Il Buddambulo #13

Una scrittura Mahayana

Molti studiosi di buddismo considerano il Sutra del Loto la punta più alta del Mahayana. Ma, essendo stato scritto nella sua forma definitiva circa nel I secolo d.C. molti lo ritengono non aderente all’insegnamento originale di Shakyamuni. Interpretazioni a parte, è interessante chiarire perché questo sutra goda ancora ai nostri giorni di grande considerazione. Già eminenti filosofi buddisti come Nagarjuna e Vasubandhu, comparandolo ad altre scritture lo giudicavano “superiore” per la dottrina e la profondità dell’insegnamento.
Il testo fu tradotto dal sanscrito al cinese dal monaco Kumarajiva, persona di grande ingegno che non operò alcuna manomissione.
La sua traduzione che risale al 406 d.C., si compone di 8 volumi e 28 capitoli e viene considerata la migliore. Oltre al fatto di possedere la perfetta padronanza di numerose lingue, egli commentava quotidianamente con i suoi collaboratori il lavoro di traduzione, limandolo e perfezionandolo in una sorta di opera collettiva.

La traduzione è un elemento di fondamentale importanza nella trasmissione del Dharma.
I contenuti dei sutra cambiano a seconda del modo di pensare del traduttore: in un passaggio del Sutra del Nirvana il budda afferma:
«Quando il mio insegnamento sarà propagato in un’altra terra, sarà facile che ci siano errori».
I cinesi erano grandi sistematizzatori e studiavano direttamente i sutra senza passare attraverso opere esegetiche. Il gran Maestro T’ien-t’ai (538-597 d.C.), dopo un’accurata analisi e classificazione di tutte le scritture buddiste, stabilì che il Sutra del Loto era l’insegnamento definitivo di Shakyamuni. Nel VI secolo d.C. il buddismo arrivò in Giappone attraverso la Corea e il principe Shotoku (547-622 d.C.) fece diffondere il Sutra del Loto in tutto il Paese.

Questo sutra è di particolare importanza per alcuni motivi fondamentali: dichiara che tutti gli esseri viventi possiedono la natura di budda, perciò tutti possono raggiungere l’illuminazione nella vita presente; poi chiarisce che il budda non esiste in qualche luogo speciale e non è un essere soprannaturale; inoltre dimostra che la natura essenziale della vita esiste continuamente attraverso passato, presente e futuro; infine dichiara che non esistono categorie di persone che non possono ottenere la buddità: negli insegnamenti precedenti le donne, per esempio, o i pratyekabudda (gli “intellettuali”, affetti da egoismo), non potevano ottenerla.


2 risposte a "Il Buddambulo #13"

  1. Chi ha corretto e aggiornato gli insegnamenti del Sutra del Loto estendendo la possibile ‘buddità’ anche alle donne (e agli intellettuali) è stato sicuramente più intelligente e realista di un noto santo della dottrina cattolica (nonchè protettore, si fa per dire, delle donne che per un tristo periodo si diceva fossero affette da tarantismo). Per il resto considero Il Sutra del Loto una ‘religione’, sicuramente tra le meno dannose radicate nel mondo.

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