Steve McCurry

Nato a Philadelphia nel 1950, Steve McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania State University. Inizialmente pensava di dedicarsi alla realizzazione di documentari, ma comincia ben presto a collaborare come fotografo con un giornale locale. Dopo tre anni decide di recarsi in India per qualche mese e comporre il suo primo vero portfolio con immagini di questo viaggio. Si fermerà invece due anni e, dopo la pubblicazione del suo primo lavoro importante sull’Afghanistan, collaborerà con alcune delle riviste più prestigiose: Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic.
Membro di Magnum Photos dal 1985, McCurry ha ricevuto numerosi riconoscimenti di grande prestigio, come il Magazine Photographer of the Year, concesso dalla National Press Photographer Association nel 1984, e quattro diversi primi premi della World Press Photo nell’edizione dello stesso anno. Nel 1998 gli sono stati assegnati due premi Eisenstaed, rispettivamente per la famosa foto del bimbo coperto di polvere rossa durante un festival a Bombay e per il reportage sulla celebrazione del 50° Anniversario dell’Indipendenza in India. Sempre nel 1998 riceverà il premio Life’s Magazine World Photo e, successivamente, per due volte, l’Olivier Rebbot Memorial Award.
Oltre ai libri Portraits (1999) e South Southeast (2000), McCumy ha pubblicato anche The Imperial Way (1985), il reportage di un lunghissimo viaggio in treno nel subcontinente indiano con lo scrittore Paul Theroux, Monsoon (1988), documento straordinario di uno degli effetti climatici più devastanti del pianeta, Sanctuary (2002), una visione calma e contemplativa dei monasteri buddisti di Angkor Wat in Cambogia. The Path to Buddha, il suo ultimo libro (2003), è dedicato ai luoghi sacri del buddismo tibetano.
Il suo lavoro è stato esposto in numerosi Paesi del mondo ed è conservato in diverse collezioni pubbliche come quelle del Museo di Tokio, dell’Houston Museum of Modem Art, dell’International Center of Photography, della George Eastman House e del Philadelphia Museum of Art.

Il SitoGrandi Fotografi Magnum Photo

Artefatti di Internet #41 – Ishkur’s Guide to Electronic Music (2000)

Creata da Kenneth Taylor, noto anche come Ishkur, Ishkur’s Guide to Electronic Music era una guida interattiva basata su Flash alla musica elettronica degli anni ’90. “Ho detto a un amico che potevo classificare qualsiasi genere di musica elettronica entro un raggio di 8 battute. Mi ha sfidato a dimostrarlo, e così l’ho fatto.” Ishkur avrebbe detto più tardi. Lanciato il 21 ottobre 2000, Ishkur ha costruito il sito in sole due settimane, trascorrendo la maggior parte del tempo a sfogliare la sua vasta collezione di mp3 alla ricerca dei campioni perfetti. Nel corso del tempo sono state create nuove versioni della guida, con nuovi sottogeneri e tracce aggiunti ad ogni versione.

Come il metal, il jazz e qualsiasi genere musicale con una base di fan irriducibili, la giungla dei sottogeneri della musica elettronica e delle categorizzazioni specifiche è diventata estremamente densa e sfaccettata negli ultimi decenni. Per gli appassionati di musica elettronica che vivono su Internet, un documento, la Guida alla musica elettronica di Ishkur, ha fornito un modo meravigliosamente coinvolgente per esplorare le numerose categorie della musica, in una mappa interattiva di lignaggi stilistici e influenze con campioni sonori e descrizioni cucite all’interno.

Il Buddambulo #16

Il Buddismo e la scelta della felicità #1/10

Un famoso scritto buddista, normalmente attribuito a Shakyamuni, recita: «Non esiste un percorso verso la felicità. La felicità è il percorso».
È una citazione che dà una straordinaria importanza al concetto di felicità e trasmette un senso di profonda completezza, ma credo che si riesca a coglierne l’essenza solo attraverso l’esperienza diretta.
[…] Pratico il Buddismo di Nichiren Daishonin ormai da ventiquattro anni.
Se mi volto indietro, posso francamente dire che in tutti questi anni non ho mai perseguito esclusivamente la mia felicità personale. O, per lo meno, non sono consapevole di avere impostato consciamente il mio pensiero in tal senso. Sia chiaro: non ho nemmeno perseguito attivamente la mia non-felicità! In sostanza, se guardo indietro, posso dire che quello che ho fatto è stato andare avanti a vivere la mia vita. La trasformazione principale è stata quella di sforzarmi di farlo in linea con i principi e i valori m della filosofia buddista, a me nuovi. Detto in breve, sono stato costante nella pratica quotidiana. È stato molto difficile all’inizio, perché ne mettevo costantemente in discussione il valore, ma con il passare il degli anni è diventato molto più facile. Ho cercato di reagire positivamente a tutte le situazioni che mi si sono presentate nella vita, che fossero belle, e brutte o indifferenti. E quando non riuscivo a reagire positivamente come avrei dovuto, cercavo di rivalutare la situazione e di affrontarla nel modo giusto, o il più giusto, la volta in cui si ripresentava. A volte è stato facile, a volte estremamente difficile, ma sono consapevole di essermi impegnato in tal senso. E credo sia il caso di dire che, nei modi in cui mi è stato possibile, mi sono sforzato molto nel cercare di creare valore nella vita delle persone che la mia vita ha incrociato.
Qual è il risultato di tutto ciò? Dove sono finito? La cosa straordinaria è che sono finito col provare la più alta forma di benessere e di gratitudine per tutte le cose presenti nella mia vita. Tutte. Il Buddismo ha questa meravigliosa parola, “consapevolezza”, e in qualche modo, non so bene come, sono stato in grado di sviluppare una consapevolezza di gran lunga maggiore di prima. E anche una maggiore gratitudine per l’immensa ricchezza della mia vita e delle persone che ne fanno parte, a qualunque livello, dal più breve degli incontri alle relazioni profonde e di amore con i miei familiari più stretti. E sono consapevole di possedere la capacità di abbracciare tutto quello che mi capita nella vita. Non solo le cose facili o le cose belle e preziose, ma anche le cose brutte e difficili. E ci sono state molte cose difficili.

La pratica buddista, se viene seguita con un certo livello di attenzione e di impegno, ha il potenziale di trasformare le cose improbabili e intrattabili della vita quotidiana, ordinaria, di tutti i giorni, in una profonda sensazione di benessere, gratitudine e gioia di vivere.
È quindi in questo senso che ho compreso con la mia vita il significato di quella frase straordinaria: non esiste un percorso verso la felicità. La felicità è il percorso. (Continua)

Wikisky

Dopo aver visto nel post precedente lo Stellarium Web, oggi vi propongo Wikisky.

Se avete voglia di esplorare il cielo e gli astri, con Wikisky, avete una bellissima mappa del cielo, con i link a tutte le possibili classificazioni e informazioni.

“Non saprò mai delle tempeste sugli astri, né del senso della loro occhieggiante presenza nel Cosmo immune da imperfezioni. Fedele sagrestano al tempio esistenziale la sera li scopre raccolti all’altare lunare in profonda meditazione. So delle tempeste planetarie, e di quelle dell’uomo che è come in un pozzo vorticato dal nulla.
La vita è come una fionda vibrante di prodigi e di insondabili richiami.
Come sassi levigati dall’Immenso ci lancia verso l’immortalità”.

Carmine Palmieri

Link per esplorare Wikisky

L’azienda offre una vacanza a 1000 collaboratori: un modo per dire grazie

Fra le varie notizie che provengono dal mondo del lavoro, quasi sempre negative, ogni tanto ne spicca una di positiva.
Un’azienda abruzzese con oltre 1000 dipendenti manda in vacanza gratis ogni anno da 34 anni, tutti i propri collaboratori, pagando loro un soggiorno, a spese dell’azienda.
La società Vitha Group, che ha sede all’Aquila, ha offerto quest’anno una vacanza a Ostuni, in Puglia, 4 giorni, dal 16 al 19 giugno, all’insegna del divertimento.
Vitha Group è stata costituita nel 2011. Dopo circa vent’anni di militanza al servizio di una società americana, il gruppo di imprenditori italiani decise di unire le proprie forze e dare vita a una realtà imprenditoriale nuova ed autonoma. Vitha Group ha sede in Abruzzo, ed annovera quasi esclusivamente prodotti Made in Italy. Possiede impianti di produzione di caffè e personale scelto fra le risorse umane locali.
“Un modo bello, divertente e gratificante per dire grazie a tutti” spiega l’azienda che in questo modo ha desiderato manifestare la sua gratitudine per coloro che ne fanno parte e che le permettono di essere ciò che è.

Artefatti di Internet #40 – Zombo.com (1999)

Zombo.com è un sito web dove puoi fare qualsiasi cosa. L’unico limite sei te stesso. Benvenuto.
Creato da Josh Levine alla fine del 1999, il sito era una parodia delle appariscenti e inutili introduzioni al web design di quell’epoca. Quando i visitatori arrivano su Zombo.com, vengono accolti da una semplice girandola lampeggiante e da una voce profonda che li colma di promesse di possibilità illimitate. Il Guardian lo ha etichettato come il “sito web meno utile” su Internet.

Il sito è una parodia delle pagine Web introduttive di Flash che vengono riprodotte mentre viene caricato il resto del contenuto di un sito. Zombo ha portato il concetto a un estremo umoristico, consistendo in una lunga pagina introduttiva che porta a un invito a iscriversi a una newsletter.

Inizialmente il sito era un’animazione Flash, ma dal 5 gennaio 2021 il sito Web ora utilizza HTML5 a causa della interruzione di Adobe Flash Player.

Kandisky

Nella Russia di fine Ottocento, un giovane brillantemente avviato alla carriera universitaria abbandonò tutto per dedicarsi all’arte. Solo quando l’arte è vissuta come una necessità irrinunciabile, come un demone che fa agire senza “ragionare”, si riesce a lasciare il certo per l’incerto, a preferire l’avventura al posto tranquillo e rassicurante, a rifiutare una cattedra presso l’Università di Dorpat per andare incontro alle mille insidie e insicurezze di una vita all’insegna dell’arte. Ma come si giunge a un tale cambiamento di rotta, a mutamenti così radicali?
Vasilij Vasil’evic Kandinskij (conosciuto internazionalmente con la trascrizione Kandinsky, con cui l’artista firmerà le sue opere) era nato a Mosca il 4 dicembre 1866 in una famiglia benestante. Il padre era un facoltoso commerciante di tè di origini mongole che aveva sposato una nobildonna moscovita, Lydia Ticheeva.

Già nei primi anni di vita Kandinsky dimostrò una straordinaria attitudine ai colori, che era in grado di memorizzare e quindi di ricordare anche a distanza di anni. Le sensazioni cromatiche percepite nella città natale (il rosso che caratterizza tanti edifici moscoviti e il bianco dei paesaggi innevati) e quelle ricevute durante il viaggio in Italia con i genitori nel 1869 rimarranno impresse in maniera indelebile nella mente dell’artista, che manterrà sempre una grande sensibilità nella percezione dei colori e una particolare concentrazione nella definizione cromatica dei suoi dipinti.
Poco dopo il viaggio italiano, il piccolo Kandinsky subì due dolorosi distacchi: il primo derivò dal trasferimento della famiglia a Odessa nel 1871, dove il padre andò a dirigere una fabbrica di tè, con conseguente allontanamento dalla “madre Mosca”; il secondo, che avvenne poco tempo dopo il trasferimento nella città ucraina, fu il distacco dalla madre, a causa della separazione dei genitori, un evento che influirà notevolmente sulla formazione del giovane Kandinsky, di cui si prese cura la zia, Elizabeth Ticheeva.

La zia materna, negli anni dell’infanzia dell’artista, ebbe un ruolo fondamentale come figura di riferimento, lo seguì negli studi, stimolandolo all’amore per l’arte e la musica: a lei il pittore dedicherà il suo fondamentale saggio Dello spirituale nell’arte.
Nel corso della sua infanzia Kandinsky affiancò agli studi liceali le lezioni di musica e i primi esperimenti pittorici, con una scatola di colori acquistata quando aveva quattordici anni. A testimonianza di questa prima fase “sperimentale” dell’artista rimane un pregevole disegno, risalente al 1886, conservato al Centre Pompidou di Parigi, raffigurante la chiesa della Natività della Vergine a Mosca.
Proprio in quell’anno, infatti, Kandinsky ritornò nella sua città natale per intraprendere gli studi di diritto ed economia, e quel disegno in cui spicca la tipica architettura degli edifici religiosi russi, realizzato con un tratto deciso, convinto e appassionato, testimonia allo stesso tempo l’amore dell’artista per la “madre Mosca” e la sua attitudine all’arte: un disegno elegantemente modulato fra i caratteri saldi e ben definiti della struttura architettonica e i “valori cromatici” conferiti all’immagine da un uso sapiente del chiaroscuro.

Programma il suo funerale 10 anni prima: una festa per i suoi amici

Un anziano britannico che aveva pianificato in anticipo il suo funerale nel 2013, ha visto i suoi ultimi desideri avverarsi dopo la sua serena scomparsa a giugno.
Malcolm Brocklehurst, rinomato esperto di aeromobili, aveva commissionato (nel 2013) una bara arancione a forma di aeroplano a un produttore di bare e urne tradizionali con sede a Nottingham in Inghilterra che aiuta le persone a personalizzare il loro funerale.
Il nonno di nove nipoti è stato filmato seduto nella bara nel programma Bizarre Burials di Channel 5, mostrando una prova della cerimonia che l’ex ingegnere aerospaziale ha coordinato nei minimi dettagli.
L’aereo è stato opportunamente chiamato Tango One e numerato con MB 1934, le sue iniziali e l’anno di nascita.
Ha anche annunciato che voleva che il corteo funebre partisse dal campo dello stadio dove gioca la sua squadra di calcio preferita, il Blackpool FC.
Malcom decise di pianificare in anticipo il suo funerale per evitare che sua moglie, Mary, dovesse organizzare la giornata da sola. Si scoprì che lei morì prima di lui.
Ma parlando della prova del 2013, disse che era tutto “un divertimento spensierato”. “È stata una giornata come nessun’altra”. “È stato strano essere sepolto nella mia bara di aereo, anche se ho insistito perché non mettessero il coperchio completamente, nonostante le proteste degli amici che dicevano: ‘Finalmente ce l’abbiamo, inchiodatelo in fretta’”.
Un lunedì di giugno di quest’anno, c’era una bandiera del Blackpool Football Club che sventolava alta sul palo nel suo cortile, mentre la bara di aereo veniva sollevata su un veicolo con il tetto piatto per il suo volo finale.

Stellarium Web

Stellarium Web è un planetario online gratuito che permette di esplorare il cielo comodamente dal proprio browser web.

L’interfaccia di Stellarium Web è intuitiva e facile da usare, e non richiede registrazione, rendendolo uno strumento ideale sia per gli studenti che per gli appassionati di astronomia. Inoltre, il suo design facilita la navigazione senza problemi, fornendo un’esperienza fluida e piacevole.

Link per vedere Stellarium Web

Artefatti di Internet #39 – Netflix Homepage (1999)

Con meno di mezzo milione di lettori DVD venduti in tutto il mondo, Netflix è stata lanciata nel 1998 con una libreria iniziale di oltre 900 film. Sono stati in grado di rivolgersi ai primi utilizzatori di DVD poiché la maggior parte dei negozi di video non li aveva ancora in magazzino. L’idea di Netflix è nata mentre i co-fondatori Reed Hastings e Marc Randolph stavano facendo il car pooling. Inizialmente pensavano di consentire alle persone di noleggiare nastri VHS online, ma il VHS era troppo costoso e delicato da spedire. Pochi mesi dopo, lessero di un nuovo formato chiamato DVD e rispolverarono l’idea. Hanno spedito un CD usato a casa di Hastings e hanno capito che l’idea avrebbe potuto funzionare quando fosse arrivato intatto.

L’azienda ha attraversato il passaggio dai DVD allo streaming fino a diventare una rete televisiva globale, lasciando nella polvere concorrenti consolidati del passato come Blockbuster. Netflix ha fatto molta strada sin dai suoi albori. Quando l’azienda debuttò, si chiamava “Kibble” e somigliava quasi per niente alla potente piattaforma di streaming che è oggi. L’azienda non aveva nemmeno un sito web vero e proprio fino al 1999, quando Netflix ha lanciato un servizio in abbonamento, offrendo noleggio illimitato di DVD a un prezzo mensile basso.