Appunti Corti #58

Come fai ad accorgerti quando un giornalista insulta la tua intelligenza? Ad esempio quando ti spaccia una ipotesi fantasiosa che si inizia a studiare ora come qualcosa che avverrà presto, tanto per fare populismo nucleare che piace tanto ai potenti serviti e coccolati dal giornalista, che non vedono l’ora di aprire cantieri ventennali per fare profitti privati con costi pubblici senza nessun beneficio per la transizione energetica.

Tinariwen — Emmaar (2014)

Dopo l’ennesimo ascolto di Emmaar, il parallelo con Tassili, ultimo lavoro uscito nel 2011, è inevitabile. Il gruppo maliano che ha fatto, e continua a far conoscere la cultura tuareg in giro per il mondo, con questo disco, non si discosta di molto dal suo predecessore. Due sono soprattutto gli elementi in comune: deserto e messaggio. Il primo è stato registrato nel deserto algerino, Emmar invece, in quello nord americano del Joshua tree. Il messaggio: la musica come strumento di ribellione.

Il suono invece, pur restando nell'”area” del blues rurale, una delle massime espressioni della musica afro-americana, è leggermente più elettrico, a differenza di Tassili, più acustico. Titolari di un nuovo genere musicale chiamato Tishoumaren, ovvero la musica degli ishumar: ishumar, che significa disoccupato, si riferisce alla generazione di giovani esuli touareg che hanno abbandonato il loro territorio prostrati dalla siccità e dalla repressione delle autorità. I Tinariwen hanno combinato le forme musicali tradizionali touareg e del Mali con una moderna sensibilità ribelle e radicale: strumenti tradizionali come il liuto teherdent ed il flauto utilizzato dai pastori sono stati abbandonati in cambio di chitarra elettrica, basso e batteria, mantenendo però il tradizionale violino ad una corda del Mali.

Chi ha aprezzato Tassili non rimarrà deluso da questo ultimo lavoro, ma, ad onor del vero, non rimarrà neanche particolarmente colpito visto che la “colonna sonora” è rimasta in linea di massima pressoché la stessa, è solo leggermente più “elettrico” ed è stato probabilmente l’ambiente “deserto” a far questa differenza. 

Artefatti di Internet #33 – First Emoji Set (1997)

Le aziende giapponesi hanno mosso i primi passi alla fine degli anni ’90 per sviluppare emoji per dispositivi mobili. Il primo set di 90 emoji è stato rilasciato da J-Phone (ora SoftBank Mobile) sul telefono SkyWalker DP-211SW nel novembre 1997. Il telefono non si è venduto bene e gli emoji potevano essere condivisi solo tra gli utenti di quello specifico modello, limitando la loro diffusione. Nonostante l’inizio lento, una versione successiva del set di emoji di SoftBank è diventata la base per gli emoji di Apple apparsi con il rilascio di iOS 2 nel 2008 e che hanno portato alla loro standardizzazione da parte di Unicode nel 2010.

I primi emoji furono creati da Shigetaka Kurita, uno sviluppatore della compagnia di telefonia mobile NTT DoCoMo. Kurita faceva parte di un team che stava lavorando alla creazione di una serie di icone standardizzate che potessero essere utilizzate sui telefoni cellulari per trasmettere concetti e idee diversi. La parola “emoji” è in realtà una combinazione delle parole giapponesi “e”, che significa “immagine”, e “moji”, che significa “carattere”. I primi emoji erano semplici icone in bianco e nero, ma col tempo sono diventati più sofisticati e colorati. Oggi, gli emoji sono un modo popolare per comunicare emozioni e idee nella comunicazione elettronica, inclusi SMS, e-mail e social media.

Segnali  #4

Suoni – Il sassofonista Ornette Coleman figura tra i più grandi jazzisti della storia per sound, fraseggio, idee, modo di improvvisare, naturalezza dei pensieri musicali. Alcuni dischi registrati tra il 1950 e il 2007 sono entrati a far parte della storia della musica. Il suo pensiero musicale, estetico e filosofico va dal contrappunto di Bach al blues. Lo stile cambia insieme ai compagni di viaggio con cui ha condiviso registrazioni e palchi passando dal rhytm’n’blues degli inizi al bop, dal jazz elettrico al free jazz fino al jazz d’avanguardia.

Visioni – Noto per il suo stile intrepido nel fotografare i luoghi più esotici del pianeta, Reza (lo pseudonimo con cui da sempre è conosciuto) ha realizzato reportage in ogni parte del mondo per National Geographic e altre importanti riviste. Nato nel 1952 a Tabriz in Iran, nel 1968 inizia a studiare fotografia da autodidatta iscrivendosi, tre anni dopo, alla facoltà di architettura dell’Università di Teheran. Negli anni Settanta e Ottanta e lavora per l’agenzia France Press, è corrispondente da Teheran per Newsweek e dal Medio Oriente per Time. Tra il 1989 e il 1990 è consulente nel programma per l’Afghanistan delle Nazioni Unite. Nel 1996 vince il premio Hope per il suo impegno a favore dei rifugiati ruandesi. Nel 2001 fonda AÏNA, il Centro per la cultura e i mezzi di comunicazione, allo scopo di portare una stampa libera nell’Afghanistan ridotto al silenzio dai Taliban. 

Dintorni – Megabit/s, Megabyte, Giga: facciamo chiarezza.
Sempre più spesso, leggendo o guardando una pubblicità di una linea Internet, siamo sommersi da informazioni numeriche a volte contraddittorie o poco comprensibili:
– “fibra fino a un Giga!”
– “50 giga al mese sul telefono”
– “100 mega di velocità”
– “scarico a 2 mega al secondo”
Si tratta di parametri che indicano cose diverse fra loro, e che non fanno altro che complicare le cose a chi cerca di comprendere il funzionamento della propria linea Internet o valutare a quale offerta aderire. Vediamo dunque di fare un po’ di chiarezza su queste misure! (Continua a leggere…)

Sicurezza e fragilità

Passeggiando per boschi, parchi e ambienti naturali, rifletto spesso a come gli alberi sfoggino con dignitosa fierezza le loro “rughe” e come queste li rendano magnifici e maestosi.
E a come, invece, l’umanità con la sua insensata paura di invecchiare, rincorra illusorie chimere di eterna giovinezza, sottoponendosi a continui trattamenti ed interventi chirurgici (molto spesso drastici e mal riusciti) con il solo risultato di esternare una bellezza innaturale ed effimera.

E pensare che un volto attraversato dai segni del tempo è ricco di fascino e bellezza poiché racconta un vissuto ricco di esperienze, anche dolorose perché no!

Ma comunque pur sempre prezioso bagaglio di vita che ognuno di noi si porta dietro.

Per risplendere di autentica bellezza non occorre il bisturi, basterebbe fare come i nostri fratelli alberi: prendere coscienza, accettare ciò che è… ed esserne fieri.

Sheena is a Punk Rocker – Ramones (1977)

“Sheena is a Punk Rocker” rimane una delle canzoni più conosciute e popolari dei Ramones, dovuta al fatto che è di gran lunga una delle loro canzoni più orecchiabili.
Sheena, regina della giungla (Sheena: Queen of the Jungle) è un personaggio dei fumetti creato da Will Eisner e Jerry Iger nel 1937 sulle pagine di Wags #1. Prima eroina donna a detenere una propria testata a suo nome dal 1942 al 1952, è la figlia di un esploratore morto tragicamente durante un viaggio in Africa che una volta rimasta orfana è stata adottata e cresciuta da un mago nativo che le ha insegnato a comunicare telepaticamente con gli animali.
La canzone in realtà non parla propriamente del fumetto, Joey Ramone sostiene che la musica punk rock piacerebbe ad una ragazza della giungla come Sheena, in quella che per lui è la prima canzone surf rock/punk rock di ribellione adolescenziale che combina la regina della giungla con la primordialità del punk rock.

Appunti Corti #57

Non esiste cambiamento sociale senza cambiamento culturale. Ma nella cultura italiana rovinata dall’anticultura capitalista un lavoro umiliante, precario, sottopagato e privo di ogni interesse è ancora più “dignitoso” e motivo di “orgoglio” di un prolungamento degli studi a spese della famiglia di origine, che può garantire maggiore potere contrattuale e aprire il mercato europeo del lavoro per migliori prospettive di vita e di salario. Se potete studiare o formarvi, rifiutate i salari da fame.

Criticalpast: archivio di video storici

Criticalpast è un servizio che fornisce un favoloso archivio di video storici da vedere gratis online o da scaricare sottoscrivendo piani a pagamento. Criticalpast raccoglie milioni di foto e oltre di 50.000 filmati di valore storico. Grazie ad un comodo motore di ricerca ed una intuitiva linea temporale è possibile rintracciare facilmente materiale in base ad un determinato periodo di riferimento. I contenuti partono dal 1890 ed arrivano fino agli anni ’90: si tratta di video storici, documentaristici, un enorme mole di materiale video di grande valore culturale, imperdibile per studenti, professori, storici ed appassionati. Da vedere.

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