vocalmente. Ancora una volta, amplia la sua già ampia gamma di orizzonti artistici, qualcosa che pochissimi artisti della sua statura iconica e della sua età sono disposti, o in grado, di fare.

Imarhan – Essam (2026)

Essam: un’evoluzione tra tradizione e modernità.

Imarhan, quintetto tuareg originario di Tamanrasset (Algeria), con Essam — che in Tamasheq significa “fulmine” — compiono un salto sonoro audace pur rimanendo profondamente radicati nelle proprie origini musicali.

Il punto di forza di Essam è il bilanciamento tra il desert blues tradizionale (assouf) e elementi contemporanei, tra ambience elettronica e strumenti acustici. Questo non tradisce l’essenza del gruppo, ma lo spinge verso un territorio più vasto e contemplativo.

Il disco esplora temi universali ma radicati nella realtà nordafricana:
Dislocamento e resilienza, con riferimenti alla situazione dei rifugiati e alle tensioni tra Algeria e Mali.
Identità e appartenenza, attraverso testi in Tamasheq che raccontano la vita quotidiana e il legame con la propria terra.
Comunità e celebrazione della cultura, con contributi vocali di musicisti locali e sezioni ritmiche corali che evocano l’energia collettiva di Tamanrasset.

Essam è un disco audace e affascinante, che vede Imarhan espandere il proprio linguaggio musicale senza rinunciare alle radici. È un album che parla di identità, movimento e speranza, capace di catturare l’ascoltatore in un viaggio sonoro tra dune di chitarre, ritmi ancestrali e paesaggi elettronici.

Un ascolto consigliato a chi ama le musiche che uniscono tradizione globale e sperimentazione contemporanea.

Art Farmer

Il 21 agosto 1928 a Council Bluffs, nell’Iowa, nasce il trombettista e flicornista Art Farmer. Registrato all’anagrafe con il nome di Arthur Stewart Farmer è il fratello gemello del bassista Addison.

Art Farmer è noto per il suo stile elegante e lirico, che ha influenzato generazioni di musicisti jazz. Farmer è considerato uno dei trombettisti più versatili e sofisticati della sua epoca. Iniziò a suonare la tromba e il flicorno da giovane e si trasferì a Los Angeles negli anni ’40, dove iniziò a collaborare con musicisti come Wardell Gray, Dexter Gordon e Charles Mingus. Negli anni ’50 si trasferì a New York, dove divenne parte integrante della scena hard bop.
Farmer è noto anche per essere stato uno dei primi a suonare il flicorno soprano, uno strumento simile al flicorno ma con un timbro ancora più caldo e dolce.
Il suo stile era caratterizzato da un suono morbido e vellutato, una grande sensibilità melodica e un fraseggio sofisticato. Farmer è stato un maestro nell’equilibrio tra tecnica e lirismo, capace di fondere influenze bebop, hard bop e cool jazz in modo unico.
Durante la sua carriera, Farmer visse a lungo anche in Europa, dove continuò a esibirsi e registrare con successo. Morì nel 1999 a causa di una crisi cardiaca, lasciando un’eredità musicale duratura e rispettata.

Zinky Cohn

Il 18 agosto 1908 a Oakland, in California, nasce il pianista Zinky Cohn, registrato all’anagrafe con il nome di Augustus Cohn. Il suo stile ricorda molto da vicino quello di Earl Hines.

Zinky Cohn, nato come Isidore Cohn Jr. è stato un pianista e compositore jazz statunitense. È noto principalmente per il suo contributo alla scena jazz di Chicago negli anni ’20 e ‘30, particolarmente come membro della band di Jimmie Noone, un importante clarinettista dell’epoca.
Cohn è stato uno dei pianisti di spicco dello stile Chicago jazz, caratterizzato da un approccio energico e swingante. Ha suonato con molti musicisti di rilievo della scena jazz dell’epoca, ma è ricordato soprattutto per il suo lavoro con Jimmie Noone’s Apex Club Orchestra, con cui ha registrato numerose tracce influenti.
Ha contribuito anche come compositore, scrivendo brani come “Apex Blues”, diventato un classico del repertorio jazz tradizionale.
Il suo stile pianistico era caratterizzato da un ritmo vivace e da un uso creativo degli accordi, perfettamente in linea con il carattere energico del jazz di Chicago dell’epoca. Sebbene non abbia mai raggiunto la fama dei più celebri pianisti jazz, Zinky Cohn è considerato una figura di riferimento per i cultori del jazz tradizionale.
La sua carriera si svolse principalmente durante gli anni ‘20 e ‘30, ma con il declino del jazz tradizionale e l’avvento dello swing, la sua notorietà diminuì. Morì relativamente giovane, all’età di 43 anni, lasciando un’eredità musicale discreta ma significativa.

Ike Quebec

Il 17 agosto 1918 a Newark, nel New Jersey nasce il sassofonista Ike Quebec, il cui nome completo è Ike Abrams Quebec.

Ike Quebec è noto per il suo tono caldo e avvolgente al sax tenore, è ricordato come uno dei musicisti più espressivi e melodici del suo tempo.
Quebec iniziò la sua carriera negli anni ’30, suonando con varie big band, tra cui quella di Cab Calloway. Durante gli anni ‘40, collaborò con numerosi artisti di rilievo, tra cui Hot Lips Page, Roy Eldridge e Trummy Young. Nonostante un certo successo iniziale, la sua carriera subì una battuta d’arresto negli anni ’50 a causa di problemi personali e di salute.
Negli anni ‘60, Quebec ebbe un’importante rinascita musicale grazie alla Blue Note Records, dove lavorò sia come musicista che come talent scout.
Il suono di Ike Quebec è stato spesso paragonato a quello di Ben Webster per la sua profondità espressiva. Il suo fraseggio fluido e la capacità di fondere swing, bebop e blues lo hanno reso un interprete versatile e apprezzato sia dal pubblico che dai colleghi musicisti.
Nonostante il talento, la carriera di Quebec fu segnata da problemi legati alla dipendenza, che ne limitarono l’ascesa. Morì prematuramente di cancro ai polmoni nel 1963, lasciando un’eredità musicale significativa ma spesso sottovalutata.

Tony Fruscella

Il 14 agosto 1969 muore a soli quarantadue anni il trombettista Tony Fruscella, considerato una delle grandi promesse del bop.

Tony Fruscella è noto per il suo stile lirico e introspettivo, spesso paragonato a quello di Chet Baker per la sensibilità e il tono delicato.
Fruscella ha fatto parte della scena jazz newyorkese negli anni ’40 e ’50, collaborando con musicisti come Lester Young, Charlie Parker e Stan Getz. Tuttavia, ha registrato relativamente poco durante la sua carriera, e questo ha contribuito al suo status di figura di culto piuttosto che di celebrità mainstream.
Il suo album più famoso è “Tony Fruscella”, pubblicato dalla Atlantic Records nel 1955. Questo disco è considerato una gemma del cool jazz e rappresenta al meglio il suo approccio melodico e intimo alla tromba.
La sua carriera è stata segnata da problemi personali e da difficoltà legate all’abuso di sostanze, che hanno limitato il suo potenziale artistico e la sua esposizione nel mondo del jazz. Nonostante ciò, il suo lavoro continua a essere apprezzato dagli appassionati di jazz per la sua autenticità e profondità espressiva.