Mollette

A volte delle zoomate su oggetti casalinghi, rendono particolarmente interessanti anche delle semplici ma utili mollette per la biancheria. Della serie: anche gli oggetti di poco valore hanno il loro perché.

Sento

Sento diminuire il bisogno di contatto umano,
quel poco che avverto si esaurisce con i contatti virtuali.


Sento il desidero di distanze maggiori,
pace e luoghi tranquilli.
La montagna. Il bosco.


Sento il timore di non essere più in grado di vivere
in quella che un tempo era definita normalità.


Sento che l’isolamento, superato il dolore
e lo smarrimento iniziale,
sia la forma più estrema di libertà,
almeno mentale.

Van Morrison — Blowin’ Your Mind (1967)

Una volta fuoriuscito dai Them, Van non tenta di formare un nuovo gruppo, vuole fare il cantautore. Lavora molto per sviluppare un proprio genere ed un proprio stile, mettendo le distanze fra sè ed il passato prossimo. Il suo cammino è tutt’altro che lineare. Viene scritturato da una neonata etichetta americana, la Bang, che vuol fare di lui un cantante commerciale. Il primo tentativo è il singolo “Brown Eyed Girl”, una bella composizione con un arrangiamento più morbido di quanto non capitasse con i Them. In pratica Van è costretto a scriverla spinto dalla fame. Il pezzo entra nella top ten USA e la casa discografica cerca di sfruttarne il successo con un album. All’insaputa dell’autore, esce “Blowin’ Your Mind”, che è soltanto un pasticcio. E’ il frutto di un paio di session eseguite senza sufficiente preparazione. Van non aveva voce in capitolo nè su quali pezzi suonare, nè sugli arrangiamenti, nè sulla scelta degli strumentisti. Lui avrebbe voluto suonare da solo, invece gli appiccicavano venti session-men. Gli avevano fatto credere di stare registrando quattro singoli, invece ne vien fuori un album. Bisogna anche dire che lo stesso autore aveva ancora bisogno di tempo per raggiungere il proprio stile.
Nel disco si trovano tuttavia due perle: la citata “Brown Eyed Girl” e la lunga “T.B. Sheets”. Queste due canzoni rappresentano le due faccie di Van. La prima è un pezzo allegro e ritmato. La seconda narra una storia completamente inventata di un tizio che visita in ospedale un’ amica malata di tubercolosi. Per la prima volta Van usa per i testi lo stream of consciousness, la tecnica letteraria inaugurata da Joyce. Invece della classica narrazione, vengono esposti tutti i pensieri che passano attraverso la mente dl protagonista. A causa di questa tecnica particolare tutti crederanno che si tratti di un brano autobiografico.
Subito dopo questo incidente, Van Morrison riesce a svincolarsi dalla Bang ed a passare alla Warner, dove gli verrà concessa ampia libertà artistica e dove in pratica inzia la sua vera carriera. La parentesi Bang avrà un lungo e noioso strascico. Ogni tanto apparirà una nuova compilation mista di brani noti ed inediti. In tutto vi saranno quattro album con etichetta Bang, sino al ’91, anno in cui la CBS, divenuta proprietaria dei nastri, li pubblica per intero su di un unico CD (“The Bang Masters”) che rappresenta tuttora il miglior acquisto possibile. Il discorso sembrava chiuso definitivamente, invece negli ultimi anni sono state rilasciate ulteriori inutili confezioni con ulteriori inediti…

Rinnovo

Nello stesso stabile a pochi centinaia di metri da casa mia, dei writers hanno l’abitudine ogni tanto di rinnovare la facciata di questo immobile, con dei nuovi graffiti. E’ impossibile non rimanere colpiti e anche questo con i suoi colori marcatamente potenti, non lascia indifferenti. L’impatto visivo è notevole.

Ieri e oggi

Da piccolo
guardavo il futuro
come un qualcosa d’irraggiungibile.


Da ragazzo
ho fumato una sigaretta
come un qualcosa di proibito
.

Da giovane
ho studiato materie
come un qualcosa di inutile.


Da uomo
sognavo una vita
come un qualcosa di meritato.


Da vecchio
attendo il domani
come un qualcosa di bello.

Mavis Staples — We’ll never turn back (2007)

E’ un doppio filo quello che percorre questo ottimo disco.
Il primo è quello di Mavis Staples: il gospel, il soul, la lotta, Dr. King (Martin Luther King) e la sua splendida voce.
Il secondo è quello di Ry Cooder: la produzione, il suo talento, la sua musica e il suo essere straordinario.
L’unione di questi due “fili” che tra loro si intrecciano, come la trama e l’ordito, formano un tappeto sonoro unico e inimitabile. Questo “tappeto sonoro” provoca e trasmette dei segnali che vanno a stimolare anche quelle “zone” più latenti del nostro cervello, creando così nuove sensazioni, nuove emozioni, che credevamo perdute.
Mavis Staples è una cantante di colore di 67 anni (nel 2007), è una leggenda del gospel. Possiede una delle voci più belle della musica soul, una delle voci più preziose della musica contemporanea. E’ stata cantante solista per tantissimi anni negli Staple Singer assieme al padre Roebuck Pops.
Incide questo, che probabilmente, è il più bel disco della sua carriera. Lo definisce quasi un miracolo, in quanto non pianificato e inciso buona parte in presa diretta, grazie naturalmente all’esperienza e alla professionalità di Ry Cooder.
Il titolo dell’album “Non torneremo mai indietro”, richiama il periodo della lotta per i diritti civili. I testi delle sue canzoni parlano di lotta, di emancipazione, di ideali. Invitano la gente a ritrovarsi insieme per parlare, socializzare, per restare uniti contro chi li vuole sfruttare, per restare liberi contro chi li vuole opprimere, per una vita e un mondo migliore.
“Sono passati quasi 50 anni da allora / Per quanto tempo ancora dovrà durare? / Dobbiamo cambiare le cose subito / Perché ancora oggi siamo trattati così male?”
Le canzoni di Mavis sono gospel, soul, folk e blues. La sua voce intensa ed energica, sprigiona un misto di rabbia ed emozione, di forza e religione (ancora adesso alla domenica si reca in chiesa battista per cantare).
E’ brava la Staples, sa trasmettere con la sua voce un’incredibile pathos e con le sue parole sa ridare senso alla black music. Nei cori si fa aiutare niente meno che dai Ladysmith Black Mambazo, che come sudafricani, qualcosa in questo campo lo sanno.
Anche in questo cd la figura di Ry Cooder è ancora una volta determinante. Questa volta però a differenza del suo ultimo lavoro “My name is Buddy” (ottimo disco ma più interessato alle liriche che non alle musiche), Ry affronta si, le stesse tematiche sopraddette, ma finalmente ci fa sentire ottima musica, la sua musica. Il suo personalissimo suono che lo rende unico. E’ il Ry Cooder che ci piace, che sa trasmettere quelle sue vibrazioni magiche.
Tra le varie composizioni, tutte di buon livello, due sono particolarmente ottime: “My Own Eyes” e “I’ll Be Rested”, che guarda caso, sono anche le uniche due firmate da Ry Cooder. Sarà un caso?
“Con questo disco / spero di ritrovare le medesime sensazioni / lo stesso spirito / l’identico messaggio di allora / e di contribuire a un cambiamento ancora una volta positivo”.

Canneto

La visione di un canneto è sempre un po’ particolare, forse perché non ce ne sono tanti. Questo è a Casier in provincia di Treviso a fianco di una bellissima ansa del fiume Sile.
L’ Arundo donax, questo è il nome della canna comune, può raggiungere anche i dieci metri di altezza.

Bright Eyes — Cassadaga (2007)

Bright Eyes si chiama Conor Oberst e ha 27 anni (nel 2007). E’ sulla scena musicale da dieci anni, pubblicando vari EP e poi dal 2005 due dischi. Due album controversi, uno sperimentale “Digital Ash In A Digital Urn, e uno tradizionale “I’m Wide Awake, It’s Morning”.
Questa terza prova era attesa come una “verifica”. Come fosse a un bivio e dovesse scegliere quale strada intraprendere: ha scelto la seconda, quella meno scoscesa, più sicura e di facile percorrenza, la tradizionale.
Gli aggettivi che vengono subito alla luce nell’ascolto di questo Cassadaga, sono tre: semplice, profondo e maturo.
Cassadaga è la conferma che Conor Oberst è un cantautore completo, le sue composizioni lo confermano. Questa sua virata verso il “folk” ha fatto modo di confezionare brani melodici e arrangiati con cura nei minimi particolari, con una strumentazione ricca, con l’aggiunta oltre a suoni tipicamente acustici anche di cori, abbandonando così quei giochi elettronici e psichedelici intrapresi con “Digital …”.
E’ indubbia l’influenza di Bob Dylan, Leonard Cohen e delle sonorità tipicamente Irlandesi, Waterboys e Pogues. Conor parla dell’America che lui vive, con sentimento sincero nel suo personale, senza falsa retorica nel politico. Riflessioni universali con una voce che non è più quella arrabbiata di un tempo, ma serena e profonda, come la voce tipica di un ragazzo che sta per diventare uomo.
E’ un buon lavoro questo disco del nostro Oberst, l’unica cosa che può rimanere “sospesa” è: e se ci poteva piacere di più l’Oberst sgraziato, anarchico e ribelle?
Ma!, come ha avuto modo di dire qualcuno, sono obiettivamente problemi nostri, e neppure tanto gravi. Questo è adesso Bright Eyes, un bravo ragazzo, un bravo cantautore, e fare i bravi è cosa buona e giusta.

Specchio d’acqua

Questa foto mostra un’ansa del fiume Sile nei pressi di Santa Cristina di Morgano a Quinto di Treviso.
Il Sile è con i suoi 70 Km di lunghezza è il più lungo fiume di risorgiva d’Italia.
Grazie alla sua naturale ubicazione è stato creato il Parco Naturale Regionale che si estende su una superficie di 4.152 ettari, compresa all’interno di 11 territori comunali distribuiti nelle province di Padova, Treviso e Venezia.