Contrapposizioni

Destra-Sinistra, Credenti-Atei, Bianchi-Neri, Gialli-Rossi, Nord-Sud, Est-Ovest, viviamo di contrapposizioni, come se dovesse per forza esistere la supremazia degli uni sugli altri, come se la nostra sopravvivenza stessa si basasse sul conflitto ancor prima che sulla vittoria degli uni sugli altri.
Ma come? Non è il diverso che genera unione? Io sono una persona con moltissime lacune scientifiche e non, sono consapevole della mia immensa ignoranza, ma un incastro non è mai dato dall’incontro di due superfici lisce, uguali; deve esserci una sporgenza da una parte, ed una rientranza dall’altra; devono essere diverse, o sbaglio? Sovrapponendo due figure uguali si avrà nuovamente la stessa figura, sovrapponendone due diverse, almeno una delle due ne risulterà accresciuta. Perché temiamo così tanto la diversità quando è l’unica cosa che ci fa crescere ed accrescere?

Compagna di viaggio

“Il tempo è la tela di cui si fa la vita” diceva B. Franklin. La vita di noi tutti ha varie tappe, vari scalini, vari ostacoli da superare. Tuttavia la musica ci accompagna sin dall’inizio in questo vorticoso viaggio, infatti, appena nati già siamo coccolati dalla melodia della ninna nanna (cantata più o meno bene). Insomma siamo circondati dalla musica e questo ci aiuta anche ad associare un ricordo o una persona ad una canzone particolare. Anche andando al cinema mentre si è assorti nella visione del film, parte come sottofondo una canzone che ci catapulta inaspettatamente a quel giorno, a quell’emozione provata, a quel ricordo bello o brutto che sia. La musica è un filo diretto alla nostra anima, ai nostri sogni. Non è detto, infatti, che una canzone deve per forza ricordarci qualcosa del nostro passato, anzi a volte una canzone ci fa sognare, ci fa volare con la fantasia laddove la quotidianità non ci permette di andare. Ognuno ha una sua canzone preferita che cambia a periodi, oltre a quelle che consideriamo le più belle da sempre. Questo è più che normale, perché ogni canzone scelta rispecchia in un certo modo ciò che proviamo in quel periodo. Abbiamo le canzoni dell’infanzia (soprattutto le sigle dei cartoni animati), poi ci sono quelle dell’adolescenza, quelle della giovinezza e così via. Ogni tappa ha una o più canzoni differenti, perché la musica è anche questo: incontro di gusti e suoni diversi. La cosa importante è che la musica continui a scandire sempre il tempo della nostra vita, perché spesso è la miglior compagna di viaggio che possiamo avere.

Libertà positiva

Il filosofo Isaiah Berlin nel suo “Due concetti di libertà” scrive della libertà negativa a positiva. Concetto non propriamente facile per noi comuni mortali o cittadini, per darsi un tono 😀.
Comunque in soldoni, descrive “la libertà negativa” come la libertà dagli ostacoli o dalle costrizioni esterne. In questo senso, una persona è libera se non è fisicamente impedita ad agire e “la libertà positiva” come la libertà dalle costrizioni interne. È autocontrollo, la padronanza di sé. Essere positivamente liberi significa avere il controllo della propria mente, liberarsi da paure e credenze irrazionali, da dipendenze, superstizioni e ogni altra forma di autocostrizione. In una frase “essere padrone del proprio destino“.

Questo pensiero non poteva non portarmi alla filosofia buddista, in quanto il “destino” o “karma” è la colonna portante di questa filosofia.
In breve, anzi in brevissimo, per chi non ne fosse a conoscenza, destino e karma hanno lo stesso significato ma sono tra loro contrapposti. Il destino (occidentale) equivale a fatalità, l’uomo è impotente e nulla può fare per cambiarlo, in pratica ha un ruolo passivo. Il karma (orientale) equivale a: causa/effetto, l’uomo può cambiarlo, dipende dalle cause poste, positive o negative e avranno gli stessi effetti, in pratica ha un ruolo attivo.

Questa libertà positiva di cui si è occupato Isaiah Berlin, è parallela al karma. Essere padroni del proprio destino, ultimamente paragrafata anche come resilienza, implica un percorso (anche spirituale) che insegna a non abbandonarsi alla sconfitta e all’impotenza. Imparare a vedere i momenti di crisi, di sconforto come delle vere e proprie sfide, come occasioni che ci permettono di testare la nostra resistenza.

Sapere di avere una grande risorsa interiore a cui affidarci, che si chiami: buddità o resilienza, come parte della nostra natura umana: è l’abilità di trasformare un disagio, un problema in opportunità.

Notti

È per riaddormentarmi che
scrivo nel cuore della notte,
ampie poesie di sguardi,
spesso prive di senso,
ma dense di forme e
di colori che riempiono
ogni più piccolo anfratto,
lasciato privo di vita.

Margherita

“Cerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra.“
 
(Margherita Hack)

Ci sono poche persone al mondo che lasciano un segno indelebile nel campo della scienza, ma lei oltre a questo è stata grande per la sua immensa umanità.
Margherita Hack è la dimostrazione che quando l’intelligenza va di pari passo con il cuore riesce a dare solo il meglio di sé.
L’eredità ricca di saggezza che le persone di grande spessore scientifico e morale, lasciano ai posteri è di fondamentale importanza e vantaggio per un progresso universale.

Grazie grande donna!

Piuma

Giorni di quiete, dove anche
il vento ha smesso di gridare.
Il rumore trasparente della pioggia,
distante, in un mondo dove ora,
tutto è così sottile da potersi
spezzare con un volo di piuma.
E vedo anche la paura,
attraverso i volti delle case.

Primo Maggio

Sul Primo Maggio sono stati scritti fiumi di parole. Riflessioni e polemiche hanno riempito e continueranno a riempire le prime pagine dei quotidiani, delle riviste cartacee e online.
Nel mio piccolo non ho niente di originale da aggiungere e non solo perché da poco ho chiuso con il lavoro ma perché ho, abbiamo, sotto gli occhi la situazione reale e ogni parola, ogni pensiero, potrebbero risultare scontati e banali.

Purtroppo, nonostante i passi avanti fatti in tanti anni, oggi il lavoro non è più un diritto e una garanzia per tutti. La crisi finanziaria, economica e sociale, iniziata una ventina di anni fa, ha escluso dal mondo del lavoro milioni di persone, in particolare tantissimi giovani, generato povertà e privato di una vita dignitosa molte famiglie. In Europa, malgrado un lievissimo miglioramento dei tassi di occupazione, sono pur sempre circa 20 milioni le persone in cerca di un lavoro.

Anche il lavoro, tuttavia, è cambiato moltissimo nel corso degli anni, a causa in particolare dei progressi tecnologici, della mondializzazione, del forte tenore di competitività economica, industriale e sociale. In questa prospettiva, si inseriscono tutte le difficoltà dei lavoratori di oggi, chiamati a difendere sempre più un lavoro precario, non adeguatamente remunerato, un lavoro spesso ostaggio di una disoccupazione competitiva.

La festa di oggi ci invita a riflettere anche su questi aspetti e sul fatto della pericolosità di un lavoro che potrebbe diventare oggetto di divisione, di competitività fra lavoratori, di “dumping” sociale, di scudo contro un’immigrazione venuta a cercare in Europa migliori condizioni di vita, di rifiuto di una solidarietà condivisa.

Buon primo maggio a tutti, nella riflessione e nella solidarietà di che un lavoro non l’ha più!