Il leone ruggisce ancora

Riflessione sull’ultima produzione di Van Morrison

Dopo diversi anni e molte uscite discografiche, non tanto entusiasmanti, “The Man” torna a ruggire. Latest Record Project Volume I è il suo più bel disco dell’ultimo ventennio. Non certo un capolavoro ma sicuramente un album che non annoia anzi, lo ascolto in loop e non mi stanca per nulla. Sorvolo su alcuni testi che non mi trovano d’accordo per niente ma il suono è sempre quello di un grande e se a trequarti di secolo incidi ancora un album doppio con 28 canzoni (e un altro che arriverà) per ben due ore di musica, vuol dire che talento, ingegno e ispirazione non ti fanno difetto.

E proprio su questi ultimi aggettivi, per niente esagerati, mi sorgono spontanee alcune domande: Cosa succederà quando non ci sarà più questa generazione di musicisti? Penso a Bob Dylan, Neil Young, Bruce Springsteen… Cosa gli spinge a continuare a scrivere e pubblicare, a mettere la musica al centro della propria vita? Potrebbero godersi le giornate senza troppe preoccupazioni… Eppure non mollano, perché? Dove trovano tutta questa energia e ispirazione?
Le risposte possono essere diverse ma non è questo il post per approfondirle.

Per il momento mi godo queste 28 canzoni che compongono “Latest Record Project Vol. 1”, dove non c’è un cedimento, una flessione, dove energia e determinazione si aggiungono a sensibilità e acume.
In un’epoca in cui quasi tutta la musica potrebbe essere schedata come “Musica da ascensore“, queste canzoni rivendicano una dignità e un diritto di ascolto. 
Per il momento mi godo questa loro eterna giovinezza, non pensando al futuro e concentrandomi sul presente che non è invitante, ma è quello che ci è dato vivere. E con questa colonna sonora, vi assicuro che non è soltanto piacevole, ma addirittura sorprendentemente piacevole.

Ben ritrovato quindi “The Man” della tua creatività ne abbiamo bisogno visto il “quasi vuoto” (il “quasi” è obbligatorio) musicale che regna sovrano.

Voglia di vita

Vedere una piantina fiorita nascere tra una strada asfaltata e un muro di cemento armato, dove di terra non se ne vede neanche un centimetro è una cosa emozionante. In una fessura di pochi millimetri un piccolo e semplice seme è riuscito ad alimentarsi e crescere, a voler dimostrare che quando c’è la volontà tutto si può fare. In questo caso, rivitalizzare un pochettino quello che l’uomo ha urbanizzato.

Arcade Fire — Neon Bible (2007)

Se il titolo “Neon Bible” e la copertina del Cd possono indirizzarci verso una strada di non facile percorrenza, in realtà la prima sensazione che si percepisce nell’ascoltare questo disco degli Arcade Fire è quella di “freschezza”, dove per freschezza si intende; musica immediata e vivace.
Neon Bible è il loro secondo disco, il primo “Funeral” del 2004 riscosse parecchio successo, sia dalla critica sia dall’utenza musicale. Come succede in questi casi la seconda prova viene sempre attesa al varco; bolla di sapone o reale novità sonora? Direi che la seconda è quella azzeccata.
Gli A.F. hanno voluto prendersi tre anni di tempo, prima di incidere questo bell’album che viene registrato quasi totalmente in una chiesetta sconsacrata vicino a Montreal (mi ricorda il primo disco dei Cowboy Junkies) mentre per una parte dei cori vanno incidere a Budapest.
L’ambiente in cui si snoda questo capitolo musicale è carico di atmosfere cupe e apocalittiche. Le undici canzoni che compongono questo “viaggio” sono dei veri gioiellini, arrangiati con fantasia e intelligenza.
Questi sette musicisti canadesi, dimostrano di essere un gruppo eclettico e un po’ pazzerello. Producono le loro canzoni con: chitarra, basso, batteria, poi aggiungono archi e vari rumori, trovati non si sa dove. Il suono così creato, sommato a ritornelli cantati dai vari coristi, creano un “sound” personale e autentico, che li rende riconoscibili già dopo qualche ascolto, immatricolando così un genere che è già un loro marchio di fabbrica. Questo fa si che si elevino di una spanna sulla media della produzione musicale, cosa non facile di questi tempi, e soprattutto per una band alla seconda prova discografica.

Cavane

Queste si chiamano cavane e praticamente sono dei ricoveri coperti per le imbarcazioni. Sono tipiche della laguna veneziana ma si possono trovare anche lungo ai fiumi navigabili del veneziano e nell’entroterra. Nella fattispecie queste sono presenti nella località delle Giare nel comune di Mira (VE) che è la zona più numerosa in assoluto visto che ne sono presenti quasi un migliaio.

Terry Riley — Rainbow In Curved Air (1969)

La musica di Terry Riley sfugge a una precisa classificazione, tra i vari termini che gli sono stati coniati quello forse più appropriato è di “musica minimalista”.
Il primo disco di Riley è “In C” composizione destinata a fare scuola. In C (titolo derivato dalla persistente pulsazione in Do del pianoforte che ne guida lo svolgimento) è del 1964.
Questa suite che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo è certamente il suo lavoro meno accessibile. Gli strumenti partono uno dopo l’altro fino ad accavallarsi, seguendo ognuno singolarmente uno schema assai semplice, in modo che i musicisti possano suonando esprimere e trasmettere dei sentimenti, delle emozioni primordiali.
Cinque anni dopo nel ’69 esce questo “A Rainbow In A Curved Air”, in Italia esce nel ’74, ben cinque anni dopo la sua pubblicazione. L’opera che molti considerano il suo capolavoro, e anche il disco che maggiormente ha influenzato altri musicisti: i “Soft Machine”, specialmente con il loro massimo capolavoro che è “third”, la scuola tedesca dai Tangerine Dream in giù, e per finire gli Who che gli dedicarono il brano Baba O’ Riley pubblicato nell’album “Who’s Next”.
L’opera è un inno alla gioia, con gli strumenti sovrapposti che intessono un’atmosfera da “paradiso”. Terry da solo suona organo, clavicembalo e percussioni. I suoni sono ed evocano una struggente saga della nostalgia, dei mondi vaganti e sassofoni impazziti, un rotolare meravigliosamente verso l’Io, senza inganni, un suono nuovo nella mente, con delle figure musicali inafferrabili come i sogni.
Questo è Terry Riley, molto sinteticamente. Musica dello spirito. Musica dell’inconscio. Musica della gioia. Musica della danza. Musica della nostalgia. Musica del pianto liberatore, dell’emozione pura, della pace psicofisica, interiore.
L’ascolto di questo disco provoca, e non può essere diversamente, una certa riflessione: “Bisogna essere molto coscienti dell’azione che il suono ha su di noi, il modo secondo cui ci influenza. Non dirsi: faccio questo esperimento perché è nuovo, ma vedere quale effetto esso ha su di noi, dentro di noi. Chi fa musica ha una responsabilità, perché fabbrica le vibrazioni. E’ come fabbricare un prodotto chimico, un profumo. I musicisti hanno questa responsabilità: trovare come fare le migliori vibrazioni possibili”.

Boccioli

Alcuni papaveri sono già sbocciati ma il più della fioritura ci sarà fra qualche giorno, ora come si vede nella foto, sono ancora nella fase di bocciolo. Quando saranno completamente fioriti, i campi di papaveri rossi saranno un richiamo all’occhio che sarà impossibile ignorare. Non a caso, queste visioni sono stati spesso materiale di lavoro per fotografi e pittori impressionisti.

Natural texture

Quasi sempre passeggiando per le strade cittadine, stradine di campagna e in tantissimi altri spazi urbani e agresti, non si fa caso ai semplici e anonimi cespugli d’erba, che a volte abbondano, dando un senso di noncuranza e considerate “erbacce” da estirpare.

Questi cespugli se fotografati da vicino, in primo piano e con particolari angolature, possono diventare delle piccole preziose perle di visioni naturali, dando così un senso e un valore a quello che invece molte volte consideriamo come “visioni negative”, perché spazi incolti e abbandonati dalla manutenzione umana.

Al di la dell’aspetto fisico naturale di queste considerate a torto “erbacce”, le immagini che se ne ricavano, possono servire e essere utilizzate come sfondi per diverse tipologie di apparecchiature digitali e servizi web. Dando così almeno in parte un senso alla loro esistenza.

Arcobaleno

Nero il caffè nella tazzina
Verde la tazzina sul tavolo
Rosso il tavolo della cucina
Bianca la cucina nella casa
Rosa la casa nella via
Grigia la via della città
Marrone la città sotto di noi
Azzurro il cielo sopra di noi

Arcobaleno il cuore dentro di noi