Street Legal (1978)
Considerato spesso l’album “big band” di Bob Dylan, Street-Legal (1978) è uno dei capitoli più discussi, densi e affascinanti della sua sterminata discografia. È il disco che segna il passaggio tra il Dylan narrativo degli anni ’70 e quello spirituale della fase “Born Again”. La tempesta spirituale che di lì a poco avrebbe portato Dylan verso la conversione cristiana. È un album di transizione, inquieto, teatrale, spesso sottovalutato.
Dopo l’intensità acustica di Blood on the Tracks e il sapore folk di Desire, Dylan decise di cambiare radicalmente rotta. Reclutò una band numerosa per un suono più ricco e soul, caratterizzato da una sezione di fiati imponenti, da coriste gospel (che diventeranno un marchio di fabbrica dei suoi tour successivi) e da Arrangiamenti complessi, quasi da “Las Vegas notturna”.
Il suono sorprende subito: arrangiamenti ampi, cori femminili, fiati, chitarre elettriche e una produzione quasi “urbana”, lontana dal folk scarno degli inizi. Dylan sembra guardare al soul, al rock di arena e persino al gospel nascente. La voce è ruvida, spezzata, ma piena di tensione drammatica.
Brani come “Changing of the Guards” aprono il disco con immagini apocalittiche e simboliche, in una delle sue scritture più enigmatiche e visionarie. “Señor (Tales of Yankee Power)” è invece un viaggio sospeso tra deserto, politica e spiritualità, con un’atmosfera notturna e allucinata. “Where Are You Tonight? (Journey Through Dark Heat)” chiude il disco in modo febbrile e quasi disperato, come una corsa dentro il caos emotivo.
Molti critici all’epoca lo accolsero freddamente, anche per via della produzione considerata confusa. Col tempo però Street-Legal è stato rivalutato: oggi appare come un’opera irregolare ma coraggiosa, piena di crepe umane e intuizioni poetiche. Non ha la perfezione di altri classici di Dylan, ma possiede qualcosa di vivo, instabile, autentico.
È un album da ascoltare al tramonto, tra luci di città e pensieri irrisolti: il ritratto di un artista che sta cambiando pelle senza sapere ancora in cosa si trasformerà.
A margine va ricordato che la sfortuna iniziale di Street-Legal non fu dovuta alla qualità delle canzoni, ma al suono “fangoso. La stampa in vinile del 1978 era tecnicamente carente. Il suono risultava compresso, quasi ovattato, come se gli strumenti si calpestassero a vicenda. E’ solo con la rimasterizzazione di fine anni ’90 che l’album è stato “ripulito”, rivelando la brillantezza degli arrangiamenti e portando molti critici a rivalutare l’opera come un capolavoro dimenticato.
Una curiosità: la copertina ritrae Dylan sulle scale del suo studio di registrazione (Rundown Studios a Santa Monica). L’immagine riflette perfettamente l’atmosfera dell’album: un uomo in transito, elegante ma visibilmente provato.
