Unique pieces #6

I fiori hanno un’influenza misteriosa e sottile sui sentimenti, analogamente a certe melodie musicali. Rilassano la tensione della mente. Dissolvono in un attimo la sua rigidità. (Henry W. Beecher)

Bon Iver — Bon Iver (2011)

Bon Iver pseudonimo di Justin Vernon, pubblica il suo secondo lavoro a distanza di tre anni dal suo fortunato ‘For Emma, Forever Ago’. Com’è immaginabile, la seconda prova discografica è sempre molto attesa, a conferma della veridicità artistica del musicista. A tal proposito, diciamolo subito la “prova” è stata superata.

Bon Iver, infatti, pur conservando la sua essenza musicale, si evolve brillantemente nelle sonorità che, grazie all’uso di fiati e archi, rende questa sua seconda opera assai più fiorente e luminosa.

Il disco è stato registrato nel Wisconsin, un’ex-clinica veterinaria ristrutturata a studio di registrazione, questo va detto per sottolineare la differenza dal primo disco che, invece, fu registrato in una capanna di caccia sperduta tra le foreste del Wisconsin nel gelo invernale del 2007, della serie: “status quo ante”.

Una vena più ottimistica è rivelata nelle dieci canzoni che compongono il disco. Grazie alla poesia melodica e ai suoni originali del trentenne cantautore statunitense, l’omonima opera ci fornisce una musicalità rarefatta e intensa, un minimalismo folk di grande impatto emozionale.

Un buon disco quindi, con belle canzoni costruite attorno alla sua vocale espressività minimalista. Bon Iver si dimostra uno degli autori più ispirati, sensibili e maturi degli ultimi anni. Consigliato.

Artefatti di Internet #28 – McDonald’s Page (1996)

La prima home page di McDonald’s conteneva un quiz McTrivia, jingle e un tour mondiale interattivo. McDonalds.com è stato originariamente acquistato da Joshua Quittner, uno scrittore per WIRED, che stava facendo ricerche su una storia sull’occupazione abusiva di domini quando si rese conto che McDonalds.com era disponibile. Ha contattato i rappresentanti dei media di McDonald’s per chiedere perché non l’avevano comprato, solo per scoprire che nessuno in McDonald’s sembrava capire Internet. Ha detto all’azienda che avrebbero potuto contattarlo all’indirizzo ronald@mcdonalds.com se avessero mai voluto il dominio, cosa che alla fine è stata fatta.

Il simbolo di McDonald’s incarna come pochi altri il concetto di globalizzazione. Eppure questa immensa catena di ristoranti fast food è stata fondata in un piccolo sobborgo di Chigago nel 1940. Nel 1967 fu aperto il primo ristorante all’esterno degli Stati Uniti, in Canada, a Richmond, una città della Columbia Britannica. Il 1971 fu l’anno del primo fast food in Europa: nei Paesi Bassi, a Zaandam. Negli anni ’90 arriva anche sul web e questa è una delle primissime homepage.
Il logo è sempre uguale, anche perché ormai sarebbe impossibile cambiarne le caratteristiche vista la risonanza acquisita nel corso dei decenni, l’homepage, però, è decisamente diversa. Non poteva essere altrimenti: McDonald’s oggi è una società quotata in borsa, con un fatturato di circa 25 miliardi di dollari e oltre 420 mila dipendenti in tutto il mondo. La modernizzazione passa (anche) dal web e quindi anche la home non poteva che subire evidenti restyling.

Marc Chagall

“Io e il villaggio” (1911, MoMA di New York)

Marc Chagall (1887-1985) fa parte di quel più ristretto gruppo di indipendenti, curioso osservatore delle novità e capace di una sintesi originale tra le proposte avanguardistiche e la propria concezione stilistica: dai primi del Novecento agli ultimi anni della sua vita non concede alle metamorfosi dell’arte di invadere la sua produzione, ma si interessa alla loro evoluzione e involuzione cogliendo solo ciò che ritiene compatibile con il suo stile e i suoi soggetti, la cui coerenza non viene mai meno.
La sua carriera di pittore attraversa tutto il XX secolo, una lunga esistenza artistica corredata da un successo e un apprezzamento di pubblico enormi, destinata a non tramontare nonostante la morte e il trascorrere del tempo.

“Il violinista” (1912-1913, Stedelijk Museum di Amsterdam)

Capre, galli, uccelli, maiali, cavalli, pesci, cicogne. E vacche. Gli animali dell’adolescenza a Vitebsk accompagnano Chagall per tutta la vita. Marc parla con loro, sono anche i suoi compagni di gioco. Il nonno è un macellaio. Uccide le bestie secondo la religione ebraica, vale a dire come un rito sacrificale (“Tu, piccola mucca, nuda e crocefissa, tu sogni in Paradiso. Il coltello lampeggiante ti ha fatto salire in cielo”, dice Chagall).
Anche quando l’artista vive a Parigi nel quartiere bohémien della “Ruche”, dove si trasferisce negli ultimi mesi del 1911, a 24 anni, è raggiunto dai gridi degli animali scannati. Il suo atelier non è lontano dal mattatoio di Vaugirard: “Le due, le tre del mattino. Il cielo è blu. Sorge il giorno. Laggiù, poco oltre, si sgozzava il bestiame, le vacche muggivano e io le dipingevo. Vegliavo così per notti intere”, scriverà, nel 1921-192 nella sua autobiografia.

“Sopra la città” (1918, Galleria Tretjakov di Mosca)

La matrice dei soggetti ritratti da Chagall risiede fondamentalmente in due ambiti: la vita popolare russa e la Bibbia. Dal primo trae ricordi ed esperienze che trasmettono quello spirito fiabesco e incontaminato che spesso pervade le sue tele, mentre dal testo sacro – che dagli anni ’30 studia con sempre maggior dedizione – prende spunto per i diversi soggetti cruciali che costituiscono il corpus artistico della seconda metà della sua carriera. Lo stile del pittore viene inizialmente influenzato da movimenti avanguardisti come i Fauves – dai quali però rimane ai margini – optando poi per una progressiva semplicità delle forme che lo inseriscono nel neo-primitivismo a carattere russo. I colori proposti da Chagall con il tempo iniziano a valicare i confini delle forme disegnate diventando liberi e indipendenti da esse: ispirato forse dal Tachisme francese i suoi quadri si compongono di macchie e nette fasce di colore.

Doppio Profilo su Fondo blu e verde, 1950

Segnali #1

Suoni – Michel Petrucciani (1962 – 1999) è stato un pianista condizionato fin da bambino da una malattia chiamata osteogenesi imperfetta che ne ha fermato lo sviluppo fisico. Nipote del rinomato chitarrista Tony Petrucciani, Michel iniziò a fare musica da bambino suonando batteria e pianoforte, studiando musica classica e poi jazz. Alto poco più di un metro, la sua musica energica e solare ha emozionato il mondo trasformandolo in un vero gigante del palco.

Dintorni – La speranza – per chi è incline a vederla e a provarla – credo sia proprio questo: un giardino quando stai sulla soglia. Non c’è bisogno di entrare, è l’idea stessa che sia lì che è sufficiente. Non è detto che quando si entra sia esattamente come ci si aspetta – la storia delle speranze disilluse è vecchia come il mondo – ma a volte, per andare avanti, c’è bisogno di un miraggio.
La speranza è una poesia di Czesław Miłosz. La potete leggere qui, insieme ad altre poesie scelte.

Who By Fire – Leonard Cohen (1974)

“Sono venuto per sollevare il loro spirito, e loro hanno sollevato il mio“, ha detto Cohen ricordando la sua partecipazione nella guerra dello Yom Kippur nel Sinai.
Nel 1974, riflettendo ancora sulla guerra, compose “ Who by Fire ”. La frase nasce dalla preghiera solenne recitata ogni Yom Kippur, l’Unetaneh Tokef, che ci chiede con gravità di considerare quale destino potrà riservare il prossimo futuro a ciascuno di noi, chi morirà e chi vivrà. Cohen era stato vicino alla morte, e aveva visto la morte, sul campo di battaglia del Sinai. Ma non morì lì; è rinato. Si potrebbe anche dire che in seguito scelse la vita, tornando dalla sua compagna Suzanne e avendo un secondo figlio con lei, e sedendosi per comporre canzone dopo canzone, tra cui “Anthem” e “Alleluia”.

MapCrunch: guarda un posto di Street View a caso

Perfetto per quando si ha la rara necessità di perdere tempo, MapCrunch è un curioso progetto che mostra un posto a caso nel mondo, sfruttando le foto di Street View.

E’ possibile affidarsi totalmente al caso premendo il bottone Go! oppure filtrare la scelta, comunque random, selezionando uno o più continenti o nazioni prima di lasciarsi trasportare virtualmente. In basso a destra è visualizzata una piccola mappa dell’area che si sta guardando.

Vi assicuro che la cosa ruba più di qualche minuto e ci si ritrova a cliccare raggiungendo i posti più remoti della Terra.

Nuvole

Nuvole bianche che fluttuano leggere.
Nuvole nere che avanzano minacciose.
Nuvole, danzanti e spettrali.
Nuvole, allegre compagne di viaggio
.

Nuvole mute spettatrici, di tutto
ciò che avviene sulla terra.
Guardano le città che crescono,
e i campi che si colorano della vita.

Nuvole specchio volubile
dell’umore del cielo.
Racchiudono il mistero,
in ogni loro forma e movimento.

Unique pieces #4

Guardo il glicine che, come ogni anno, con elegante noncuranza, fiorisce.
Chissà se si è accorto di tutto quello che è successo nella mia vita.
(Ginevra Cardinal)