“Un uomo con la macchina da presa” di Dziga Vertov : l’ottavo miglior film mai realizzato

Di tutti i pionieri del cinema emersi nei primi anni dell’Unione Sovietica – Sergei Eisenstein, Vsevolod Pudovkin, Lev Kuleshov – Dziga Vertov (nato Denis Arkadievitch Kaufman, 1896–1954) è stato il più radicale.

Mentre Ejzenštejn – in quel classico della scuola di cinema, La corazzata Potemkin – usava il montaggio per creare nuovi modi di raccontare una storia, Vertov rinunciava completamente alla storia. Detestava i film di finzione. “Il dramma cinematografico è l’oppio dei popoli”, scrisse . “Abbasso gli scenari fiabeschi borghesi… lunga vita alla vita così com’è!”. Invocava la creazione di un nuovo tipo di cinema, libero dal bagaglio controrivoluzionario dei film occidentali. Un cinema che catturasse la vita reale.

All’inizio del suo capolavoro, L’uomo con la macchina da presa ( 1929) – nominato nel 2012 dalla rivista Sight and Sound come l’ottavo miglior film mai realizzato – Vertov annunciò esattamente come sarebbe stato quel tipo di cinema:

Questo film è un esperimento di comunicazione cinematografica di eventi reali senza l’ausilio di didascalie, senza l’ausilio di una storia, senza l’ausilio del teatro. Quest’opera sperimentale mira a creare un linguaggio cinematografico veramente internazionale, basato sulla sua assoluta separazione dal linguaggio teatrale e letterario.

Il colpo di genio di Vertov fu quello di smascherare l’intero artificio cinematografico all’interno del film stesso. In “Un uomo con la macchina da presa”, Vertov riprende i suoi operatori mentre girano. C’è un’inquadratura ricorrente di un occhio che fissa attraverso una lente. Vediamo immagini tratte da precedenti scene del film che vengono montate nella pellicola. Questo tipo di autoriflessività cinematografica era avanti di decenni rispetto ai suoi tempi, influenzando futuri registi sperimentali come Chris Marker, Stan Brakhage e soprattutto Jean-Luc Godard, che nel 1968 fondò un collettivo cinematografico radicale chiamato “Dziga Vertov Group”.

Accade

Lascio aperta la mente
i pensieri s’intrecciano.
Accade sempre.


Lascio aperto lo sguardo
le immagini si accavallano.
Accade costantemente.


Lascio aperto il cuore
le emozioni esplodono.
Accade continuamente.

B.B. King

Il 16 settembre 1925 nasce a Itta Bena, nel Mississippi Riley Ben King, destinato a diventare, con il nome di B.B. King, uno più grandi musicisti di tutti i tempi. Le sue scuole di musica sono la strada e la chiesa. A nove anni strimpella già con sufficiente autonomia le corde della sua chitarra e a quindici è il leader di un gruppo gospel.
B.B. King ha rivoluzionato il modo di suonare la chitarra elettrica blues con uno stile sofisticato basato su bending fluidi delle corde, vibrato scintillante e picking staccato, influenzando profondamente generazioni di musicisti blues e rock. La sua carriera iniziò negli anni ’40 come DJ a Memphis, dove ottenne il soprannome “Blues Boy”, abbreviato poi in B.B..
Tra i suoi più grandi successi c’è il brano “The Thrill Is Gone” (1969), che gli valse un Grammy e lo portò alla fama internazionale, facendolo diventare uno dei primi bluesman ad entrare nel mainstream pop. Nel corso della sua vita ha vinto 18 Grammy Awards, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1987 e ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti, tra cui la Presidential Medal of Freedom.
B.B. King ha suonato in media più di 200 concerti all’anno anche in età avanzata, collaborando con artisti di vari generi come Eric Clapton, U2, Elton John e molti altri. La sua chitarra, chiamata affettuosamente “Lucille”, è diventata un’icona del blues.
È morto il 14 maggio 2015 a Las Vegas, Nevada, lasciando un’eredità musicale immensa che continua a influenzare il blues e la musica moderna.

Patti Smith — Banga (2012)

Tirando in ballo il cane di Ponzio Pilato chiamato “Banga” (dal libro “Il maestro e Margherita” di Bulgakov), la nostra sacerdotessa del rock pubblica il suo undicesimo album. Disco di inediti (a parte un brano) che esce a otto anni da Trampin’ e a cinque da Twelve, album di solo cover.

Patti Smith pubblica un’album di canzoni, quelle classiche, quelle che seguono la “forma” vera, ballate che raccontano “storie” di persone, fatti e tragedie personali e sociali. Tra i brani infatti, troviamo riferimenti che vanno dal terremoto in Giappone alle scomparse di Amy Winehouse e Maria Schneider. Le dodici canzoni che compongono l’album sono costruite su testi importanti, sono riflessioni ed esperienze, cariche di poesia e di reale vita quotidiana. Dodici canzoni per dodici tributi, dodici omaggi a persone, amici, personalità e popoli che in qualche modo hanno colpito i sentimenti della poetessa e che poi ha messo in musica.

Apre il disco Amerigo, il riferimento è a Vespucci e alla sua scoperta del Nuovo Mondo. Bell’inizio con un “triangolo”: voce, pianoforte e violino, che fa ben sperare. April Fool, letteralmente “Pesce d’Aprile” è il singolo che è uscito guarda caso il primo di aprile. Il brano è un omaggio allo scrittore Gogol, nato in questo giorno. Il terzo brano Fuji-San è dedicato alle vittime dello tzunami che ha colpito il Giappone lo scorso anno. Il suono a sentori orientali/nipponici, naturalmente. This Is The Girl ha sapore decisamente “fifties” ed è il ricordo/tributo a Amy Winehouse, tragicamente scomparsa, l’anno scorso. Il quinto brano Banga, è il risultato di una breve crociera a bordo della Costa Concordia. Ottima canzone che ben descrive il moto ondoso dell’oceano. Altro tributo è Maria, canzone malinconica dedicata alla Schneider, anche lei scomparsa nel 2011 e molto amica della Smith. La seconda parte del disco inizia con Mosaic, i riferimenti sonori questa volta ci portano ai paesi dell’est e proseguono con Tarovsky (the second stop is Jupiter) brano dedicato al regista russo. Dall’est all’ovest con un altro omaggio: Nine, e questa volta è il turno di Johnny Deep omaggiato per il suo compleanno. Il secondo brano (decimo della scaletta) scritto durante la crociera a bordo della costa Concordia è Seneca, fisarmonica e violini la fanno da padroni. Siamo al penultimo brano del disco Constantine’s Dream (Sogno di Costantino), dedicato all’affresco di Piero della Francesca conservato all’interno della basilica di San Francesco. Conclude l’album After the Goldrush brano di Neil Young e unica cover del disco, bellissima versione con tanto di coro fanciullesco finale.

Buon disco Banga, molto fruibile e tra i più orecchiabili che la nostra sessantacinquenne abbia mai scritto ma non per questo è un lavoro superficiale ne tantomeno banale. E’ un disco a tutto tondo dove i testi e il suono vanno a braccetto, tutto condito da un’ ottima qualità. Brava Patti!

Perz Prado, il Re del mambo

Il 14 settembre 1989 a Colonia del Valle in Messico muore il direttore d’orchestra Pérez Prado, il Re del mambo, principale artefice della diffusione nel mondo del più popolare ritmo afrocubano degli anni Cinquanta. Al momento della sua morte i giornali sorvolano sull’età. L’unica certezza è che ha più di settant’anni, ma la sua vera età resta un mistero, dato che diverse sono le date di nascita che di volta in volta vengono diffuse.
Dámaso Pérez Prado (1916-1989) è stato un musicista, compositore, pianista e direttore d’orchestra cubano naturalizzato messicano, noto come il “Re del Mambo”. È celebre per aver reso popolare il mambo negli anni ’50 grazie alle sue innovazioni nella big band e a successi internazionali come “Mambo No. 5”, “Cherry Pink (and Apple Blossom White)” e “Patricia”.
Prado iniziò la carriera come pianista e arrangiatore per l’orchestra Sonora Matancera a Cuba, poi si trasferì in Messico dove sviluppò vari stili di mambo e divenne una figura di spicco della musica latino-americana, anche nel cinema. La sua musica ha influenzato profondamente il panorama musicale degli anni ’50 e rimane un punto di riferimento per il mambo e la musica latina.

Tweek Calendar – Planner Settimanale Minimalista e To Do List

Tweek è una app gratuita per organizzare le attività personali e condivise, che permette di collaborare online con un team o con la famiglia. Fornisce una visuale a calendario settimanale e un’app promemoria.
Tweek è un planner settimanale e giornaliero online che potenzia la produttività al massimo livello. Pianifica instantaneamente e organizza le attività e todo list settimanali.

Cecil Taylor

A portare oltre ogni accettabile convenzione stilistica le possibilità del pianoforte fu Cecil Taylor, vulcanico, travolgente improvvisatore, incurante di ogni regola, che iniziò a essere conosciuto per le sue lunghissime, deliranti esecuzioni dal vivo, a volte lunghe più di un’ora e senza alcuna possibile riconoscibilità di temi e strutture, un magma continuo che trasformava lo strumento in una devastante macchina sonora. Completamente al di fuori dei rapporti consueti tra melodia e armonia, Taylor usava il pianoforte come un caleidoscopio cromatico e percussivo, con una forte intellettualizzazione che rendeva la sua musica difficilmente accettabile se non a una ristretta cerchia di appassionati. La sua è stata forse la musica più difficile del periodo, prossima a quello che poi è diventato uno stereotipo, di gran lunga esagerato, che ha interpretato la rivoluzione free come musica ostile e inascoltabile, priva di reali intenti comunicativi e perfino sospettata di essere un bluff totale.
Lo stereotipo derivava da certi eccessi di radicalità, tipici di una stagione che incoraggiava estremismi di ogni genere.

Peter Tosh

L’11 settembre 1987 a Kingston in Giamaica tre uomini entrano nella casa di Peter Tosh per rubare. Qualcuno ha detto loro che il cantante è all’estero e che l’abitazione è vuota, ma l’informazione è falsa. Tosh è in casa e non è solo. Con lui ci sono il cuoco vegetariano che l’accompagna ovunque e un amico disk jockey. È un problema che si può risolvere. Spianano le pistole e li uccidono.
Peter Tosh, nato Winston Hubert McIntosh il 19 ottobre 1944 a Grange Hill, Giamaica, è stato un cantante e musicista giamaicano fondamentale per la storia del reggae. È stato uno dei membri fondatori del gruppo The Wailers insieme a Bob Marley e Bunny Wailer, con cui iniziò la carriera musicale nei primi anni Sessanta a Trenchtown, Kingston.
Tosh era noto per la sua voce profonda e per le sue capacità di chitarrista, oltre che per il suo carattere militante e il forte impegno politico e sociale. Dopo lo scioglimento dei Wailers nel 1973, intraprese una carriera solista di successo, con album celebri come Legalize It (1976), che promuoveva la legalizzazione della marijuana, e No Nuclear War (1987), con cui vinse un Grammy Award.
Peter Tosh è ricordato anche come un attivista rastafariano e un simbolo della lotta contro l’apartheid e per i diritti civili.