Cammino
Cammino dietro ai pensieri,
verso il domani del chissà.
L’enigma, la morte,
quel che fiorisce e la fatica.
Cammino incontro ai ricordi,
verso quel che verrà a me stesso.
L’inizio, la fine,
quel che a vista galleggia.
Cammino dietro ai pensieri,
verso il domani del chissà.
L’enigma, la morte,
quel che fiorisce e la fatica.
Cammino incontro ai ricordi,
verso quel che verrà a me stesso.
L’inizio, la fine,
quel che a vista galleggia.
La soluzione
è lasciarsi accarezzare
dai primi raggi del sole,
allineare i pensieri
filo per filo,
e aspettare che tutto passi
senza eccessivi ansimi del cuore.
La voce incastonata nella scrittura,
immaginata, depurata dalle scorie
del parlato, rivela frammenti d’anima
altrimenti introvabili, così forgiata
dalla lama del pensiero più puro.
Sensibilità,
che dona corpo all’invisibile,
rendendo margine l’aurora
di menti irrisolte
e di ferite
gremite di sogni.
Non va cercata l’uscita,
nel labirinto,
bensì nuove trame,
nuovi punti di congiunzione,
una nuova mappatura
più ricca di particolari,
che possa agevolmente
accogliere noi,
con tutte le nostre sbavature,
appendici e i nostri sogni.
Il mio posto è in un sorriso,
è in un battito, in un’improvvisa fragranza.
Il mio posto è nelle parole che fluiscono,
per segnare nuove strade.
Il mio posto è nel silenzio,
nella luce furtiva di uno sguardo.
Il mio posto è nell’essenza delle cose,
nel pastoso colore di una tela antica.
Io abito qui, nel cuore scintillante,
nell’empatia e nelle pure emozioni.
Io abito qui e insieme canteremo
il canto senza fine della vita che va.
Presenza odierna,
nel primo caffè,
amaro nel caldo alito.
Presenza costante,
nel lungo attimo del risveglio,
nel dolce respiro del torpore.
Presenza sottile,
nel confine tra tenebre e aurora,
croce e delizia conosciuta.
Presenza eterna,
nel continuo svolgere della vita,
inizio e fine senza tempo.
Sento di appartenere a
un mondo che affonda,
in perfetta incoscienza,
senza il coraggio di voler
guardare oltre la speranza.
Sento di appartenere a
una umanità senza cuore,
preferendo l’abituale
odio alla compassione,
delirando insipienza.
Sento di appartenere,
a una terra inquinata,
dai pensieri e dalle azioni,
dove l’uomo è consumato
dal suo immenso vuoto.
Sento di cancellare
questo mio sentire,
cercando il buono
in un raggio di sole,
in un abbaio di cane.
Nuvole bianche che fluttuano leggere.
Nuvole nere che avanzano minacciose.
Nuvole, danzanti e spettrali.
Nuvole, allegre compagne di viaggio.
Nuvole mute spettatrici, di tutto
ciò che avviene sulla terra.
Guardano le città che crescono,
e i campi che si colorano della vita.
Nuvole specchio volubile
dell’umore del cielo.
Racchiudono il mistero,
in ogni loro forma e movimento.
Nelle pieghe del tempo danzano le storie
Segreti e ricordi, passati e futuri
Un flusso incessante che tutto inghiotte
Il tempo, un mistero che mai si svela
Il tempo è un ladro che ruba le rughe
Sulle nostre fronti, segni di vita
Ci lascia segni di un cammino compiuto
E ci ricorda che nulla è per sempre
Il tempo è un maestro, un saggio vecchio
Che ci insegna l’arte di attendere
Di avere pazienza e di lasciare andare
Di abbracciare il presente, senza rimpianti