Jefferson Airplane

La «famiglia» dei Jefferson si formò nel 1965, sull’onda del folk revival, in un locale chiamato Matrix, gestito da Marty Balin, il fondatore della band. Esordirono il 13 agosto 1965, e pochi mesi dopo erano già in scena al Longshoreman’s Hall con Allen Ginsberg, i Charlatans e i Marbles per la «Festa della nuova età». Era l’inizio del successo, ma soprattutto di un percorso artistico che partendo dal folk acustico arrivò alla psichedelia, al rock «acido», alle ballate libertarie e impegnate, a una ricerca musicale collettiva che portò pian piano la band ad annullarsi come entità fissa per ridefinirsi come collettivo aperto alle collaborazioni dei maggiori talenti della Bay Area.
La primissima formazione, siamo nel 1965, era composta da: il cantante Marty Balin, cresciuto nei circoli folk di New York, il chitarrista Paul Kantner di San Francisco, il chitarrista e batterista canadese Skip Spence, l’altro chitarrista folk Jorma Kaukonen, figlio di un diplomatico finlandese, e due suoi amici, la cantante Signe Anderson e il bassista Jack Casady. Dopo il primo album la Anderson e Spence lasciarono il gruppo e furono rimpiazzati dal batterista Spencer Dryden e, soprattutto, da Grace Slick. La sua voce era duttile, capace di spaziare dai toni morbidi e suadenti a interpretazioni potenti e aggressive. Grace si circondava di un alone da maliziosa bad girl e alimentava il proprio fascino rilasciando interviste al vetriolo in cui utilizzava un linguaggio diretto e osceno.
Preceduto da due grandi singoli, Somebody to Love e White Rabbit (diventato uno dei pezzi-simbolo della musica lisergica), venne pubblicato Surrealistic Pillow, album che era una sincera emanazione dello stile di vita della band. Droga e amore, in un’accezione radicalmente libertaria, erano le coordinate entro cui si disegnava uno scenario dove influenze blues e jazz si fondevano con suoni allucinati, ma anche con ritorni repentini alla dolcezza del folk-rock. Da quel momento la Slick sviluppò una vocalità flessibile e carismatica, la sezione ritmica era raffinata e mai ripetitiva, la chitarra di Jorma Kaukonen ancorava al blues anche gli assolo piú «spaziali», le canzoni, alla cui definizione contribuivano tutti i membri del gruppo, avevano una struttura molto libera, figlia dell’esperienza lisergica. After Bathing at Baxter’s, Crown of Creation (I968) e Bless Its Pointed Little Head (1969), portarono il gruppo ai vertici delle classifiche, senza che ci fosse stato il piú piccolo cedimento commerciale.
Il metodo di conduzione del gruppo assomigliava a quelle forme di autogoverno dei collettivi sperimentate nel mondo giovanile, e questa totale specularità tra arte e vita fu confermata, nel 1970, da Volunteers, nel quale il vecchio patriottismo, l’attaccamento ai valori fondamentali della nazione americana, erano completamente rigenerati alla luce della rivoluzione di quegli anni: una vera e propria chiamata alle armi che col senno di poi suona come il canto del cigno del movimento. Il disco vide la partecipazione di musicisti d’eccezione, come il pianista Nicky Hopkins, Jerry Garcia dei Dead e David Crosby, il quale donò ai Jefferson la canzone Wooden Ships, brano ricco di significati. La parte più significativa della storia del gruppo è tutta in questa fine decennio; successivamente vi saranno scissioni (gli Hot Tuna di Kaukonen e Casady), cambi di organico e di nome (da Airplane a Starship), notevoli problemi di alcol e droga per Kantner e la Slick, il mesto «atterraggio».


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