Marc Chagall (1887-1985) fa parte di quel più ristretto gruppo di indipendenti, curioso osservatore delle novità e capace di una sintesi originale tra le proposte avanguardistiche e la propria concezione stilistica: dai primi del Novecento agli ultimi anni della sua vita non concede alle metamorfosi dell’arte di invadere la sua produzione, ma si interessa alla loro evoluzione e involuzione cogliendo solo ciò che ritiene compatibile con il suo stile e i suoi soggetti, la cui coerenza non viene mai meno.
La sua carriera di pittore attraversa tutto il XX secolo, una lunga esistenza artistica corredata da un successo e un apprezzamento di pubblico enormi, destinata a non tramontare nonostante la morte e il trascorrere del tempo.
Capre, galli, uccelli, maiali, cavalli, pesci, cicogne. E vacche. Gli animali dell’adolescenza a Vitebsk accompagnano Chagall per tutta la vita. Marc parla con loro, sono anche i suoi compagni di gioco. Il nonno è un macellaio. Uccide le bestie secondo la religione ebraica, vale a dire come un rito sacrificale (“Tu, piccola mucca, nuda e crocefissa, tu sogni in Paradiso. Il coltello lampeggiante ti ha fatto salire in cielo”, dice Chagall).
Anche quando l’artista vive a Parigi nel quartiere bohémien della “Ruche”, dove si trasferisce negli ultimi mesi del 1911, a 24 anni, è raggiunto dai gridi degli animali scannati. Il suo atelier non è lontano dal mattatoio di Vaugirard: “Le due, le tre del mattino. Il cielo è blu. Sorge il giorno. Laggiù, poco oltre, si sgozzava il bestiame, le vacche muggivano e io le dipingevo. Vegliavo così per notti intere”, scriverà, nel 1921-192 nella sua autobiografia.
La matrice dei soggetti ritratti da Chagall risiede fondamentalmente in due ambiti: la vita popolare russa e la Bibbia. Dal primo trae ricordi ed esperienze che trasmettono quello spirito fiabesco e incontaminato che spesso pervade le sue tele, mentre dal testo sacro – che dagli anni ’30 studia con sempre maggior dedizione – prende spunto per i diversi soggetti cruciali che costituiscono il corpus artistico della seconda metà della sua carriera. Lo stile del pittore viene inizialmente influenzato da movimenti avanguardisti come i Fauves – dai quali però rimane ai margini – optando poi per una progressiva semplicità delle forme che lo inseriscono nel neo-primitivismo a carattere russo. I colori proposti da Chagall con il tempo iniziano a valicare i confini delle forme disegnate diventando liberi e indipendenti da esse: ispirato forse dal Tachisme francese i suoi quadri si compongono di macchie e nette fasce di colore.




Che articolo interessante!
grazie per averlo condiviso
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Grazie a te!
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meraviglioso!
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Un tratto inconfondibile
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