Raindrop: Archivio preferiti

Anche questo è uno dei tre/quattro servizi a cui non potrei rinunciare.
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Appunti Corti #36

Federico Mollicone, un esponente di spicco di Fratelli d’Italia ed attuale presidente della commissione cultura della Camera, ieri ha superato se stesso, dichiarando a La Stampa che le sentenze sulla strage di Bologna sono frutto di un teorema giudiziario costruito ad arte per screditare la destra. Ha così insultato, in un sol colpo, l’intelligenza degli italiani, la magistratura, la memoria delle vittime ed il dolore dei loro parenti.
Complimenti vivissimi.
Era difficile fare peggio.

Appunti Corti #35

Una ragazzina è salita sul ring e ha fatto una cazzata che sarebbe bastato sanzionare con un ammonimento e con un penoso silenzio della stampa sportiva.
Invece qualcuno ha voluto trasformarla in un’eroina e ora la sua reputazione e il suo onore saranno pregiudicati per sempre, in un modo così drammatico che la migliore possibilità per il suo futuro sarà quella di fare la testimonial per un governo destroide.

Louis Armstrong: un mito del Jazz

Il 4 Agosto del 1901, a New Orleans, in Louisiana, U.S.A., nasceva il grande trombettista e cantante Louis Armstrong (soprannominato Satchmo). Tra i più famosi musicisti Jazz del XX° secolo, raggiunse inizialmente la fama come trombettista, per poi affermarsi anche come tra I più importanti cantanti Jazz, raggiungendo anche il grande pubblico, a livello trasversale, soprattutto negli anni di fine carriera. Louis Armstrong rientra a pieno titolo tra i geni della musica, cioè quelle personalità che hanno avuto la capacità di portare innovazioni fondamentali in un determinato sistema. E non parliamo solo dell’ambito del jazz. Il musicista nacque e visse in un contesto molto povero, difficile, pieno di discriminazioni razziali: nonostante questo ha insegnato al mondo come la salvezza possa essere concretamente rappresentata da una passione, ad esempio quella per la musica. Nipote di schiavi, fu abbandonato da entrambi i genitori alle cure della nonna, vivendo in estrema povertà e finendo fin dalla giovanissima età, in riformatorio, dove imparò a suonare la cornetta nella banda dell’istituto. Evolvendo la sua preparazione musicale, a 13 anni era già leader della band ed una volta fuori dal riformatorio, a 14 anni ebbe il suo primo ingaggio professionale, per poi suonare con regolarità sui battelli di New Orleans. Imparò a leggere la musica e ad avere ruoli sempre più importanti da solista, caratterizzando le proprie interpretazioni con un proprio stile. Nel 1924 ebbe un ingaggio a New York, nella band di Fletcher Henderson, la band afro-americana più famosa di quei tempi e dalla cornetta passò a suonare la tromba ed anche a cantare. Grazie al suo particolare stile diventò ben presto famoso, attirando curiosità ed interesse anche da parte dei maggiori musicisti Jazz del momento, come Duke Elington, che avendone sentito parlare come il nuovo fenomeno del Jazz, lo andavano a sentire nelle varie occasioni di concerto. Scrisse colonne sonore, fu invitato a partecipare a show televisivi ed iniziò ad inserire lo “scat sing” utilizzando parole senza senso, diventando uno dei primi a registrarlo, nel 1926. Ebbe occasioni di collaborazione artistica con le più importanti cantanti Blues e Jazz e con i più prestigiosi jazzisti, ampliando sempre più il suo prestigio ed iniziando anche tour europei. Ebbe occasioni recitative in alcuni film e fu anche la prima persona di colore a curare un programma radiofonico per la “CBS”. In seguito si stabilì a New York, nel Queens, dove oggi c’è un museo in suo onore. Negli ultimi anni della sua carriera realizzò vari tour mondiali ricevendo ovunque una straordinaria acclamazione popolare ed arrivò ad esibirsi per oltre trecento serate all’anno. Morì a New York nel 1971.

Musica d’Africa #3/7

Musicisti della Guinea, dello Zaire, del Senegal, dello Zimbabwe, del Camerun, della Nigeria, del Sudafrica, hanno cominciato a farsi conoscere dal giovane pubblico del rock e del pop. Si parla di “musica africana”, ma il termine è davvero troppo generico per poter definire un insieme di suoni, stili, generi, enormemente diversificato, con stili che variano da regione a regione. Musica che getta un ideale ponte tra tradizione e modernità, savane e grattacieli, tra nuova comunicazione elettronica e ritmo ancestrale.

E’ la chitarra elettrica il principale strumento che ha giocato un ruolo vitale nel modellare la musica urbana in tutto il mondo e, soprattutto, in Africa. L’arrivo degli strumenti elettrici ha creato nella musicale “Madre Africa”, una vera e propria esplosione di creatività, di vitalità e di tecnica che ha impressionato il mondo intero.

Il percorso della “nuova ondata” africana che ha pian piano invaso l’occidente, è iniziato alla fine degli anni Sessanta, quando, prima con Tom Hark e poi soprattutto con Miriam Makeba e Hugh Masekela, le canzoni e i ritmi della nuova Africa hanno cominciato a scalare le classifiche di vendita. Il rock viene rapidamente affascinato dalla giovane musica dell’Africa, come testimoniano i primi “viaggi” di personaggi come Ginger Baker dei Cream o Brian Jones dei Rolling Stones, che realizzano dischi con musicisti africani. Ma sono personaggi come Manu Dibango con Soul Makossa e i ghaniani Osibisa, che mettono insieme armonie africane, ritmi e atmosfere del jazz, del soul, della canzone e del pop, seguiti a breve distanza dal “black president” Fela Kuti. La grande esplosione dell’ “african pop” è comunque avvenuta negli anni Ottanta, in parte dovuta al grande successo ottenuto da Bob Marley e dal reggae. (Continua)

Appunti Corti #34

Nel tragico borsino delle quotazioni giornalistiche dei cadaveri la vita degli ucraini perde posizione, perché la loro morte ormai si consuma in una routine sempre meno notiziabile. Salgono leggermente le quotazioni dei palestinesi, che comunque restano anonimi, senza età e tra virgolette perché tutte le vittime palestinesi sono sempre presunte per definizione e mai accertate. Se questi sono l’umanità e i valori dell’Occidente cristiano, la blasfemia non è quella vista alle Olimpiadi.

Artefatti di Internet #29 – Apple Homepage (1996)

La prima copia sopravvissuta della home page di Apple è del 1996, durante il suo periodo più turbolento. Apple era alle prese con un minimo storico dal punto di vista finanziario, con conseguenti licenziamenti diffusi e perdita di fiducia sia tra gli azionisti che tra i clienti. Nello stesso anno, Apple decise di acquisire la società NeXT e il suo sistema operativo per 429 milioni di dollari, riportando Steve Jobs in Apple per la prima volta dal 1985.

Il ritorno di Steve Jobs in Apple lo ha visto concentrare nuovamente le energie dell’azienda sulle sue filosofie fondamentali: ingegneria innovativa unita a una leggendaria facilità d’uso. Jobs ha semplificato la linea di prodotti Apple; i mercati di riferimento sono diventati semplicemente domestici e professionali. Il primo nuovo computer sotto il suo segno presentava notevoli somiglianze con il Macintosh originale prodotto 14 anni prima e, riconoscendo la crescita di Internet, fu chiamato iMac. L’iMac includeva un software che consentiva a una persona non iniziata l’accesso immediato a Internet. È stata la prima scatola all-in-one a incorporare un modem. (continua)

Robert Cray: il Blues che non rinnega la grande tradizione

Il 1° Agosto del 1953, a Columbus, in Georgia, U.S.A., nasceva il grande bluesman Robert Cray. Cantante e chitarrista, iniziò a suonare da ragazzino ed a 17 anni formò la sua prima propria band, chiamata “One Way Street”. Suo padre, originario della Louisiana, suonava la chitarra e suo zio era un appassionato di musica blues. Questi influenze hanno ispirato Cray sin da giovane, spingendolo a iniziare a suonare la chitarra all’età di 12 anni. Nel corso degli anni, Cray ha affinato la sua abilità nella chitarra blues, imparando (e ispirandosi) da leggende del genere come Albert Collins e Albert King. Ha sviluppato uno stile distintivo che incorpora elementi di blues tradizionale con tocchi moderni, creando un suono riconoscibile.
Nel 1975 formò la “Robert Cray Band” e nel 1978 registrò il suo primo album, che però venne pubblicato nel 1980. Cominciarono i tour nazionali ed arrivarono i primi premi importanti (nel 1985 vinse il premio “Migliore Album Blues” ed insieme ad Alber Collins e Johnny Copeland vinse anche il “Grammy Award” nella categoria “Best Traditional Blues Recording” per l’album “Showdown”). Alla fine degli anni ’80 arrivò anche il grande successo commerciale discografico e molti altri importanti premi. Tante le collaborazioni con i più grandi del Blues, come John Lee Hooker, B.B. King, Keb Mo, ed aprì varie volte i concerti di Eric Clapton, ma non mancano le collaborazioni anche con star mondiali del Pop come Tina Turner. Attualmente ha ricevuto ben cinque “Grammy Awards”.