Gramsci e la conoscenza: sapere è politica, politica è sapere

Normalmente siamo portati a pensare che conoscere significhi rispecchiare il reale: spesso infatti diciamo che qualcosa è vero se corrisponde alla realtà. È la teoria aristotelica dell’adequatio rei et intellectus. In realtà, questa teoria pone diversi problemi, ed è stata a più riprese criticata nel corso del Novecento.

In particolare Max Weber, uno dei padri della sociologia moderna, ha posto l’attenzione sul fatto che per conoscere è necessario creare dei modelli di realtà, e che ogni volta che pensiamo una teoria, stiamo facendo riferimento non alla realtà, ma a un modello di realtà. Dunque, in un certo senso, conoscere significa creare: non che l’essere umano crei materialmente, ontologicamente, il reale, ma nel senso che, per gli esseri umani il mondo non è separabile dall’attività intellettuale per comprenderlo.

Il rischio di questa concezione, però, è di ridurre, o addirittura negare, l’importanza della realtà rispetto alla creazione di modelli, e dunque di concepire il sapere come una verità convenzionale: crediamo a qualcosa non perché la realtà ci dà delle prove, o dei motivi per crederci, ma per un accordo tra le persone, o almeno tra chi si occupa di studiare la realtà. È il vecchio problema del sapere dei sofisti: quando l’uomo diventa «misura di tutte le cose», come scriveva Protagora, l’unica garanzia della veridicità di qualcosa diventa l’accordo fra le parti. (Per continuare a leggere questo interessante articolo di Simone Coletto, clicca QUI)

Artefatti di Internet #27 – Dancing Baby (1996)

Uno dei più grandi meme di Internet, Dancing Baby, era il risultato involontario di una demo di plugin per 3D Studio Max in grado di animare creature a due zampe. Creata applicando l’animazione della danza Cha-Cha del plugin al modello 3D di un bambino, l’animazione risultante è stata inizialmente scartata perché troppo “inquietante”. L’animazione ha trovato una seconda vita quando è stata ricreata dagli stessi file e pubblicata come GIF su un forum CompuServe.

Nel novembre 1997, il The Dancing Baby è diventato ancora più famoso quando è apparso in un episodio della serie televisiva Ally McBeal. La scena ha avuto un grande impatto sulla cultura popolare dell’epoca e ha contribuito a renderlo ancora più famoso. La popolarità del meme è stata ulteriormente amplificata da un’apparizione in un episodio di The Simpsons nel 1998, in cui il personaggio di Homer Simpson balla come il The Dancing Baby.

Il The Dancing Baby ha rappresentato un’importante pietra miliare nella cultura di internet e ha aperto la strada a molte altre forme di contenuti virali, come video, immagini e GIF animate. Il meme ha dimostrato la potenza di internet come mezzo di diffusione di idee e ha anticipato molte delle tendenze della cultura di internet di oggi, come la condivisione di contenuti virali sui social media.

Quella strana cosa che è l’umanità

Ma alla fine che cosa è un umano? Che cosa lo rende propriamente tale? Che cosa significa essere degli esseri umani? Se occorresse ricavare una sola lezione, sarebbe questa: tra essere qualcosa e significare qualcosa c’è una bella differenza. Che cosa significa essere umani? C’è un solo modo per stabilirlo: intersoggettivamente, come accade per il significato delle parole e per il senso della vita. Tornerò a domandarmi che cosa significa essere degli esseri umani e, in prospettiva, quale sia “il senso della vita”, provando a suggerire alcuni elementi di risposta in vista di futuri negoziati, appunto, intersoggettivi. Per ora mi accontento di riepilogare in che cosa consiste l’umanità dell’uomo: è l’esperienza di un animale dotato di facoltà come l’immaginazione, il linguaggio, la coscienza, la capacità scientifica, il senso morale e un certo margine di libertà – caratteri che distinguono la nostra specie da tutte le altre.

Due cose, però vanno assolutamente chiarite. Riconoscere che l’essere umano è una specie “unica” o “eccezionale” non vuol dire che lo saremmo da ogni punto di vista né, tantomeno, che gli esseri umani sarebbero moralmente superiori alle altre creature viventi. Significa solo che gli esseri umani posseggono al di là di ogni ragionevole dubbio, almeno in forma potenziale, certe capacità cognitive e certe abilità che non si riscontrano altrove nel regno animale. Forse (anzi è probabile) alcune specie se la possono vedere con l’uomo in termini di intelligenza bruta, ma l’intelligenza non è una delle facoltà esclusive che definiscono l’uomo. Anche gli “scemi”, se posso esprimermi così, sono a tutti gli effetti degli esseri umani umani: anche loro partecipano della coscienza, del linguaggio, dell’immaginazione (senza dimenticare che gli intelligenti, a volte, sono moralmente “ottusi”).

In secondo luogo, essere degli esseri umani non significa sempre, purtroppo, partecipare dell’“umanità”. Altrimenti saremo tutti buoni, generosi, tolleranti e pacifici, e il mondo sarebbe un posto meno atroce. In altre parole, ci è dato scegliere, almeno in linea di principio, se essere o diventare “più umani” o “meno umani”. Uso il termine “umano” in modo puramente descrittivo e scientifico, senza connotazioni etiche, normative o ideologiche. Continua a leggere questo interessante articolo su Il Tascabile.

Artefatti di Internet #26 – Space Jam (1996)

Il sito web utilizzato per promuovere il film Space Jam del 1996 includeva giochi, libri da colorare, quiz e persino un tour a 360 gradi del “Jordan Dome”. Un gruppo disordinato di cinque designer e produttori con sede a New York è stato incaricato di creare il sito web del film. La maggior parte dei dirigenti della sede centrale della Warner in California non capiva o non si preoccupava particolarmente di Internet, dando al team libero sfogo per sperimentare con poca supervisione. Inizialmente il team di cinque persone non conosceva l’HTML e per iniziare aveva acquistato il libro Teach Yourself Web Publishing with HTML in 14 Days.

Alcune parti della galassia non possono essere viste ad occhio nudo. Lo stesso vale per il sito web di Space Jam del 1996.
Per pensare a questo livello, possiamo iniziare con la struttura del sito web di Space Jam. Navigando nel sito, la homepage presenta una navigazione orbitale con pagine collegate tra loro come pianeti chiusi in una cintura gravitazionale. Per ciascuna di queste pagine, possiamo visualizzare l’origine per sbirciare cosa si trova sotto il front-end rivolto all’utente. Questa azione può rivelare commenti HTML, come briciole di pane testuali lasciate dai creatori del sito web venti anni dopo. (continua)

Il Buddambulo #10

La tradizione filosofica dominante in Occidente tende (nel mondo greco a partire da Platone, che ha influenzato in maniera determinante il Cristanesimo; nel mondo moderno a partire da Descartes) a separare corpo e anima, materia e spirito, estensione e pensiero. Spesso il primo termine veniva collegato al male e alla morte, il secondo al bene e all’immortalità. Teoricamente sarebbe quindi possibile separare il bene dal male, la morte dalla vita, combattere contro l’aspetto negativo e far trionfare solo l’aspetto positivo. Ironia della sorte, la società occidentale ha conseguito i suoi più splendidi successi in campo scientifico e tecnologico, mentre in campo spirituale il bilancio è stato più discutibile.

All’opposto i filosofi monisti, che riducono tutto il reale a uno solo dei due aspetti (tutto è materia oppure spirito) si trovavano poi in difficoltà a spiegare la complessità della vita in tutte le sue forme. Per il Buddismo invece materia e spirito, corpo e mente, non sono che due aspetti della medesima entità. Questo principio, conseguenza diretta dell’unificazione delle tre verità, è detto unione o inseparabilità di corpo e mente (shikishin funi).

Questo termine compare per la prima volta nel commento di Miao-lo all’Hokke Gengi di T’ien-t’ai. Shiki, contrazione di shiki-ho (fenomeni fisici) indica tutto ciò che può essere percepito esteriormente: in altre parole l’aspetto visibile. Shin, contrazione di shin-po, corrisponde a ciò che è invisibile, alla mente. Funi è l’abbreviazione sia di nini funi (due ma non due) che di funi nini (non due ma due). Ciò significa che corpo e mente appaiono distinti senza esserlo, sono due solo fenomenicamente, ma formano un’unità inscindibile a livello di entità. L’intelletto umano li percepisce e li analizza separatamente; ma agli occhi del Budda sono semplicemente due manifestazioni della stessa realtà.

Solo la psicanalisi ha tentato di superare il tradizionale dualismo, mentre la psicosomatica ha dimostrato come la mente possa influire sul corpo dando origine a molte malattie. Ma il Buddismo si spinge oltre. Non si tratta di stabilire come un fattore influenzi l’altro, perché in questo caso si ragionerebbe ancora in termini dualistici. Non esistono una materia pura e uno spirito puro che interagiscono secondo modalità non ancora del tutto chiarite scientificamente; esiste solo l’entità fondamentale della vita che si manifesta come materia o energia, come corpo o pensiero.

Corpo e mente appartengono al livello fenomenico, l’unicità è il livello della “vera entità”. Ne consegue che, agendo tramite la pratica buddista (a livello di entità), avremo la possibilità di migliorare la nostra salute e di guarire da malattie, sia fisiche sia psichiche, di fronte alle quali la scienza medica si è dimostrata impotente.

Dialetti

Nel lontano 2008, insieme a un sparuto gruppo di amici “virtuali”, con delle passioni comuni, aprimmo un blog che portava il nome di Dialetticon, spazio ancora visibile a questo indirizzo.

Dal nome si capisce che l’oggetto sono i dialetti, un modo molto semplice e spartano di condividere termini e parole che il tempo si sta portando via.
Il blog poi, come spesso succede, dopo qualche anno si arenò, anche se ogni tanto qualcosa viene ancora pubblicato.

Per non perdere i dialetti, un tesoro nazionale ancora radicato in Italia ma a rischio di estinzione, è nata la più grande banca dati digitale dedicata allo studio, alla documentazione e alla ricerca sui dialetti e le lingue minoritarie parlate nelle regioni del Nord Italia.

Una raccolta di migliaia di registrazioni audio in 18 dialetti registrata dalle persone comuni, nelle scuole e attraverso il sistema del crowdsourcing, che incoraggia la partecipazione attiva dei residenti nei territori. Il progetto “AlpiLinK – Lingue Alpine in contatto” coinvolge cinque università italiane: Torino, Valle d’Aosta, Verona, Trento e Bolzano.

Sono oltre 200 mila le registrazioni raccolte dal 31 dicembre 2023, grazie al contributo di 1731 persone. L’obiettivo è dare un contributo significativo alla conoscenza dei dialetti e sperimentare un nuovo modello partecipativo di ricerca che si basa sul coinvolgimento dal basso. Tutte le persone che parlano un dialetto possono infatti contribuire direttamente alla ricerca attraverso il sito di AlpiLinK partecipando in pochi minuti all’audio-sondaggio dedicato in cui viene proposto all’utente di utilizzare il proprio dialetto o la propria lingua per descrivere cosa accade in una scena o per tradurre le frasi o parole indicate. Le varietà linguistiche interessate dal progetto sono friulano, veneto, trentino, ladino, lombardo, piemontese, francoprovenzale, occitano, walser, cimbro, mòcheno, sappadino, saurano, timavese, tirolese, resiano, tedesco e sloveno della Val Canale. I dati raccolti sono elaborati e catalogati da 26 ricercatori degli atenei coinvolti nel progetto e resi accessibili in modo gratuito online.

Qui il progetto AlpiLink

Prelinger Archives

Nato nel 1983 per opera del professor Rick Prelinger, si tratta di un enorme archivio di film. Circa dieci anni fa è stato acquisito alla Library of Congress e, da allora, è iniziato un lungo lavoro di digitalizzazione di più di 11.000 titoli, di cui circa 6.600 sono disponibili in free download.

L’archivio Prelinger fa scaricare più di 6.600 film e documentari gratis

Si va dai primi del ‘900 fino a i giorni nostri e si può trovare davvero di tutto: dagli spot commerciali, ai filmati educativi che venivano proiettati nelle scuole americane negli anni ’50 o quelli di propaganda girati dopo la seconda guerra mondiale. Per non parlare dei cartoni, di migliaia di documentari o di cortometraggi amatoriali.

Tutti i filmati sono disponibili al fine di essere condivisi e riusati in tutti i modi possibili: l’intero progetto si basa sull’idea che gli utenti possano sfruttare questo enorme archivio per proiezioni o per la creazione di contenuti nuovi.

Link al Prelinger Archives

Artefatti di Internet #25 – Ebay AuctionWeb (1995)

Creata dal 28enne Pierre Omidyar, AuctionWeb era una delle prime piattaforme di e-commerce che consentiva alle persone di elencare gli articoli in vendita al miglior offerente. Omidyar voleva creare una piattaforma che permettesse alle persone di essere produttori oltre che consumatori. Il primo oggetto venduto è stato un puntatore laser rotto, venduto per 14,83 dollari. AuctionWeb cominciò presto a generare 10.000 dollari al mese, ma l’elevato traffico del sito provocò anche un aumento delle tariffe di web hosting, portando Omidyar a lasciare il suo lavoro quotidiano e iniziare a prendere una percentuale su ogni transazione per finanziare il sito che divenne Ebay.

eBay divenne pubblica il 21 settembre 1998 e Omidyar divenne immediatamente un miliardario. Attualmente, eBay comprende tre attività principali, o come il precedente CEO Whitman definisce la strategia “il potere dei tre”: 1. Il mercato eBay: eBay lo descrive come “piattaforma online per la vendita di beni e servizi da parte di una comunità appassionata di individui e piccole imprese dove “chiunque può acquistare qualsiasi cosa”. e inviare e ricevere rapidamente pagamenti online. 2. PayPal: acquisito da eBay nel 2002, PayPal mira a “creare un nuovo standard globale per i pagamenti online” e consentire a qualsiasi individuo o azienda con un indirizzo e-mail di inviare e ricevere pagamenti online in modo sicuro, semplice e rapido. 3. Skype: Skype, acquistata da eBay nel 2005, è una società di comunicazione Internet il cui scopo è “che le persone di tutto il mondo possano effettuare comunicazioni vocali e video illimitate e gratuite tra gli utenti del software Skype”. (continua)

Soichiro Tomioka

Soichiro Tomioka (1922 – 1994) è nato e cresciuto nel terra innevata della prefettura di Niigata in Giappone. Circondato dalla neve fin dall’infanzia, Tomioka ha continuato a dipingere la neve, simbolo dei suoi primi ricordi, per tutta la sua carriera. Influenzato dal suo amore e dalla sua conoscenza della neve, Tomioka ha trascorso molti anni a sviluppare una sua originale vernice bianca. Unica nel colore e nella consistenza e resistente allo scolorimento e alle crepe. A loro volta, i paesaggi innevati che Tomioka ha reso con questa pittura hanno dato forma al mondo di bianco di cui è stato testimone e che ha cercato di trasmettere nel corso della sua carriera.

Completamente autodidatta, Tomioka non ha mai ricevuto una formazione classica come pittore. Dopo aver ricevuto il New Art Society Award alla mostra Shin-seisaku nel 1926, l’artista ha dedicato la sua carriera alla pittura che, a sua volta, lo ha portato a ricevere vari premi di grande successo, sia a livello locale che internazionale. Dopo sette anni vissuti a New York dove si guadagnò una solida reputazione grazie alla sua partecipazione a numerose mostre tenutesi presso istituzioni rinomate, a causa della crescente minaccia della guerra del Vietnam e di un infortunio personale, Tomioka tornò in Giappone, per cercare vari paesaggi innevati giapponesi da dipingere.

Attraverso un utilizzo ambizioso di elicotteri e aerei, Tomioka catturò le varie vedute a volo d’uccello di montagne innevate, pianure, fiumi, laghi, mari e foreste. Queste opere rendono prospettive che presentano vedute di paesaggi naturali visti non dal punto di vista degli esseri umani, ma di qualcosa di più grande. Attraverso queste scene Tomioka presenta l’idea che l’umanità risiede in un mondo di fenomeni imprevisti che trascende la comprensione umana, esiste nell’abbraccio della natura ed è viva solo per un momento nell’eterno passaggio del tempo.