Ghasem Baneshi è un fotografo iraniano specializzato nella cattura dei dettagli intricati dell’architettura tradizionale persiana, in particolare delle muqarnas, elementi decorativi caratteristici dell’architettura islamica. Le sue fotografie mettono in risalto la complessità e la bellezza di questi elementi architettonici, offrendo una prospettiva unica sul patrimonio culturale iraniano. Le sue opere sono state condivise su piattaforme come Instagram, dove ha un seguito significativo. Inoltre, la sua fotografia della Moschea dello Scià è stata apprezzata per la sua capacità di catturare l’essenza dell’architettura persiana.
Alex Majoli è nato nel 1971 a Ravenna. Ha cominciato a fotografare prestissimo sotto la guida dei fotografi Daniele Casadio e Ettore Malanca. Nel 1989 era già fotoreporter professionista. Nel 1990 comincia una collaborazione con l’agenzia Grazia Neri. Nel 1992 e 1993 viaggia a lungo in lugoslavia per documentare la guerra. Nel 1994 comincia a lavorare a un reportage di ampio respiro sul manicomio di Leros, in Grecia, documentandone, in bianco e nero, la fase finale prima della chiusura. Questo progetto diventa un volume (Leros, pubblicato per la prima volta nel 1999) e dà vita ad altri lavori sulla condizione psichiatrica nel mondo. Nel 1995 è in Sudamerica per molti mesi, fotografando diversi soggetti e cominciando così a porre le basi del progetto Requiem in Samba. Dal 1997 comincia a pianificare Hotel Marinum, un grande progetto, al quale tuttora lavora, dedicato alla documentazione fotografica della vita delle città portuali di tutto il mondo. Nel 1998 comincia a sperimentare il linguaggio cinematografico. Nel 2001 Alex Majoli diventa membro di Magnum e continua a seguire e documentare i conflitti scoppiati nelle diverse regioni del mondo per numerose riviste. Le sue foto sono pubblicate sulle maggiori testate internazionali. Collabora con Newsweek, The New York Times Magazine, Granta e con il National Geographic. Con Paolo Pellegrin, Ilka Uimonen e Thomas Dworzak, altri membri di Magnum Photos, ha dato vita alla mostra Off Broadway presentata in prima assoluta a New York nel 2004. Vive tra la sua casa di Cesura, vicino a Piacenza, e New York. На pubblicato Leros (Trolley, 2002) e One Vote (Filigranes, 2004), una raccolta di ritratti realizzati durante la campagna elettorale per le ultime presidenziali USA. Tra i molti premi assegnati, il Premio Marco Pesaresi (2003), l’Infinity Award (2003), il premio OPC (2004).
Alex Webb è nato a San Francisco, in California, nel 1952. Studia storia e letteratura al college e fotografia al Carpenter Center for the Visual Arts. Nel 1972 frequenta l’Apeiron Workshop e due anni dopo diventa fotografo professionista. Comincia subito a pubblicare su importanti testate, come The New York Times Magazine, Life, Geo, Stern e National Geographic. Nel 1974 si associa a Magnum Photos per poi, nel 1979, diventarne membro effettivo. Verso la metà degli anni Settanta realizza lunghi e accurati reportage nel Sud degli Stati Uniti, documentando, in bianco e nero, la vita delle piccole città. Il mondo dei tropici lo attrae, e a lungo Webb lavora nei Caraibi e in Messico componendo su questi Paesi un corpus di immagini a colori che arricchisce continuamente di nuove, sorprendenti foto. In seguito sono numerosi i viaggi nei Caraibi, in America Latina e Africa. Le sue immagini sono state raccolte in vari libri. L’ultimo lavoro, Crossings, del 2003, è dedicato alla vita e ai problemi di chi è costretto a oltrepassare per lavoro il confine USA-Messico. Alex Webb ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui una borsa di studio dalla New York Foundation of the Arts nel 1986, un finanziamento dal National Endowment for the Arts nel 1990, il premio dell’Hasselblad Foundation nel 1998, il premio Leopold Godowsky per la fotografia a colori nel 1988 e la Leica Medal of Excellence nel 2000. Molte le sue mostre, collettive e personali, negli Stati Uniti e in Europa. Tra i vari musei che hanno ospitato le sue opere: il Walker Art Center, il Museum of Photographic Arts, The International Center of Photography, The High Museum of Art, the Southeast Museum of Photography e il Whitney Museum of American Art. Ha pubblicato Hot Light / Half-Made Worlds. Photographs from the Tropics (1986); Under a Grudging Sun. Photographs from Haiti Libéré 1986-1988 (1989); Fotografías. From the Tropics (1989); From the Sunshine State. Photographs of Florida (1996); Amazon. From the Floodplains to the Clouds (1997); Dislocations (1998-1999); Crossings. Photographs from the U.S. – Mexico Border (2003).
Anche quest’anno, la World Photography Organisation ha annunciato i vincitori del concorso “Sony World Photography Awards 2025”. Le immagini premiate, che spaziano dai paesaggi alla fauna selvatica, sono una più impressionante dell’altra.
Nato a New York nel 1928, Dennis Stock si avvicina alla fotografia subito dopo la seconda guerra mondiale, chiusa l’esperienza nella Marina. Assistente di Gjon Mili, si aggiudica nel 1951 il primo premio di Life dedicato ai giovani fotografi con un reportage sullo sbarco degli emigranti dell’Europa dell’Est a Manhattan. Su invito di Robert Capa entra a far parte di Magnum Photos. Lavora a lungo a Hollywood, ritraendo attori e set cinematografici. Qui conosce James Dean, di cui diventa amico e che fotografa intensamente. Dal 1957 al 1960 compone foto e ritratti dei protagonisti del jazz, raccolti poi nel volume Jazz Street. Nel 1968 prende una pausa da Magnum per creare Visual Objectives, una compagnia di produzione cinematografica per cui realizza una serie di documentari tra cui Efforts to Provoke, Quest e British Youth. Nel 1964 e 1965 segue e documenta l’infinita teoria di “festival” americani – parate e feste di paese – e in seguito si interessa ad alcuni aspetti meno noti e meno ovvi della vita americana, come le comunità alternative. Negli anni Settanta e Ottanta si muove tra gli USA, la Francia, l’Italia alla ricerca di atmosfere e immagini, questa volta a colori, che restituiscano la magia e l’armonia della natura nei suoi dettagli e nei grandiosi paesaggi. Negli ultimi anni ritorna alle origini metropolitane occupandosi della moderna architettura urbana delle grandi città. Numerosi sono i corsi e i workshop che ha regolarmente tenuto e animato. Le sue immagini fanno parte delle collezioni di molti importanti musei in tutto il mondo. Tra i suoi libri: Portrait of a Young Man, James Dean (1956); Jazz Street (1960); The Happy Year (1963); California Trip (1970); The Alternative (1970); Edge of Life (1972); Brother Sun (1974); The Circle of Seasons (1974); America Seen (1980); San Francesco d’Assisi (1981); Provence Memories (1988); Made in USA (1995); James Dean. Per sempre giovane (2005).
Sono stati annunciati i vincitori del World Press Photo, uno dei concorsi di fotogiornalismo e fotografia documentaria più prestigiosi al mondo. Il concorso è diviso in sei aree geografiche (o regioni) e per ciascuna sono stati annunciati i vincitori delle tre categorie in cui è suddiviso. Il vincitore del World Press Photo of the Year, il premio più importante, sarà comunicato il 17 aprile e selezionato tra le foto presentate.
Nata a Baltimora, Maryland, USA, nel 1948, Susan Meiselas ottiene nel 1971 il suo Master in Pedagogia ad Harvard. Nello stesso anno diventa assistente di Frederick Wiseman per la realizzazione del documentario Basic Training. Negli anni 1972-1974 anima una serie di workshop per insegnanti e ragazzi nel quartiere di South Bronx, a New York. Con l’aiuto di borse di studio, soprattutto delle Art Commissions del Sud Carolina e Mississippi, realizza programmi educativi sulla fotografia nelle scuole delle aree rurali. La trasmissione di idee e griglie interpretative della realtà, storia orale e documentazione fotografica, sono gli argomenti intorno a cui ruotano i suoi diversi progetti. Nascono in questo modo Leam to See, realizzato come consulente per la Polaroid e A Photographic Genealogy. Nel 1976 entra a Magnum Photos grazie al suo lavoro sulle “Carival Strippers”. In seguito parte per il Nicaragua dove arriva poco prima che le ostilità scoppino tra i sandinisti e la Guardia Nacional di Somoza. Con coraggio e partecipazione documenta le varie fasi dell’insurrezione e le sue immagini le valgono la Medaglia d’oro intitolata a Robert Capa per “‘incredibile coraggio e la documentazione”. L’America Centrale resterà per molti anni uno dei centri nevralgici della sua vita e del suo lavoro. Nel 1982 riceve il premio Leica of Excellence, come miglior fotogiornalista dell’anno. Nel 1992 ottiene il MacArthur Fellowship e nel 1994 il premio dell’Hasselblad Foundation. Ha pubblicato sulle principali riviste internazionali e le sue foto sono state raccolte in una serie di mostre presentate in tutto il mondo. Ha firmato come autrice e come curatrice i volumi Leam to See (1975), Carnival Strippers (1976 – riedito recentemente), Nicaragua (1981), El Salvador: The Work of 30 Photographers (1983), Chile from Within (1981), Kurdistan. In the Shadow of History (1997), Pandora’s Box (2002), Encounters with the Dani (2003). Ha co-diretto due film documentan: Living at Risk: The Story of a Nicaraguan Family (1986) e Pictures from a Revolution (1991) con Richard P. Rogers e Alfred Guzzetti.
Werner Bischof nasce a Zurigo il 26 aprile 1916. Inizialmente vuole diventare pittore ma, seguendo le indicazioni del padre che per lui voleva una formazione più tecnica, si iscrive alla mitica Scuola di Arti Applicate di Zurigo, dove studia anche fotografia e dove resterà “affascinato per le illimitate possibilità espressive del mezzo”. Si afferma rapidamente come fotografo e designer pubblicitario cominciando a pubblicare nel 1942, per la rivista Du, i suoi esperimenti sulla luce. In collaborazione con Schweizer Spende, un’organizzazione svizzera d’aiuto alle popolazioni sinistrate, Bischof inizia nel 1945 un viaggio attraverso l’Europa che lo porterà dapprima in Germania, Francia e Olanda, poi in Italia, Grecia, Ungheria, Romania, Polonia, Finlandia e Inghilterra. Durante la permanenza in Italia conosce Rosellina Mande che sposerà nel 1949. Un anno più tardi nasce il primogenito Marco. Nello stesso periodo lavora per il Picture Post, Illustrated, Epoca, The Observer e diventa membro di Magnum Photos. È in India, nel 1951, quando riceve l’incarico per un servizio in Corea. Vi si recherà tre volte, partendo da Tokyo, dove fissa la sua base operativa. Sarà proprio il Giappone a costituire per lui un’autentica rivelazione, come appare nel suo libro Giappone, pubblicato nel 1954. Nel 1952 è in Indocina, dove lavora per Paris Match per cui deve scattare alcuni ritratti “eroici” delle truppe francesi. Assolverà l’incarico, ma le immagini più belle saranno quelle realizzate, fuori dal lavoro, in un piccolo villaggio chiamato Barau. Di ritorno a Zurigo, sente ben presto la necessità di rimettersi in viaggio: il suo sogno ora è il Sudamerica. Nel settembre del 1953 è a New York, in cerca di finanziamenti per un viaggio in Perù: vuole “raggiungere le montagne, la giungla e le sue popolazioni sconosciute”. Il 16 maggio 1954 Bischof muore, insieme a due accompagnatori, precipitando con l’automobile in un burrone nelle Ande. Nove giorni dopo Rosellina darà alla luce il loro secondo figlio Daniel; lo stesso giorno in cui Robert Capa, calpestando una mina, muore in Indocina.
Nato fotografo, Abbas è un iraniano trapiantato a Parigi. Dal 1970 al 1978, pubblica sulle riviste internazionali le immagini dei confitti politici e sociali dei Paesi del Sud del mondo, tra cui il Biafra, il Bangladesh, il Vietnam, il Medio Oriente, il Cile, il Sudafrica con un notevole articolo sull’apartheid. Tra il 1978 e il 1980 copre la Rivoluzione iraniana e farà ritorno al suo Paese natale solo nel 1997, dopo diciassette anni di esilio volontario. Il suo libro Iran Diary 1971-2002 è un’interpretazione critica della storia dell’Iran attraverso le sue immagini e pagine del suo diario personale. Tra il 1983 e il 1986 si reca in Messico dove fotografa il Paese nello stesso modo in cui si scrive un romanzo. Una mostra e un libro, Return to Mexico, Journeys Beyond the Mask, con alcuni brani del suo diario di viaggio, lo aiutano a definire il proprio stile e linguaggio fotografico. Dal 1987 al 1994, dallo Xinjiang al Maghreb, fotografa il mondo islamico in un momento di grande espansione. Spinto dal desiderio di comprendere le tensioni interne che tormentano le società musulmane, il suo libro Allah O Akoar, viaggio negli Islam del mondo illustra le contraddizioni di un’ideologia che s’ispira a un passato mitico e che aspira alla modernità e alla democrazia. Dal 1995 al 2000 percorre le terre del cristianesimo, proprio quando l’anno 2000 impone al calendario universale questa religione come simbolo del potere dell’Occidente. Il suo libro Voyage en Chrétientés e la sua mostra itinerante esplorano questa religione non solo come rituale, ma anche come fenomeno politico e spirituale. Dal 2000 al 2002 Abbas fotografa il paganesimo delle società tradizionali e quello che rinasce in una serie di nuove sette, definite dallo stesso Abbas come neo-pagane. Attualmente il fotografo lavora sul tema del confronto tra le religioni nelle loro componenti culturali più che dottrinali, che stanno lentamente sostituendo le ideologie politiche nei conflitti che coinvolgono sempre più nuove regioni del mondo. Abbas è membro di Magnum Photos dal 1981.
Sono stati annunciati i vincitori della Calendar Competition 2025 indetta dalla WMO, World Meteorological Organization. Il concorso fotografico incentrato sui fenomeni meteorologici ha attirato moltissimi partecipanti da tutto il mondo, ma solo 75 hanno superato la selezione della giuria, per poi essere pubblicati sui social ed essere nuovamente giudicati dal pubblico. 14 fotografie hanno superato anche questa seconda selezione guadagnando la vittoria. Tempeste, aurore boreali, fulmini e arcobaleni notturni. QUI gli scatti che hanno conquistato la giuria del prestigioso concorso fotografico.