Frutti

Dal pavimento della sera,
raccolgo i fatti e le trame
cadute dal quotidiano
albero della vita.
Sono frutti ormai maturi,
poche volte acerbi.
Gli odori invadono la casa,
rendendo le mura dense.
Immutabili pareti di un eterno
frutteto senza via d’uscita.

Comunità

Quando saremo diventati anziani, cosa avrà dato un significato alla nostra vita?
Il fatto di essere rimasti in ufficio fino a tardi per anni e anni?
Oppure il fatto di aver posseduto un’auto da 40.000 euro?
Oppure l’aver sedotto molte donne?
Molto probabilmente guardando indietro ci accorgeremo che in tutti i momenti che hanno avuto un forte significato per noi vi era coinvolta una persona cara.
Sono le persone che ci sono vicine a rendere indimenticabili i momenti belli e meno pesanti quelli brutti. Le persone ed il tipo di relazione che abbiamo con loro sono ciò che completa una vita piena.
Sfortunatamente, siamo ormai tutti troppo indaffarati e le città sono troppo grandi e dispersive per permetterci di trascorrere del tempo ed investire delle energie nell’entrare in connessione uno con l’altro ad un livello meno superficiale.
Le nostre vite impegnate ci disconnettono dagli altri, anche da coloro con i quali viviamo, e perdiamo l’opportunità di provare una relazione che arriva ai sentimenti.
Parlando di relazione che arriva ai sentimenti ma che ti fa sentire grato per la presenza di una certa persona nella tua vita.
È la mancanza di questo tipo di relazioni che ci fa dare gli altri per scontati.
Non possiamo sentire la mancanza di ciò che non abbiamo.
Quando proviamo la gioia ed il calore di un rapporto più profondo con gli altri, sentiamo come una priorità il poter far parte di un circolo, di un gruppo di persone, quello che in inglese viene definito “community”.
Una comunità che ci supporta (la traduzione in italiano non rende appieno il senso di un gruppo affine, che incoraggia, condivide, aiuta e rispetta) è ciò che rende piena la nostra vita.
Ci protegge, ci sfida ad essere autentici e, cosa più importante, ci insegna ad amare, noi stessi e gli altri.
La base della creazione di una comunità è la qualità delle relazioni che si instaurano tra le persone.
In una relazione di qualità, ci sentiamo supportati, ispirati, e ci sentiamo sfidati a tirar fuori il meglio di noi stessi.
Troppo spesso, invece, alcune delle persone che ci stanno vicine prosciugano le nostre energie e ci fanno sentire inadeguati, demotivati e anche depressi.
Quando siamo su un percorso di crescita personale, cerchiamo in modo naturale di entrare in relazione con una categoria “positiva” di persone, allo scopo di costruire una relazione profonda e che arriva ai sentimenti.

Kine

Ad ogni presa di coscienza,
nella mia mente compare
subito fulmineo il tuo volto,
seguito dalla tua voce solita,
con quella cadenza che adoro.
E nei momenti migliori,
mi raggiunge la tua risata.
Sei la prima persona
che mi viene agli occhi,
quando nel cuore della notte,
mi sveglio all’improvviso.
O, dopo il suono della prima sveglia,
quando recupero il senso del dovere.
E penso alle cose da fare,
agli abiti da indossare e
alla moka da stringere
abbastanza forte in modo da
non far fuoriuscire neanche
una goccia del caffè
portato a bollore.
Ma prima di ogni
pensiero razionale,
comunque, ci sei tu!

*(Poesia risalente agli anni novanta)

Compagni libri

Ci sono libri che ci seguono da anni. Seguono le nostre stagioni, il nostro tempo, il nostro umore, il nostro essere. Li teniamo sempre vicini senza leggerli o meglio li iniziamo ma non riusciamo, non siamo mai riusciti a portarli a termine. Uso il plurale perché so per certo che questi libri appartengono a molti di noi.

Io ne ho una manciata. Non potrei disfarmene, li tengo sempre vicino, viaggiano con me, mi accompagnano in vacanza, sono una presenza rassicurante, fidata. Inizio a leggerli in momenti diversi, in quelli “brutti” per trovarne supporto e conforto, in quelli “belli” con il desiderio di leggerli fino alla fine per utilità e beneficio. Ma niente, non ce la fo.

Ma allora non sono interessanti, coinvolgenti, se non si riesce a leggerli completamente, qualcuno potrebbe obbiettare.

Sono saggi, niente a che vedere con i romanzi di qualsiasi colore, e richiedono anche un certo impegno celebrale, è questo il motivo principale. Ma sono importanti, di questo sono sicuro, almeno per me. Sono illuminanti, hanno valore come il faro per la nave, il radar per l’aereo.

Non so se un giorno li terminerò… ma, se quel giorno non avverrà, avranno avuto comunque un ruolo importante nella mia quotidianità, quella di avermi fatto compagnia, dato tranquillità e infuso speranza.

Galassie

Bisogna camminare sempre accanto a
una persona che ha la tua stessa meta.

Una persona che ama la tua stessa strada,
che fa gli stessi passi.

Qualcuno che respira con lo stesso ritmo tuo,
che ama i tuo odori,
che abbia voglia di ridere,
giocare e anche farsi male insieme a te.

Una persona anche diversa da te ma tanto come te.

Una di quelle persone che ti completano,
che anche quando sei solo ti fa sentire in DUE,
che ti porta nello spazio e insieme ci si innamora di mille galassie,
che ti fa sentire la musica anche quando la musica non c’e’
.

Compromessi

Fra i vari pensieri, molte volte insignificanti, che attraversano la mia mente, quando passeggio con il mio Forte, stamane riflettevo sul passaggio all’eta adulta.
Per molti questo momento avviene la prima volta in cui si fa sesso, quando si prende la patente o la prima sbronza, quando si dice il primo ti amo o con il primo cuore spezzato.
Io credo che il diventare adulti inizia quando si ha la consapevolezza che non è ottenere esattamente ciò che vogliamo ma il saper plasmare ciò che vorremmo su ciò che abbiamo. E’ il momento in cui, pur rendendoci conto di non poter avere esattamente ciò che vogliamo, proseguiamo per la nostra strada senza rinunciare al nostro sogno, ma modificandolo al punto di renderlo fattibile. Essere adulti, significa questo. Scendere a compromessi con se stessi, senza pensare che sia denigratorio, sbagliato o umiliante.

Uomini no

Si espande la follia che domina nell’uomo. Non passa giorno che le città vengono abbagliate da ferite mortali. Donne non trovano scampo da killer apparentemente rispettabili. Omiccioli, illusi astuti, soddisfano le loro deficienze, abbagliati da effimere aspettative che dimostrano il loro insignificante intelletto.
Non facile rimedio a questa mancanza di civiltà, “non ci resta che piangere” diceva il titolo di una pellicola, ma di rassegnazione non c’é bisogno, di insegnamento e formazione si.

L’ umanità è una

Non esiste solo l’antisemitismo. E’ questo l’errore, marchiano, che la stampa e i social media stanno, al solito, veicolando. La questione Palestinese non è abbassabile ad un mero sdegno nei confronti di un popolo che ha subito l’odio più profondo e la persecuzione più sanguinosa della storia. Rimangono due binari separati e anche piuttosto nettamente. L’intrico eterno, purtroppo, del Medio Oriente merita un’attenzione così profonda che ridurre il tutto a questo non fa che portare confusione nella confusione.

Sarà banale, ma mai come dall’avvento delle Rete quasi ogni argomento è divenuto solo un chiassoso contrapporsi di urla, insulti e denigrazione. Complici per primo politicanti, mozzaorecchie e giornalisti proni che danno alle “menti semplici” (*) l’opportunità di mostrarsi, pavoneggiarsi sulle vicende mondiali. Quelle altrui ed intricate sono le migliori. Qui nessuno ha nulla da insegnare, se non i fatti, che sempre dovrebbero essere edulcorati dalle opinioni personali. I diritti umani sopra ogni cosa andrebbero incorniciati nella maniera più corretta e neutra possibile.

L’ umanità è una, con tutte le variabili infinite della singola persona, del pensiero proprio ed unico di ognuno. Naturalmente la formazione e la cultura fanno la differenza, così come -purtroppo- i credo religiosi, l’ambiente circostante, tutto. Proprio per questo, dal 1948, non esiste solo lo Stato di Israele, ma anche la Palestina. Anzi, prima di Israele era la Palestina.

La via più semplice sarebbe il silenzio, ma chi ha voglia di tacere? Io (noi) per primo trovo le scorciatoie per veicolare il “mio” pensiero, che non può mai essere così arrogante da credere di essere quello corretto, quello che scopre una verità che nessuno ha in tasca. Tutti colpevoli? In un certo senso sì, ma anche con il diritto inviolabile di esprimersi. Un’espressione che dovrebbe far crescere, portare all’approfondimento, al confronto. Un’utopia disdegnata per la vacuità dell’esposizione, del riscontro, dei pollici all’insù.

Per cui no e no. Non c’è solo l’antisemitismo. C’è anche l’anti mussulmano, l’anti cristiano, l’anti ragionamento, l’anti intelligenza, l’anti umanità in senso lato. Tutto un universo di incomprensione e odio che conduce all’unico risultato di fare dell’unico mondo che abbiamo un disastro di eccellente auto distruzione. Con il benestare di coloro che, in un anfratto della loro testa, pensano di essere immortali, evidentemente. La storia non insegna, perchè non si ascolta, non si legge: si vuole cambiarla per la propria opportunità, per un fine supremo volatile come il pensiero univoco.

Il singolo esiste come parte di una comunità globale. Abbastanza lineare da esprimere, quasi impossibile da capire.

(*) “The Jean Genie”, David Bowie, 1973.