Quando vedo questi terribili politici che si riuniscono per risolvere apparentemente i gravissimi problemi del mondo attuale, e in alcuni frame li intravedo ridere a crepapelle come fossero alla sagra della castagna e del vino novello con il cugino ubriaco, consapevoli di essere la causa di migliaia di vite che ovunque si spengono con violenza e ingiustizia, mi sale una rabbia incontenibile che mi offusca la vista e disintegra ogni speranza di giustizia, la storia col tempo vi assegnerà il posto più meritato, fra le linee degli arcigni, dei profittatori, degli impietosi e dei farabutti.
Quelle risate a margine non mi fanno male. Mi fa molto più male la freddezza di altre decisioni. Quello che di quelle risate mi avvince è la ragione per cui esplodono, che credo mai faccia rima con quello di cui si discute mentre ti riprendono ridere.
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Ridono come rideva quell’imprenditore quando seppe del terremoto in Abruzzo: ridono perché intravedono l’affare, o perché si sentono dei gran ganzi, o perché a loro delle sorti del mondo non gliene frega nulla…
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