Appunti Corti #33

C’è un solo modo per far morire di “fuoco amico” il Referendum contro la secessione padana delle piccole patrie regionali: metterci sopra il cappello del proprio club e presentare qualcosa che mobilita tutti gli italiani onesti come una battaglia politica del buon senso, della giustizia e della democrazia. E’ una espressione popolare e non populista di unità italiana, non uno scontro tra opposizione e governo, è una lotta civile repubblicana, trasversale, di tutti.

Contro l’autonomia differenziata, chiedete la solidarietà indifferenziata, perché siamo tutti “fratelli d’Italia”, la legge è uguale per tutti e uguali per tutti devono essere i servizi scolastici, sanitari e di welfare, le infrastrutture e le opportunità offerta dalla ricchezza che ciascuno di noi produce con il proprio lavoro, per il proprio Paese e non solo la propria regione.

Il Buddambulo #11

L’inseparabilità di vita e ambiente

Le dieci direzioni sono l’ambiente (eho) e gli esseri senzienti sono la vita (shoho). L’ambiente è come l’ombra e la vita come il corpo. Senza il corpo non può esistere ombra. Allo stesso modo, senza vita non può esistere ambiente, anche se la vita è sostenuta dal suo ambiente.

Ogni vita presuppone un ambiente. L’ambiente è l’habitat degli esseri viventi. Vita e ambiente sono inseparabili. Per questo motivo, per completare la descrizione di tutte le possibilità della vita, bisogna porre come ultimo regno l’ambiente (kokudo seken).
Vita e ambiente sono inseparabili. La tendenza vitale di una società si riflette sull’ambiente e lo modifica.
Contemporaneamente l’ambiente agisce come causa esterna sulla vita degli esseri viventi, facendo scaturire gli effetti manifesti. Per questo motivo Nichikan Shonin scrive: «Il regno dell’ambiente (kokudo seken) è il luogo in cui vivono le persone nei Dieci Mondi.»
La tradizione lo descrive metaforicamente come fuoco o gelo sotterraneo, come acqua, aria o terra, oppure come un magnifico palazzo, secondo il sentiero che le menti degli uomini stanno percorrendo. In realtà non è il fuoco dell’inferno a causare la sofferenza delle persone; è il loro stato vitale distruttivo a trasformare qualunque giardino in un inferno. Viceversa la gioia dell’estasi riesce a trasformare qualsiasi tugurio in un palazzo. L’ambiente è incapace di manifestare autonomamente uno stato vitale. E lo stato vitale della società a determinare il mondo ambientale.
«Se la mente degli uomini è impura, lo è anche la terra. Non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente.»
Questo legame fra vita e ambiente è espresso dal principio di esho funi (unicità di ambiente e vita). E è l’abbreviazione di eho, l’ambiente oggettivo; sho di shoho, il soggetto. Ambedue i termini contengono l’elemento ho (di nyo ze ho), che non è altro che la retribuzione che appare sia nella vita degli uomini sia nell’ambiente in cui vivono.
Ambedue sono l’effetto del karma. Perciò, questa unità comincia all’atto stesso della nascita. Infine funi è l’abbreviazione che indica l’unità essenziale al di là della differenza fenomenica, cioè vita e ambiente sono due ma non due, non due ma due.
Con la nostra mente oscurata distinguiamo vita e ambiente come elementi separati che eventualmente interagiscono, benché oggi alcune discipline scientifiche, l’ecologia anzitutto, tentino di afferrarne l’unitarietà. Invece per il Buddismo individuo e ambiente costituiscono essenzialmente un’unità, tanto che lo stato vitale dell’uno diventa automaticamente lo stato vitale dell’altro.
Ma se l’ambiente delle persone che percorrono i sei cattivi sentieri è facilmente individuabile, più difficile è definire l’ambiente dei quattro mondi nobili. Scrive a questo proposito Nichikan Shonin: «Gli individui nello stato di Apprendimento o di Illuminazione Parziale vivono su una terra di transizione, i bodhisattva su una terra di ricompensa reale e il Budda sulla terra eterna e illuminata.»
Questi termini non indicano utopici mondi lontani, fantastici o irreali. Il primo ambiente, chiamato più esattamente “Terra di transizione e di rimanenza”, indica l’ambiente in cui gli individui sono pienamente coscienti dell’impermanenza dei fenomeni e sono liberi dalle illusioni. La realtà, che appare per quello che è, vuota, non stimola i desideri dei mondi più bassi. Gli uomini vivono questo ambiente con distacco, come viandanti momentaneamente alloggiati in un palazzo non di loro proprietà. Ma non tutte le illusioni sono sradicate; rimane (di qui il nome ‘rimanenza’) l’oscurità fondamentale, cioè l’ignoranza della propria natura di Budda.
La “terra della ricompensa reale e del non impedimento” è il prodotto delle compassionevoli azioni dei bodhisattva. La ricompensa reale è il frutto delle fatiche e degli sforzi per costruire una società giusta, libera e felice. Il non impedimento significa che la jihi riesce ad abbattere qualunque ostacolo sia fisico sia spirituale che impedisce di trasformare la terra delle illusioni nella pura terra del Budda.
Infine i Budda vivono nella terra della luce eternamente tranquilla, in cui regna la perfetta armonia e la liberazione totale dalle sofferenze di nascita e morte. Ma non è un paradiso. Qualunque ambiente può essere trasformato, grazie al Buddismo, nella pura terra del Budda. Se la mente degli uomini che lo abitano è pura, cioè basata sul decimo mondo, anche la terra lo sarà. Così tutte le differenze fenomeniche si ricompongono nell’unità della Legge dell’universo, immutabile sia quando, basandosi sul mondo d’Inferno, gli esseri umani costruiscono una società infernale in una terra impura, sia quando riescono a far emergere la natura di Budda presente in ogni terra e in ogni forma di vita dell’universo.

Appunti Corti #32

Mamma orsa Kj1 é stata assassinata!
Nella serata di ieri, il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha ritirato per la seconda volta l’ordinanza di abbattimento su Kj1, in questo modo ha reso possibile far decadere la decisione del TAR sulle sorti dell’orsa ed emanare una nuova ordinanza senza dar tempo a nessuno di ricorrere.
Poco fa é arrivata la notizia di esecuzione del decreto da parte della Forestale.
Mamma orsa Kj1 é stata uccisa!
Un copione patetico che purtroppo si è già visto e che si temeva.
La guerra di Fugatti contro gli orsi va avanti senza scrupoli.
Pieno di tristezza e rabbia, il mio pensiero va a tutte le vittime di questa mente folle, a Kj1 e ai suoi tre cuccioli.

Appunti Corti #31

Che differenza c’è tra un estremista novax e un estremista sionista? Entrambi sono impermeabili ai dati di realtà e preferiscono aderire ai costrutti di pensiero della loro setta, anche a costo di negare o manipolare evidenze fattuali. Ma il primo nega le opportunità della scienza mettendo a rischio la sua vita e quella di qualche decina di persone, il secondo nega il diritto e contribuisce a un focolaio di guerra da cui si può scatenare l’Olocausto nucleare, ovvero l’estinzione dell’umanità.

Northern Resonance – Vision of Three (2024)

Nel loro secondo album, Vision of Three, il trio scandinavo composto da Anna Ekborg alla viola d’amore, Jerker Hans-Ers al violino Hardanger e Petrus Dillner alla nyckelharpa fondono musica tradizionale e moderna in modi che non conoscono confini.

Il suono di Vision of Three fornisce la prova positiva che, nelle mani di questi musicisti comprensivi, questi strumenti storici possono suonare straordinariamente contemporanei. La viola d’amore di Ekborg è composta da sei corde insieme a un altro set di corde che vibrano in armonia; allo stesso modo, il violino Hardanger di Hans-Ers comprende 8/9 corde mentre, proprio come una ghironda, la nyckelharpa di Dillner è come un violino con chiave ma con più risonanza; insieme creano una miscela gloriosa.

Utilizzando questi strumenti e impiegando anche viole e violini più tradizionali, le loro creazioni portano conforto, riscaldando le notti invernali più fredde e rinfrescando i caldi giorni d’estate.
Il vecchio è nuovo e il nuovo è vecchio; Northern Resonance combina i due aspetti in Vision of Three, toccando suoni raramente ascoltati, contestualizzandoli con strumenti resi nuovi nelle straordinarie mani di questi musicisti. È gioia senza limiti.

Ascolta l’album

Appunti Corti #30

Cerimonia delle olimpiadi. Va in scena la cena degli dei dell’Olimpo e Salvini sbrocca per blasfemia, lui che è bestemmia vivente contro la sacralità della vita umana. Si strappa una calza di un ballerino e la agit-prop di Casapound (quella che inventava cani mangiati dai migranti) proclama l’apparizione di un testicolo. Una festa dello sport, della danza e della cultura nella mente dei clericofascisti è diventata un incubo da benpensanti, nella realtà una squallida farsa da odiatori ignoranti.
Al mattino del giorno successivo, invece di fare chiarezza e sgombrare il campo dagli equivoci per sgonfiare odio e indignazione montati sul nulla, la “libera stampa” di un paese dove l’Istituto nazionale di statistica certifica un 60% di analfabeti praticanti, decide di seguire gli umori del pubblico, rilancia e legittima nelle prime pagine dei quotidiani le stesse scemenze omofobe e antifrancesi sdoganate poche ore prima sui social da minus habens e agit-prop clericonazionalisti.

Esperanto

Il 26 luglio 1887 fu pubblicato il primo libro scritto in esperanto, intitolato semplicemente Unua libro (“un libro”). L’opera conteneva le 16 regole dell’esperanto (il riassunto della grammatica di questa lingua), circa 900 radici del vocabolario e alcuni testi, tra cui frammenti della Bibbia, il Padre Nostro, poesie e una lettera in cui il suo autore, Ludwik L. Zamenhof, spiega perché creò questo linguaggio artificiale.

Il breve trattato volto a introdurre al mondo la nuova lingua dalle grandi ambizioni era stato scritto da un tale Doktor Esperanto. Letteralmente, dottore speranzoso. Uno pseudonimo che rappresentava la volontà di Zamenhof di accorciare le distanze e permettere a chiunque di riconoscersi nelle differenze, comunicando. Il linguista polacco aveva capito l’importanza dell’essere vicini e sperava di dare il suo contributo per ritrovare uno spirito di connessione umana.

Facile da apprendere, l’Esperanto deriva principalmente dalle lingue neolatine, benché alcuni vocaboli abbiano origine da altre famiglie linguistiche, ed è caratterizzato da semplicità fonetica, grammaticale e lessicale, proprio per facilitarne l’apprendimento e di conseguenza la diffusione. Perché Zamenhof voleva fare dell’esperanto una vera e propria lingua franca, utilizzata per la comunicazione tra persone con lingue madri diverse. Chiunque avrebbe dunque iniziato a comprendersi grazie all’esperanto, un insieme di segni a tutti noto e che avrebbe dovuto essere necessariamente scorrevole. Non a caso rispetto a molti altri idiomi l’esperanto può essere appreso con tempistiche sorprendentemente rapide, perché Zamenhof aveva messo a punto una grammatica sì, figlia di diverse lingue, ma assolutamente non complessa, senza eccezioni ma che non mancasse di espressività. Le forme regolari dell’esperanto permettono l’apprendimento assoluto dell’idioma a qualsiasi età e la logica che esso segue lo fa essere privo di ambiguità.

Zamenhof visse a Białystok, una città della Polonia con una popolazione formata da varie etnie e lingue, il che lo portò ad assistere a conflitti e difficoltà di comunicazione tra persone di diverse nazionalità. Osservando questi problemi e volendo promuovere la comprensione reciproca e la pace tra culture diverse, Zamenhof ideò una nuova lingua che fosse facile da imparare, non fosse associata a una nazione o a un gruppo etnico specifico e potesse essere adottata da persone di qualunque età in tutto il mondo come seconda lingua comune per la comunicazione globale.

Da allora l’esperanto ha continuato ad esistere e a svilupparsi, con una folta comunità globale di parlanti e una letteratura e cultura molto ricche. Sebbene non sia diventata una lingua universale come sperava Zamenhof, l’esperanto continua ad essere utilizzata come lingua internazionale per la comunicazione e la comprensione tra persone di culture e Paesi diversi. (Esperanto.net)

Tour virtuale del museo egizio di Torino

Nel periodo di emergenza sanitaria in cui siamo stati costretti a casa, molti musei, monumenti e siti archeologici hanno organizzato dei tour virtuali per apprezzare le loro meraviglie anche da casa. Questi tour virtuali sono tutt’ora attivi.

Il Museo Egizio di Torino ha organizzato una visita virtuale della mostra “Archeologia invisibile”che illustra principi, strumenti, esempi e risultati della meticolosa opera di ricomposizione di informazioni, dati e nozioni in seguito allo studio dei reperti.

L’esposizione è un viaggio reale e virtuale tra pezzi unici e mummie alla scoperta della storia che si nasconde dietro agli oggetti antichi. Guardando oltre l’oggetto lo si può interrogare per scoprirne la storia, gli aneddoti ed i segreti.

La mostra è articolata in tre sezioni: la fase di scavo, le analisi diagnostiche ed il restauro e conservazione.

Grazie al virtual tour è così possibile esplorare le sale espositive e le vetrine ospitate, “navigandone” tutti gli elementi, dai video ai singoli reperti, da qualunque dispositivo.

Link per vedere il museo egizio di Torino

Appunti Corti #29

E’ triste constatare l’esistenza di persone che pur di soddisfare la propria smania di visibilità, pur di vedere appagata la propria voglia di protagonismo attraverso la divulgazione delle stramberie che esprimono pubblicamente.
Narcisismo, voglia di riassaporare la perduta Notorietà, desiderio di conquistare gli spazi del Dissenso. Sono queste le principali molle che muovono i Bastian Contrari alla ricerca di ascolto e di attenzione.