Asterisco *5

Le passioni sono piccoli regni di libertà. Il tempo che dedichiamo ad esse è il nostro tempo autentico, quello in cui facciamo ciò che ci piace davvero, senza il proposito di ottenere un guadagno economico o di adempiere ad un obbligo.

Asterisco *4

Sono la musica che ascolto, le immagini che vedo, i libri che leggo, i sentimenti che risvegliano, i pensieri cui inducono, l’amore che offro, la pazienza, il lavoro, gli scatti di nervi e il cibo che ingurgito…

Appunti Corti #77

Il Censis ha da pochi giorni rilasciato il rapporto annuale 2024 sulla situazione sociale del Paese, esattamente il numero 58°.
Fra i vari dati, alcuni più di altri mi sono saltati agli occhi:
– Il 53,4% degli italiani non sa se il potere esecutivo spetti al Governo.
– Il 12,9% non sa calcolare 7×8.
– Il 35,1% crede che Eugenio Montale sia stato un Presidente del Consiglio.
– Il 36,4% crede che per essere italiani si debba essere cattolici.
– Il 15,3% ritiene che l’omosessualità sia una patologia genetica.
Se non fossero dei dati certificati da un’ente autorizzato e autorevole come il Censis, verrebbe da pensare che è opera di quei buontemponi di Lercio. Purtroppo invece è la pura verità, ed è questo il dramma.
Ma facciamo finta di vivere in un Paese normale.

Invisibili

Nei giorni in cui le luminarie si accendono sulle vetrine del centro, nelle stazioni si sono attrezzati con dispositivi di vario genere per evitare la presenza dei senzatetto. Stretti nei loro sacchi a pelo, forse non erano ‘belli’ per chi ogni giorno salta sui treni in ritardo per correre a timbrare il cartellino. Li chiamano invisibili, ma invisibili per chi? Per noi privilegiati che vogliamo nasconderli e voltare gli occhi di fronte al fallimento della società. A nessuno importa di loro, basta non averli davanti mentre facciamo colazione al bar, entriamo al supermercato e aspettiamo il black friday. Ma se ci infastidiamo quando ci chiedono una moneta per perdersi in un vino scadente, forse il problema siamo noi. Scavalcati dalla nostra indifferenza, esistono ma non esistono. Eppure sono tanti, e quelli che conosco e ho conosciuto si portano dietro storie di ogni tipo. Timidi, riservati, arrabbiati, aggressivi, maleducati, romantici. Sono come noi, ma per scelta o per necessità restano invisibili perché troppo visibili. Liberi da ogni cosa, resistono ai margini di un mondo corrotto che li ha rifiutati o che hanno abbandonato. Forse ha ragione quella canzone che dice: “Lavorate voi, schiavi dei soldi, che non sentite la puzza della schiavitù / Con una carrozzella spingerò i miei guai, i cartoni e la vita lontano da voi”.

Appunti Corti #76

“Francesi col basco e italiani col cappuccio: due pesi, due misure”
C’è una strana legge non scritta che vige quando si parla di scioperi e manifestazioni. I francesi scendono in piazza? È chic. Li immaginiamo con il basco, un croissant in una mano e un cartello di protesta nell’altra. Romantici, eroici, degni di un romanzo di Victor Hugo. Si parla di rivoluzione, di popolo che lotta per i propri diritti. Applausi, condivisioni sui social, magari ci scappa pure una citazione da Sartre.
Gli italiani invece? Basta un treno cancellato o un volo in ritardo e parte la solfa: “Eh, ma questi scioperi non servono a niente!”, “Tanto non cambia nulla, perché bloccare proprio oggi?”. Nessun basco, nessun romanticismo: solo cappucci tirati su e bestemmie sussurrate in fila alla stazione.
Eppure, alla fine, il succo è lo stesso: si scende in piazza perché qualcosa non va. Ma guai a dirlo ad alta voce, perché da noi lo sciopero non fa mai figo. Fa solo arrabbiare chi ha un treno da prendere.
Forse dovremmo munirci anche noi di croissant e baguette per ottenere un po’ di quella solidarietà internazionale? O magari imparare dai francesi almeno una cosa: non scusarsi mai per aver alzato la voce.

Patriarcato, femminicidi e politica

C’è chi nega che il patriarcato esista ancora e chi sostiene che i femminicidi non rappresentino un’emergenza in Italia. Ma c’è un dato interessante: chi abbraccia queste posizioni vota quasi sempre a destra. Perché?

Negare il problema è una scelta politica.

Minimizzare il patriarcato e i femminicidi significa accettare lo status quo. È un modo per evitare di mettere in discussione le dinamiche di potere che regolano la società. E indovina chi guadagna da questo immobilismo? Le forze conservatrici.

Le destre tradizionali si fondano su valori legati all’ordine, alla famiglia “tradizionale” e a ruoli di genere rigidi. Riconoscere il patriarcato significherebbe ammettere che questi stessi valori alimentano le disuguaglianze. Un’ammissione che non conviene.

Ogni anno, i numeri parlano chiaro. I femminicidi sono una tragedia costante. Chi nega l’emergenza spesso lo fa per non affrontare il problema alla radice: il controllo e la violenza sistemica verso le donne. Ma affrontarlo richiederebbe cambiamenti profondi.

Non parlare di femminicidi come emergenza è già una presa di posizione. Sminuire il patriarcato vuol dire sostenere implicitamente una struttura di potere che opprime metà della popolazione. E la destra? Spesso è proprio lì che troviamo questa narrativa. Non si tratta solo di politica, ma di valori. Sostenere che il patriarcato non esista o che i femminicidi non siano un’emergenza non è un’opinione neutrale. È una scelta precisa. E questa scelta sembra, con poche eccezioni, andare a destra.

Asterisco *1

Certe sensazioni, certe emozioni devi averle vissute per poterle raccontare con tanta intensità, con l’emotività che fa cantare il cuore al posto della voce. Con tanta enfasi e rimpianto, probabilmente per un tempo che non tornerà più, perché nessuna infanzia o gioventù si potrà riaffacciare.

Appunti Corti #75

Si dovrebbe tornare a forme di comunicazione più semplici nelle conversazioni quotidiane. Personalmente, non mi impegno più di tanto quando interagisco con gli altri. L’ultima volta che ho pronunciato una frase di un certo spessore, presa da qualche lettura, del tipo: “Quante incertezze riesci a tollerare?” – mi sono sentito rispondere: “ma tu voti il PD?”
Azz!… Per riequilibrare la conversazione, ho deciso di spostarmi su argomenti più seri: “Qual è il tuo gusto di gelato preferito? A me piace la stracciatella”.
Il dialogo si è aperto a nuove prospettive, passando dai piaceri primordiali delle more dell’oratorio, alla nutella rubata di nascosto, fino alle grandi esultanze adolescenziali riguardo a una certa “Tiziana”, amica comune e desiderio irrisolto, anche perché lei aveva un carattere piuttosto difficile.

Utilizzare concetti semplici e parole chiare è l’unico modo per evitare malintesi. Credo sia utile, anche in politica, riportare il discorso a un livello elementare; basta osservare certi personaggi e il loro approccio alle questioni urgenti, come riescono a semplificare ogni argomento usando concetti comprensibili a tutti. Senza complicazioni intellettuali e diramazioni filosofiche, vanno dritti al sodo: Sei un comunista! – Abbiamo ridotto le tasse! – È finita la pacchia! – Stiamo facendo la storia! – Le tasse sono un pizzo dello Stato! – A te piacciono i migranti, a me no, portali a casa tua!
Frasi dirette, senza fronzoli, roba da commedia leggera, espressioni che anche il più distratto, mentre intinge un cornetto nel cappuccino al bar e ascolta da un televisore acceso frasi come: “Hanno rimosso il crocifisso dalle scuole…” – “Ci vogliono sottrarre il presepe…” – “Ci vuole di nuovo la leva militare…” pensa: “Forti questi, hanno proprio ragione.”