Appunti Corti #56

Se il massimo dei cervelli che sapete esprimere al governo comprende il cervello di Sangiuliano, poi non fate la morale ai “cervelli in fuga” all’estero e ai 7 milioni di italiani che avrebbero reso l’Italia più ricca e meno vecchia se ne avessero avuto l’opportunità, anziché scontrarsi con salari da fame anche per i laureati, infrastrutture fatiscenti, trasporti kafkiani, sanità privatizzata in feudi regionali, nepotismo che si atteggia a meritocrazia, lobbismo che si atteggia a politica.

Appunti Corti #55

Noi non abbiamo mai evidenziato le “origini padane” di spacciatori, criminali, evasori, terroristi, papponi e stupratori. Loro fanno sciacallaggio seminando odio etnico contro un cittadino italiano che va giudicato per le sue azioni e non per le sue origini.

Se basta un omicidio per fare giustizia sommaria e negare diritti civili e sociali a migliaia di persone nate in Italia e cittadini di fatto, che conseguenze devono esserci per i padani responsabili di 30.245 morti in mare per annegamento? Quante vite africane vale la vita di un italiano? La Costituzione prevede di recuperare i criminali o di renderli apolidi privandoli della cittadinanza? Gli italiani che non hanno un genitore italiano sono italiani di serie B con cittadinanza revocabile?

Le emissioni nel 2023 in Italia

Nel solo 2023 l’Italia ha tagliato le proprie emissioni di gas serra del 6,5%, un bel risultato sia per il nostro Paese che nel panorama internazionale. Un risultato che bene i inserisce nel target europeo 2030 sulle emissioni. A favorire questa riduzione ha contribuito un inverno piuttosto mite, il minore utilizzo di carbone, una ripresa delle rinnovabili elettriche, un nuovo record di eolico e fotovoltaico ma anche un calo della produzione industriale. Determinanti anche i prezzi dell’energia, ancora elevati specie nella prima parte dell’anno, che hanno indotto una risposta di parsimonia da parte di imprese, famiglie e amministrazioni pubbliche. Cambiamenti positivi nei comportamenti che sembrano risultare duraturi.
I dati raccolti dal rapporto Italy for Climate della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile indicano che la maggior parte (oltre i due terzi) del calo della domanda di energia si è concentrata nel settore degli edifici. Negli ultimi tre anni sono state riqualificate circa 1,5 milioni di abitazioni, elemento che ha influito sull’efficienza energetica del parco edilizio nazionale. Raggiunto il record di circa 1,3 milioni di famiglie italiane collegate a un impianto fotovoltaico, numero raddoppiato nell’ultimo triennio. Nel 2023 per la prima volta eolico e fotovoltaico hanno prodotto il 20% della elettricità generata nel nostro Paese.

Fonte: Italy for Climate; foto di Marc Lauthenbacher

Sarah Vaughan

Accanto a Billie Holiday e Ella Fitzgerald, per definire il canto jazz, è spesso stato scritto quello di Sarah Vaughan. Insieme hanno incarnato perfettamente e nel modo più esauriente le possibilità del moderno vocalismo jazz. La Vaughan nacque nel 1924 a Newark, nel New Jersey. Curiosamente cominciò proprio come la sua rivale, Ella Fitzgerald, vincendo una gara per dilettanti all’Apollo di Harlem con Body and Soul, un’audizione dalla quale ottenne una ricompensa di dieci dollari e le lodi della Fitzgerald, allora già una vedette. Dall’Apollo approdò direttamente, nel 1943, nell’orchestra di Hearl Hines, come vocalista e seconda pianista, raggiungendo in tempi rapidissimi, grazie a questo fortunato debutto, una discreta notorietà.

In quell’orchestra, tra l’altro, ebbe la fortuna di suonare con musicisti come Charlie Parker, cosa che per una cantante in embrione fu una circostanza formativa a dir poco straordinaria. Da lì in poi, dopo pochissime altre esperienze di gruppo, intraprese una brillante carriera solista. A cavallo tra la fine dei Quaranta e i primi Cinquanta diventò una star internazionale e proprio per questo cominciò a frequentare anche un repertorio più popolare, meno purista, facendo breccia presso pubblici tradizionalmente estranei al jazz.
Un’abitudine mai abbandonata, che l’ha spinta a cantare praticamente di tutto.

La conoscenza della tecnica del pianoforte, oltre ovviamente di quella canora, non è affatto un particolare secondario della sua vicenda musicale. In realtà la Vaughan, detta affettuosamente Sassy, o in modo eccessivamente sfarzoso la «divina», vantava una discreta educazione musicale, ottenuta grazie alla sua famiglia e all’ambiente delle chiese protestanti, che sono state decisive per la grandissima parte dei vocalisti di colore. Aveva quindi una buona conoscenza delle armonizzazioni jazz, abbondantemente sfruttata nelle sue variazioni a tema, influenzate dallo stile del be-bop. E si può dire che proprio sulla tecnica abbia costruito la sua fortuna, con un virtuosismo fin troppo celebrato nella storia del jazz. I suoi rapidi passaggi di ottava, soprattutto dall’alto al grave, facevano sempre furore e avevano un effetto irresistibile sul pubblico, e anche sugli specialisti, che nel mondo del jazz sono sempre stati facilmente impressionabili dalle prodezze tecniche.

In realtà, sebbene sul piano della tecnica sia stata spesso ritenuta la più completa delle cantanti jazz, ha casomai peccato in sensibilità, mostrando spesso un marcato disinteresse per le liriche, da lei raramente interpretate per quello che realmente dicevano. Lo stesso predominio della tecnica l’ha portata lontano dalla incredibile profondità con cui per esempio Billie Holiday affrontava le melodie. Se di un tema la Holiday scavava ai recondito e abissale recesso interiore, la Vaughan ne esaltava i gioco astratto delle combinazioni armoniche. Come per altri versi è interessante il confronto con Ella Fitzgerald, ritenuta generalmente più fantasiosa, più creativa di Sassy. Ma ambedue, e per questo la rivalità era per così dire diretta, hanno spinto il canto nella direzione dell’imitazione degli strumenti tipici della musica jazz. Ambedue hanno in qualche modo mutuato proprio dalla tecnica strumentale alcune possibilità di utilizzazione della voce. La Fitzgerald soprattutto al livello del fraseggio, dello scat, delle variazioni improvvisate, mentre la Vaughan ha mostrato incredibili possibilità di estensione, di tessitura e di timbro, arrivando a riprodurre perfettamente con la voce quel suono basso e gorgogliante che per gli strumenti viene definito growl.

Artefatti di Internet #32 – Pepsi World (1996)

Nel 1996, Pepsi lanciò il suo primo sito web, “Pepsi World”, caratterizzato da un web design all’avanguardia per l’epoca. Il sito spiegava che l’obiettivo era “accendere il centro nevralgico della tua immaginazione a un livello mai sperimentato prima”. Il caotico sito presentava una serie di minigiochi Flash in una sezione intitolata “Lab Rats”. Inoltre, per qualche motivo, ha ospitato una sezione interamente dedicata all’astrologia e ha dedicato un’intera pagina alla promozione del nuovo album di Shaquille O’Neal, “You Can’t Stop The Reign”. (continua)

Appunti Corti #54

Lo scarso livello dell’informazione in questo paese ha creato un pregiudizio continuo da parte dei lettori: è cosi che ci si ritrova a pensare, a torto o a ragione, che le notizie siano bombe ad orologeria, manganelli contro gli avversari, polpette avvelenate per screditare e, non ultimo, dossier esplosivi commissionati appositamente dalla fazione di turno.
Ed il partito dei complottisti e dei no-qualsiasicosa ringrazia!

Il Buddambulo #12

Piccolo e grande veicolo.
Oggi non si parla più di differenza tra Hinayana e Mahayana, ma tra Theravada (“dottrina degli anziani”, la sola tradizione Hinayana sopravvissuta) e Mahayana.
L’ideale perseguito dal Theravada era quello dell’arhat (“essere perfetto”), meta che si poteva raggiungere dopo aver ascoltato e praticato severamente l’insegnamento del budda. Una via difficile, per pochi. In contrasto, il “grande veicolo“, rivalutando la figura del laico, puntava direttamente allo stato di “buddità” al quale si poteva arrivare praticando la via del bodisattva, un essere la cui essenza, “sattva“, nasce dalla diretta percezione della Verità ultima, “bodhi“, l’illuminazione.

Il bodhisattva non cerca l’illuminazione solo per se stesso, ma si propone di salvare tutti gli esseri. Egli è dotato di grande saggezza (prajna) e compassione (metta-karuna). In un commentario al Grande sutra del nirvana totale si legge: «Colui che cerca la via del budda per liberare tuti gli esseri senzienti da nascita, vecchiaia e morte è chiamato bodhisatva l…I Egli prende il grande Voto, non consente che il suo cuore sia rimosso, non vacilla mai nelle pratiche religiose. Per questi tre motivi è chiamato bodhisattva».
Nel Theravada il budda è quello storico, nel Mahayana la figura del budda è sfrondata dei suoi elementi umani e cristallizzata nella condizione vitale di “buddità“, un potenziale presente nella vita universale, e in quella degli esseri umani.

La “missione” del bodhisattva, per sua scelta, è quella di tornare tra gli esseri umani per liberarli dalla sofferenza. Il raggiungimento della sua illuminazione è indissolubilmente legato e motivato dal desiderio di salvare le persone, che è poi l’azione concreta svolta dal budda. La posizione dell’arhat è diversa: divenuto un essere perfetto, infatti – per usare un’analogia cara allo storico delle religioni Henri-Charles Puech – entra nel parinirvana, cioè nell’estinzione completa, dove svanisce per sempre come il fuoco quando si spegne.
Il Canone buddista (in pali) del Theravada è composto di tre “canestri” (Tipitaka): quello della disciplina (vinaya), dei discorsi del budda (sutta) e quello dottrinale (abbidarma).

La letteratura Mahayana si suddivide in sutra (l’insegnamento del budda) e sastra (trattati o commenti). I sutra sono divisi secondo due criteri: in “grandi collezioni”, cioè Prajnaparamita (La saggezza che è giunta oltre), Buddhavatamsaka (La ghirlanda del budda), Ratnakuta (L’ammasso di gioielli) oppure in “grandi sezioni” cioè Saddharmapundarika (Sutra del Loto), Mahaparinirvana (Il grande parinirvana), Mahasamnipata (La grande assemblea).
Gli originali in sanscrito dei sutra Mahayana si collocano circa all’inizio dell’epoca cristiana.