Mega per il download di film, musica, foto e documenti

Avete mai sentito parlare del servizio cloud storage MEGA? Si tratta di uno strumento davvero innovativo realizzato da Kim Dotcom, il fondatore di MegaUpload e MegaVideo. MEGA nasce come successore di MegaUpload, io lo uso da anni e lo trovo molto utile.

Il servizio è stato strutturato come un hard disk online, dove risulta possibile conservare fino a 50GB di dati in maniera completamente gratuita. Alla base di tutto la tecnologia crittografia basta su Keys che dovrebbero rendere impossibile il tracciamento dei dati.

Come usare MEGA per scaricare file, film e musica? L’accesso è possibile da qualsiasi computer ed è compatibile con tutti i principali browser web.

Il caricamento dei file su MEGA è immediata, non dovrete far altro che collegarvi alla pagina principale del servizio e impostare la lingua. Cliccate sul pulsante rosso MEGA e selezionate i file da caricare, nella pagina successiva accettate i termini e le condizioni di utilizzo e attendete che la barra di avanzamento dei file arrivi alla fine.

A questo punto è possibile effettuare la condivisione del link caricato, selezionando il tasto destro del mouse e il nome del file cliccando su “Ottieni Link”. Nella schermata successiva potrete scegliere se condividere il link con le key oppure no.

Per il download la procedura è ugualmente immediata, basta collegarsi al link del file da scaricare, mettere il segno di spunta accanto a “Sono d’accordo con i termini di servizio” e iniziare a importare i file desiderati.

Eric Dolphy: Un Maestro del Jazz d’Avanguardia

Il 20 Giugno del 1928, a Los Angeles, in California, U.S.A., nasceva il grande polistrumentista e compositore Jazz Eric Dolphy, figura fra le più misteriose e affascinanti di tutta la storia del jazz. Straordinario polistrumentista, maestro nell’uso del sassofono contralto, del flauto e del clarinetto basso, Dolphy è cresciuto a Los Angeles in un periodo in cui lo spazio di libera espressione per i jazzisti afroamericani stava rapidamente riducendosi; per questo la sua influenza sugli sviluppi del jazz ha potuto pienamente esprimersi solo dopo il suo trasferimento a New York, dal 1960, dove visse anche importanti collaborazioni con grandi del Jazz mondiale come Charlie Mingus., Max Roach, John Lewis, John Coltrane e Freddie Hubbard. Negli anni 60 fu consacrato come uno dei più grandi solisti del mondo, registrando alcuni dischi considerati capolavori assoluti del jazz di ogni tempo. Morì a Berlino ovest a 36 anni, nel 1964, durante un concerto, per un malore legato a gravi problemi di diabete, insufficienza renale e crisi cardiaca. Viene considerato uno tra i più grandi flautisti e sassofonisti Jazz del 900, oltre ad essere considerato anche un vero pioniere jazzistico del clarinetto basso.

Appunti Corti #20

Sembra che la notizia divulgata ancora sette anni fa su il bruco che mangia la plastica stia prendendo piede. I ricercatori del laboratorio guidato dalla biologa molecolare Federica Bertocchini hanno fatto una scoperta sorprendente: i vermi della cera, considerati fino a ieri soltanto dei parassiti, stanno rivelando un talento inaspettato per digerire la plastica. Gli scienziati hanno osservato come questi vermi, entrando in contatto con sacchetti di plastica, iniziassero a fare buchi e a digerire il materiale di cui erano fatti. La saliva di questi lombrichi contiene infatti potenti enzimi capaci di rompere il polietilene della plastica. Se questo si rivelerà fattibile non ci resterà che affermare evviva i vermi!

Artefice

Nelle pieghe del tempo danzano le storie
Segreti e ricordi, passati e futuri

Un flusso incessante che tutto inghiotte
Il tempo, un mistero che mai si svela

Il tempo è un ladro che ruba le rughe
Sulle nostre fronti, segni di vita

Ci lascia segni di un cammino compiuto
E ci ricorda che nulla è per sempre

Il tempo è un maestro, un saggio vecchio
Che ci insegna l’arte di attendere

Di avere pazienza e di lasciare andare
Di abbracciare il presente, senza rimpianti

Appunti Corti #19

Nuova strage di fronte a Lampedusa dove negli ultimi giorni si sono susseguiti arrivi di migranti e dove sono stati appesi lenzuoli con scritte “Non è stato il Mediterraneo ad ucciderli ma l’accordo Italia – Tunisia”. C’è una verità propagandata dal governo e una verità degli occhi. Arrivano uomini, donne e bambini, vivi e morti che cercano disperatamente una nuova possibilità di vita. Ma i grandi della Terra pensano ad armarsi invece di risolvere i problemi della gente.

Appunti Corti #18

A chi si sta divertendo ad accostare i pride all’antisemitismo, perché hanno vietato bandiere di uno stato che ha scelto di porsi fuori dalla legalità internazionale, dico che non è antisemita chi difende i diritti delle minoranze e si difende dal nazionalismo che le ha sempre oppresse, ma lo è chi vorrebbe imporre a qualunque manifestazione pubblica le espressioni di un nazionalismo che opprime la popolazione semita dello stato di Palestina.

Woody Guthrie

Alessandro Portelli definisce “il più grande poeta rivoluzionario americano”, Woody Guthrie, figura fondamentale della cultura popolare americana degli anni Trenta. Le sue canzoni raccontano da vicino la realtà operaia e contadina, le storie e i sentimenti collettivi che si collocano naturalmente all’interno di quella che fu la grande stagione delle lotte sociali negli Usa, segnata da scioperi generali, occupazioni di fabbriche, proteste contadine, parallelamente al diffondersi, dopo il 1929, di un proletariato bianco che viveva nelle stesse condizioni di miseria del proletariato nero.

Negli anni Quaranta Guthrie si trasferì a New York, al Greenwich Village, dove con Pete Seeger, Lee Hays e Millard Lampell formò gli Almanac Singers, e quindi con Leadbelly, Sonny Terry e Brownie McGhee ebbe la breve esperienza degli Headline Singers. Era una prima forma di canzone apertamente riferita al sociale, dichiaratamente politica, spesso schierata a sinistra, fortemente legata ai movimenti culturali che si stavano sviluppando negli Stati Uniti.

Guthrie ha scritto decine e decine di canzoni di limpida ed epica bellezza (basta citare quella sorta di inno non ufficiale degli Stati Uniti che è This Land Is Your Land, o la canzone che ha dato anche il titolo alla sua biografia, Bound for Glory), lasciando dietro di sé una scia profonda che ha illuminato il lavoro e l’arte di molti cantautori, primo fra tutti Bob Dylan e, non ultimo, Bruce Springsteen.

Proprio in questa continuità, che è alla base della rivoluzione della moderna musica popolare operata soprattutto da Dylan, si può riconoscere la straordinaria importanza di Woody Guthrie, la basilare e fertile influenza da lui esercitata sulla definizione stessa di folksong, e per successivi passaggi sui versi del rock, che spesso usa riferirsi a Guthrie come a una leggenda di purezza a sfondo mitico, un esempio di incontaminata onestà intellettuale, di devozione totale alla funzione della musica come prodotto di militanza, non solo politica (sulla chitarra Guthrie aveva scritto che era un’arma per uccidere i fascisti) e più in generale di partecipazione alle vicende della vita, ma con accento tutt’altro che personale e individualistico. Nelle canzoni di Guthrie la persona di riferimento è sempre il «noi», l’autore non parla mai di sé, e quando lo fa è in chiave di appartenenza a una comunità, più o meno riconoscibile.

Venezia è un’esca: Diario sentimentale di una città vista dall’acqua 

[…] Labirintica è Venezia, di fama e nella pratica. A visitarla, sicuramente si ha l’impressione di rimanere incastrasti in una rete senza termine, simile a quella del terzo tipo echiano. Ma Venezia è anche una città che, borghesianamente, confonde. È questo che si prova a perdersi tra le calli, deviare dagli itinerari, gironzolare senza meta, prendere una direzione convinti di arrivare a destinazione per poi bloccarsi e ritentare all’infinito.

Costruita su 121 insulae, collegata da 436 ponti: Venezia è una città non conforme al lineare, un posto dove il percorso più veloce da un punto A a un punto B quasi mai è la retta. Non c’è persona che visitandola non si sia smarrita, più o meno intenzionalmente. D’altra parte, non c’è guida che questa esperienza – paradossalmente – non la raccomandi. “Perdersi per Venezia” è quasi un imperativo per l’avventore, che riceve questo suggerimento come la rivelazione di un segreto prezioso che in realtà è stato rivelato a chiunque: un esercizio di cui tutti siamo unanimemente chiamati a godere. Continua a leggere questo bell’articolo su Venezia di Jacopo De Antoni su La Balena Bianca.

Artefatti di Internet #24 – First Amazon Order (1995)

Il 3 aprile 1995, John Wainwright ordinò il primo articolo da Amazon.com: il libro Fluid Concepts and Creative Analogies di Douglas Hofstadter. Un suo amico, il primo dipendente di Amazon, lo aveva invitato al lancio della beta di Amazon.com. Wainwright pensava che gli articoli sarebbero stati gratuiti e rimase sorpreso quando “hanno preso la mia carta di credito e l’hanno addebitata!” Amazon in seguito avrebbe intitolato a Wainwright un edificio nel campus aziendale per commemorare la vendita; ha ancora la bolla di accompagnamento.

Il 16 luglio 1995, Amazon apre ufficialmente la sua attività come libreria online. Nel giro di un mese, il nascente rivenditore aveva spedito libri in tutti i 50 stati degli Stati Uniti e in 45 paesi. Il motto del fondatore Jeff Bezos era “diventare grandi velocemente” e Amazon, con sede a Seattle, alla fine si trasformò in un colosso dell’e-commerce, vendendo di tutto, dai generi alimentari ai prodotti alimentari. mobili per vivere coccinelle e contribuendo a rivoluzionare il modo in cui le persone fanno acquisti. (continua)