Guy Le Querrec

Nato a Parigi nel 1941 in una famiglia operaia bretone, Guy Le Querrec scopre da adolescente due passioni: il jazz e il cinema di anteguerra francese e italiano. Nel 1955 riceve la sua prima macchina fotografica, una Ultraflex, regalo aziendale di Natale della banca dove lavorava sua madre. Già nei tardi anni Cinquanta comincia a scattare foto di musicisti jazz a Londra, ma solo nel 1962, con lo stipendio del suo lavoro “regolare” presso una compagnia di assicurazioni, acquista la prima Leica.
Dopo il servizio militare, nel 1967, decide di diventare fotografo professionista e due anni dopo entra come fotografo di staff e picture editor nel settimanale Jeune Afrique. Nel 1972 è tra i fondatori dell’agenzia-cooperativa Viva. Nel 1976 entra a far parte di Magnum Photos e intanto crea e anima una serie di stage che rivelano la sua capacità di straordinario pedagogo. Oltre all’Africa francofona, i primi reportage includono la Francia – dal sobborgo parigino di Villejuif alle vacanze dei francesi (parte di un progetto collettivo di Viva) – e il Portogallo della Rivoluzione dei Garofani. Influenzato da Cartier-Bresson, reinterpreta e vivifica la tradizione “umanista” con uno stile che, non privo di humour, tonda la sua estetica sul disequilibrio e la possibile ambiguità come motore dinamico di ogni immagine. Nei tardi anni Settanta coproduce due film con Robert Bober, dirige il primo “Atelier de la Ville de Paris” e, nel 1983, coordina uno spettacolo di fotografia e musica jazz presentato ai Rencontres Internationales de la Photographie di Arles. Molte sono le mostre organizzate soprattutto in Europa e negli Stati Uniti.

Tra i libri pubblicati: Quelque Part (1977); Portugal: Regards sur une tentative de pouvoir populaire 1974-1975 (1979); Tête à tête: Daniel Druet, un sculpteur et ses modèles (1988); Musicales (1991); Jazz comme une image (1993); Caret de routes (1995); Jazz from J to ZZ (1996); François Mitterrand: des temps de poses à l’Elysée (1997); Suite africaine (1999); Jazz. Light and Day (2001); African Flashback (2005).


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