Modigliani

Amedeo Modigliani (Livorno, 1884 – Parigi, 1920) rientra in una categoria di artisti che decisero di lasciare il paese natale per traferirsi in Francia. Parigi, all’inizio del Novecento, era la culla della cultura, della modernità, nonché luogo di scambio e aggiornamento per poeti, scultori, pittori, filosofi. In questo clima, vivace e florido, giungono artisti da tutta Europa.

Amedeo Modigliani è stato uno degli artisti più importanti ed influenti del ‘900. Le sue opere sono talmente originali e uniche, che identificarle è facile anche per i meno esperti. Per la maggior parte si tratta di bellissimi ritratti femminili, ma questi capolavori si distinguono facilmente perché caratterizzati da colli allungati e volti stilizzati.
Impossibile non notarle, ma la vera particolarità dei quadri di Modigliani è da ricercare soprattutto negli occhi.
Si perché in quasi tutti i suoi ritratti, Modigliani dipingeva molto spesso occhi privi di pupille, piuttosto vitrei, tanto che questa scelta pittorica a dato adito alle più svariate interpretazioni. Da una parte c’è infatti chi vede una sua profonda difficoltà nel relazionarsi con le donne. Mentre un’interpretazione più “poetica”, racconterebbe come Modigliani non dipingesse mai gli occhi delle sue modelle, almeno finché non fosse in grado di capirne l’animo.

La vita di Modigliani non fu semplice: la tubercolosi non gli lasciava tregua, e faceva uso frequente di alcool e sostanze, come molti facevano nella Parigi dell’epoca. Questo aspetto ha contribuito a creare la figura del Modigliani “maledetto”.
La relazione con la Jeanne Hébuterne fu ricca e travagliata, e la donna visse con il pittore per tutta la sua esistenza, tant’è che non riuscì a reggere la morte dell’artista, avvenuta nel Gennaio del 1920: la donna si suicidò mentre era incinta del secondo figlio qualche giorno dopo.
La morte di Modigliani avvenne per meningite tubercolare, e al funerale parteciparono tutti i membri delle comunità artistiche di Montmartre. Oggi Modigliani è sepolto al Cimitero del Père Lachaise di Parigi insieme al corpo della sua amata.

B.B. King: un “re” del Blues

B.B. King vero nome Riley B. King è nato a Itta Bena, Mississippi, il 16 settembre 1925. I suoi genitori, Nora Ella e Albert L. King erano mezzadri in una piantagione di cotone. Da bambino, il suo reverendo chitarrista lo ha introdotto alla musica gospel. Dopo la morte di sua madre e di sua nonna all’età di dieci anni, Riley B. King iniziò a suonare agli angoli delle strade per pochi centesimi. Tuttavia, desiderava visitare Memphis, e far visita a suo cugino, eminente bluesman, Bukka White.
Il giovane Riley B. King fece l’autostop fino a Memphis a metà degli anni Quaranta. La sua prima grande occasione è arrivata dalla radio WDIA di West Memphis, dove gli è stata data un’esibizione settimanale che includeva il tonico salutare, Pepticon. All’inizio degli anni ’50, King firmò un contratto con la Modern Records e fece le sue prime registrazioni. La canzone, “Three O’Clock Blues”, gli è valsa una forte reputazione locale e ha iniziato a fare tournée a livello nazionale.
Sebbene fosse ampiamente rispettato dalla comunità blues e continuasse a suonare davanti a un vasto pubblico nero, B.B. King non ottenne lo stesso successo mainstream di alcuni dei suoi contemporanei. Verso la fine degli anni ’60, tuttavia, King ricevette un’attenzione più diffusa poiché molti musicisti rock n’ roll come Eric Clapton e Buddy Guy iniziarono a citarlo come un’influenza musicale. Con il suo successo del 1966, “The Thrill is Gone”, B.B. King, per la prima volta, raggiunse il successo nelle classifiche popolari. Iniziò a suonare per il pubblico bianco in teatri come il Fillmore East. Nel 1969 fece la sua prima apparizione televisiva al “Tonight Show” e nel 1971 si esibì dal vivo all’Ed Sullivan Show.
La musica di B.B. King lo ha portato nell’ex Unione Sovietica, in Sud America, Africa, Australia e Giappone, oltre che in numerose città europee. Ha stabilito il suo stile chitarristico unico e riconoscibile, prendendo in prestito da T-Bone Walker, Blind Lemon Jefferson e Lonnie Johnson e utilizzando la sua tecnica di trillare le corde con un vibrato della mano sinistra. Canzoni come “Rock Me Baby”, “Nobody Loves Me But My Mother” e “How Blue Can You Get?” divenne popolare tra i fan quando BB King si trasformò in uno spettacolare artista dal vivo.
King è morto il 14 maggio 2015 all’età di 89 anni.

Henri Cartier-Bresson

“L’occhio del secolo”, o “sinonimo stesso della parola fotografia”, o ancora “l’obiettivo ben temperato”: tante definizioni hanno accompagnato Henri Cartier-Bresson e le sue immagini. E del resto, se mai è esistito uno sguardo in grado di cambiare per sempre la maniera di osservare la realtà e di pensare la fotografia, è senza dubbio quello di Henri Cartier-Bresson, il più grande tra i grandi fotografi.
Nato a Chanteloup, a pochi chilometri da Parigi, nel 1908, intraprende presto un cammino originale, fuori da ogni schema, e prima dei vent’anni lascia il liceo per dedicarsi alla pittura studiando con André Lhote. Frequenta i surrealisti: il giovane Henri li osserva, li studia e assorbe i loro insegnamenti. A 22 anni parte per la Costa d’Avorio, ma dopo un anno una febbre tropicale lo costringe a tornare in Francia dove, definitivamente, scopre la gioia di scattare fotografie. Compra una Leica, duttile e maneggevole e, in compagnia di André Peyre de Mandiargue, parte per un viaggio in Europa, tra Francia, Spagna, Italia, e poi in Messico. Lo sguardo, allenato dalla pittura e attratto dalla realtà che incontra, riesce a cogliere momenti di equilibrio raro, di perfetta composizione formale e insieme di grazia estrema. Sono gli anni delle “prime fotografie” (come verranno chiamate in una successiva mostra al MoMA di New York), un corpus visivo di incredibile forza e importanza: “dal 1932 al 1934 Henri Cartier-Bresson, grazie ad una straordinaria inventiva riuscì a dimostrare che un fotografo poteva manipolare il mondo con la stessa libertà con cui uno scultore modellava la creta, fingendo di non aver toccato nulla. Chi avrebbe mai pensato che la fotografia fosse in grado di sviluppare tali alchimie?

Il sitoGrandi Fotografi Magnum Photos

Appunti Corti #61

Devo capire se queste “non notizie” sul nucleare (come la maionese che rimpiazzerebbe il plasma negli ipotetici e fantomatici reattori a fusione) sono espressioni individuali di minchionaggine o sintomi di una più vasta campagna di disinformazione basata sul “purché se ne parli”, per facilitare l’accettazione sociale di tecnologie fallimentari e inefficienti, che non crescono e non fanno la differenza nemmeno nei paesi che le hanno adottate con più convinzione.

Yìn Yìn – Mount Matsu (2024)

Con la partenza del membro fondatore e principale collaboratore dei loro primi due album, il polistrumentista Yves Lennertz, la terza uscita dei rocker psichici globali Yìn Yìn rimane sempre intrigante.

Band originaria di Maastricht, in Olanda, città adiacente al confine belga, hanno registrato il disco nel loro studio nella campagna belga di Mount Matsu, usando amplificatori valvolari analogici, retro-sintetizzatori e iniziative estremamente produttive nel mondo delle percussioni acustiche.

Sebbene la montagna possa essere immaginaria, non è una coincidenza che Matsu traduca dal giapponese il termine pino, simboleggiando la rinascita e la speranza per il futuro, un simbolismo che non si perde nella loro musica travolgente. Tra i riconoscibili potpourri di suoni e influenze che si possono incontrare ci sono la musica surf, il soul, la disco anni ’80, la psichedelia e il funk del sud-est asiatico e ritmi tribali.

Principalmente strumentale, la musica è colorata in modo intermittente con armonie vocali tenui: “Abbiamo deciso di usare solo scarsamente le voci, il che lascia molto spazio all’immaginazione dell’ascoltatore“. Con Mount Matsu, gli Yìn Yìn hanno prodotto il loro album più eclettico e avventuroso fino ad oggi, la vista dall’alto vale la salita.

Ascolta l’album

Appunti Corti #60

Ho come la sensazione che gli esodati di Giorgetti si faranno più male di quelli della Fornero, che già si erano fatti molto male. Questo accade quando consegni le chiavi del paese a gente che per salire in sella fa affogare giovani lavoratori disposti a contribuire alla previdenza sociale di un paese straniero, e vuole spendere miliardi per grandi opere inutili e per l’industria delle armi, lasciando gli schiavi a spingere pietroni fino a 70 anni per le loro piramidi.

Giornale Radio

Giornale Radio propone notiziari a flusso continuo sulle principali informazioni del momento, offrendo un tipo di informazione attraverso vasi comunicanti tecnologici, dalla radio lineare mainstream, a quella on demand. Oltre a quello principale, la radio presenta altri dieci canali tematici specifici, affinchè l’utente fruisca di contenuti informativi in grado di soddisfare i propri interessi: economia, sport, moda, viabilità, tecnologia, wellness, salute, ambiente e notizie locali.

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Presenza

Presenza odierna,
nel primo caffè,
amaro nel caldo alito.

Presenza costante,
nel lungo attimo del risveglio,
nel dolce respiro del torpore.

Presenza sottile,
nel confine tra tenebre e aurora,
croce e delizia conosciuta.

Presenza eterna,
nel continuo svolgere della vita,
inizio e fine senza tempo.

Appunti Corti #59

Per gli insensibili alla morte umana che conservano una sensibilità storica e culturale: immaginate la cattedrale di Palermo o la valle dei templi bombardate dagli Stati Uniti col pretesto di andare a cacciare mafiosi. Ora prendete questo sdegno e applicatelo al bombardamento della grande moschea di Gaza del 14mo secolo, distrutta dall’esercito del regime israeliano. E poi tornate pure a stracciarvi le vesti perché il kebab minaccia la vostra storia e la vostra cultura.