Guerre, sfollati e il sasso nell’acqua

Per scelta in questo spazio condivido le mie passioni: la musica, le foto e qualche scritto qua e là. Non per questo esulo dai fatti del mondo anzi, a onor del vero sono sempre presente su quello che mi succede attorno e molte volte mi trovo incredulo, impotente e… disarmato.
Non saranno certo le canzoni che ascolto e le fotografie che faccio a farmi sentire meglio ma in parte mi concedono qualche spiraglio di benessere.

Un benessere circoscritto, fatto di momenti, di ore, perché poi, la realtà dei fatti che succedono, sia essi personali o mai come adesso “sociali”, riportano i nostri pensieri nell’angolo buio della nostra mente.

Nel mondo, solo tra quelle più grosse, si parla di almeno venti guerre attive, ma quello che sta accadendo alle porte d’Europa attira tutte le attenzioni, forse perché le potenze in scena sono quelle che potrebbero davvero scatenare l’armageddon atomico: solo questo dovrebbe far gridare alla pace.

Se tutti gli sfollati costituissero uno stato, questo sarebbe per numero di popolazione il ventesimo al mondo, con circa lo stesso numero di abitanti dell’Italia e la Romania messi insieme.
Nel mondo sono oltre 82 milioni le persone in fuga da guerre devastanti guerre dimenticate, catastrofi climatiche, discriminazioni.

Ogni paese, ogni persona, ha la sua idea di risoluzione per arrivare alla pace ma finché questa idea non sarà comune, i tempi e i modi accontenteranno e allo stesso tempo scontenteranno una parte di essi.

Rimango sempre dell’idea che, l’aforisma del sasso nell’acqua rimanga la soluzione migliore, la più profonda, la più utile e vera.

“Un sasso gettato nell’acqua genera una serie di cerchi, sempre più grandi. Occorre lanciare il sasso perché le cose accadano, fai qualcosa”.

La motivazione porta all’azione, spinge al fare: se non si getta un sasso nello stagno, l’acqua non fa i cerchi. Stare fermi ed attendere il movimento dell’acqua, significa perdere le opportunità che la vita ogni giorno ci prospetta. Innanzi ad uno specchio di acqua immobile, lanciamo un sasso, anche più di uno, fino a quando il moto dell’acqua non riflette la sagoma dei nostri sogni. Occorre lanciare il sasso perché le cose accadano.

Maggiore è il desiderio di raggiungere lo scopo più forte sarà l’energia impressa nel gesto e il numero di cerchi che si verranno a formare fino a quando non toccheranno la riva più lontana.

Ogni persona, dal suo osservatorio privilegiato, lancerà il sasso in ragione del peso che è in grado di sopportare e della forza che è in grado di imprimere nel lancio in quel preciso istante del tempo.

Per lanciare un sasso serve la motivazione, avere analizzato il contesto e avere chiaro l’obiettivo. Il successo transita da lì. La motivazione deriva dal latino movere, che significa spinta all’azione. Se le persone rimangono sedute e non decidono di alzarsi dopo aver terminato il pranzo, non spingono se stesse verso il cambiamento, togliendo l’opportunità al cameriere di bandire la tavola per il convivio successivo.

La pace inizia prima di tutto nella nostra famiglia e poi via via nel nostro condominio, nella nostra via, nel nostro paese, fino ad arrivare alle altre nazioni. Solo così avremmo delle fondamenta solide, solo così si arriverà ad una vera pace, altrimenti il processo per la pace sarà sempre fragile.

Se dopo due guerre mondiali e innumerevoli conflitti che attanagliano l’umanità da secoli, nel duemilaventidue esistono ancora delle guerre vuol dire che l’uomo continua a sbagliare. Basta leggere la storia per capire, per ricordarci che non abbiamo ancora capito nulla.


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