La Bussola #25

La descrizione del sito Transform! è: Fondazione politica del Partito della Sinistra Europea, costituita da associazioni, fondazioni, centri studi, riviste politiche che fanno riferimento alle varie forze politiche che hanno dato vita alla esperienza politica europea.

In Italia, l’associazione transform! è una rete di ricerca-azione nata per iniziativa di gruppi e collettivi di ricerca, studiosi, attivisti di organizzazioni sindacali, politiche e di movimento. Indaga sulle trasformazioni intervenute nel lavoro, nella rappresentanza, nelle forme del fare politica e praticare democrazia. Concepisce la ricerca come elemento interno all’agire politico.
Transform! italia è uno spazio aperto di ricerca politica nel campo dell’antiliberismo, dell’antisovranismo e della costruzione di una sinistra politica in europa. Partecipa ed è membro del consiglio internazionale del world social forum ed è in relazione ai movimenti sociali mondiali ed europei e nelle esperienze di conflitto metropolitano, con il proposito di unire ricerca accademica e esperienze di alternative possibili.

Dave Liebman, un sax libero

Il 4 settembre 1946 nasce a Brooklyn, New York, il sassofonista David Liebman detto Dave, uno dei protagonisti della scena internazionale degli anni Settanta.
Celebre sassofonista, flautista, compositore e didatta jazz americano è considerato una figura di spicco nella musica contemporanea, noto per la sua versatilità stilistica e l’innovazione nell’uso dell’atonalità e delle linee melodiche.
Liebman ha iniziato la sua carriera negli anni ’70, suonando con gruppi leggendari come quello del batterista Elvin Jones e, successivamente, con Miles Davis, partecipando a tour e registrazioni fondamentali per la storia del jazz. Parallelamente, ha fondato propri gruppi come Lookout Farm, Quest, Dave Liebman Group ed Expansions, collaborando con musicisti come Richie Beirach, John Scofield, Vic Juris e molti altri.
Il suo stile abbraccia numerosi generi: jazz, jazz fusion, bebop, hard bop, post-bop, jazz modale e avanguardia. Ha inciso oltre 500 album, di cui più di 200 da leader o co-leader, e composto centinaia di brani originali. Liebman si è distinto anche per le sue reinterpretazioni di autori come Coltrane, Monk, Miles Davis, Puccini, Jobim e i Beatles.

Valerie June – Owls, Omens, And Oracles (2025)

Recensioni 2025

Owls, Omens, and Oracles è un album ampio e variegato, che si sviluppa dalle radici di June, che spaziano dal folk psichedelico, all’indie rock, agli Appalachi, al bluegrass, al country soul, al pop orchestrale e al blues, fino a raggiungere una rete intergalattica di saggezza. Ogni singola nota che canta è impreziosita dalla sua “voce non ortodossa, stridula e ululante” (Elle), “come seta grezza: intima, elegante e forte” (Garden & Gun). Le viscerali contorsioni e la feroce emozione della sua voce intrecciano trame e toni attraverso l’ago di una trapunta americana multigenere. Grazia e gentilezza si armonizzano con nervosismo e precarietà, evocando una tenerezza persino nel cuore più duro, mentre June racchiude la complessità di “La mia vita è una canzone country” e “Sono multidimensionale, al di là di ogni categoria”. Unica

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Appunti Corti #119

Ci sono persone che ti piacciono perché le stimi, altre perché sono intelligenti, altre perché sono belle. Ci sono quelle di cui apprezzi l’ironia, la spontaneità, il coraggio. Ci sono quelle che ti stupiscono con un gesto, quelle su cui puoi contare sempre, quelle che ti insegnano qualcosa. Ci sono persone che ti piacciono per come si muovono, per il tono della voce, perché sanno raccontare le cose. Ci sono quelle che ti conquistano con la determinazione, con la bontà, con il talento. Ci sono esseri umani che ti fanno commuovere, che ti illuminano, che hanno il tuo stesso sangue. Ci sono gli amici che scegli, quelli che ti deludono e perdoni, quelli grazie ai quali cambi, quelli per cui non cambi mai. Ci sono persone che ti convincono, che ti sorprendono, che ti affascinano. E poi ci sono le persone che senti. E non necessariamente sono queste cose, forse ne sono alcune, a volte nessuna. Magari non sono perfette, non sono infallibili e sbagliano tutto. Eppure sono le persone che senti. Quelle che sembra che qualcuno vi abbia sintonizzato sulla stessa frequenza radio in un tempo in cui la radio non esisteva ancora.

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Ho scritto questo post nel lontano 2007, pubblicandolo sul il mio primo blog. Ebbe un discreto successo nella rete web visto che molti lo condivisero, tanti scrivendo la fonte, altri con la sigla ‘anonimo’, altri con la sigla ‘dal web’ e altri spacciandolo per loro.

Dropkick – Primary Colours (2025)

Originari della costa orientale della Scozia, i Dropkick si sono fatti una reputazione per il loro power pop rigoglioso e armonioso, tanto da essere paragonati a Wilco, The Jayhawks, Teenage Fanclub e Tom Petty. La loro musica fonde senza sforzo melodia e introspezione, rendendoli un pilastro della scena musicale indie da oltre un decennio. Primary Colours segna un nuovo capitolo nella carriera dei Dropkick, in seguito al successo di The Wireless Revolution (2023). L’album presenta 10 tracce meticolosamente realizzate che fondono power-pop, indie rock e influenze folk. Temi di amore, perdita e l’inevitabile passare del tempo permeano le canzoni, ciascuna ricca di armonia e profondità lirica.

L’album inizia con “Left Behind”, un inno imponente che dà il tono al disco. La traccia del titolo, “Primary Colours”, cattura l’essenza dell’album con melodie vibranti ed evocative. La nostalgia dei giorni di scuola di “Dreams Expire” offre un momento inquietante e introspettivo, mentre brani come “Too Much of the Same” esplorano la ripetitività della vita e delle relazioni con un’energia riflessiva ma contagiosa. Registrato nella loro sala prove di lunga data a Inch House, Edimburgo, Primary Colours è stato prodotto da Andrew Taylor (frontman e autore principale) e presenta un suono raffinato ma autentico.

La produzione evidenzia le armonie distintive della band e i talenti multi-strumentali, pur mantenendo l’energia grezza delle loro esibizioni dal vivo. Taylor, noto anche per il suo lavoro con la band indie-pop di culto The Boys with the Perpetual Nervousness e come produttore di lunga data della rinomata band country scozzese, The Wynntown Marshals, continua ad affinare la sua arte di autore e produttore.

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I Madness, sette pazzi scatenati

Il 1° settembre 1979 i Madness entrano per la prima volta nella classifica dei dischi più venduti in Gran Bretagna con il singolo The Prince, un brano dedicato al giamaicano Prince Buster, re del bluebeat. Inizia così il successo commerciale di uno dei più contraddittori e discussi gruppi ska.
Gruppo storico musicale britannico, nato nel quartiere di Camden, Londra, nel 1976. Sono tra i principali rappresentanti del movimento 2 tone ska, un genere che fonde ska, rock, punk, rocksteady e reggae. Insieme a band come The Specials e The Selecter, hanno contribuito a rendere popolare lo ska revival nel Regno Unito alla fine degli anni ’70 e nei primi anni ’80.
La formazione originale comprendeva Mike Barson (tastiere), Chris Foreman (chitarra), Lee Thompson (sax), Graham “Suggs” McPherson (voce), Mark Bedford (basso), Chas Smash (voce e ballerino) e Daniel Woodgate (batteria). Il nome “Madness” è un omaggio al musicista ska giamaicano Prince Buster.
Il gruppo ha avuto il suo periodo di massimo successo tra il 1980 e il 1986, raggiungendo la top ten inglese con ben 16 singoli, tra cui “One Step Beyond”, “Baggy Trousers”, “It Must Be Love” e “House of Fun”, quest’ultimo arrivato al primo posto in UK. Il brano “Our House” è stato il loro più grande successo negli Stati Uniti.
I Madness sono noti per il loro stile energico e ironico, soprannominato “nutty sound”, che ha saputo mescolare ritmi ska con influenze pop e new wave. La loro musica e i loro testi, spesso umoristici e legati alla vita quotidiana londinese, hanno avuto un forte impatto sulle sottoculture giovanili britanniche e internazionali.

You’ve Got A Friend – Carole King (1971)

James Taylor ha ventidue anni e la vita gli ha già offerto innumerevoli alti e bassi. È stato scoperto dai Beatles, ma nello stesso tempo ha già scoperto le droghe e ne è diventato vittima. Ha già scritto, nel 1968, Fire and Rain, che di tutto questo tiene conto. È una canzone bellissima e al pianoforte in studio con lui c’è Carole King, che ascolta la canzone e resta colpita da una frase I’ve seen lon-lely times when I could not find a friend, “ho vissuto tempi solitari nei quali non riuscivo a trovare un amico”. Carole King torna a casa e due giorni dopo, seduta al pianoforte, scrive You’ve Got a Friend. La canzone la scrive di getto, subito, velocemente, pura ispirazione: “Come non mi era mai accaduto prima”, dice, “la canzone si è scritta da sola, come se qualcuno al di fuori di me la stesse dettando”. Va in studio e la registra. In questo caso, alla chitarra c’è il suo amico James Taylor. Il pezzo è perfetto, è la canzone assoluta sull’amicizia, il brano che forse meglio al mondo prova a raccontare cosa vuol dire essere amici, vicini, presenti. È un brano commovente nella sua semplicità e straordinariamente vero. E la canzone che meglio di altre spiega come era cambiata la cultura giovanile dopo il 1970, come dall’impegno e dalla rivoluzione si era passati all’introspezione e all’intimità e Carole King e James Taylor rappresentavano questo nuovo sentimento nella maniera migliore. L’album di Carole King viene pubblicato nel febbraio del 1971 e ha un successo clamoroso, per molti anni sarà uno dei dischi più venduti di tutti i tempi, e la canzone You’ve Got a Friend diventa celeberrima.

Music For Airports di Brian Eno in versione dilatata di 6 ore

Creato nel 1978, con Music for Airports, Brian Eno creò il suo disco ‘ambient’ dando inizio all’idea di una musica lenta e meditativa che abbandonò le tipiche scale maggiori e minori, introducendo l’ambiguità melodica e diede inizio all’esplorazione di suoni concepiti per esistere da qualche parte sullo sfondo, al di là dell’ambito della piena attenzione.
Per coloro che pensano che 50 minuti siano troppo pochi e quelle note di pianoforte troppo riconoscibili, questa versione di 6 ore, può fare al caso loro. Il campo tonale è lo stesso, ma ora le note non sono un attacco, sono solo decadimento.

Nel corso degli anni l’album lo hanno ‘usato’ negli aeroporti di Bruxelles, Paesi Bassi e Liverpool e di San Diego. E poi nel 2018, il London City Airport ha riprodotto il disco originale per un giorno intero, in occasione del 40° anniversario dell’album.

Appunti Corti #118

Ed ecco che, all’improvviso, scopriamo quanto siamo fragili.
Ogni programma, ogni convinzione, ogni preoccupazione del vivere quotidiano perde importanza dinanzi al manifestarsi della nostra fragilità materiale, non dimentichiamolo quando il momento in cui la natura si sarà quietata potremo riprendere le nostre routine da stupide creature con i pensieri persi nella presunzione di potere ogni cosa, di essere invincibili, di poter comandare tutto e tutti.