Artefatti di Internet #30 – Beanie Babies (1996)

I Beanie Babies sono stati uno dei primi successi su Internet. Creati da Ty Warner nel 1993, gli animali di peluche avevano un prezzo compreso tra $5 e $7 ed erano leggermente imbottiti con palline di plastica. I peluche venivano venduti solo in negozi specializzati e diversi personaggi venivano spesso ritirati, rendendoli altamente collezionabili.

L’URL del sito web è stato inserito sui cartellini dei beanie babies, una mossa insolita all’epoca ma che ha dato i suoi frutti. La mania è iniziata quando un gruppo di mamme di periferia vicino a Chicago ha iniziato a chiamare i negozi a livello nazionale per rintracciare i personaggi più rari. Nel maggio 1997, i Beanie Babies rappresentavano il 6% delle vendite annuali totali di eBay (500 milioni di dollari), prima che la bolla scoppiasse definitivamente all’inizio del millennio. (continua)

Raindrop: Archivio preferiti

Anche questo è uno dei tre/quattro servizi a cui non potrei rinunciare.
Raindrop è un raccoglitore di favoriti. Serve appunto a salvare articoli, immagini, video e pagine dal web e dalle applicazioni.
Raggruppa e organizza i preferiti in raccolte utilizzando i tag per trovarli più facilmente. Ogni raccolta avrà un aspetto unico con icona e vista personalizzata.
Si può condividere le raccolte e lavorare in collaborazione con colleghi, amici e familiari.
Inoltre si può importare i segnalibri dal browser e da altri servizi.

Link a Raindrop

Artefatti di Internet #29 – Apple Homepage (1996)

La prima copia sopravvissuta della home page di Apple è del 1996, durante il suo periodo più turbolento. Apple era alle prese con un minimo storico dal punto di vista finanziario, con conseguenti licenziamenti diffusi e perdita di fiducia sia tra gli azionisti che tra i clienti. Nello stesso anno, Apple decise di acquisire la società NeXT e il suo sistema operativo per 429 milioni di dollari, riportando Steve Jobs in Apple per la prima volta dal 1985.

Il ritorno di Steve Jobs in Apple lo ha visto concentrare nuovamente le energie dell’azienda sulle sue filosofie fondamentali: ingegneria innovativa unita a una leggendaria facilità d’uso. Jobs ha semplificato la linea di prodotti Apple; i mercati di riferimento sono diventati semplicemente domestici e professionali. Il primo nuovo computer sotto il suo segno presentava notevoli somiglianze con il Macintosh originale prodotto 14 anni prima e, riconoscendo la crescita di Internet, fu chiamato iMac. L’iMac includeva un software che consentiva a una persona non iniziata l’accesso immediato a Internet. È stata la prima scatola all-in-one a incorporare un modem. (continua)

Il Buddambulo #11

L’inseparabilità di vita e ambiente

Le dieci direzioni sono l’ambiente (eho) e gli esseri senzienti sono la vita (shoho). L’ambiente è come l’ombra e la vita come il corpo. Senza il corpo non può esistere ombra. Allo stesso modo, senza vita non può esistere ambiente, anche se la vita è sostenuta dal suo ambiente.

Ogni vita presuppone un ambiente. L’ambiente è l’habitat degli esseri viventi. Vita e ambiente sono inseparabili. Per questo motivo, per completare la descrizione di tutte le possibilità della vita, bisogna porre come ultimo regno l’ambiente (kokudo seken).
Vita e ambiente sono inseparabili. La tendenza vitale di una società si riflette sull’ambiente e lo modifica.
Contemporaneamente l’ambiente agisce come causa esterna sulla vita degli esseri viventi, facendo scaturire gli effetti manifesti. Per questo motivo Nichikan Shonin scrive: «Il regno dell’ambiente (kokudo seken) è il luogo in cui vivono le persone nei Dieci Mondi.»
La tradizione lo descrive metaforicamente come fuoco o gelo sotterraneo, come acqua, aria o terra, oppure come un magnifico palazzo, secondo il sentiero che le menti degli uomini stanno percorrendo. In realtà non è il fuoco dell’inferno a causare la sofferenza delle persone; è il loro stato vitale distruttivo a trasformare qualunque giardino in un inferno. Viceversa la gioia dell’estasi riesce a trasformare qualsiasi tugurio in un palazzo. L’ambiente è incapace di manifestare autonomamente uno stato vitale. E lo stato vitale della società a determinare il mondo ambientale.
«Se la mente degli uomini è impura, lo è anche la terra. Non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente.»
Questo legame fra vita e ambiente è espresso dal principio di esho funi (unicità di ambiente e vita). E è l’abbreviazione di eho, l’ambiente oggettivo; sho di shoho, il soggetto. Ambedue i termini contengono l’elemento ho (di nyo ze ho), che non è altro che la retribuzione che appare sia nella vita degli uomini sia nell’ambiente in cui vivono.
Ambedue sono l’effetto del karma. Perciò, questa unità comincia all’atto stesso della nascita. Infine funi è l’abbreviazione che indica l’unità essenziale al di là della differenza fenomenica, cioè vita e ambiente sono due ma non due, non due ma due.
Con la nostra mente oscurata distinguiamo vita e ambiente come elementi separati che eventualmente interagiscono, benché oggi alcune discipline scientifiche, l’ecologia anzitutto, tentino di afferrarne l’unitarietà. Invece per il Buddismo individuo e ambiente costituiscono essenzialmente un’unità, tanto che lo stato vitale dell’uno diventa automaticamente lo stato vitale dell’altro.
Ma se l’ambiente delle persone che percorrono i sei cattivi sentieri è facilmente individuabile, più difficile è definire l’ambiente dei quattro mondi nobili. Scrive a questo proposito Nichikan Shonin: «Gli individui nello stato di Apprendimento o di Illuminazione Parziale vivono su una terra di transizione, i bodhisattva su una terra di ricompensa reale e il Budda sulla terra eterna e illuminata.»
Questi termini non indicano utopici mondi lontani, fantastici o irreali. Il primo ambiente, chiamato più esattamente “Terra di transizione e di rimanenza”, indica l’ambiente in cui gli individui sono pienamente coscienti dell’impermanenza dei fenomeni e sono liberi dalle illusioni. La realtà, che appare per quello che è, vuota, non stimola i desideri dei mondi più bassi. Gli uomini vivono questo ambiente con distacco, come viandanti momentaneamente alloggiati in un palazzo non di loro proprietà. Ma non tutte le illusioni sono sradicate; rimane (di qui il nome ‘rimanenza’) l’oscurità fondamentale, cioè l’ignoranza della propria natura di Budda.
La “terra della ricompensa reale e del non impedimento” è il prodotto delle compassionevoli azioni dei bodhisattva. La ricompensa reale è il frutto delle fatiche e degli sforzi per costruire una società giusta, libera e felice. Il non impedimento significa che la jihi riesce ad abbattere qualunque ostacolo sia fisico sia spirituale che impedisce di trasformare la terra delle illusioni nella pura terra del Budda.
Infine i Budda vivono nella terra della luce eternamente tranquilla, in cui regna la perfetta armonia e la liberazione totale dalle sofferenze di nascita e morte. Ma non è un paradiso. Qualunque ambiente può essere trasformato, grazie al Buddismo, nella pura terra del Budda. Se la mente degli uomini che lo abitano è pura, cioè basata sul decimo mondo, anche la terra lo sarà. Così tutte le differenze fenomeniche si ricompongono nell’unità della Legge dell’universo, immutabile sia quando, basandosi sul mondo d’Inferno, gli esseri umani costruiscono una società infernale in una terra impura, sia quando riescono a far emergere la natura di Budda presente in ogni terra e in ogni forma di vita dell’universo.

Esperanto

Il 26 luglio 1887 fu pubblicato il primo libro scritto in esperanto, intitolato semplicemente Unua libro (“un libro”). L’opera conteneva le 16 regole dell’esperanto (il riassunto della grammatica di questa lingua), circa 900 radici del vocabolario e alcuni testi, tra cui frammenti della Bibbia, il Padre Nostro, poesie e una lettera in cui il suo autore, Ludwik L. Zamenhof, spiega perché creò questo linguaggio artificiale.

Il breve trattato volto a introdurre al mondo la nuova lingua dalle grandi ambizioni era stato scritto da un tale Doktor Esperanto. Letteralmente, dottore speranzoso. Uno pseudonimo che rappresentava la volontà di Zamenhof di accorciare le distanze e permettere a chiunque di riconoscersi nelle differenze, comunicando. Il linguista polacco aveva capito l’importanza dell’essere vicini e sperava di dare il suo contributo per ritrovare uno spirito di connessione umana.

Facile da apprendere, l’Esperanto deriva principalmente dalle lingue neolatine, benché alcuni vocaboli abbiano origine da altre famiglie linguistiche, ed è caratterizzato da semplicità fonetica, grammaticale e lessicale, proprio per facilitarne l’apprendimento e di conseguenza la diffusione. Perché Zamenhof voleva fare dell’esperanto una vera e propria lingua franca, utilizzata per la comunicazione tra persone con lingue madri diverse. Chiunque avrebbe dunque iniziato a comprendersi grazie all’esperanto, un insieme di segni a tutti noto e che avrebbe dovuto essere necessariamente scorrevole. Non a caso rispetto a molti altri idiomi l’esperanto può essere appreso con tempistiche sorprendentemente rapide, perché Zamenhof aveva messo a punto una grammatica sì, figlia di diverse lingue, ma assolutamente non complessa, senza eccezioni ma che non mancasse di espressività. Le forme regolari dell’esperanto permettono l’apprendimento assoluto dell’idioma a qualsiasi età e la logica che esso segue lo fa essere privo di ambiguità.

Zamenhof visse a Białystok, una città della Polonia con una popolazione formata da varie etnie e lingue, il che lo portò ad assistere a conflitti e difficoltà di comunicazione tra persone di diverse nazionalità. Osservando questi problemi e volendo promuovere la comprensione reciproca e la pace tra culture diverse, Zamenhof ideò una nuova lingua che fosse facile da imparare, non fosse associata a una nazione o a un gruppo etnico specifico e potesse essere adottata da persone di qualunque età in tutto il mondo come seconda lingua comune per la comunicazione globale.

Da allora l’esperanto ha continuato ad esistere e a svilupparsi, con una folta comunità globale di parlanti e una letteratura e cultura molto ricche. Sebbene non sia diventata una lingua universale come sperava Zamenhof, l’esperanto continua ad essere utilizzata come lingua internazionale per la comunicazione e la comprensione tra persone di culture e Paesi diversi. (Esperanto.net)

Tour virtuale del museo egizio di Torino

Nel periodo di emergenza sanitaria in cui siamo stati costretti a casa, molti musei, monumenti e siti archeologici hanno organizzato dei tour virtuali per apprezzare le loro meraviglie anche da casa. Questi tour virtuali sono tutt’ora attivi.

Il Museo Egizio di Torino ha organizzato una visita virtuale della mostra “Archeologia invisibile”che illustra principi, strumenti, esempi e risultati della meticolosa opera di ricomposizione di informazioni, dati e nozioni in seguito allo studio dei reperti.

L’esposizione è un viaggio reale e virtuale tra pezzi unici e mummie alla scoperta della storia che si nasconde dietro agli oggetti antichi. Guardando oltre l’oggetto lo si può interrogare per scoprirne la storia, gli aneddoti ed i segreti.

La mostra è articolata in tre sezioni: la fase di scavo, le analisi diagnostiche ed il restauro e conservazione.

Grazie al virtual tour è così possibile esplorare le sale espositive e le vetrine ospitate, “navigandone” tutti gli elementi, dai video ai singoli reperti, da qualunque dispositivo.

Link per vedere il museo egizio di Torino

Artefatti di Internet #28 – McDonald’s Page (1996)

La prima home page di McDonald’s conteneva un quiz McTrivia, jingle e un tour mondiale interattivo. McDonalds.com è stato originariamente acquistato da Joshua Quittner, uno scrittore per WIRED, che stava facendo ricerche su una storia sull’occupazione abusiva di domini quando si rese conto che McDonalds.com era disponibile. Ha contattato i rappresentanti dei media di McDonald’s per chiedere perché non l’avevano comprato, solo per scoprire che nessuno in McDonald’s sembrava capire Internet. Ha detto all’azienda che avrebbero potuto contattarlo all’indirizzo ronald@mcdonalds.com se avessero mai voluto il dominio, cosa che alla fine è stata fatta.

Il simbolo di McDonald’s incarna come pochi altri il concetto di globalizzazione. Eppure questa immensa catena di ristoranti fast food è stata fondata in un piccolo sobborgo di Chigago nel 1940. Nel 1967 fu aperto il primo ristorante all’esterno degli Stati Uniti, in Canada, a Richmond, una città della Columbia Britannica. Il 1971 fu l’anno del primo fast food in Europa: nei Paesi Bassi, a Zaandam. Negli anni ’90 arriva anche sul web e questa è una delle primissime homepage.
Il logo è sempre uguale, anche perché ormai sarebbe impossibile cambiarne le caratteristiche vista la risonanza acquisita nel corso dei decenni, l’homepage, però, è decisamente diversa. Non poteva essere altrimenti: McDonald’s oggi è una società quotata in borsa, con un fatturato di circa 25 miliardi di dollari e oltre 420 mila dipendenti in tutto il mondo. La modernizzazione passa (anche) dal web e quindi anche la home non poteva che subire evidenti restyling.

Marc Chagall

“Io e il villaggio” (1911, MoMA di New York)

Marc Chagall (1887-1985) fa parte di quel più ristretto gruppo di indipendenti, curioso osservatore delle novità e capace di una sintesi originale tra le proposte avanguardistiche e la propria concezione stilistica: dai primi del Novecento agli ultimi anni della sua vita non concede alle metamorfosi dell’arte di invadere la sua produzione, ma si interessa alla loro evoluzione e involuzione cogliendo solo ciò che ritiene compatibile con il suo stile e i suoi soggetti, la cui coerenza non viene mai meno.
La sua carriera di pittore attraversa tutto il XX secolo, una lunga esistenza artistica corredata da un successo e un apprezzamento di pubblico enormi, destinata a non tramontare nonostante la morte e il trascorrere del tempo.

“Il violinista” (1912-1913, Stedelijk Museum di Amsterdam)

Capre, galli, uccelli, maiali, cavalli, pesci, cicogne. E vacche. Gli animali dell’adolescenza a Vitebsk accompagnano Chagall per tutta la vita. Marc parla con loro, sono anche i suoi compagni di gioco. Il nonno è un macellaio. Uccide le bestie secondo la religione ebraica, vale a dire come un rito sacrificale (“Tu, piccola mucca, nuda e crocefissa, tu sogni in Paradiso. Il coltello lampeggiante ti ha fatto salire in cielo”, dice Chagall).
Anche quando l’artista vive a Parigi nel quartiere bohémien della “Ruche”, dove si trasferisce negli ultimi mesi del 1911, a 24 anni, è raggiunto dai gridi degli animali scannati. Il suo atelier non è lontano dal mattatoio di Vaugirard: “Le due, le tre del mattino. Il cielo è blu. Sorge il giorno. Laggiù, poco oltre, si sgozzava il bestiame, le vacche muggivano e io le dipingevo. Vegliavo così per notti intere”, scriverà, nel 1921-192 nella sua autobiografia.

“Sopra la città” (1918, Galleria Tretjakov di Mosca)

La matrice dei soggetti ritratti da Chagall risiede fondamentalmente in due ambiti: la vita popolare russa e la Bibbia. Dal primo trae ricordi ed esperienze che trasmettono quello spirito fiabesco e incontaminato che spesso pervade le sue tele, mentre dal testo sacro – che dagli anni ’30 studia con sempre maggior dedizione – prende spunto per i diversi soggetti cruciali che costituiscono il corpus artistico della seconda metà della sua carriera. Lo stile del pittore viene inizialmente influenzato da movimenti avanguardisti come i Fauves – dai quali però rimane ai margini – optando poi per una progressiva semplicità delle forme che lo inseriscono nel neo-primitivismo a carattere russo. I colori proposti da Chagall con il tempo iniziano a valicare i confini delle forme disegnate diventando liberi e indipendenti da esse: ispirato forse dal Tachisme francese i suoi quadri si compongono di macchie e nette fasce di colore.

Doppio Profilo su Fondo blu e verde, 1950

Segnali #1

SuoniMichel Petrucciani (1962 – 1999) è stato un pianista condizionato fin da bambino da una malattia chiamata osteogenesi imperfetta che ne ha fermato lo sviluppo fisico. Nipote del rinomato chitarrista Tony Petrucciani, Michel iniziò a fare musica da bambino suonando batteria e pianoforte, studiando musica classica e poi jazz. Alto poco più di un metro, la sua musica energica e solare ha emozionato il mondo trasformandolo in un vero gigante del palco.

Visioni – Famoso per i suoi reportage scientifici ed esplorativi, George Steinmetz utilizza l’obiettivo fotografico per gettare luce sui pochi segreti rimasti nel mondo moderno: deserti inaccessibili, culture sconosciute e nuovi traguardi della scienza e della tecnologia. Collaboratore abituale di National Geographic, ha lavorato su soggetti che vanno dall’esplorazione petrolifera agli ultimi traguardi della robotica. Ha realizzato più di 20 servizi per la rivista.

Dintorni – La speranza – per chi è incline a vederla e a provarla – credo sia proprio questo: un giardino quando stai sulla soglia. Non c’è bisogno di entrare, è l’idea stessa che sia lì che è sufficiente. Non è detto che quando si entra sia esattamente come ci si aspetta – la storia delle speranze disilluse è vecchia come il mondo – ma a volte, per andare avanti, c’è bisogno di un miraggio.
La speranza è una poesia di Czesław Miłosz. La potete leggere qui, insieme ad altre poesie scelte.

MapCrunch: guarda un posto di Street View a caso

Perfetto per quando si ha la rara necessità di perdere tempo, MapCrunch è un curioso progetto che mostra un posto a caso nel mondo, sfruttando le foto di Street View.

E’ possibile affidarsi totalmente al caso premendo il bottone Go! oppure filtrare la scelta, comunque random, selezionando uno o più continenti o nazioni prima di lasciarsi trasportare virtualmente. In basso a destra è visualizzata una piccola mappa dell’area che si sta guardando.

Vi assicuro che la cosa ruba più di qualche minuto e ci si ritrova a cliccare raggiungendo i posti più remoti della Terra.