Eric Clapton — Slowhand (1977)

I settanta furono anni drammatici ma importanti per Clapton. Vinse la propria battaglia contro l’eroina e risorse a nuova vita con un album come “461 Ocean Boulevard”, scoprendosi, poi, un redditizio hitmaker ed autore di ellepi che — minimo — divennero d’oro, per non dire di platino.

“Slowhand” è uno di questi. Il titolo coincide con il nomignolo che gli avevano affibbiato i fans.

Da tempo Clapton nutriva una passione speciale per JJ Cale. Almeno dal periodo di “After midnight”, che egli aveva portato in classifica nel ’70.

Ed è proprio dall’ascolto della musica di quello schivo e solitario eroe dell’Oklahoma che egli si decide a dare una sterzata alla sua produzione incidendo “461 Ocean Boulevard”.

Lo stile diventa leggermente più commerciale, ma mantiene sempre il feeling del blues, pur facendo a meno — talvolta — della sua struttura.

Il gruppo che accompagna Clapton è collaudato e sa riservare al leader gli spazi necessari per le luminose invenzioni “della solista”. L’essenziale di “Slowhand” è dato da ballate molto molto lente, da canzoni ritmate sullo stile pigro di JJ Cale e da una buona dose di blues senza parlare delle aperture al County.

Tutto è semplice e lineare; tutto è avvolto da un sottile velo di melanconia; da meritare ascolti ripetuti anche a distanza di anni dalla pubblicazione.

Europeana

Europeana è una biblioteca digitale europea che riunisce contributi già digitalizzati da diverse istituzioni dei 28 paesi membri dell’Unione europea in 30 lingue. La sua dotazione include libri, film, dipinti, giornali, archivi sonori, mappe, manoscritti ed archivi. (Wikipedia)

Link per Europeana

Arte pittorica (Uno)

Non sono un esperto di arte, e neanche tanto appassionato, mi piace però osservare l’arte pittorica e godere delle emozioni che un quadro riesce a donarmi. Certo, la musica che seguo da sempre, quando è speciale mi crea vibrazione, mi da pathos, sensazioni che molte volte cerco di condividere scrivendo qualche riga ma con la pittura è diverso. Alla base c’è una mancanza di “scuola”, di conoscenza, di preparazione, mancanza che davanti ad un’opera visiva limita di esprimere il mio sentire.

Proprio per questa mancanza ho pensato che non voglio limitarmi e, senza nessuna presunzione, cercherò di condividere il mio percepire e, per quanto sarò capace, anche di esprimerlo. Un modo come un altro per aumentare la mia conoscenza e imparare qualcosa in più su una delle arti primarie più importanti.

Una prova sul campo da cosciente inesperto e poi se “son rose fioriranno” altrimenti pazienza, non ne farò un dramma.
Nelle prossime settimane quindi, ci saranno dei post su delle opere e/o su dei maestri pittorici che in qualche modo hanno colpito la mia sensibilità. (continua)

Al mare

Ho trascorso un po’ di giorni al mare e precisamente a Duna verde, località nei pressi di Caorle facente parte dell’area metropolitana veneziana.
Non amo particolarmente l’ambiente marino inteso come giornate trascorse tra sabbia, ombrellone, sabbia, lettino, sabbia, sole, sabbia, abbronzatura, diciamo pure che non rientrano tra i miei gusti e quindi male gli affronto se non per poco tempo onde per cui preferisco le camminate sul bagnasciuga. Queste due foto appartengono a queste.

Sentire

Voglio sentire l’aria fresca,
sferzarmi il collo.

Camminare sull’argine,
toccare la terra nuda.

Vedere distese verdi,
annusare il profumo dell’erba.

Sentire parole, quelle ardue
sussurrate all’orecchio.

I cinquant’anni di “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd

The Dark Side of the Moon racconta la grandezza delle retrovie della psiche umana, tanto grande e tanto fragile. Nel 1973 a New York un grande tesoro inestimabile di arte musica e filosofia veniva messo al mondo, e seppur tanto omaggiato, tanto criticato, ha reso giustizia ad una lisergica parentesi della storia della musica. Chissà se a distanza di cinque decenni ne sia stato colto il totale significato, la totale sfumatura cupa e il lato nascosto, quello che non si vede. Il lato oscuro, buio e cupo è di sicuro quanto di più straordinario non sia mai stato percepito, e quanto di grande sia nascosto da quella luna pallida che ogni volta, ad ogni ascolto sembra parlarci. Se non tra i più belli, The Dark Side of the Moon oltre che essere l’outsider di un’intera discografia musicale, è di certo il disco dei record e dei numeri con tante cifre dall’irripetibile eccellenza.

Il dualismo di un disco come questo viene fuori raramente se non ci sono mani sapienti a plasmare con tanta arte e tanta dedizione le sette note in un così vasto repertorio di strumenti e suoni. Le idee sono figlie dei tempi ma sono rese grandi solo da chi ha la capacità di renderle tali e rimangono nel tempo immutate solo se concepite in miniera spirituale. Le delicate urla, le voci e i discorsi scanditi dalle tastiere e dai bassi sono il picco massimo di un disco come questo. Non abbiate paura di scoprire cosa c’è dietro quella palla luminosa o dentro il vostro inconscio, perché in quel momento avrete forse scoperto qualcosa di grande, avrete scoperto l’essenza non percepibile e non tangibile. The Dark Side of the Moon è l’onirico racconto di una tragica storia che non ha necessariamente un epilogo, ma che racconta il lento declino dell’umanità ancora tanto immatura da scoprire il lato oscuro della luna.

Izi.travel: Guide turistiche multimediali gratuite

Izi.travel nasce con lo scopo di far conoscere ai turisti di tutto il mondo un nuovissimo e innovativo modo di visitare città, musei e le loro storie, attraverso una piattaforma aperta, globale e gratuita.

L’attività si basa principalmente sulla volontà di aiutare le organizzazioni dei settori cultura, patrimonio e turismo nel portare in vita gli elementi della loro cultura e della loro storia, promuovendo contemporaneamente l’attività degli operatori turistici.

In pratica Izi.travel è un hub dinamico, dove migliaia di utenti possono creare e condividere facilmente guide multimediali, in modo da creare un database di materiale che possa rendere le visite a musei e alle città del mondo molto più entusiasmanti e istruttive, per tutti i turisti.

Link a Izi travel

Gocce

Quando ho un po’ di fotografie da pubblicare, e nel caso fossero più di una per post, cerco di collegarle con un minimo di comune denominatore. Con queste due credo non ci sono dubbi …sta nel titolo.

Kentucky Avenue – Tom Waits (1978)

Kentucky Avenue tratta dall’album Blue Valentine è una canzone carica di ricordi, Kentucky Avenue è un album intero di ricordi. Ballata toccante e nostalgica, prende il nome dal quartiere dove Waits è cresciuto. Waits dipinge un’immagine vivida delle persone e dell’atmosfera del luogo, aggiungendo grande emozione grazie alla sua caratteristica voce roca.
Il brano ricorda dei suoi amici d’infanzia e delle avventure che hanno vissuto insieme. Parla di temi dell’innocenza, dell’amicizia e del passare del tempo.
Kentucky Avenue è considerata una delle canzoni classiche di Tom Waits ed è stata interpretata da vari artisti nel corso degli anni. Mette in mostra la sua miscela unica di influenze blues, jazz e folk, combinate con il suo personale, unico stile distintivo di scrittura di canzoni.