Segnali  #5

Suoni – Il tastierista e compositore Joe Zawinul nella lunga carriera ha compiuto un’impresa degna solo dei grandi artisti. Ha creato un vero e proprio linguaggio, una personalissima alchimia di ritmo, fraseggio e sonorità con i quali ha saputo conquistare un vasto pubblico e non solo tra gli appassionati di musica jazz. Il suo nome è noto soprattutto all’ascoltatore più attento, ma composizioni come Mercy, Mercy, Mercy e Birdland, sono classici immortali di dominio comune.

Visioni – Il professor Steve Raymer, fotografo della redazione di National Geographic per oltre vent’anni, insegna fotogiornalismo, etica della comunicazione e giornalismo internazionale all’Indiana University di Bloomington. Dalle carestie in Bangladesh e in Etiopia fino alla caduta dell’Unione Sovietica, le fotografie di Raymer hanno illustrato una trentina di articoli di National Geographic. Dal 1991 al 1995, Raymer è stato anche direttore del National Geographic Society News Service, una joint venture con il New York Times e la Associated Press.

Dintorni – Cartella clinica elettronica condivisa (in Europa) Può capitare a chiunque di partire per l’estero e, durante il soggiorno, aver necessità di rivolgersi a un medico del luogo. Al netto dei problemi di salute, spesso e volentieri ci si infrange su sistemi che non sono in grado di dialogare tra loro, con dati non accessibili al di fuori dei propri confini. A breve, però, tutto ciò sarà superato in Europa, con quella che potremmo definire la “cartella clinica elettronica condivisa”. Continua a leggere

Artefatti di Internet #34 – Year 2000 Bug (1997)

I primi programmi per computer memorizzavano solo le ultime due cifre dell’anno per risparmiare spazio di archiviazione costoso. Con l’avvicinarsi del 2000, ci fu uno sforzo frenetico per sistemare i programmi che si sarebbero interrotti con l’inizio del nuovo millennio. Gli allarmisti prevedevano il fallimento delle banche, il crollo degli aerei e il disastro delle centrali nucleari. Alcune persone hanno fatto scorta di maschere antigas e cibo. Per proteggersi da una potenziale crisi finanziaria, la Federal Reserve ha immesso in circolazione altri 50 miliardi di dollari. Ma quando è arrivato il nuovo anno, il mondo ha tirato un sospiro di sollievo collettivo poiché il lavoro proattivo dei programmatori aveva dato i suoi frutti, evitando catastrofi diffuse.

Nonostante il millennium bug non abbia comportato alcuna apocalisse o fine del mondo ma solo alcuni problemi circoscritti e risolti nell’arco di poco tempo senza conseguenze nefaste, molti sono stati gli studi alla base del fenomeno. Secondo alcuni di questi, condotti da Alberto Abruzzese, il millennium bug ha avuto la necessità di essere rappresentato ed annunciato come un «passaggio traumatico», una «scadenza mondiale» a cui generalmente molte culture reagiscono, seppur in maniera diversa, ma con natura millenaristica. Dal punto di vista economico e della cultura degli Stati Uniti d’America capitalistica, invece, la necessità del millennium bug nasce anche dal bisogno di attivare risorse e metterle in azione, riuscendoci nel minacciare la civiltà occidentale con un crash informatico, per produrre e smuovere investimenti nell’industria del software.

Anche secondo altri studi il millennium bug è stato più simbolico che altro, simboleggiando la paura dovuta all’arrivo di un nuovo secolo e di un nuovo millennio, avvolto nelle tenebre, nell’incertezza, in una verità perduta. Il millennium bug è quindi un esempio di vulnerabilità umana, che ha facilmente travolto i mezzi di comunicazione di massa, portando i governi mondiali e miliardi di cittadini che stavano per intraprendere una nuova era a spendere tempo, energia e denaro in frenetica corsa che poi si è dimostrata essere costruita nell’esagerazione.

Modigliani

Amedeo Modigliani (Livorno, 1884 – Parigi, 1920) rientra in una categoria di artisti che decisero di lasciare il paese natale per traferirsi in Francia. Parigi, all’inizio del Novecento, era la culla della cultura, della modernità, nonché luogo di scambio e aggiornamento per poeti, scultori, pittori, filosofi. In questo clima, vivace e florido, giungono artisti da tutta Europa.

Amedeo Modigliani è stato uno degli artisti più importanti ed influenti del ‘900. Le sue opere sono talmente originali e uniche, che identificarle è facile anche per i meno esperti. Per la maggior parte si tratta di bellissimi ritratti femminili, ma questi capolavori si distinguono facilmente perché caratterizzati da colli allungati e volti stilizzati.
Impossibile non notarle, ma la vera particolarità dei quadri di Modigliani è da ricercare soprattutto negli occhi.
Si perché in quasi tutti i suoi ritratti, Modigliani dipingeva molto spesso occhi privi di pupille, piuttosto vitrei, tanto che questa scelta pittorica a dato adito alle più svariate interpretazioni. Da una parte c’è infatti chi vede una sua profonda difficoltà nel relazionarsi con le donne. Mentre un’interpretazione più “poetica”, racconterebbe come Modigliani non dipingesse mai gli occhi delle sue modelle, almeno finché non fosse in grado di capirne l’animo.

La vita di Modigliani non fu semplice: la tubercolosi non gli lasciava tregua, e faceva uso frequente di alcool e sostanze, come molti facevano nella Parigi dell’epoca. Questo aspetto ha contribuito a creare la figura del Modigliani “maledetto”.
La relazione con la Jeanne Hébuterne fu ricca e travagliata, e la donna visse con il pittore per tutta la sua esistenza, tant’è che non riuscì a reggere la morte dell’artista, avvenuta nel Gennaio del 1920: la donna si suicidò mentre era incinta del secondo figlio qualche giorno dopo.
La morte di Modigliani avvenne per meningite tubercolare, e al funerale parteciparono tutti i membri delle comunità artistiche di Montmartre. Oggi Modigliani è sepolto al Cimitero del Père Lachaise di Parigi insieme al corpo della sua amata.

Henri Cartier-Bresson

“L’occhio del secolo”, o “sinonimo stesso della parola fotografia”, o ancora “l’obiettivo ben temperato”: tante definizioni hanno accompagnato Henri Cartier-Bresson e le sue immagini. E del resto, se mai è esistito uno sguardo in grado di cambiare per sempre la maniera di osservare la realtà e di pensare la fotografia, è senza dubbio quello di Henri Cartier-Bresson, il più grande tra i grandi fotografi.
Nato a Chanteloup, a pochi chilometri da Parigi, nel 1908, intraprende presto un cammino originale, fuori da ogni schema, e prima dei vent’anni lascia il liceo per dedicarsi alla pittura studiando con André Lhote. Frequenta i surrealisti: il giovane Henri li osserva, li studia e assorbe i loro insegnamenti. A 22 anni parte per la Costa d’Avorio, ma dopo un anno una febbre tropicale lo costringe a tornare in Francia dove, definitivamente, scopre la gioia di scattare fotografie. Compra una Leica, duttile e maneggevole e, in compagnia di André Peyre de Mandiargue, parte per un viaggio in Europa, tra Francia, Spagna, Italia, e poi in Messico. Lo sguardo, allenato dalla pittura e attratto dalla realtà che incontra, riesce a cogliere momenti di equilibrio raro, di perfetta composizione formale e insieme di grazia estrema. Sono gli anni delle “prime fotografie” (come verranno chiamate in una successiva mostra al MoMA di New York), un corpus visivo di incredibile forza e importanza: “dal 1932 al 1934 Henri Cartier-Bresson, grazie ad una straordinaria inventiva riuscì a dimostrare che un fotografo poteva manipolare il mondo con la stessa libertà con cui uno scultore modellava la creta, fingendo di non aver toccato nulla. Chi avrebbe mai pensato che la fotografia fosse in grado di sviluppare tali alchimie?

Il sitoGrandi Fotografi Magnum Photos

Giornale Radio

Giornale Radio propone notiziari a flusso continuo sulle principali informazioni del momento, offrendo un tipo di informazione attraverso vasi comunicanti tecnologici, dalla radio lineare mainstream, a quella on demand. Oltre a quello principale, la radio presenta altri dieci canali tematici specifici, affinchè l’utente fruisca di contenuti informativi in grado di soddisfare i propri interessi: economia, sport, moda, viabilità, tecnologia, wellness, salute, ambiente e notizie locali.

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Artefatti di Internet #33 – First Emoji Set (1997)

Le aziende giapponesi hanno mosso i primi passi alla fine degli anni ’90 per sviluppare emoji per dispositivi mobili. Il primo set di 90 emoji è stato rilasciato da J-Phone (ora SoftBank Mobile) sul telefono SkyWalker DP-211SW nel novembre 1997. Il telefono non si è venduto bene e gli emoji potevano essere condivisi solo tra gli utenti di quello specifico modello, limitando la loro diffusione. Nonostante l’inizio lento, una versione successiva del set di emoji di SoftBank è diventata la base per gli emoji di Apple apparsi con il rilascio di iOS 2 nel 2008 e che hanno portato alla loro standardizzazione da parte di Unicode nel 2010.

I primi emoji furono creati da Shigetaka Kurita, uno sviluppatore della compagnia di telefonia mobile NTT DoCoMo. Kurita faceva parte di un team che stava lavorando alla creazione di una serie di icone standardizzate che potessero essere utilizzate sui telefoni cellulari per trasmettere concetti e idee diversi. La parola “emoji” è in realtà una combinazione delle parole giapponesi “e”, che significa “immagine”, e “moji”, che significa “carattere”. I primi emoji erano semplici icone in bianco e nero, ma col tempo sono diventati più sofisticati e colorati. Oggi, gli emoji sono un modo popolare per comunicare emozioni e idee nella comunicazione elettronica, inclusi SMS, e-mail e social media.

Segnali  #4

Suoni – Il sassofonista Ornette Coleman figura tra i più grandi jazzisti della storia per sound, fraseggio, idee, modo di improvvisare, naturalezza dei pensieri musicali. Alcuni dischi registrati tra il 1950 e il 2007 sono entrati a far parte della storia della musica. Il suo pensiero musicale, estetico e filosofico va dal contrappunto di Bach al blues. Lo stile cambia insieme ai compagni di viaggio con cui ha condiviso registrazioni e palchi passando dal rhytm’n’blues degli inizi al bop, dal jazz elettrico al free jazz fino al jazz d’avanguardia.

Visioni – Noto per il suo stile intrepido nel fotografare i luoghi più esotici del pianeta, Reza (lo pseudonimo con cui da sempre è conosciuto) ha realizzato reportage in ogni parte del mondo per National Geographic e altre importanti riviste. Nato nel 1952 a Tabriz in Iran, nel 1968 inizia a studiare fotografia da autodidatta iscrivendosi, tre anni dopo, alla facoltà di architettura dell’Università di Teheran. Negli anni Settanta e Ottanta e lavora per l’agenzia France Press, è corrispondente da Teheran per Newsweek e dal Medio Oriente per Time. Tra il 1989 e il 1990 è consulente nel programma per l’Afghanistan delle Nazioni Unite. Nel 1996 vince il premio Hope per il suo impegno a favore dei rifugiati ruandesi. Nel 2001 fonda AÏNA, il Centro per la cultura e i mezzi di comunicazione, allo scopo di portare una stampa libera nell’Afghanistan ridotto al silenzio dai Taliban. 

Dintorni – Megabit/s, Megabyte, Giga: facciamo chiarezza.
Sempre più spesso, leggendo o guardando una pubblicità di una linea Internet, siamo sommersi da informazioni numeriche a volte contraddittorie o poco comprensibili:
– “fibra fino a un Giga!”
– “50 giga al mese sul telefono”
– “100 mega di velocità”
– “scarico a 2 mega al secondo”
Si tratta di parametri che indicano cose diverse fra loro, e che non fanno altro che complicare le cose a chi cerca di comprendere il funzionamento della propria linea Internet o valutare a quale offerta aderire. Vediamo dunque di fare un po’ di chiarezza su queste misure! (Continua a leggere…)

Criticalpast: archivio di video storici

Criticalpast è un servizio che fornisce un favoloso archivio di video storici da vedere gratis online o da scaricare sottoscrivendo piani a pagamento. Criticalpast raccoglie milioni di foto e oltre di 50.000 filmati di valore storico. Grazie ad un comodo motore di ricerca ed una intuitiva linea temporale è possibile rintracciare facilmente materiale in base ad un determinato periodo di riferimento. I contenuti partono dal 1890 ed arrivano fino agli anni ’90: si tratta di video storici, documentaristici, un enorme mole di materiale video di grande valore culturale, imperdibile per studenti, professori, storici ed appassionati. Da vedere.

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Le emissioni nel 2023 in Italia

Nel solo 2023 l’Italia ha tagliato le proprie emissioni di gas serra del 6,5%, un bel risultato sia per il nostro Paese che nel panorama internazionale. Un risultato che bene i inserisce nel target europeo 2030 sulle emissioni. A favorire questa riduzione ha contribuito un inverno piuttosto mite, il minore utilizzo di carbone, una ripresa delle rinnovabili elettriche, un nuovo record di eolico e fotovoltaico ma anche un calo della produzione industriale. Determinanti anche i prezzi dell’energia, ancora elevati specie nella prima parte dell’anno, che hanno indotto una risposta di parsimonia da parte di imprese, famiglie e amministrazioni pubbliche. Cambiamenti positivi nei comportamenti che sembrano risultare duraturi.
I dati raccolti dal rapporto Italy for Climate della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile indicano che la maggior parte (oltre i due terzi) del calo della domanda di energia si è concentrata nel settore degli edifici. Negli ultimi tre anni sono state riqualificate circa 1,5 milioni di abitazioni, elemento che ha influito sull’efficienza energetica del parco edilizio nazionale. Raggiunto il record di circa 1,3 milioni di famiglie italiane collegate a un impianto fotovoltaico, numero raddoppiato nell’ultimo triennio. Nel 2023 per la prima volta eolico e fotovoltaico hanno prodotto il 20% della elettricità generata nel nostro Paese.

Fonte: Italy for Climate; foto di Marc Lauthenbacher

Artefatti di Internet #32 – Pepsi World (1996)

Nel 1996, Pepsi lanciò il suo primo sito web, “Pepsi World”, caratterizzato da un web design all’avanguardia per l’epoca. Il sito spiegava che l’obiettivo era “accendere il centro nevralgico della tua immaginazione a un livello mai sperimentato prima”. Il caotico sito presentava una serie di minigiochi Flash in una sezione intitolata “Lab Rats”. Inoltre, per qualche motivo, ha ospitato una sezione interamente dedicata all’astrologia e ha dedicato un’intera pagina alla promozione del nuovo album di Shaquille O’Neal, “You Can’t Stop The Reign”. (continua)