Asterisco *41

Sai cosa succede quando passano gli anni?
Vedi l’amore in modo diverso. Ti innamori dell’anima delle persone.
Vuoi solo amore e tranquillità. Apprezzi di più la vita perché ti accorgi che nulla è per sempre e comprendi la cosa più importante
ogni minuto è un miracolo perché sei vivo.

Asterisco *40

Quando arriva una lacrima, è come avessero toccato un nervo scoperto. Un’emozione colpisce come un’onda di marea e cresce poi come uno tzunami, e spiazza perché non si sa esattamente dove andrà a finire. È un po’ come percepire il dolore nell’orecchio quando in realtà è il nervo del dente.

Appunti Corti #115

Non so se sia l’età, anche se la saggezza dovrebbe rafforzare il sistema limbico non indebolirlo, fatto sta che, da qualche anno indiscutibilmente, mi accorgo di emozionarmi con estrema facilità. Davanti a visioni, azioni contrapposte come violenze o gentilezze, cattiverie o benevolenze, mi ritrovo fragile fino al punto di raggiungere il pianto con molta facilità. Non mi vergogno di esprimere questo sentimento che per molti sembrerà segno di debolezza. A onor del vero la cosa mi imbarazza non poco e preferirei non succedesse ma non ci posso far niente. Da quando ho un cane poi, davanti a soprusi, cattiverie e qualsiasi negatività su animali, su tutti gli animali, sono costretto a cambiare visione per evitare un grande malessere che mi porta solo disagio, sofferenza e inquietudine.
Quello che mi fa specie, e ritorno alle prime righe del post, è che qualche anno fa, la ragione la razionalità mi portava a discernere i fatti e le azioni con più logica, senza scendere in commozione.

Asterisco *39

Che fare? Abbandonarsi alla poesia, lasciarsi cullare dalle parole, farsi trasportare in un mondo etereo e sublime? O accettare che la poesia, in fondo, è solo un modo elegante per dire quello che potremmo dire in cinque parole semplici ma con molta più enfasi?
Forse non mi risponderò oggi, né domani.

Appunti Corti #114

Da tempo ormai, l’area amichevole di cui si è riempita di volta in volta nel corso degli anni, la mia vita, ha smesso di alimentarsi. Chi ho abbandonato, chi è rimasto distante, chi è scomparso e chi ho semplicemente smesso di sentire. Tutti nel contenitore affezione, nel reparto dispensa.
Non so cosa, non so come, non ho risposte o meglio non le cerco. L’abitudine, questa conosciuta amica-nemica, ormai da tempo, ha preso il sopravvento sulla gestione quotidiana della condivisione fisica, affettiva, amichevole
Quando un “lamento” non viene cancellato con un’azione “fisica”, rimane sommerso ma vivo e come la lava di un vulcano, è probabile che ogni tanto erutti.    

Appunti Corti #113

Le parole sono sostanza. Per come le ordini, per come le scegli. Per come rivelano l’intimo, il pensiero, l’animo. Hanno sempre una loro profondità, bella o brutta che sia. E non sempre sono sinonimo di intelligenza o cultura, di saggezza o vacuità. La superficialità invece si rivela sempre quando le parole vengono scambiate per inutile chiacchiericcio, quando vengono declassate a qualcosa di privo di concretezza. Le parole, scambiate, discusse, esposte, hanno un loro calore umano, bello o brutto che sia. Detesto chi usa il ‘non servono le parole’, chi si fa profeta del ‘fatti, non parole’. È una castrazione fredda e brutale. Una veste sostanziosa che copre il disumano.

Asterisco *38

E poi l’eterna questione degli errori fatti e delle cose non dette. Se dovessi scrivere una lista, servirebbe un papiro lungo quanto la fila alla posta il primo del mese. Ma alla fine, la vera domanda è: meglio pentirsi di quello che si è fatto o di quello che non si è fatto? Io, nel dubbio, continuo a rimandare tutto a domani. O a mai.

Asterisco *37

La felicità è sempre venata di sofferenza. In primo luogo, perché scaturisce da cause esterne — una bella giornata di sole, essere e sentirsi amati, ottenere riconoscimento eccetera — e dunque sancisce la nostra dipendenza, che è un male. In secondo luogo perché, proprio per questo suo dipendere dall’esterno, è fragile, momentanea, sempre minacciata e in pericolo — sempre circondata da un alone di ansia.
Per questo gli antichi cercavano non la felicità, ma l’atarassia.

Ps.
L’atarassia è uno stato di tranquillità mentale e assenza di turbamento emotivo. Si raggiunge attraverso il distacco emotivo dai desideri e dalle preoccupazioni, coltivando la calma interiore.

Appunti Corti #112

Ho studiato poco la storia purtroppo. Negli anni di scuola dove sicuramente si aveva modo, tempo e opportunità di farlo, ho preferito dell’altro. Mi sono rifatto in parte negli anni successivi, forse perché non ero costretto, forse perché la maturità mi ha permesso di capire quanto sia importante per capire il nostro presente. Studiare la storia, che poi ognuno cercherà di vendervela come più gli aggrada, serve a non dimenticare quello che è stato fatto a causa del pensiero che c’era in quel momento. Questo serve o meglio dovrebbe servire, il condizionale è d’obbligo, per non rifare gli errori che sono stati fatti ma, il condizionale purtroppo la vince, eccome! In questo ultimo ventennio si è assistito ad un ritorno al “pensiero passato”, ad una certa nostalgia di “socialità” per non usare il termine “regime” che bene non fa, anzi, ci riporta indietro invece che in avanti. Tutto questo a causa di quel “condizionale” che non riusciamo non solo a demolire ma a volte neanche a scalfiggere. E allora verrebbe da pensare “a cosa serve studiare la storia?” Resto dell’opinione che invece è importante studiare la storia se non altro per quelli che credono nel futuro, per quelli che credono nella libertà, per quelli che credono nell’uomo e nella natura.

Appunti Corti #111

Durante la nostra giornata, ci muoviamo tra spazi pubblici e privati. Gli spazi pubblici, come strade e parchi, sono accessibili a tutti, mentre gli spazi privati richiedono un pagamento o un’affiliazione. È normale considerare gli spazi privati come parte della nostra vita quotidiana, ma il problema è il rapporto tra spazi pubblici e privati. Gli spazi pubblici non generano ricchezze personali e, senza una protezione adeguata, rischiano di diventare marginali. Il capitalismo tende a trasformare gli spazi pubblici in aree private e commerciali, accessibili solo se si consuma qualcosa.
Questo aumento di spazi e servizi privati richiede più soldi e, quindi, più lavoro. In una società afflitta da privatizzazione, diventa difficile partecipare alla vita sociale senza pagare per accedere a spazi privati. Le persone devono lavorare non solo per sopravvivere, ma anche per avere accesso a esperienze sociali. In realtà, ciò che un tempo era vissuto in spazi pubblici ora richiede un investimento economico.
Questo meccanismo si manifesta ancor di più nel mondo virtuale. Facebook, ad esempio, rappresenta una realtà interamente commerciale dove ogni interazione umana contribuisce alla generazione di profitto. La vita su Facebook è traslata nelle esperienze quotidiane, influenzando fino alla politica, dove la gestione dei social è diventata cruciale per il successo elettorale. Così, contribuendo a Facebook, alimentiamo un mondo sempre più commercializzato, simbolo di un capitalismo evoluto.