Robert Capa

Robert Capa non era intenzionato a diventare un fotografo di guerra: furono le circostanze della sua vita a spingerlo. Nacque con il nome di Endre Friedmann in una famiglia ebrea di Budapest. Nel 1931, a 17 anni, fu costretto a lasciare il Paese per avere partecipato a manifestazioni contro il regime ungherese. Approda a Berlino dove troverà lavoro presso l’importante agenzia berlinese Dephot. Il direttore, Simon Guttmann, riconosce subito il suo talento e lo invia a fotografare Lev Trotskij durante una conferenza a Copenaghen.
Nel 1933, con Hitler al potere, Endre è di nuovo obbligato a partire.
Si installerà a Parigi con la speranza di guadagnarsi da vivere come fotoreporter. Ma nei primi tempi conosce la fame, la miseria e la xenofobia, mitigate solo dalle nuove amicizie. Tra questi Henri Cartier-Bresson e David Seymour – più conosciuto come “Chim” – con cui anni più tardi fonderà Magnum Photos. In questo periodo conosce anche una giovane profuga tedesca, Gerda Taro (nata Pohorylles), che diventerà sua compagna e manager. Insieme “inventano” un noto e prestigioso fotografo americano di nome Robert Capa.
Con le sue prime foto della guerra civile spagnola Endre dimostra di essere all’altezza della reputazione del celebre Robert Capa e ne assume ufficialmente il nome. Nel luglio del 1937 Gerda Taro muore in Spagna mentre fotografa la ritirata nella battaglia di Brunete.
Capa non superò mai completamente questa perdita. Negli anni successivi continuerà a fotografare i grandi conflitti: la resistenza cinese all’invasione giapponese del 1938, la seconda guerra mondiale in Europa (1941-1945), la prima guerra arabo-israeliana (1948) e la guerra d’Indocina (1954). Simbolo di tutti i fotogiornalisti che hanno rischiato la vita per la loro professione, Capa seppe comporre immagini di una dolcezza senza confronti, affreschi storici intrisi di umanità. Seppe trovare nei volti della gente quell’istante rivelatore che stempera la sofferenza in speranza.

Il Sito Grandi FotografiMagnum Photo

Henri Cartier-Bresson

“L’occhio del secolo”, o “sinonimo stesso della parola fotografia”, o ancora “l’obiettivo ben temperato”: tante definizioni hanno accompagnato Henri Cartier-Bresson e le sue immagini. E del resto, se mai è esistito uno sguardo in grado di cambiare per sempre la maniera di osservare la realtà e di pensare la fotografia, è senza dubbio quello di Henri Cartier-Bresson, il più grande tra i grandi fotografi.
Nato a Chanteloup, a pochi chilometri da Parigi, nel 1908, intraprende presto un cammino originale, fuori da ogni schema, e prima dei vent’anni lascia il liceo per dedicarsi alla pittura studiando con André Lhote. Frequenta i surrealisti: il giovane Henri li osserva, li studia e assorbe i loro insegnamenti. A 22 anni parte per la Costa d’Avorio, ma dopo un anno una febbre tropicale lo costringe a tornare in Francia dove, definitivamente, scopre la gioia di scattare fotografie. Compra una Leica, duttile e maneggevole e, in compagnia di André Peyre de Mandiargue, parte per un viaggio in Europa, tra Francia, Spagna, Italia, e poi in Messico. Lo sguardo, allenato dalla pittura e attratto dalla realtà che incontra, riesce a cogliere momenti di equilibrio raro, di perfetta composizione formale e insieme di grazia estrema. Sono gli anni delle “prime fotografie” (come verranno chiamate in una successiva mostra al MoMA di New York), un corpus visivo di incredibile forza e importanza: “dal 1932 al 1934 Henri Cartier-Bresson, grazie ad una straordinaria inventiva riuscì a dimostrare che un fotografo poteva manipolare il mondo con la stessa libertà con cui uno scultore modellava la creta, fingendo di non aver toccato nulla. Chi avrebbe mai pensato che la fotografia fosse in grado di sviluppare tali alchimie?

Il sitoGrandi Fotografi Magnum Photos

Elliott Erwitt

Elliott Erwitt nasce nel 1928 a Parigi da genitori russi. Frequenta nel 1934 le scuole elementari in Italia, dove i suoi genitori si sono trasferiti, ma nel 1939 la famiglia Erwitt decide di emigrare negli Stati Uniti. Nel 1942, a 13 anni, frequenta la Hollywood High School e, piu tardi, il Los Angeles City College. Dopo essersi trasferito a New York nel 1946, segue un corso di storia del cinema presso la New School for Social Research, barattando il costo delle lezioni con il proprio lavoro di custode presso la stessa scuola.
Nell’anno 1953, dopo il servizio militare, svolto in Europa come assistente fotografo presso l’US Army Signal Corps, Erwitt comincia a lavorare regolarmente con prestigiose testate come “Look”, “Life”, “Collier’s”, “Saturday Evening Post” e “Holiday”. Lo stesso anno entra alla Magnum Photos come fotografo associato e un anno dopo, nel 1954, ne diviene membro effettivo.
Dal 1970 all’attività fotografica si affianca quella cinematografica, che ben presto assorbe gran parte del suo tempo, con la realizzazione sia di filmati commerciali e di reportage, sia di film a soggetto.
Nel 1974, con Son of Bitch inizia la produzione di libri che, affiancata e sostenuta da mostre in gallerie e musei, registra opere tematiche (come On the Beach, del 1991 o Museum Watching del 1999) e lavori generali come il recente Snaps, realizzato nel 2001.

Il sitoGrandi FotografiMagnum Photos

Le foto in bianco e nero vincitrici del Black and White Minimalist Prize 2024

In Great-Grandpa’s hands by Yvonne C. Krystovsky

Minimalism è promotore di un concorso che premia le migliori fotografie minimaliste e monocromatiche che porta il nome di “Black and White Minimalist Photography Prize 2024”.

La giuria quest’anno ha deciso di assegnare il primo premio alla fotografia intitolata “In Great-Grandpa’s hands” di Yvonne C. Krystovsky, seguita rispettivamente al secondo e terzo posto dai fotografi Daniel Zaleski e Alexandre Caetano.

La foto vincitrice di Krystovsky cattura un momento di tenera connessione tra generazioni, mostrando le mani di un bisnonno che afferrano quelle del pronipote. Da un lato ci sono le rughe sulla pelle dell’anziano che raccontano le sue esperienze di vita, dall’altro le dita morbide del bambino che ne riflettono l’innocenza.

Minimalist Concrete Staircase by Daniel Zaleski

Al secondo posto troviamo “On top of Serra da Capelada” di Daniel Zaleski, che ritrae una scala in cemento di nuova progettazione. realizzata in un vecchio edificio ristrutturato (ex mattatoio).

On top of Serra da Capelada by Alexandre Caetano

Mentre al terzo posto troviamo “On top of Serra da Capelada” di Alexandre Caetano. La foto è stata scattata durante un viaggio attraverso la Costa da Morte, in Galizia, a 600 metri sul livello del mare, proprio dove le montagne separano il mare Cantabria dall’Oceano Atlantico.

Qui per vedere tutte le bellissime foto

Storie dal mondo

Da due anni il World press photo, il più importante premio fotogiornalistico del mondo, ha cambiato le categorie e la formazione della giuria: i temi sono solo quattro, mentre la giuria è divisa in aree geografiche, dall’Africa all’Europa, dal Centroamerica all’Oceania. L’obiettivo è quello di dare spazio a fotografi di ogni parte del mondo e di far emergere storie che potrebbero avere più difficoltà a farsi conoscere. Quest’anno hanno partecipato 3.851 fotografe e fotografi di 130 paesi. Ci sono storie legate alla crisi climatica in Brasile e in Bangladesh, un reportage sulla riduzione delle popolazioni di farfalla monarca in Nordamerica e Centramerica, e lavori sulla demenza senile in Giappone e Madagascar. Ovviamente non potevano non esserci immagini sulle guerre tra Russia e Ucraina, e tra Hamas e Israele. “Le foto scelte sono state realizzate con rispetto, coraggio e profondità, spesso in circostanze inimmaginabili”, ha detto la presidente della giuria Fiona Shields, del Guardian. I vincitori finali del premio saranno annunciati il 18 aprile.

Qui le foto finaliste

Le migliori fotografie del mondo

La Sony ogni anno organizza un concorso fotografico denominato World Photography Award. Il concorso si articola in dieci categorie: dal viaggio al movimento, dal lifestyle al ritratto fino alla fotografia creativa e al paesaggio.
Si tratta delle migliori foto scattate nel corso del 2023: in tutto ci sono state 395 mila candidature.
Il vincitore assoluto verrà invece proclamato il 18 aprile quando a Londra si terrà la cerimonia di premiazione.

Pubblico le prime due foto vincitrici dell’Open del Sony World Photography Awards 2024, il resto le trovate nel link pubblicato a fine post.

Per la categoria “architettura” ha vinto la fotografia “Falling Out of Time” di Ana Skobe, che raffigura un faro stagliato contro un cielo limpido al crepuscolo.

Per “fotografia creativa” è stata premiata invece la fotografia scattata da Rob Blanken, che ha immortalato cristalli di aminoacidi B-alanina.

Le restanti fotografie sono visibili QUI

Le foto vincitrici del Nature Photography Contest 2023

Ogni anno il “Nature Photography” crea un concorso che porta il nome di “Contest” che premia le migliori fotografie naturalistiche suddivise per categorie, dal paesaggio alla fauna selvatica, dal mondo notturno a quello subacqueo.
Da pochi giorni è stato pubblicano il “Contest 2023” che vede fra i tanti partecipanti, fotografi sia professionisti che dilettanti.

Quest’anno ha trionfato Glenn Ostle ricevendo il Photo Award of the Year con la foto che ritrae un leone marino nelle profondità dell’isola di Los Islotes.

Le fotografie, tutte di estrema bellezza, sono visibili nel sito The Nature Photo Contest