Asterisco *16

Nei momenti di smarrimento, in cui mi sembra che la vita non vada nella direzione in cui vorrei andasse, nei giorni in cui l’umore non è dei migliori e ho poca voglia di fare, la soluzione che trovo per avere un nuovo slancio è dirmi che coltivare la migliore versione di me stesso è la risposta giusta, la cosa da fare quando non voglio fare altro.

Segnali #10

SuoniLa Creole Jazz Band, formatasi nel 1922, è stata una delle più importanti band della storia del jazz tradizionale, fondata dal leggendario cornettista e bandleader King Oliver. Attiva principalmente nei primi anni del ’20, la band è famosa per il suo ruolo nella diffusione del jazz di New Orleans al di fuori della città, specialmente a Chicago, e per aver introdotto molti musicisti di talento, tra cui Louis Armstrong. La Creole Jazz Band registrò alcuni dei dischi più iconici del jazz di quell’epoca, vere pietre miliari del genere.

Visioni – Le fotografie in bianco e nero di Elizabeth Hosking, fanno parte di un progetto chiamato “Central Business District di Sydney”. La particolarità dell’impostazione, sono i momenti vissuti sulla strada. Le strade quindi come momenti di vita, perfette crocevia di identità e contraddizioni. La condizione umana, frammenti di solitudine condivisa o solo sfiorata, nella metropolitana. Questo è il messaggio del suo fotografare, questo è quello che troverete nel suo sito

Dintorni – Nell’immaginario collettivo il Budda è sempre raffigurato come un uomo grasso e calvo. In realtà si tratta di due persone diverse: il “Budda grasso” è una variante popolare cinese, mentre il Budda indiano era un asceta che si sottoponeva a terribili digiuni.
Budda, anzitutto, è realmente esistito. Tutte le fonti concordano sulla storicità di Siddharta Gautama, detto “il Budda” (in sanscrito “il Risvegliato”), nato ai confini tra il Nepal e l’India nel VI secolo a. C. da una famiglia ricca e nobile appartenente al clan Sakya (è il motivo per cui è chiamato anche Budda Sakyamuni). Siddharta si sottopose a terribili digiuni: non poteva quindi essere pasciuto, e infatti in molte raffigurazioni è sempre snello, flessuoso e dal portamento regale. Eppure le sue immagini “panciute” sono prevalenti nel nostro immaginario.

Stormy Six — Un biglietto del tram (1975)

Anni caldi questi. Siamo a metà degli anni settanta ed esattamente nel ’75 esce questo disco che è il più bell’esempio di “musica politica” mai prodotto in Italia. L’album “Un biglietto del tram” è il primo vero album decisamente originale e con forti contenuti politici degli Stormy Six.
Forse è storia o forse è leggenda che a Milano alcune frange del “movimento” abbiano accusato gli Stormy Six di deviazionismo, la colpa: incidere dischi e, soprattutto, venderli! Questo è stato lo scotto di una notorietà costruita concerto dopo concerto, piazza dopo piazza.
La grandezza di questo “progetto” è stata nella capacità di saper raccontare attraverso le “immagini”, un’Italia in guerra.

Il disco apre con quello che diventerà uno dei loro portabandiera, la bellissima “Stalingrado” (…sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa d’ora in poi troverà Stalingrado in ogni città) canzone di forte spessore che rievoca l’omonimo assedio. “La fabbrica” (…e corre qua e là un ragazzo a dar la voce si ferma un’altra fabbrica, altre braccia vanno in croce) ci restituisce l’atmosfera di paura e fervore che precede il grande sciopero del marzo del 1943 nelle fabbriche del nord. “Arrivano gli Americani” (…arrivano gli americani, garibaldini marziani, Vergine Santa, hai sentito le nostre preghiere!) testo ironico e di facile riff che rimane nella mente, imperniato sulla “liberazione americana (?)”. “8 Settembre” (…ammazzati come cani, un cartello appeso al collo: ’PARTIGIANI’) probabilmente il brano più intenso dove i testi e la musica si intrecciano in un tutt’uno canzone carica e profonda ed espressione di una grande tragedia. “Nuvole a Vinca” (…dove sono i giovani, prigionieri in Africa, deportati a Buchenwald o sui monti, liberi…) rende palpabile la paura provocata dalla polvere che si solleva e da quella moto con sidecar che sgomma sulla piazza prima del massacro. La bellissima “Dante di Nanni” (…e cento volte l’hanno ucciso, ma tu lo puoi vedere: gira per la città, Dante di Nanni) affronta naturalmente la resistenza e diviene una figura quasi mitica, il simbolo di una battaglia che, trent’anni dopo, non doveva cessare. “Gianfranco Mattei” (…e se per di più sei un comunista ed un ebreo, dalle mani dei nazisti ti salvi il tuo Dio!) brano a ricordare tutte quelle persone che hanno speso la propria vita in cambio della nostra libertà. In “La sepoltura dei morti” (…la morte non vale nemmeno il giornale che leggi e che poi butti via) c’è l’amara riflessione di quello che è avvenuto in seguito ai fatti cruciali del ‘900 e delle sue conseguenze. “Un biglietto del tram” (…non bastava un biglietto, un biglietto del tram per tornare in piazzale Loreto?) conclude amaramente l’album.

Ora più che mai questo disco risuona attuale, in un momento che i giovani sembrano incapaci di stare a sentire un ragionamento politico per più di cinque minuti, sarebbe l’occasione giusta per ascoltare questo disco. Disco che, sia chiaro pur essendo “politico” nei suoi testi, rimane musicalmente parlando ricco di spunti e di idee. Gli strumenti creano un tappeto sonoro che non fa da supporto ma, è parte integrante alle parole stesse, un disco quindi dove anche la Musica ha un valore non secondario.

Artefatti di Internet #48 – Club Penguin (2004)

Club Penguin è stato creato come uno spazio sicuro e divertente in cui i bambini possono giocare e passare il tempo online. Dalla piazza della città alla discoteca, il gioco presentava stanze virtuali meticolosamente progettate in cui i bambini potevano chattare e giocare a minigiochi come Puffle Roundup e Cart Surfer. Ai giocatori veniva dato il loro igloo personale che poteva essere decorato con oggetti acquistati nel gioco. Il sito ospitava feste virtuali mensili molto amate insieme alle celebrazioni annuali di Halloween che cambiavano l’intera mappa. Nel 2006, Club Penguin aveva oltre 2,6 milioni di utenti negli Stati Uniti e in Canada. Per molti giovani utenti, è stata la loro prima introduzione ai social media.

Marianne Faithfull RIP

Ieri all’età di 78anni ci ha lasciato Marianne Faithfull.
Io la ricordo bene nel suo 25esimo, penultimo album del 2018 “Negative Capability” (l’ultima sua incisione risale al 2021). Pur calcando i palcoscenici di tutto il mondo dal 1964, aveva deciso di sorprenderci con un questo album dalla bellezza folgorante. Tredici tracce che si dipanano per poco meno di un’ora. Su tutto domina la voce sempre bellissima, che, sopravvissuta a perdite di persone care, malattie ed eventi più o meno infelici si ritrova a meditare sull’inesorabilità del tempo che scorre.
Difficile scegliere una traccia piuttosto che un’altra. Ho scelto ‘The Gypsy Fearie Queen’ con la presenza di Nick Cave, che presta la sua voce baritonale per il ritornello di questa delicata ballata dal sapore shakespeariano.

Charlie Musselwhite

Charlie Musselwhite è un celebre armonicista e cantante di blues americano, noto per il suo contributo significativo alla scena blues dagli anni ‘60 in poi. Nato il 31 gennaio 1944 a Kosciusko, Mississippi, Musselwhite è cresciuto in un’epoca in cui il blues stava vivendo una trasformazione significativa, e lui è diventato una figura di spicco nel portare questo genere musicale al pubblico più ampio.
Musselwhite è rinomato per il suo stile distintivo all’armonica, caratterizzato da una fusione di blues tradizionale con influenze di jazz, folk e rock. Il suo album di debutto, “Stand Back! Here Comes Charley Musselwhite’s Southside Band” del 1967, è considerato un classico del genere blues e ha contribuito a stabilire la sua reputazione come uno dei principali armonicisti del suo tempo.
Nel corso della sua carriera, ha collaborato con numerosi artisti di grande fama, tra cui Howlin’ Wolf, Muddy Waters, Tom Waits, e Ben Harper. Le sue collaborazioni con Ben Harper, in particolare, hanno introdotto Musselwhite a una nuova generazione di appassionati di musica.
Charlie Musselwhite è apprezzato non solo per la sua abilità musicale, ma anche per la sua capacità di mantenere vivo lo spirito del blues, rimanendo fedele alle radici del genere mentre esplora nuovi orizzonti sonori.

Appunti Corti #87

Il clamore sull’informazione di garanzia inviata a Giorgia Meloni, ai ministri Nordio e Piantedosi e al sottosegretario Mantovano per il caso Almasri è grottesco, esito della riduzione del dibattito politico a una sgangherata sit-com dove si passa dalla farsa al dramma e si invertono i ruoli tra eroi e villain nella stessa puntata.

La Legge Costituzionale 1/1989 dispone che per i rapporti, i referti e le denunzie relative a reati commessi dal PdC o dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni il procuratore della repubblica, omessa ogni indagine, entro 15 giorni invii gli atti e le richieste a un apposito collegio di magistrati. Quest’ultimo deciderà entro 90 giorni se archiviare o rimettere gli atti alla procura e al presidente di una delle Camere.

L’informazione di garanzia, pertanto, era un atto dovuto dopo la denuncia presentata dall’avvocato Li Gotti, così come le mosse della procura di Roma in una fase di una procedura ad hoc nella quale la magistratura inquirente non ha alcun potere di valutazione. L’archiviazione è pressoché scontata, tuttavia ad alcuni fa comodo alzare ulteriormente lo scontro istituzionale stracciandosi le vesti e urlando alle toghe rosse ovunque.

Questi non distinguono una comunicazione di iscrizione da un avviso di garanzia e vorrebbero riformare la giustizia 🤦🏻.

Navigante

Da quasi mezzo secolo navigo nel mare magnum della politica. Ho a che fare con umanità, complessità e conflitti di ogni tipo. Ho avuto nella mia vita lavorativa e sociale diversi legami umani e di stima e li tengo per me. Per il resto, fino ad affondamento, continuo a navigare dando ciò che posso. Sono legato ad una deontologia e cerco di mantenerla coerente.
Chi mi conosce sa che viene prima la mia dignità rispetto ad ogni altra logica.
Fuori dalla politica, se e come pare a me, contribuisco, aiuto per quanto posso e voglio. E per quanto vuole o non vuole chi si rapporta con me. Sono libere scelte. Dico, se ne ho voglia, ciò che penso. Non ciò che vogliono gli altri.
Non sono il lattante di nessuno, se non altro perché sono ormai più prossimo alla casa di riposo che ad un futuro dalle belle speranze. E perché ho un underground di battaglie che mi permette di riconoscere ogni conflitto di potere nell’eterno ripetersi del canovaccio umano.
Bado alle mie passioni, non abbraccio guerre di religione.

Asterisco *15

Noto, non senza timore, che l’intolleranza verso ogni minimo cenno di stupidità umana cresce esponenzialmente con l’età. Mi chiedo quale potrà essere la chiave per la sopravvivenza, superati i 60 anni, o giù di lì.

Dovrò suggerire a Carlo Cipolla di aggiungere questa mia constatazione alle sue quattro leggi.