Erykah Badu – Baduizm (1997)

Troppo finto soul negli anni ’90, costruito a tavolino con ogni angolo accuratamente smussato perché possa esprimersi (fastidiosamente) nella memoria senza mai graffiare il cuore.. Sia che occhieggi ai ’70 (i ’60 sono fuori discussione) recuperandone la forma, non la pregnanza, sia che si adagi su scansioni hip hop. E poi finalmente fa il suo stiloso ingresso sulla ribalta una diva vera, voce che incanta, scrittura solidissima e vivaddio un’anima che usulta e geme, profferisce parole d’amore e invettive appassionate. Baduizm fa sfracelli nelle classifiche e selo merita. Gli andrà la sostanza subito dietro (tanto a chiarire la sostanza dell’interprete) un live. Solo tre anni dopo il pregevole Mama’s Gun. Nel frattempo si sono fatte conoscere nuove nuove signore del soul (Angie Stone, Jill Scott, kelis) che alla Badu debbomo molto.

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Malware, spyware e ransomware #2/5

E-mail di phishing e spear phishing

Una strategia comune utilizzata dai criminali informatici per infettare il sistema informatico di una vittima è l’invio di e-mail di phishing. Un’e-mail di phishing è un attacco informatico di ingegneria sociale che mira a indurre le vittime a fornire informazioni sensibili, come credenziali di accesso o numeri di carta di credito. I criminali informatici spesso si fingono aziende o individui legittimi per guadagnare la fiducia della vittima. Un esempio di e-mail di phishing potrebbe essere un’e-mail che sembra provenire da un’azienda tecnologica in cui si afferma che c’è un problema con il tuo account e ti viene chiesto di fare clic su un collegamento in cui puoi installare l’ultimo aggiornamento di sicurezza. Tuttavia, si tratta di un collegamento dannoso che porta a un sito Web infetto da malware. Un’e-mail di phishing può anche chiedere al destinatario di completare un modulo di registrazione allegato che, una volta scaricato, verrà eseguito localmente e infetterà il computer della vittima con malware.

Lo spear phishing è una versione più mirata del phishing, in cui i criminali informatici fanno le loro ricerche e prendono di mira un individuo o un’organizzazione specifica. Spesso utilizzano informazioni personali sulla vittima, come nome, titolo professionale o interessi, per rendere l’e-mail più credibile. Un esempio di spear phishing potrebbe essere un’e-mail che sembra provenire dal tuo capo che ti chiede di aggiornare i tuoi dati personali su un sito Web o un software infetto da malware.

Riconoscere le email di phishing
Le e-mail di phishing possono essere difficili da individuare poiché spesso sembrano legittime. Tuttavia, ci sono alcuni segnali rivelatori che un’e-mail è un tentativo di phishing. Innanzitutto, controlla l’indirizzo email del mittente. Un’e-mail di phishing avrà spesso un indirizzo falso o contraffatto simile a un indirizzo legittimo. In secondo luogo, cerca errori di battitura o grammaticali nel corpo dell’e-mail. Questi possono essere indizi che l’e-mail non proviene da una fonte legittima. In terzo luogo, diffidare di eventuali e-mail che creano un senso di urgenza o richiedono di intraprendere un’azione immediata, come fare clic su un collegamento. Infine, se un’e-mail ti chiede informazioni personali, come le credenziali di accesso o il numero di carta di credito, è segno sicuro che si tratta di un’e-mail di phishing.

Un classico cliché delle e-mail di phishing è quello del principe nigeriano che ha bisogno di aiuto per trasferire la sua fortuna fuori dal paese. Queste e-mail spesso richiedono i dettagli del tuo conto bancario in modo che il denaro possa essere trasferito a te. Tuttavia, questa non è altro che una truffa.

Le e-mail di spear phishing sono spesso molto più difficili da riconoscere poiché possono essere molto personalizzate. Tuttavia, se ricevi un’e-mail da una persona cara che chiede soldi, diffida sempre. Se non sei sicuro di un’e-mail, è sempre meglio peccare per eccesso di cautela e non fare clic su alcun collegamento o aprire alcun allegato. Se l’e-mail sembra provenire da una fonte legittima, ad esempio il tuo capo o un’azienda con cui fai affari, puoi sempre contattarla direttamente per confermare che l’e-mail è legittima. (Continua)

Matisse

Pittore, scultore, incisore, scrittore, Matisse nasce il 31 dicembre 1869 a Le Cateau-Cambrésis da Émile Benoît e Héloïse Gérard.
Émile lavorava come venditore in un magazzino di tessuti, Héloïse come modista. Non erano tempi facili per la Francia, che vedeva l’anno seguente l’invasione delle truppe prussiane e la traumatica fine dell’impero di Napoleone III, sconfitto a Sedan. La nascente Terza Repubblica deve gestire le lotte interne tra Destra e Sinistra, tentativi di restaurazione monarchica o bonapartista, attentati anarchici e scandali politici e finanziari. Procedono invece scienza e tecnica, testimoniate dalla grande Esposizione Universale di Parigi del 1889.


Henri passa l’infanzia a Bohain, un piccolo villaggio in Piccardia, terra originaria della famiglia, studia al liceo di Saint-Quentin e poi giurisprudenza all’università di Parigi. Comincia a far pratica a vent’anni nello studio dell’avvocato Duconseil a Saint-Quentin. Ma le sentenze non gli interessano, anzi, confesserà di averne riempito un registro copiando le Favole di La Fontaine. Nel 1889, costretto a letto per un lungo periodo a causa di un’appendicite, scopre la pittura. La madre, acquerellista dilettante, dotata di senso artistico, gli regala una scatola di colori e lui comincia a realizzare copie di dipinti. Guarito, frequenta le lezioni di disegno alla scuola Quentin de la Tour, per imparare probabilmente a disegnare i tessuti, mestiere che aveva nel sangue, pur continuando la poco attraente carriera di avvocato. Tappezzerie, stoffe, tessuti eserciteranno sempre un’enorme influenza sulla sua visione artistica.


Dipinge la prima tela, Natura morta con libri del 1890, un’opera di ambito realistico. Nel 1891-1892 si trasferisce a Parigi, dove vive con i 100 franchi al mese dati dai genitori, e si iscrive all’Académie Julian, sotto la guida di Adolphe William Bouguereau. “Il maestro insegnava in venti lezioni il modellato, l’arte di dar prestanza accademica al corpo umano e il miglior modo di spennellare il fondo” racconta Matisse nel 1930 in una raccolta di scritti autobiografici. “Si chinò sul mio cavalletto: ‘Dovrà imparare la prospettiva’ sentenziò. ‘Vedo che cancella con le dita, questo non va bene. Si deve cancellare con uno straccetto ben pulito o meglio ancora con un pezzetto di abrasivo'”. Gli rimproverava di “non saper disegnare”.

Peggy Lee, l’altra Norma Jean

Il 26 maggio 1920 nasce a Jamestown, nel North Dakota, Norma Jean Egstrom destinata a diventare, con il nome d’arte di Peggy Lee, una delle più popolari cantanti del periodo d’oro del rock and roll. Bionda e bianchissima, ancora adolescente si innamora della musica nera, in particolare del jazz.
Peggy Lee è stata una cantante, compositrice e attrice jazz americana, le cui performance emotivamente profonde e il suo timbro caldo e versatile hanno lasciato un segno duraturo sulla musica del XX secolo.
La voce di Peggy Lee è ricordata per la sua profondità emotiva, la sua versatilità e la sua capacità di mescolare jazz, pop e teatro. È stata introdotta nell’Hall of Fame dei compositori (1999) e nel Songwriters Hall of Fame (1970). Le sue canzoni trattano temi di perdita, malinconia e introspezione, rendendola un simbolo dell’angoscia artistica del XX secolo.
Peggy Lee rimane un’icona della musica jazz e popolare, celebrata per la sua voce e il suo talento compositivo.

Segnali #14

Suoni Paco de Lucia è un chitarrista spagnolo che ha trovato una via autentica dal mix di influenze di flamenco, musica classica e jazz. Nato ad Algeciras in Andalusia, fin da piccolo si appassiona al flamenco grazie al padre e al fratello chitarristi e a cinque anni si ritrova con una chitarra in mano. Si dedica totalmente allo studio dello strumento seguendo le indicazioni dei maestri Niño Ricardo e comincia a tenere concerti insieme al fratello Pepe con cui intraprende un primo tour in America.

Visioni – Fotografa freelance, Melissa Farlow collabora con National Geographic da oltre 15 anni. In precedenza è stata assunta nelle redazioni di diversi quotidiani. Mentre lavorava al Louisville Times, in Kentucky, assieme ad altri colleghi ha vinto il Premio Pulitzer per una serie di reportage sull’integrazione razziale nelle scuole. Inoltre, è stata in tre stati africani per realizzare un libro in cui ha raccontato il ruolo delle donne nelle diverse culture, e ha viaggiato in Cile, Perù e Messico per un altro libro sull’autostrada panamericana. I suoi scatti hanno vinto più volte il concorso Pictures of the Year e altri premi.

Dintorni – In California è Berkeley la prima città ad abolire gli allevamenti intensivi. La storica decisione è stata adottata attraverso un referendum cittadino che ha ottenuto il supporto del 60% degli elettori. Il provvedimento segue la chiusura dell’ultimo impianto di corse di cavalli, nel giugno di quest’anno, che ha rappresentato un passo importante verso questa decisione preceduta da lunghe campagne sostenute dalla comunità di Berkeley per la protezione del benessere degli animali impiegati nelle corse.

Appunti Corti #105

Ogni respiro ha i suoi dettagli, fatto di profumi, di pieghe, di gioie e dolori. Dettagli minuscoli a volte impercettibili a volte opprimenti.
Li stringo forte in un angolo della mente, un modo per catalogarli, estrarli ed ammirarli al momento del bisogno.
L’album è pieno di respiri. Catalogati in ordine sparso, uno per ogni emozione, gioia e sofferenza. Uno per ogni momento.

Lophae – Perfect Strangers (2025)

Con Perfect Strangers, Greg Sanders lancia una nuova band chiamata Lophae, con il chitarrista Tom Herbert al basso, Sam Rapley al sax tenore e Ben Brown alla batteria. L’interpretazione di Sanders del sound della band: “una specie di jazz moderno melodico, lirico e abbastanza accessibile, leggermente psichedelico, con qualche cenno alla ‘world music’“, non è imprecisa, ma non è tutta la storia. Con assoli in abbondanza, il jazz è sicuramente parte del mix, ma le otto tracce hanno poco in comune con il jazz tradizionale. I ritmi di Brown, il cui background include periodi con la leggenda dell’Ethio-Jazz Mulatu Astatke e il suo gruppo Waaju, e Herbert, un pilastro della scena jazz del Regno Unito, attingono più al funk, all’afrobeat, all’R&B e al soul che allo swing standard; Il commento di Sanders: “Potresti sentire echi di Bill Frisell, Blake Mills, Ebenezer Obey, Stan Getz, Joao Gilberto… e altri pezzi e cianfrusaglie” è confermato dal materiale, e chiunque sia affascinato dalla musica che Lionel Loueke ha creato troverà molto da apprezzare anche qui. Il sound di Lophae è, in una parola, fresco.

Il Buddambulo #23

Il Buddismo e la scelta della felicità #8/10

Mi vengono in mente molte analogie. Per esempio, l’ideogramma cinese che esprime il concetto di crisi rappresenta anche il concetto di opportunità. Vedere la situazione come una crisi implica un’immediata minaccia allo spirito. Vederla come un’opportunità ci fa sentire immediatamente motivati. La situazione resta esattamente la stessa ma l’atteggiamento verso di essa è radicalmente diverso; e l’atteggiamento, cioè la scelta, – afferma il Buddismo – governa il risultato.
È questa fondamentale trasformazione dell’atteggiamento che noi possiamo certamente attuare. I problemi restano gli stessi, ma la nostra sensazione di essere in grado di superarli cambia profondamente, e questo a sua volta significa che essi non sono più così minacciosi o fastidiosi, tanto che reagiamo coscientemente a essi in modo completamente diverso. I problemi che crediamo di poter superare tendiamo a chiamarli sfide, e questo cambio di nome non è per nulla superficiale, bensì, di fatto, ha un’immensa influenza sul nostro spirito. I problemi sono negativi e ci demoralizzano. Le sfide sono stimolanti e ci entusiasmano.
È di fondamentale importanza non confondere il tipo di reazione positiva di cui ho parlato finora con atteggiamenti come lo stoicismo o il fare la faccia dura di fronte alle cose, che significa sostanzialmente sopportare i problemi per l’arco della loro durata senza cercare di trasformarli. […]
Affrontare positivamente i problemi è una cosa radicalmente diversa. È sostanzialmente cercare di trasformare la situazione non tanto per sopportarla quanto per creare valore dalle difficoltà, per trasformare l’ansia potenziale in una sensazione più solida di benessere per noi e per coloro che sono coinvolti nella situazione.

Il Buddismo non è in nessun modo una forma di evasione per trovare un qualche rifugio meditativo interiore lontano dai ritmi frenetici, dal chiasso e dalla costante complessità della vita moderna, anche se spesso questo risulta essere un comune stereotipo circa la sua natura. Il Buddismo, invece, è soprattutto incentrato sulla sfida, la sfida nei confronti degli atteggiamenti e dei comportamenti che non ci conducono a risultati positivi. Certo, è molto più facile continuare a detestare i problemi e reagire a essi istintivamente, e cioè negativamente, mentre ribaltare schemi di pensiero e i di comportamento che abbiamo costruito, implementato e integrato per anni nella nostra vita è una delle cose più difficili che esista: noi siamo esattamente questi schemi di pensiero e di comportamento. E cambiare quello che siamo è di fatto una grossa sfida.
Avviarsi a raggiungere quel cambiamento è sostanzialmente la funzione della pratica buddista quotidiana. In un certo senso potete considerarlo come un programma di allenamento senza termine mirato a trasformare tali schemi di pensiero e di comportamento. L’obiettivo è quello di costruire un senso di ottimismo, fiducia in noi stessi e benessere così forte e radicato da non poter essere abbattuto dalle difficoltà, dai problemi e dalle i crisi emotive e materiali che tutti affrontiamo. Questo è il cambiamento nell’atteggiamento che vogliamo raggiungere. Ma non possiamo limitarci a pensare a come arrivarci, […] dobbiamo agire, dobbiamo apprendere una nuova abilità. (Continua)