Abbas

Nato fotografo, Abbas è un iraniano trapiantato a Parigi. Dal 1970 al 1978, pubblica sulle riviste internazionali le immagini dei confitti politici e sociali dei Paesi del Sud del mondo, tra cui il Biafra, il Bangladesh, il Vietnam, il Medio Oriente, il Cile, il Sudafrica con un notevole articolo sull’apartheid. Tra il 1978 e il 1980 copre la Rivoluzione iraniana e farà ritorno al suo Paese natale solo nel 1997, dopo diciassette anni di esilio volontario. Il suo libro Iran Diary 1971-2002 è un’interpretazione critica della storia dell’Iran attraverso le sue immagini e pagine del suo diario personale. Tra il 1983 e il 1986 si reca in Messico dove fotografa il Paese nello stesso modo in cui si scrive un romanzo. Una mostra e un libro, Return to Mexico, Journeys Beyond the Mask, con alcuni brani del suo diario di viaggio, lo aiutano a definire il proprio stile e linguaggio fotografico.
Dal 1987 al 1994, dallo Xinjiang al Maghreb, fotografa il mondo islamico in un momento di grande espansione. Spinto dal desiderio di comprendere le tensioni interne che tormentano le società musulmane, il suo libro Allah O Akoar, viaggio negli Islam del mondo illustra le contraddizioni di un’ideologia che s’ispira a un passato mitico e che aspira alla modernità e alla democrazia. Dal 1995 al 2000 percorre le terre del cristianesimo, proprio quando l’anno 2000 impone al calendario universale questa religione come simbolo del potere dell’Occidente. Il suo libro Voyage en Chrétientés e la sua mostra itinerante esplorano questa religione non solo come rituale, ma anche come fenomeno politico e spirituale. Dal 2000 al 2002 Abbas fotografa il paganesimo delle società tradizionali e quello che rinasce in una serie di nuove sette, definite dallo stesso Abbas come neo-pagane. Attualmente il fotografo lavora sul tema del confronto tra le religioni nelle loro componenti culturali più che dottrinali, che stanno lentamente sostituendo le ideologie politiche nei conflitti che coinvolgono sempre più nuove regioni del mondo.
Abbas è membro di Magnum Photos dal 1981.

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Le immagini mozzafiato vincitrici del concorso fotografico dedicato ai fenomeni meteorologici

Sono stati annunciati i vincitori della Calendar Competition 2025 indetta dalla WMO, World Meteorological Organization. Il concorso fotografico incentrato sui fenomeni meteorologici ha attirato moltissimi partecipanti da tutto il mondo, ma solo 75 hanno superato la selezione della giuria, per poi essere pubblicati sui social ed essere nuovamente giudicati dal pubblico. 14 fotografie hanno superato anche questa seconda selezione guadagnando la vittoria.
Tempeste, aurore boreali, fulmini e arcobaleni notturni. QUI gli scatti che hanno conquistato la giuria del prestigioso concorso fotografico.

Harry Gruyaert

Nato ad Anversa, in Belgio, nel 1941, Harry Gruyaert si avvicina ben presto al mondo dell’immagine grazie al padre, insegnante di tecnica fotografica presso la Gevaert. Dopo gli studi all’École du Cinéma et de la Télévision di Bruxelles (1960-1963), lavora, nei primi anni Sessanta, come direttore della fotografia per la rete televisiva fiamminga. Nel 1965 scopre il Marocco, dove tornerà molto spesso nei successivi vent’anni.
Decide di diventare fotografo a tempo pieno e si avvicina al mondo della fotografia di moda (assignments per Elle e altre riviste). Comprende che non è la moda a interessarlo, ma i luoghi in cui le foto sono scattate: sempre più si dedica a una fotografia personale, di ricerca. A Londra, nel 1972, realizza il suo primo lavoro di ampio respiro, TV Shots: fotografie di uno schermo televisivo, realizzate all’interno di una camera da letto, che catturano immagini delle Olimpiadi di Monaco di Baviera o dei primi voli della navicella Apollo.
Si trasferisce a Parigi ma continua a viaggiare, e nel 1976 riceve l’importante premio Kodak della critica fotografica per le immagini sul Marocco. Allarga nel frattempo il proprio orizzonte con intensi reportage in Egitto, India, Vietnam, Medio Oriente, Yemen, Cina e Italia.
Continua anche a visitare il suo Paese e a fotografarlo (il frutto di questo lavoro verrà raccolto nel volume Made in Belgium, 2000).
Nel 1981 entra a far parte di Magnum Photos. Nel corso degli anni, accanto ai progetti più personali, affianca assignments per importanti riviste, come il National Geographic, lavori di corporate per numerose industrie (Renault, Audi, Ford, Elf, Iveco, Lavazza ecc.) o missioni fotografiche per istituzioni pubbliche (i reportage su Madrid, 1992, in Francia sulla baia della Somme, 1990, e a Digione, 1995).
Importanti mostre e volumi (Lumières blanches, 1986; Morocco, 1990; Made in Belgium, 2000; Rivages, 2003) raccolgono le sue foto. in ogni lavoro la ricerca è sempre costante e precisa, nel tentativo di catturare al meglio la sottigliezza della luce e la forza del colore.

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Siena International Photo Awards 2024

Un viaggio visivo attraverso le 30 fotografie più impressionanti del 2024, selezionate tra migliaia di partecipanti. 

Animals In Their Environment, menzione d’onore: “Colorful Night” di Mohammad Murad

Il Siena International Photo Award nasce da un sogno ambizioso: trasformare la città di Siena e il suo territorio in una capitale mondiale della fotografia. Un palcoscenico di eventi esclusivi che mira a riunire fotografi professionisti, talenti emergenti e appassionati di ogni livello, accomunati dalla passione per questa arte visiva. QUI per vedere le trenta fotografie.

Nature Photographer of the Year 2024

Anche quest’anno sono stati decretati i vincitori del “Nature Photographer of the Year“, il prestigioso concorso che premia le foto naturalistiche più spettacolari del mondo.

Tredici le categorie presenti, che spaziano dagli ‘Mammals’ a ‘Plants and Fungi’, da ‘Landscape’ a ‘Animals portraits’, da ‘Nature Art’ a ‘Black and White’ e poi via via: ‘Birds’, ‘Underwater’, ‘Other Animals’ ecc. ecc.

Su tutti ha trionfato l’immagine (foto sopra) dell’italiano Paolo Della Rocca, che ha ritratto due leopardi delle nevi intenti a giocare.

Qui la settantina di foto premiate.

Le più belle immagini dell’anno sulle specie animali

Una taccola appollaiata su una cerva rossa a Richmond Park, Londra (Stephen Chung/Xinhua/ABACA/ansa)

Ogni settimana il Post pubblica delle foto di animali. Lo scopo è mostrare animali di specie diverse. Le immagini vengono dalle agenzie fotografiche, i cui fotografi le scattano per lo più negli zoo, in riserve naturali o situazioni di vita quotidiana urbana. Le foto vengono scelte perché sono semplicemente belle, in altri casi perché raccontano una storia. Spesso dicono qualcosa di una specie o del contesto in cui vive, ci insegnano un nome nuovo o una curiosità in più su un pezzo di mondo.
Qui trovate la selezione delle migliori dell’anno.

Le più belle fotografie scientifiche del 2024 per la rivista ‘Nature’

La rivista “Nature” ha stilato la classifica degli scatti migliori dell’anno. Qui sotto un esclusivo ‘terzetto’ tra le altre.

Eccoli qui in tutto il loro splendore i tre batteriofagi, ovvero virus che infettano batteri, osservati al microscopio.

Magica e surreale la fotografia scattata ad agosto, a Stonehenge, da Josh Dury, che ha ritratto le stelle cadenti combinando oltre 40 immagini in una. L’effetto è spettacolare.

C’è poi spazio per il divertimento in questa foto scattata da Enric Gener per il prestigioso concorso “Ocean Photographer of the Year 2024”, dove una tartaruga marina offre un passaggio a un gabbiano.

Le altre fotografie selezionate da Nature le trovate qui.

George Rodger

Nato nel 1908 a Hale, nel Cheshire, da una famiglia di origine scozzese, dopo gli studi (1921 – 25), George Rodger s’imbarca su un cargo della Marina Mercantile. Nel 1929 aveva compiuto varie volte il giro del mondo senza però aver mai visitato Londra. Dopo un periodo difficile negli Stati Uniti, durante la Depressione, lavora come fotografo per la BBC (1936 – 38), poi per l’agenzia Black Star, e le sue foto sono pubblicate su Tatler, Sketch, Bystander e Illustrated London News.
Il reportage del “Blitz” su Londra attira l’attenzione di Life e dal 1939 al 1945 diventa corrispondente di guerra per questa rivista. Documenta il fronte in Africa Occidentale, poi in Eritrea, Abissinia, Iran e Birmania. Raggiunge il Nordafrica, dove incontra Robert Capa, di cui diventa amico, poi segue lo sbarco in Italia, dalla Sicilia fino a Salerno.
Dopo aver documentato la liberazione della Francia, del Belgio e dell’Olanda, è il primo fotografo a entrare a Bergen-Belsen, nell’aprile del 1945. E un’esperienza traumatica e da quel momento Rodger deciderà di non voler più essere fotografo di guerra. Si licenzia e parte per un lungo viaggio in Africa e nel Medio Oriente, concentrandosi sempre più sugli animali, sui riti e la vita delle popolazioni africane.
Nel 1947 è uno dei membri fondatori di Magnum Photos. Durante un viaggio da Città del Capo al Cairo scatta immagini straordinarie della tribù Nuba Kordofan. Le foto appariranno prima sul National Geographic (1951), poi nel volume Village des Noubas (1955), accompagnate da un testo dello stesso Rodger. Dal 1941 al 1980 compie più di 15 spedizioni in Africa. Tra i suoi lavori: People Are People the World Over, Generation Children, un gruppo di progetti ispirati da Capa (1954), missioni per la Standard Oil e la Esso in Medio Oriente, Africa e Etiopia. I suoi reportage a colori sul Sahara, i Tuareg e la vita animale, con testi scritti dalla moglie, la giornalista Jinx Rodger, sono pubblicati dal National Geographic. Nel 1980 toma in Africa per l’ultima spedizione.
Muore nel 1995. Le sue foto, e gli scritti che spesso le accompagnano, sono state raccolte in tanti volumi e mostre itineranti.

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Le 100 foto del 2024 per Associated Press

La missione del fotogiornalismo è catturare momenti che rappresentano e, nel migliore dei casi, rivelano veramente l’infinito spettro dell’esperienza umana.

I fotografi dell’Associated Press in tutto il mondo hanno trascorso il 2024 facendo esattamente questo, a volte con grande rischio o sforzo personale, sempre con etica, compassione e qualità e con un occhio sempre rivolto al memorabile.

Tuttavia, quando questi fotografi incontrano il mondo (da Israele e Gaza al Brasile, dalla Mongolia al cuore dell’America e oltre), spesso non hanno idea di cosa troveranno finché non lo trovano davanti agli occhi.

Ecco cosa hanno trovato nel 2024, in tutte le sue contraddizioni: Conflitto. Ambizione. Rabbia. Ingiustizia. Sforzo. Allegria. Povertà. Sangue. La ricerca dell’eccellenza, indipendentemente dall’arena. Il corpo umano, in glorioso e panico movimento e, troppo spesso, tristemente immobile. Lotta: per proteggere i propri cari, per navigare in un pianeta che si riscalda, per sfuggire a conflitti e oppressione, per sopravvivere alla capricciosità della natura.

Le 100 foto del 2024 per Associated Press

Steve McCurry

Nato a Philadelphia nel 1950, Steve McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania State University. Inizialmente pensava di dedicarsi alla realizzazione di documentari, ma comincia ben presto a collaborare come fotografo con un giornale locale. Dopo tre anni decide di recarsi in India per qualche mese e comporre il suo primo vero portfolio con immagini di questo viaggio. Si fermerà invece due anni e, dopo la pubblicazione del suo primo lavoro importante sull’Afghanistan, collaborerà con alcune delle riviste più prestigiose: Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic.
Membro di Magnum Photos dal 1985, McCurry ha ricevuto numerosi riconoscimenti di grande prestigio, come il Magazine Photographer of the Year, concesso dalla National Press Photographer Association nel 1984, e quattro diversi primi premi della World Press Photo nell’edizione dello stesso anno. Nel 1998 gli sono stati assegnati due premi Eisenstaed, rispettivamente per la famosa foto del bimbo coperto di polvere rossa durante un festival a Bombay e per il reportage sulla celebrazione del 50° Anniversario dell’Indipendenza in India. Sempre nel 1998 riceverà il premio Life’s Magazine World Photo e, successivamente, per due volte, l’Olivier Rebbot Memorial Award.
Oltre ai libri Portraits (1999) e South Southeast (2000), McCumy ha pubblicato anche The Imperial Way (1985), il reportage di un lunghissimo viaggio in treno nel subcontinente indiano con lo scrittore Paul Theroux, Monsoon (1988), documento straordinario di uno degli effetti climatici più devastanti del pianeta, Sanctuary (2002), una visione calma e contemplativa dei monasteri buddisti di Angkor Wat in Cambogia. The Path to Buddha, il suo ultimo libro (2003), è dedicato ai luoghi sacri del buddismo tibetano.
Il suo lavoro è stato esposto in numerosi Paesi del mondo ed è conservato in diverse collezioni pubbliche come quelle del Museo di Tokio, dell’Houston Museum of Modem Art, dell’International Center of Photography, della George Eastman House e del Philadelphia Museum of Art.

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