Concentrazioni Urbane

Questo simpatico fiorellino è, penso, non nuovo ad ognuno di noi: è l’infiorescenza del trifoglio bianco, una pianta della famiglia delle Fabacee. È probabilmente tra le specie più comuni non solo da noi, ma in tutto il mondo, poiché è tra le preferite per i pascoli da foraggio. Per questo motivo si è diffusa in tutti e cinque i continenti.

Tra le sue particolarità, la foglia trilobata, che nei paesi anglofoni si chiama shamrock, ed è molto amata dalle api (tra le specie botaniche principali dei nostri mieli millefiori europei).

Questo fiorellino campeggia sulla homepage della GLUE, il Global Urban Evolution Project, una organizzazione internazionale di scienziati che studia come gli ambienti urbani possono modificare le evoluzioni di alcune specie di piante, quali fattori le guidano e se esistono degli ambienti simili sebbene geograficamente molto distanti tra loro che possono spingere a queste evoluzioni. Il trifoglio per le sue caratteristiche di diffusione è il candidato perfetto ad un esperimento comparativo, organizzato da questo consorzio. Infatti cresce ormai anche in tutti gli ambienti urbani prossimi a quelli rurali dove è impiegato come foraggio.

Si sa che il trifoglio produce acido cianidrico (sostanza mortale per un uomo in pochi minuti in certe quantità) sia in difesa contro la predazione sia nei periodi di siccità. Sfruttando il lavoro di scienziati e di volontari (sul sito è spiegato come) sono stati raccolti campioni provenienti da 160 città, con risultati straordinari.

I trifogli negli ambienti urbani producono meno acido cianidrico rispetto a quelli degli ambienti rurali, rispettando la logica che essendoci in città molti meno erbivori è più conveniente per la pianta sfruttare meno energie nella sua produzione. Ma la cosa sorprendente è un’altra: la quantità di acido cianidrico prodotto dalle piante in città distantissime geograficamente, da Tokyo a Londra, dalle città americane a quelle cilene, è che, tra loro, la quantità di acido cianidrico prodotto è molto più simile di quanto non lo sia con quella contenuta in un trifoglio cresciuto in un ambiente rurale. Di fatto, i trifogli urbani sono molto più simili tra loro che, per esempio, tra quelli di Londra città e zone rurali attorno Londra, delineando una sorta di evoluzione parallela urbana che ha dell’incredibile.

La storia è accennata nell’ultimo libro di Stefano Mancuso, Fitopolis, la città vivente (Laterza) che affronta un passaggio epocale: il trasferimento di una specie, la nostra, che non vive più nella natura, ma in una nicchia ecologica prodotta: la città. Questo ci espone ad una “specializzazione” che ha senso solo in un ambiente stabile, e per colpa della stessa specie, la nostra, l’ambiente non lo è più, persino nelle città. Le sfide che il cambiamento climatico portano già oggi sono decisive, e intuizioni e soluzioni le possiamo prendere proprio da un mondo, quello vegetale, che stranamente è quasi sempre fuori dai discorsi conservativi, quando è probabilmente il modo più semplice ed immediato per fare qualcosa.

Etel Adnan

Etel Adnan era una pittrice e scrittrice contemporanea americana-libanese nota per le sue interpretazioni astratte, dai colori vivaci di montagne, oceani e cieli. Le opere di Adnan interpretano poeticamente il paesaggio della California settentrionale attorno alla Baia di San Francisco, dove ha trascorso gran parte della sua vita.

“Quando dipingo può sembrare un paesaggio, ma c’è di più“, ha detto. “Non riconosci di che paesaggio si tratta, perché non è un paesaggio particolare, forse è il ricordo di un paesaggio particolare. L’arte ha una funzione politica nel senso che porta con sé qualcosa che migliora la vita, un desiderio di vita”.

Nata il 24 febbraio 1925 a Beirut, in Libano, ha studiato filosofia alla Sorbona di Parigi e alla U.C. Berkeley prima di scrivere il suo famoso romanzo Sitt Marie-Rose, pubblicato a Parigi nel 1977. Il romanzo ha avuto un’enorme influenza e da allora è stato tradotto in più di 10 lingue. Adnan è stata presentata alla Biennale del Whitney del 2014 ed è incluso nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York, del Centre Pompidou di Parigi, del British Museum di Londra e del Museum of Contemporary Art di Los Angeles, tra gli altri. Adnan è morta a Parigi il 14 novembre 2021 all’età di 96 anni.

L’essenzialità artistica di Etel Adnan è lo scambio eterno tra pittura e poesia: due attività artistiche distinte, quasi come se fossero due lingue diverse, tanto che quando Adnan scrive, confessa di dimenticarsi di essere una pittrice, e viceversa.
La sua pittura è piuttosto astratta, è un omaggio alla bellezza dell’universo e dell’intenso legame che ha con esso; i suoi dipinti sono realizzati con tratti chiari e sicuri.
Etel Adnan è profondamente innamorata della natura e della simbiosi con la nostra esistenza, tanto da dipingere paesaggi senza figure umane. Al centro delle sue composizioni astratte spesso è presente un quadrato rosso: questo simboleggia la bellezza immediata del colore – che proprio perché è al centro si nota subito.

Link utili: WikipediaEnciclopedia delle donneDoppiozeroIl Giornale dell’Arte

6Th Avenue Heartache – The Wallflowers (1996)

I Wallflowers sono la creatura di Jakob Dylan figlio di Robert Zimmerman e di Sara Lownds. Anche lui cantante, Jakob scrisse questo brano nel 1988 quando aveva solo 18 anni. Viveva a New York City, vicino alla Sixth Avenue, dopo aver abbandonato la Parsons School of Design, dove studiava pittura, dopo sole due settimane. Nonostante fosse il figlio di Bob Dylan, era solo, viveva da solo e trascorreva molto tempo vagando per la città e riflettendo sulla sua vita. Il testo riflette le immagini della città e la sua ricerca per trovare la sua strada. Fu allora che decise di fare della musica la sua vita, o almeno di provarci. Compito riuscito o almeno in parte perché essere figlio del Vate, scrivere canzoni e fare musica, è compito improbo come scalare l’Everest con le infradito.
6Th Avenue Heartache resta comunque un bel brano, molto godibile, probabilmente uno dei loro migliori.

Sempre

È sempre il tempo di imparare

Dalle nuvole in primavera
Dai tramonti in estate
Dai fiori in autunno
Dagli alberi in inverno

È sempre il tempo di conoscere

Dalle gocce delle nuvole
Dai colori dei tramonti
Dai profumi dei fiori
Dai rami degli alberi

È sempre il tempo

Di sorprendersi
Di meravigliarsi

Di inebriarsi
Di emozionarsi

Animali Liberi

Riporto la riflessione di un certo Walter Bond, nome/persona su cui l’esistenza nell’emisfero internet non ha traccia, ma comunque cambia nulla, in quanto la verità di questo scritto è inconfutabile e questo è quello che conta.

Quando mi chiedono se sono animalista io rispondo: “No, sono normale, sono semplicemente come tutte le persone dovrebbero essere. Esistono forse i bambinisti? No, perché è normale amare e proteggere i bambini. Perché, come gli animali, sono più deboli e non possono difendersi da soli”. Quando mi chiedono il perché io mi batto tanto per gli animali, perché a volte rischio anche la galera, io rispondo: se tutto intorno a voi ci fossero persone che tengono donne prigioniere, le violentassero ripetutamente, portassero via loro i figli e questi bambini venissero rinchiusi, torturati e uccisi… voi non aiutereste queste creature indifese? E se la legge permettesse tutto questo, voi non la infrangereste?

Sono membro iscritto all’ALA (Animaliberaction) una comunità di persone che si promuove attivamente contro la disumanità dell’uomo nei confronti degli animali, che si batte per i diritti di tutte le specie animali, le cui azioni ed i progetti hanno lo scopo di sensibilizzare le persone riguardo lo sfruttamento e la schiavitù degli animali. Una posizione etica e filosofica secondo cui, tutti gli individui, indipendentemente dalla loro appartenenza “specie-specifica”, hanno uguali diritti morali.
Purtroppo il fenomeno della violenza nei confronti degli animali continua a crescere in maniera esponenziale e con una crudezza disumana. Tra maltrattamenti, episodi di bullismo, traffici illeciti, randagismo e abbondoni, la situazione sembra sfuggire di mano.
ALA promuove il rispetto e la considerazione per tutte le forme di vita, senza alcuna discriminazione e senza stabilire una “scala gerarchica”. In contrapposizione all’antropocentrismo, che considera la supremazia dell’Uomo su tutte le cose, l’antispecismo riconosce il valore intrinseco di ogni essere senziente.

Link di Animaliberaction

Laurie Anderson

Originaria di Chicago, L.A. nasce nel 1947 e già da giovane, studia e poi insegna storia, arte, scultura, a New York. Scrive pezzi teatrali e articoli per riviste sempre sull’arte. Poco dopo, i suoi interessi si spostano verso la fotografia, la musica d’avanguardia e l’uso dell’elettronica applicata all’arte. Volendo etichettare la sua musica, cosa per altro non facile, si può dire che L.A. crea una fusione tra avanguardia colta e tecnopop.

I suoi dischi.

Il suo primo album BIG SCIENCE raggiunge il secondo posto della classifica Inglese e la fa conoscere al grande pubblico. La critica specializzata non le risparmia parole di stima, e così anche il pubblico.

Il secondo disco MISTER HEARTBREAK dell’84 raccoglie brani scartati in precedenza da BIG SCIENCE e altro materiale, ispirato da Shakespeare a Burroughs. Questo disco rimane sempre sull’onda del primo, con brani di ottimo livello, ma non lo eguaglia.

UNITED STATES LIVE dell’85 è una raccolta di cinque dischi, e fa parte di un progetto a cui la Anderson lavora da molti anni. L’opera della durata di ben sette ore riscuote unanime tributo soprattutto nelle sue performance dal vivo, anche se è una vera sfida all’ascoltatore più paziente.

Altro capitolo a parte è invece HOME OF BRAVE dell’86, qui l’Anderson si adopera per un progetto filmografico con inserti d’animazione e vari “esercizi” elettronici, sarà pubblicato come colonna sonora dell’omonimo film.

STRANGE ANGELS chiude in bellezza gli anni ottanta, il disco dell’89 è il quinto capitolo musicale, e secondo suo capolavoro. Per la prima volta Laurie usa la voce in modo puro, senza trattamenti elettronici. Il disco è molto piacevole, con sonorità dolci ed evanescenti, strizzando un pò l’occhio a futuristiche pop songs e ballate agrodolci. Senza però mai cadere nella pur minima commercialità.

I lavori successivi BRIGHT RED ’94 e THE UGLY ONE WITHE JEWELS ’95, perdono di spessore non interessano più come i precedenti, non perchè siano privi di “originalità ma perchè in realtà questi dischi sono poco suonati e molto parlati, ci sono tanti monologhi e poca musica. Questo se forse ad una certa critica pseudointellettuale può interessare, all’ascoltatore medio crea solo noia.

L’ultima sua opera targata anno 2001 è LIFE ON A STRING, poco si discosta, musicalmente parlando dagli anni novanta, nel senso che, ormai lo sperimentalismo è quasi fine a se stesso, e quindi di creativo c’è né ben poco. Siamo lontani dai quei due capolavori che sono BIG SCIENCE e STRANGE ANGELS.

In conclusione, la grandezza di questa musicista, “musa elettronica” sta nell’avere creato uno stile molto personale. Lo studiare la voce connessa allo strumento, l’usare il violino in modo solo a lei congeniale, “arrangiare” ritmi scoordinati e poco sinuosi, l’uso del sinth e d’altri strumenti come mai usati prima, fa di lei una musicista unica e geniale.