Atom Heart Mother – Pink Floyd (1970)

Un disco di frontiera, sospeso tra ambizione sinfonica e psichedelia pastorale. Atom Heart Mother è il momento in cui i Pink Floyd provano a uscire definitivamente dall’orbita di Syd Barrett, cercando una nuova identità collettiva — non ancora matura, ma già audace.
La lunga suite che apre l’album è un azzardo monumentale: rock e orchestra, fiati solenni, cori, temi che si rincorrono come nuvole lente. Non è sempre coesa, ma è visionaria, e soprattutto rivela una band che osa pensare in grande.
Atom Heart Mother è il loro quinto album, pubblicato nel 1970. Chi non ricorda la copertina del disco in vinile, la bellissima foto della mucca Lulubelle realizzata da Storm Thorgerson e dal suo studio Hipgnosis? Già quella copertina da sola meriterebbe un posto nella storia della cultura popolare del secolo scorso, ma ancor più lo merita la musica e in particolare la suite che dà il titolo all’album: Atom Heart Mother, appunto, 23 minuti e 41 secondi nei quali i Pink Floyd ci accompagnano in un viaggio clamoroso tra musica rock, avanguardia, musica classica, progressive, ricco di sorprese e di fascino.
Provate oggi ad ascoltare Atom Heart Mother, provate a tuffarvi nell’universo dei Pink Floyd, anzi nella parte più sorprendente, sperimentale, immaginifica della loro musica. Di certo, la musica di Atom Heart Mother non è semplice, ma l’album è sicuramente uno dei più importanti dell’avventura dei Floyd, spartiacque temporale dell’inizio del nuovo decennio, ma anche concettuale per quanto riguarda il modo di lavorare della band inglese e soprattutto di Roger Waters, che iniziava a prendere le redini del gruppo.



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