Coney Island Baby – Lou Reed (1976)

Da Transformer del 1972 in poi, Lou Reed trascorse gran parte degli anni ’70 giocando la carta della decadenza drogata fino in fondo, con risultati sempre più contrastanti. Ma con Coney Island Baby del 1976, il modo di scrivere canzoni di Reed cominciò a spostarsi verso un territorio più caldo e compassionevole, e il risultato fu il suo album più accessibile dai tempi di Loaded con i Velvet Underground.

Nella maggior parte dei brani, Reed ha ridotto la sua band a chitarra, basso e batteria, e i risultati sono stati più snelli e molto più confortevoli rispetto alla plumbea sovrapproduzione di Sally Can’t Dance o Berlin. Coney Island Baby è stata la scoperta di un Reed scrittore di canzoni d’amore riconoscibili. Coney Island Baby è un brano sull’amore e sul rimpianto sincero e toccante. Sembra disinvolto in superficie, ma emotivamente è avvincente come poche cose pubblicate da Lou Reed negli anni ’70.

Venezia

Che l’Italia sia piena di posti magnifici è ormai un luogo comune mondiale (anche se a onor del vero qualche turista straniero rimane ogni tanto deluso). Ci sono città talmente uniche e riconoscibili che basta soltanto pronunciare un nome per portare alla mente i palazzi, le strade, i monumenti, le piazze che le riempiono.

Roma, Torino, Napoli, Milano ogni città diversa da un’altra, ricca di luoghi noti e meno famosi. Ma in testa a questa impossibile classifica di città suggestive per il nostro immaginario c’è forse Venezia.

Venezia è una tra le città d’arte più visitate al mondo, ma un viaggio da un punto di vista nuovo può mostrarci una sua anima ancora da scoprire. Per questo merita di condividere un video splendido realizzato dal regista e videomaker Oliver Astrologo.

La telecamera di Oliver sbircia nei vicoli più stretti di Venezia, lungo i canali, sopra i palazzi, ma non si ferma soltanto all’esterno della città, ma ci porta anche all’interno delle botteghe artigiane, nei negozi caratteristici, nei laboratori, nei cortili.

È questa perfetta alternanza tra esterni e interni a cogliere in maniera originale le sfaccettature di Venezia. La telecamera sparisce, dando un completo risalto alla bellezza che ha davanti, senza sostituirsi, senza protagonismi. L’arte è soprattutto dentro l’obiettivo.

Il tributo a Venezia di Oliver è anche un omaggio ai veneziani, la parte viva della città, che portano avanti antiche tradizioni, mestieri e riempiono le vie della laguna di un’atmosfera magica e fuori dal tempo.

Sul sito ufficiale di Oliver Astrologo puoi seguire oltre a tutti gli aggiornamenti sui suoi lavori anche vedere video che ha già realizzato in passato, dedicati ad altre bellezze italiane e non solo.

Qui il link per vedere il bellissimo video su Venezia

Poesia

I riflessi dell’aurora dipingono il cielo,
sfumature di rosa e d’azzurro, un incanto,
che accarezza il cuore come dolce canto.

In questo viaggio, danziamo insieme,
tra l’ombra e la luce, tra cielo e terra,
svelando segreti in ogni nuova era.

Sia la poesia un canto di libertà,
un abbraccio di parole che danzano,
nell’eternità di un momento, sempre siano.

La poesia è come un raggio di luce,
che illumina l’anima, un’arte che sfiora,
la bellezza nascosta in ogni ora.

Discrete

La foglia è la forma più bella dell’apertura: si apre al sole, alla pioggia, al vento, alle stagioni, al cambiamento.
E’ la vita capace di essere attraversata dagli scossoni e dalle cadute senza esserne distrutta.
Pronta a rinascere ogni volta.

(Fabrizio Caramagna)

Talking Heads

La chiamano new wave, nuova onda, ma non si sa bene di cosa. Dovrebbe essere rock, ma la gran parte delle formazioni che la praticano con il rock ha poco a che vedere. Si tratta di una nuova musica, sotto ogni punto di vista. C’è un pugno di musicisti, tra l’Inghilterra e l’America, che si mette al lavoro sull’ipotesi di un nuovo ordine del suono. Tra questi c’è un gruppo americano che fonde le esperienze di tutti in un nuovo esaltante progetto musicale, i Talking Heads di David Byrne. Inglese di nascita ma americano di formazione, leader della band, Byrne intuisce per primo il futuro cosmopolita della nuova ondata musicale che sta scuotendo le coscienze di mezzo mondo.

Il loro album d’esordio, 77, è un rock modernista e spigoloso in cui si riscontrano molte analogie con il punk, Byrne ha probabilmente solo una vaga idea della direzione che quella musica prenderà nei quattro anni a seguire. Dal look “normale”, Byrne, ma con facile inclinazione alla lucida follia, canta il brano più famoso dell’epoca, Psycho Killer, che fa da traino al loro primo album, intitolato semplicemente 77. Si tratta di un disco essenziale, diretto, privo di inutili fronzoli ma ricco di fascino, un album nel quale si butta gioiosamente a mare tutta la musica degli anni Settanta, per ricominciare da capo.

Dopo il loro primo album, ancora figlio degli anni Settanta, fin dal titolo, il loro secondo disco, complice Brian Eno, all’epoca predicatore, con altri, della morte del rock, le loro canzoni prendono forme differenti, si staccano dagli stili classici per sondare strade nuove. Con More Songs about Buildings and Food, del 1978, i Talking Heads inaugurano la splendida collaborazione con Eno e iniziano la propria ricerca musicale tra modernità e radici nere. Ed è l’Africa la terra della nuova nascita. Non è solo rock, insomma, ma è anche pop, blues, musica di ogni genere e colore, quella che gli Heads sembrano inseguire anche nell’album seguente, il bellissimo Fear of Music, del 1979, dove a fianco delle sonorità elettroniche trova sempre maggior spazio l’influenza di quelle africane. Ma il vero capolavoro è il disco che inaugura, con una sorta di grande affresco multiculturale, gli anni Ottanta: Remain in Light. La collaborazione tra Brian Eno e David Byrne dipinge uno scenario che, come si diceva all’epoca, si muove tra metropoli e deserto. Il funk, l’elettronica, l’Africa, il rock, la new wave, tutto si mescola in un album che è fuori dai generi e dalle categorie abituali, dove avanguardia e godibilità si fondono gioiosamente.

Dopo questo capitolo musicale, Eno abbandona la collaborazione e a margine, con Byrne, realizzano lo straordinario My Life in the Bush of Ghosts, probabilmente l’album che ha maggiormente influenzato lo sviluppo della musica degli anni ottanta.

La tappa seguente è quella di Speaking in Tongues, del 1983, un disco pop perfetto, mescolato di funk e canzone, un disco che riesce a essere al tempo stesso leggero e geniale. Contemporaneamente realizzano Stop Making Sense, un lungometraggio dal vivo, che racchiude bene lo spirito della band, la sua originalità. Il disco successivo, Little Creatures del 1985, non riesce a colpire né entusiasmare frutto di pochissima ispirazione. L’ultimo capitolo discografico dei Talking Heads è del 1988, Naked, un disco che cerca di racchiudere in maniera intelligente tutte le diverse anime musicali del gruppo, mettendo insieme, come nel caso di Remain in Light, musicalità rock, elementi africani, latinoamericani, pop, canzone, in una colorata sarabanda. Dopo, ci sarà solo Sax and Violins, un brano pubblicato nel 1991, per la colonna sonora del film di Wim Wenders, “Fino alla fine del mondo.”

Se c’è stato un gruppo che meglio ha rappresentato l’elitè del rock degli anni Ottanta sono stati proprio i Talking Heads. Creativi, eclettici, guidati dalla personalità affascinante e curiosa di David Byrne, gli Heads hanno provveduto, con un’estetica inizialmente in tutto figlia del punk, ad abbattere e rifondare il concetto stesso di rock. Non sono stati un gruppo rock nel senso pieno del termine, o almeno, non lo sono stati secondo le regole in vigore fino all’evento del punk. Grandi.

Campanula

Si lo so, ci sono due guerre, problemi di lavoro, fatica ad arrivare a fine mese e altri problemi di notevole importanza, insomma non ce la stiamo passando proprio bene e parlare quindi di fiori non è proprio una notizia da affrontare… ma, un po’ di leggerezza credo faccia bene e se rende onore a dei ricercatori italiani credo che la segnalazione sia d’obbligo.

Dei ricercatori delle Università di Milano e Siena hanno scoperto un fiore mai visto né catalogato prima, la Campanula Bergomensis è il nome che gli hanno assegnato.

La Campanula di Bergamo rappresenta una specie autonoma rispetto alle altre già conosciute di quest’ampia famiglia floreale. La sua caratteristica principale è la capacità di crescere in ambienti molto particolari a bassa quota a differenza della Campanula cespitosa che fiorisce invece sulle Alpi orientali in Italia, Slovenia e Austria.

Le analisi genetiche e morfologiche hanno rilevato le differenze che permettono di considerare questa specie come diversa e mai inserita in precedenza nella tavole per la classificazione botanica.

Quando sembra nel duemilaventiquattro di aver scoperto tutto, in campo botanico, questa notizia conferma proprio l’incontrario…
Della serie: non si ha mai finito di imparare o meglio di scoprire.

Artefatti di Internet #21 – White house page (1994)

Nel 1994, l’amministrazione Clinton lanciò la prima homepage della Casa Bianca. Il sito pionieristico conteneva un libro degli ospiti, un’opzione per inviare un’e-mail al presidente e tour virtuali della Casa Bianca. Il lancio ha avuto successo, anche se inizialmente è stato ritardato per trovare immagini e audio di Calzini il gatto, l’animale domestico della Prima Famiglia. Sebbene all’epoca solo 1 americano su 10 avesse accesso a Internet, il numero di visitatori del sito web della Casa Bianca è più che triplicato ogni anno durante il mandato di Clinton. Un modello della home page della Casa Bianca sarebbe stato distribuito dallo stesso Clinton per fare pressione sulle agenzie in ritardo nello spazio digitale.

Il suo sito web Whitehouse.gov è stato creato nel 1994, quando Bill Clinton era presidente. A quel tempo, i giovani membri dello staff di Clinton erano “inorriditi” scoprire che al posto dei computer e dei fax ultramoderni venivano ancora utilizzate macchine da scrivere, ha riferito il New York Times. C’è voluto un anno per rendere il sito attivo e funzionante. (continua)

Riflessione

In generale, la vita è un viaggio in continuo cambiamento, pieno di sfide, opportunità e momenti preziosi. Ogni giorno ci offre l’opportunità di imparare, crescere e connetterci con il mondo che ci circonda. È importante essere consapevoli delle nostre azioni, delle scelte che facciamo e delle relazioni che coltiviamo.

La riflessione può aiutarci a comprendere meglio noi stessi, a valutare le nostre esperienze e a sviluppare una prospettiva più profonda sulla vita. A volte, prendersi il tempo per pensare a ciò che è davvero importante può portare a decisioni più consapevoli e appaganti.

Ricordiamoci che la vita è un processo di apprendimento continuo, e anche nei momenti difficili possiamo trovare opportunità di crescita e resilienza. Siamo aperti alle sfide, abbracciamo le esperienze con gratitudine e cerchiamo di vivere in modo autentico, seguendo i valori che sono significativi per noi.

Blue Pink

Un altro inverno è passato. “Cosa vuoi che sia” pensai, “sono un fiore, sono morta e rifiorita, tante di quelle volte, non sarà questo inverno a porre fine al mio ciclo vitale”. (Joy Musaj)

Musica d’Africa #0/7

Prefazione

Dopo i venti capitoli (ora pubblicati in una unica pagina) sulla Popular Music, pubblicherò sette capitoli sulla Musica Africana, altro genere musicale a cui sono profondamente legato, vista la passione che da anni mi coinvolge e di conseguenza mi spinge a conoscere ed ampliare. 

Sarà un’escursione breve ma abbastanza completa in quanto darà una visione il più possibile esaustiva su storie, musicisti, dischi e quant’altro hanno avuto importanza per il sottoscritto e per una platea più vasta. 

Per prendere informazioni, mi sono avvalso di materiale digitale e cartaceo. Per quest’ultimo, allego la bibliografia:

– Enciclopedia Rock (Arcana Editrice)
– Blues, Jazz, Rock, Pop – E. Assante – G. Castaldo (Einaudi)
– La terra promessa – G. Castaldo (Feltrinelli)
– Il Disco del Mese – E. Assante – G. Castaldo (la Repubblica)