Bunny di Beach Fossils (2023)

Dopo una pausa di sei anni, durante i quali il loro ultimo album in studio, il superlativo Somersault del 2017, ha avuto un successo inimmaginato, i Beach Fossils tornano con un’altra colonna sonora ottima per l’estate che evoca perfettamente la capacità della stagione di far oziare. Il calore, la foschia e il crogiolarsi nel letargo deliberato sono sempre stati il modus operandi stridente e melodico di questo gruppo, e Bunny non minaccia mai di deviare da questo modello perfetto. Se ci sono sottili differenze, potrebbe essere che Bunny sia più meticoloso e più incline a una commercializzazione in sordina che apre un ulteriore senso di accessibilità rispetto alle versioni precedenti.

Ascolta l’album

Preferiti

A volte ci arrabbiamo perché le cose non vanno come noi vorremmo. Ci angosciamo e ci arrabbiamo perché le persone giudicano, senza sapere cosa noi ci portiamo dentro. Posso dirvi che non serve, non serve odiare chi ci odia, non serve arrabbiarci con un “destino” che sembra essersi dimenticato di noi. Concentriamoci su quello che dentro di noi è rimasto saldo, anche se è poco sarà quel poco a portarci dove vogliamo arrivare. Non odiamo nemmeno se siamo odiati. Non rimpiangiamo mai di aver lasciato dietro qualcuno che non si è accorto di noi nemmeno quando gli eravamo vicino. Non bisogna sottovalutare mai i gesti, le parole e le offese non sta a noi perdonare. Perdoniamo solo noi stessi per aver scelto le persone sbagliate a cui dedicare del tempo…
Non voglio vivere odiando, ecco perché vado via da chi non riesco a perdonare. Preferisco le assenze scelte ai sorrisi compiacenti.

Patti Smith

Nel 1975 Patti Smith pubblicò Horses, il suo primo album, inaugurando una nuova stagione del rock americano. L’area intellettuale newyorchese, affidò a lei il compito di legare nuovamente arte e rock, poesia e cinema, letteratura e musica. Nel 1974 diede vita al Patti Smith Group, con Lenny Kaye, facendo produrre, non casualmente, il primo disco da John Cale dei Velvet Underground e proclamando la propria continuità con la musica e l’impegno degli MC5. E’ lei a incarnare, prima con Radio Ethiopia (1976) e poi, ancora di più, con Easter (1978), i sogni e la rabbia della nuova generazione.

Patti Smith canta il rock come se fosse una poesia o una preghiera, urla la sua passione sostenuta da una band elettrica e grintosa, che mescola Rimbaud e Hendrix, anarchia e amore, lo Springsteen di Because the Night e il Van Morrison di Gloria. A ben guardare, non è punk in nessun senso, ma allo stesso tempo del punk cattura lo spirito e l’anima, con una personalità e una musica che, a differenza del punk vero e proprio, riescono a parlare a una generazione intera, a un pubblico numerosissimo e variegato. Tra il 1977 e il 1979 è lei a rappresentare i rock ai massimi livelli. Con il disco seguente, Wave, del 1979, si conclude la sua prima fase artistica: Patti Smith saluta il pubblico e abbandona completamente le scene. Ritornerà quasi dieci anni dopo, urlando che; “il popolo ha il potere” inserita nel disco Dream of Life (1988). Altra seconda lunga pausa prima di vedere alla luce Gone Again (1996) disco dedicato alla memoria di suo fratello e di suo marito (Fred “Sonic” Smith). Come già il disco precedente la Smith fa vivere nel disco i fantasmi del suo passato, ogni brano fa venire in mente uno già sentito. Con il successivo Peace And Noise (1997) finito il lutto, si butta a capofitto nel panorama sociopolitico dell’America di oggi, musicalmente però non crea certamente vibrazioni intense. Continua il declino con Gung Ho (2000) un disco che rappresenta semplicemente un altro approdo all’invecchiamento di Patti Smith. Land (1975-2002) (2002) è una raccolta in doppio cd, che include anche alcune tracce rare, non pubblicate o dal vivo. Trampin’ (2004) è disco accademico, un quasi autocelebrarsi, la Smith interpreta alcuni dei suoi brani classici, e inserendo due tracce molto lunghe, il sermone rivoluzionario Gandhi (nove minuti) e la declamazione contro la guerra Radio Baghdad (dodici minuti), nel complesso l’album ha un buon carisma ma non riesce a prendere la completa sufficienza. Twelve (2007) è l’ultimo disco inciso dalla Smith ed è una collezione di cover.

Il sito – Patti Smith Italia – Wikipedia

Archive.org ha realizzato una raccolta di 36.000 vinili ascoltabili liberamente

Fondata nel 1996, Archive.org sta diventando sempre di più un tassello fondamentale per la storia di internet. Si tratta di un’associazione non profit della Internet Archive che ha come scopo creare una memoria di internet. Visto che i siti si evolvono nel tempo, Archive.org conserva delle foto di questi siti.

Inoltre questa biblioteca digitale si occupa di molti progetti, come l’emulazione di vecchi software ormai superati e, di recente, anche dei vinili. Il Great 78 Project ha come obiettivo evitare che i dischi in vinile si perdano nella storia.

Per questo motivo l’associazione vuole raccogliere la maggior parte dei 78 giri, prodotti tra il 1898 e il 1950, per evitare che vengano persi. In totale si stima siano stati creati 3 milioni di brani.

Nel sito preposto ci sono oltre 36.000 vinili da ascoltare liberamente. Ogni disco contiene i brani associati. Si può notare il famoso rumore gracchiante della puntina di sottofondo.

Link: 78 RPMs and Cylinder Recordings – Archive.org

Contrapposizioni

Destra-Sinistra, Credenti-Atei, Bianchi-Neri, Gialli-Rossi, Nord-Sud, Est-Ovest, viviamo di contrapposizioni, come se dovesse per forza esistere la supremazia degli uni sugli altri, come se la nostra sopravvivenza stessa si basasse sul conflitto ancor prima che sulla vittoria degli uni sugli altri.
Ma come? Non è il diverso che genera unione? Io sono una persona con moltissime lacune scientifiche e non, sono consapevole della mia immensa ignoranza, ma un incastro non è mai dato dall’incontro di due superfici lisce, uguali; deve esserci una sporgenza da una parte, ed una rientranza dall’altra; devono essere diverse, o sbaglio? Sovrapponendo due figure uguali si avrà nuovamente la stessa figura, sovrapponendone due diverse, almeno una delle due ne risulterà accresciuta. Perché temiamo così tanto la diversità quando è l’unica cosa che ci fa crescere ed accrescere?

In ricordo di Claudio Rocchi

Il 18 giugno del 2013, a 62 anni, ci lasciava Claudio Rocchi. Chi ha una certa età se lo ricorda ai microfoni di “Per Voi giovani”, nei primi Stormy Six, cantautore raffinato, personaggio semplice e diretto.

Claudio ha lasciato il suo corpo, così avrebbe detto lui. Con queste semplici e drammatiche parole Susanna Schimperna, la compagna di Claudio Rocchi, ha fatto partecipi gli amici di quello che era successo qualche ora prima. Esattamente il giorno prima dell’inizio di una manifestazione dedicata al rock progressivo alla quale Claudio aveva lavorato da più di un anno e che lo avrebbe visto protagonista nella serata conclusiva insieme a Battiato ed a Maroccolo. Destino infame. La manifestazione aveva per titolo Per voi giovani, come la storica trasmissione radiofonica della RAI creata da Renzo Arbore che tanto seguito aveva avuto sin dal suo apparire nel 1966 e che tanto altro in più ne avrebbe avuto quando dal 1970 in poi ai microfoni si alternarono una serie di conduttori che avrebbero letteralmente sprovinciazzato l’ascolto radiofonico in Italia, facendo conoscere i Traffic, i Genesis, Cat Stevens, Crosby Stills Nash & Young, i Gentle Giant, Joe Cocker e tanti altri musicisti anglo-americani di primo e di secondo piano. Tra le voci di quella fortunata trasmissione – Paolo Giaccio, Carlo Massarini, Richard Benson, Fiorella Gentile, Raffaele Cascone e tanti altri negli anni a venire – c’era anche quella di Claudio, che curava un segmento del programma intitolato Spazio Rocchi. Me lo ricordo perfettamente quando, un pomeriggio dell’inverno 1971-1972, ci fece ascoltare un disco che lo aveva colpito particolarmente e che colpì particolarmente anche gli ascoltatori di Per voi giovani. Si trattava di If I Could Only Remember My Name di David Crosby.

Il suo modo semplice e diretto, in quelle trasmissioni, di miscelare con estrema naturalezza musica, filosofia e religioni orientali e occidentali senza essere mistico per forza, rendeva il suo spazio musicale un unicum radiofonico nel quale scoprire artisti difficilmente raggiungibili in altro modo. A quel tempo aveva appena pubblicato i suoi primi due album, Viaggio e Volo Magico n.1, due dischi molto interessanti ed assolutamente originali, così come del tutto originale è stato il suo percorso artistico, compresi l’esordio con gli Stormy Six, il periodo più rigorosamente elettronico e quello più direttamente legato alla International Society for Krishna Consciousness (ISKCON, quattro album tra il 1980 e il 1982). Una lunga pausa artistica (durata dodici anni) lo aveva allontanato dalla scena discografica fino alla metà degli anni Novanta, ma da quel momento in poi la sua musica aveva ricominciato a circolare copiosamente, tra dischi nuovi, ristampe degli album precedenti e antologie di provini homemade. Il progetto di spettacolo che avrebbe dovuto presentare con Maroccolo e Battiato al Festival Per Voi Giovani s’intitolava Aria di Rivoluzione, ed era anche il frutto di un lavoro discografico in avanzata fase di realizzazione portato avanti insieme a Maroccolo, che sicuramente vedrà presto la luce e che si annuncia di grande bellezza.

Ci manca la sua lucidità, la sua voglia di includere più che di escludere, la sua musica ricca e profonda, la volontà di non arrendersi anche nei momenti più difficili, la sua fiducia nel futuro, la sua capacità di stupirsi, nonostante tutto.

Unmade Beds di Deep Dyed (2023)

A tre anni dal loro omonimo EP di debutto a causa della pandemia, i Deep Dyed sono tornati con un album davvero riuscito. Il quartetto con sede ad Amburgo, caratterizzano il loro sound con un suono indie-pop stridente e post-punk melodico, termini che, anche se antipatici per la loro stretta “categorizzazione” servono per dare un segnale e far capire il genere sonoro sul quale si basano.
Unmade Beds è la colonna sonora ideale che aiuta a guardare il mondo con gli occhi curiosi di una mente che desidera meditare e farsi domande sull’esistenza mentre si sta bevendo il tè.
I Deep Dyed riescono a vestire le emozioni familiari dell’amore e della mancanza, della noia e della paura, dei sogni e dell’insonnia, della vita in una città moderna. A volte rumorosamente, a volte dolcemente, ma sempre con un’ambivalenza tra speranza e desiderio.

Ascolta l’album