Appunti Corti #41

Una volta ho chiesto a un missionario se credeva nell’inferno e nella sofferenza eterna. Mi ha risposto che secondo lui l’inferno era la sofferenza di arrivare nell’aldilà con una anima talmente piccola da non poter contenere abbastanza Dio e che la grandezza del nostro “recipiente di infinito” è determinata dalle nostre azioni in vita.
Sostenere la morte e la distruzione seminate a Gaza per 300 giorni e spacciate per autodifesa ti rende l’anima grande come un ditale.

Artefatti di Internet #30 – Beanie Babies (1996)

I Beanie Babies sono stati uno dei primi successi su Internet. Creati da Ty Warner nel 1993, gli animali di peluche avevano un prezzo compreso tra $5 e $7 ed erano leggermente imbottiti con palline di plastica. I peluche venivano venduti solo in negozi specializzati e diversi personaggi venivano spesso ritirati, rendendoli altamente collezionabili.

L’URL del sito web è stato inserito sui cartellini dei beanie babies, una mossa insolita all’epoca ma che ha dato i suoi frutti. La mania è iniziata quando un gruppo di mamme di periferia vicino a Chicago ha iniziato a chiamare i negozi a livello nazionale per rintracciare i personaggi più rari. Nel maggio 1997, i Beanie Babies rappresentavano il 6% delle vendite annuali totali di eBay (500 milioni di dollari), prima che la bolla scoppiasse definitivamente all’inizio del millennio. (continua)

Appunti Corti #40

Il problema più urgente da risolvere in Italia per Salvini è dare uno “scudo penale” ai Presidenti di Regione sotto indagine o a processo (tipo Toti).
Una immunità di mandato per gli amministratori locali come quella parlamentare.
Aggiunge anche un attacco alla magistratura rossa stile Berlusconi: “Una casta che ha potere di vita e di morte anche sui politici”.
Una casta. Lui. Salvini. Che vive da oltre 30 anni da miracolato girando sagre, piazze, piazzette e Papeeti a spese degli italiani.

Riflessione (banale) sulla vita

La vita è un’esperienza straordinaria, piena di sfide, gioie, tristezze e opportunità. È un viaggio unico e personale per ciascuno di noi, che ci offre l’opportunità di crescere, imparare e scoprire chi siamo veramente.

Una riflessione sulla vita può portare a considerare l’importanza di vivere nel presente. Spesso ci troviamo a preoccuparci del futuro o a rimuginare sul passato, trascurando il momento presente. Ma la verità è che la vita si svolge qui ed ora, e solo vivendo appieno il presente possiamo davvero apprezzare ciò che abbiamo.

La vita è fatta anche di scelte. Ogni giorno siamo chiamati a prendere decisioni, grandi o piccole, che plasmano il nostro cammino. È importante ricordare che ogni scelta ha conseguenze e che siamo responsabili delle nostre azioni. Dobbiamo essere consapevoli delle nostre decisioni e cercare di fare scelte che siano in linea con i nostri valori e obiettivi.

Inevitabilmente, nella vita ci saranno momenti difficili. Sfidando ostacoli, fallimenti e delusioni, possiamo imparare a superare le avversità e a crescere come individui. È nella sfida che si trova spesso la nostra forza interiore più profonda.

La vita è anche un’opportunità per connetterci con gli altri. Le relazioni umane sono fondamentali per il nostro benessere e felicità. Dobbiamo coltivare i nostri rapporti, mostrare gratitudine e compassione verso gli altri. Le esperienze condivise e le connessioni che creiamo con le persone che ci circondano arricchiscono la nostra vita in modi che spesso non possiamo nemmeno immaginare.

Infine, la vita è un viaggio di scoperta di se stessi. È un’occasione per esplorare i nostri interessi, talenti e passioni, e per perseguire i nostri sogni. Dobbiamo ascoltare il nostro cuore e seguire la nostra intuizione, perché solo noi sappiamo veramente ciò che ci rende felici e soddisfatti.

In conclusione, la vita è un dono prezioso e un’opportunità unica. È un’esperienza piena di significato e valore, che ci sfida, ci ispira e ci insegna. Spero che tutti possiamo trarre il massimo da questa esperienza e vivere una vita piena di amore, gioia e realizzazione personale.

Appunti Corti #39

Per l’OMS e la totalità della comunità scientifica, la cannabis light non può essere considerata in nessun modo una sostanza stupefacente, non è droga, non è psicoattiva, non altera alcuna percezione. Causa più dipendenza una lattina di chinotto che il cbd.
Non sanno più come dirlo per farglielo capire, ma il governo più somaro degli ultimi 4 miliardi di anni non lo capisce e sta facendo una battaglia senza nessun senso.

Appunti Corti #38

Due pensierini su due ‘personaggi’ che governano lo stato italiano e che nelle (ultime) loro esternazioni dimostrano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, il loro livello di bassezza politica e umana a cui purtroppo “abbiamo” delegato l’amministrazione del paese.

“Ho portato mia figlia in Cina per dimostrare che il lavoro non è incompatibile con la maternità…”
Queste parole sono uno sputo in faccia a tutte quelle mamme che non hanno lacchè di Stato ai suoi piedi, stipendio multimilionario per pagare baby-sitter o ville da 1,5milioni di euro.
Un’offesa all’intelligenza delle donne in difficoltà, costrette a scegliere tra figli e lavoro, tra il pane e la fame, anche grazie a leggi infime che questa “donna” ha deciso per le donne.
Vergognosa è dir poco!

Salvini ora si inventa lo scudo di impunità per eventuali reati dei presidenti di regione. La sua intelligente ricetta non è contrastare i reati ma garantire protezione a chi eventualmente li compie. Ancora un passo in avanti verso la democrazia e la legalità… si, ma quella del medioevo!
Non siamo in un paese civile, siamo in un sogno.
Vergognoso è dir poco!

Ella Fitzgerald

Se il fascino e il mistero erano tutti dalla parte di Billie Holiday, il massimo prodigio vocale espresso dalla cultura jazzistica è arrivato con Ella Fitzgerald. In qualche modo il suo nome è diventato sinonimo stesso di voce, in virtù di uno di quei rari imperativi assoluti che si creano nel mondo della musica. Quella allegra, fatata disinvoltura con cui si metteva a cantare un brano, fosse uno standard jazzistico, un pezzo brasiliano, uno scat, una canzone dei Beatles o qualsiasi altra cosa, rimarrà impressa nei ricordi di chiunque abbia ascoltato un suo disco o, meglio ancora, l’abbia vista almeno una volta dal vivo.

Nata da una famiglia povera a Yonkers, in Virginia, il 25 aprile del 1918, fu scoperta in una gara di dilettanti all’Apollo di Harlem e ottenne il suo primo ingaggio di prestigio nell’orchestra di Chick Webb, con il quale rimase fino al 1941, mettendo a fuoco il suo stile nelle ballrooms frequentate dall’orchestra, sotto l’accorta direzione di Webb, che all’epoca, con la sua band, amava sfidare in leggendarie battaglie le orchestre degli altri «grandi», come Gene Krupa e Benny Goodman.

Nel 1946 Ella entrò a far parte della «scuderia» di Norman Granz, collaborando alle tournée di Jazz at the Philarmonic, ma è come solista che ha costruito il suo mito. Abitualmente prediligeva esibirsi accompagnata da un trio, con musicisti del calibro di Oscar Peterson, Jimmy Jones, Jimmy Rowles, e occasionalmente con le grandi orchestre di Duke Ellington e Count Basie.
Alla metà degli anni Cinquanta era un’artista definitivamente matura, insuperabile, ormai padrona non solo del virtuosismo scat, ma anche di una raffinatissima dedizione alle sottigliezze dell’interpretazione, alla reinvenzione melodica, come ha dimostrato nei suoi songbooks, vere pietre miliari della musica americana del secolo scorso.

Con gli anni Ella era diventata più sensibile, più vera, più disposta a comunicare emozioni delicate, le stesse che a volte travolgeva trascinata dal suo incontenibile talento, da quella imparagonabile abilità che le consentiva di gareggiare senza sfigurare con le improvvisazioni degli strumenti a fiato. Era un modo di rimanere fedele non solo al proprio talento, ma anche alle proprie radici, al segreto della lezione che aveva appreso dal jazz fin dagli esordi come cantante nell’orchestra di Chick Webb: l’invenzione, la fantasia, la mobilità continua dell’improvvisazione.

Grazie a questa scelta di metodo, Ella non ha mai interpretato due volte la stessa canzone nella stessa maniera. Il che è molto di più di un semplice “gioco” formale; vuol dire che ogni volta, fino all’ultimo dei suoi giorni, si è avvicinata a un pezzo cercando di reinventarlo. Con l’effetto di comunicare non solo la poesia di un pezzo musicale, ma anche l’emozione di un processo creativo che avveniva nel momento stesso dell’esecuzione come un prezioso, magico regalo da condividere in quel momento nell’intimità profonda ed esclusiva del rapporto tra cantante e spettatore.

Magic Slim: inserito postumo nella “Blues Hall Of Fame”

Il 7 Agosto del 1937, a Torrance, nel Mississippi, Stati Uniti, nasceva il bluesman Magic Slim (vero nome Morris Holt). Apprese l’interesse per la musica molto presto, cantando nel coro della chiesa. Il suo primo amore è stato il piano, ma avendo perso un dito della sua mano destra in un incidente, trovò difficoltà a suonare, e così decise di ripiegare sulla chitarra. Lavorava nei campi durante la settimana e suonava il blues nei party che si svolgevano nelle case durante i week-ends.
All’età di 11 anni Slim si trasferì a Grenada, Mississippi dove più tardi incontrò e diventò amico di Magic Sam (dal quale prese il nome d’arte, anni più tardi quando si trasferì a Chicago). Negli anni ’80 arrivò a pubblicare dischi con la famosa casa discografica “Alligator” e vinse il primo premio “W.C.Handy”. Nel 1994 Magic Slim si trasferì a Lincoln, nel Nebraska, dove ebbe un contratto per molti anni in un importante locale e dove suonò anche accompagnato dal figlio Shawn Holt, cantante e chitarrista di talento, che lo accompagnò nei Teardrops per diversi anni. Magic Slim ed i Teardrops vinsero per sei volte il “W.C. Handy Award” come migliore Blues Band dell’anno e si affermò come uno dei più validi bluesmen americani. Durante una sua tournee, fu colpito da ulcere sanguinanti, ma avendo anche problemi cardiaci, polmonari e renali, morì all’ospedale di Filadelfia, in Pennsylvania, il 21 Febbraio 2013. Nel 2017 fu inserito, postumo, nella “Blues Hall of Fame”.

Appunti Corti #37

Nel giorno di Hiroshima i pacifisti ringraziano gli “Hibakusha”, i sopravvissuti alla bomba atomica, e la loro lotta nonviolenta fatta assieme ai pacifisti di tutto il mondo, che ha portato al trattato di messa al bando delle armi atomiche. Un trattato sottoscritto da tutte le nazioni civili del mondo nell’assemblea ONU con l’eccezione di un misero gruppo di Stati canaglia che si credono capi militari del pianeta senza poterne essere leader morali: l’Occidente euroatlantico, la Russia, la Cina.