Artefatti di Internet #32 – Pepsi World (1996)

Nel 1996, Pepsi lanciò il suo primo sito web, “Pepsi World”, caratterizzato da un web design all’avanguardia per l’epoca. Il sito spiegava che l’obiettivo era “accendere il centro nevralgico della tua immaginazione a un livello mai sperimentato prima”. Il caotico sito presentava una serie di minigiochi Flash in una sezione intitolata “Lab Rats”. Inoltre, per qualche motivo, ha ospitato una sezione interamente dedicata all’astrologia e ha dedicato un’intera pagina alla promozione del nuovo album di Shaquille O’Neal, “You Can’t Stop The Reign”. (continua)

Il Buddambulo #12

Piccolo e grande veicolo.
Oggi non si parla più di differenza tra Hinayana e Mahayana, ma tra Theravada (“dottrina degli anziani”, la sola tradizione Hinayana sopravvissuta) e Mahayana.
L’ideale perseguito dal Theravada era quello dell’arhat (“essere perfetto”), meta che si poteva raggiungere dopo aver ascoltato e praticato severamente l’insegnamento del budda. Una via difficile, per pochi. In contrasto, il “grande veicolo“, rivalutando la figura del laico, puntava direttamente allo stato di “buddità” al quale si poteva arrivare praticando la via del bodisattva, un essere la cui essenza, “sattva“, nasce dalla diretta percezione della Verità ultima, “bodhi“, l’illuminazione.

Il bodhisattva non cerca l’illuminazione solo per se stesso, ma si propone di salvare tutti gli esseri. Egli è dotato di grande saggezza (prajna) e compassione (metta-karuna). In un commentario al Grande sutra del nirvana totale si legge: «Colui che cerca la via del budda per liberare tuti gli esseri senzienti da nascita, vecchiaia e morte è chiamato bodhisatva l…I Egli prende il grande Voto, non consente che il suo cuore sia rimosso, non vacilla mai nelle pratiche religiose. Per questi tre motivi è chiamato bodhisattva».
Nel Theravada il budda è quello storico, nel Mahayana la figura del budda è sfrondata dei suoi elementi umani e cristallizzata nella condizione vitale di “buddità“, un potenziale presente nella vita universale, e in quella degli esseri umani.

La “missione” del bodhisattva, per sua scelta, è quella di tornare tra gli esseri umani per liberarli dalla sofferenza. Il raggiungimento della sua illuminazione è indissolubilmente legato e motivato dal desiderio di salvare le persone, che è poi l’azione concreta svolta dal budda. La posizione dell’arhat è diversa: divenuto un essere perfetto, infatti – per usare un’analogia cara allo storico delle religioni Henri-Charles Puech – entra nel parinirvana, cioè nell’estinzione completa, dove svanisce per sempre come il fuoco quando si spegne.
Il Canone buddista (in pali) del Theravada è composto di tre “canestri” (Tipitaka): quello della disciplina (vinaya), dei discorsi del budda (sutta) e quello dottrinale (abbidarma).

La letteratura Mahayana si suddivide in sutra (l’insegnamento del budda) e sastra (trattati o commenti). I sutra sono divisi secondo due criteri: in “grandi collezioni”, cioè Prajnaparamita (La saggezza che è giunta oltre), Buddhavatamsaka (La ghirlanda del budda), Ratnakuta (L’ammasso di gioielli) oppure in “grandi sezioni” cioè Saddharmapundarika (Sutra del Loto), Mahaparinirvana (Il grande parinirvana), Mahasamnipata (La grande assemblea).
Gli originali in sanscrito dei sutra Mahayana si collocano circa all’inizio dell’epoca cristiana.

EmailFuture: Programmare e-mail per il futuro

EmailFuture è una curiosa applicazione web che ci permette di programmare l’invio di e-mail per date future. Il funzionamento è estremamente semplice ed una volta collegati al servizio dovrete inserire negli appositi spazi il vostro indirizzo di posta elettronica, l’oggetto ed il testo del messaggio. Successivamente selezionare la data, l’ora ed il fuso orario in cui desiderate inviare l’email, e se renderla pubblica o privata, per poi cliccare su ‘”Send”. Il servizio permette di inviare la vostra email sino ad un massimo di 4 indirizzi. Un ottima soluzione se volete programmare le ricorrenze importanti, come ad esempio gli auguri per i compleanni, gli onomastici, gli anniversari ed altro ancora. Il servizio è gratuito e non richiede registrazione.

Link | EmailFuture

Segnali #3

SuoniJim Hall è stato un chitarrista nato a Buffalo il 4 dicembre 1930. Intraprende lo studio della chitarra dall’età di 10 anni appassionandosi alla musica di chitarristi come Charlie Christian e Django Reinhardt, ma studiando anche musica classica, contrabbasso e pianoforte. Trasferitosi a Los Angeles poco più che ventenne, entra in contatto con jazzisti come Bill Evans, Paul Desmond, Ella Fitzgerald, Lee Konitz e Sonny Rollins e poi ancora Chico Hamilton, Tommy Flanagan e il contrabbassista Ron Carter e Oscar Peterson.

VisioniTyrone Turner è un fotogiornalista e vive ad Arlington, in Virginia. Sempre con la macchina fotografica in mano, si sposta dal Brasile a Baghdad e nelle paludi della Louisiana. Di recente ha ottenuto i fondi per documentare il problema dei minori processati come adulti negli Stati Uniti. Per National Geographic si è occupato di Stati Uniti e di uragani.

Dintorni – Per combattere la malinconia, non c’è molto di meglio delle parole di un grande poeta e grande visionario, Jorge Luis Borges. Le sue poesie hanno il potere di aprire davanti ai nostri occhi scenari un po’ misteriosi e anche un po’ mistici, magari non chiarissimi ma sicuramente vivaci e vividissimi. Siccome si tratta di un autore molto prolifico, è difficile scegliere le poesie migliori di Borges. In questa pagina di Interno poesia mi sembra che la selezione sia esaustiva.

Artefatti di Internet #31 – Heaven’s Gate (1996)

Heaven’s Gate era un culto incentrato sugli UFO che credeva che la salvezza risiedesse nel lasciare il pianeta a bordo di un’astronave. Composto principalmente da programmatori di computer, il gruppo gestiva una società di web design all’avanguardia chiamata “Higher Source” che offriva un’ampia gamma di servizi. Il 26 marzo 1997 i 39 membri si tolsero la vita, convinti che il passaggio della cometa Hale-Bopp nascondesse un’astronave. Da allora, il loro sito web a tema spaziale è rimasto congelato nel tempo, presentando uno sfondo punteggiato di stelle e un messaggio finale che proclama che “i nostri 22 anni di lezione qui sul pianeta Terra stanno finalmente giungendo alla conclusione”. (continua)

Gustav Klimt

Gustav Klimt (1862 – 1918) può essere considerato colui che portò alle loro più radicali conseguenze quei fenomeni dell’arte del tempo comunemente indicati
come “simbolismo” e come “pittura dell’Art Nouveau”. L’arte simbolista tende a generalizzare, attraverso le immagini, un’esperienza individuale, o per dir meglio inconscia del mondo: benché il Simbolismo intenda formulare in termini figurativi l'”umano” in generale, può, in sé, arrivare a un’arte di un soggettivismo assoluto. La pittura dell’Art Nouveau, all’opposto, implica una rilevanza sociale della nuova arte, in quanto presuppone sì la volontà di portare alla luce impulsi interni, ma guarda soprattutto a un miglioramento della vita degli uomini per mezzo dell’arte stessa.

Nel 1936 il filosofo tedesco Walter Benjamin pubblicò un saggio dal titolo L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Il libro sostiene l’idea che nel momento in cui un dipinto, una scultura, un disegno non restano più unici, ma la loro immagine viene diffusa su larga scala in libri, cartoline, stampe, essi perdono l’aura, l’alone di sacralità e magia che circonda la creazione artistica.

La teoria di Benjamin viene spesso citata a proposito dei dipinti klimtiani, che sono stati usati più volte a scopo pubblicitario. Ognuno di noi ha visto una riproduzione del Bacio, anche se forse non tutti ne conoscono l’autore. Nonostante l’acutezza dell’analisi, le opere di Klimt continuano a sprigionare un grande fascino. Il loro stile raffinato, l’uso dell’oro, la cura dei particolari decorativi stregano ancora lo sguardo dell’osservatore contemporaneo.

Usare internet fa bene, dice una mega ricerca

Un nuovo studio su 2,4 milioni di persone dimostra che rimanere connessi alla rete è associato a un maggiore benessere

Nonostante l’opinione comune sia fermamente convinta che essere connessi non faccia affatto bene alla salute, sembrerebbe non essere affatto così. Usare internet, a quanto pare, ha un impatto positivo sul nostro benessere. A dimostrarlo è uno studio condotto dal professor Andrew Przybylski dell’Università di Oxford, in collaborazione con il dottor Matti Vuorre, dell’Università di Tilburg. “La nostra ricerca è la prima a verificare se l’accesso a internet, l’accesso a internet mobile e l’uso regolare di internet siano o meno correlati al benessere a livello globale”, ha dichiarato Przybylski, convinto che i risultati precedenti siano stati limitati da studi condotti in modo inadeguato, che hanno finito con il concentrarsi quasi esclusivamente sul rapporto potenzialmente pericoloso tra tecnologia e adolescenti.

Per rendere la ricerca quanto più veritiera possibile, quindi, il team di studiosi guidato da Przybylski e Vuorre ha analizzato una notevole mole di dati raccolti tra il 2006 e il 2021. Quindici lunghi anni durante i quali sono state intervistate ben 2,4 milioni di persone, di età pari o superiore ai 15 anni, a cui i ricercatori hanno posto domande sia sull’uso di internet, sia sui criteri di comprensione e valutazione del benessere personale. Elaborando le risposte degli intervistati e correlandole tra loro, lo studio ha rilevato che nell’84.9% dei casi esiste una correlazione tra l’uso di internet e il benessere. Nello specifico, chi ha un accesso costante alla rete sembra dimostrare un tasso di soddisfazione della propria vita superiore dell’8,5% rispetto a chi non la utilizza affatto.

Eppure, nonostante i dati raccolti da Przybylski e Vuorre sovvertano l’idea di un’internet nociva per la salute dei suoi utenti, gli esperti del settore non sembrano essere intenzionati a cambiare la propria opinione. “Per quanto mi piacerebbe essere d’accordo con questi risultati e desiderare davvero che siano veri nella loro totalità, purtroppo ci sono controprove e argomentazioni che suggeriscono che non è necessariamente così”, ha dichiarato la dottoressa Shweta Singh dell’Università di Warwick, che ha fatto notare che i casi di sextortion ai danni dei minori sono in crescita un po’ ovunque nel mondo. Ma forse, come riferisce il professor Simeon Yates dell’Università di Liverpool, la verità è nel mezzo:Solo perché le persone citano un livello di benessere più elevato, non significa quindi che non stiano accadendo loro cose negative online”.

Fonte

Kseniya Simonova e l’arte della sabbia

Molti conosceranno già Kseniya Simonova, ventiseienne artista ucraina che usa la sabbia per i suoi disegni estemporanei.
Non si può rimanere indifferenti alla maestria di Kseniya Simonova che su un piano luminoso disegna con le dita quadri di grande bellezza.
Negli otto minuti del video si vede la Simonova che con dimestichezza sposta, ammucchia, solca e segna uno strato di sabbia creando disegni sempre diversi, sempre sorprendenti. Nella parte finale del video, crea un’animazione della seconda guerra mondiale, rievocando l’invasione della Germania in Ucrania, facendo emozionare il pubblico presente.
Difficile “catalogare” questa sua arte, probabilmente non appartiene a nessun genere, ma che sia originale, sicuramente.

Elliott Erwitt

Elliott Erwitt nasce nel 1928 a Parigi da genitori russi. Frequenta nel 1934 le scuole elementari in Italia, dove i suoi genitori si sono trasferiti, ma nel 1939 la famiglia Erwitt decide di emigrare negli Stati Uniti. Nel 1942, a 13 anni, frequenta la Hollywood High School e, piu tardi, il Los Angeles City College. Dopo essersi trasferito a New York nel 1946, segue un corso di storia del cinema presso la New School for Social Research, barattando il costo delle lezioni con il proprio lavoro di custode presso la stessa scuola.
Nell’anno 1953, dopo il servizio militare, svolto in Europa come assistente fotografo presso l’US Army Signal Corps, Erwitt comincia a lavorare regolarmente con prestigiose testate come “Look”, “Life”, “Collier’s”, “Saturday Evening Post” e “Holiday”. Lo stesso anno entra alla Magnum Photos come fotografo associato e un anno dopo, nel 1954, ne diviene membro effettivo.
Dal 1970 all’attività fotografica si affianca quella cinematografica, che ben presto assorbe gran parte del suo tempo, con la realizzazione sia di filmati commerciali e di reportage, sia di film a soggetto.
Nel 1974, con Son of Bitch inizia la produzione di libri che, affiancata e sostenuta da mostre in gallerie e musei, registra opere tematiche (come On the Beach, del 1991 o Museum Watching del 1999) e lavori generali come il recente Snaps, realizzato nel 2001.

Il sitoGrandi FotografiMagnum Photos

Segnali #2

SuoniChet Baker è stato uno dei maggiori trombettisti della storia del jazz e l’esponente principale del West Coast nei primi anni ’50. Dotato di un suono unico, intimo e personale, Baker ha inciso decine di dischi. Dopo avere suonato con Stan Getz e Charlie Parker, è diventato famoso al grande pubblico per l’interpretazione di My Funny Valentine in un disco di Gerry Mulligan. Molte le registrazioni come solista, alcune delle quali realizzate in Italia con jazzisti famosi come Franco Cerri, Gianni Basso, Renato Sellani e altri.

VisioniTomasz Tomaszewski, fotografo freelance, è nato a Varsavia, in Polonia, nel 1953. Ha iniziato la sua carriera come fotografo in alcune riviste polacche, lavorando anche con il settimanale di Solidarnosc e la stampa clandestina. Da allora le sue immagini sono apparse su numerose testate internazionali. Oggi Tomaszewski è un assiduo collaboratore di National Geographic e per la stessa è stato incaricato di documentare i modi di vita e le usanze degli Zingari. Tomasz ha visitato dieci stati partendo dall’India, attraversando l’Europa, fino agli Stati Uniti. Un viaggio che nasce con l’intenzione di raccontare, mediante linguaggio visivo, la storia di un popolo senza patria, dalle sue usanze, alle tradizioni ed abitudini dei Nomadi per lo più ancora sconosciute al mondo. Un lavoro ampio di documentazione storica e sociale di una realtà critica, dislocata in comunità piccole e chiuse, da sempre relegate ai margini delle società in via di sviluppo.

Dintorni – Se la primavera è la stagione con i colori più saturi e variegati, l’estate è il trionfo della luce del sole, soprattutto per noi mediterranei. In realtà vi confesso che ho sempre pensato che fosse il periodo dell’anno meno interessante dal punto di vista pittorico, però in questi giorni di ricerche per il blog mi sono dovuto ricredere. La verità è che riprodurre l’estate è una bella sfida ma anche un divertimento per ogni artista, libero di inseguire il piacere e di rappresentare quello che è più caratteristico della sua cultura. Qui una selezione bella e completa di dipinti dedicati all’estate.